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Caso Nola: In arrivo ispettori e licenziamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

donna-medicoNon si smorzano le polemiche attorno all’Ospedale di Nola dove, per i troppi accessi al pronto soccorso, i malati sono stati adagiati a terra in assenza di letti e barelle. Le foto dei pazienti, che hanno fatto dapprima il giro dei social e poi sono apparse sulla stampa, hanno spinto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ad inviare gli ispettori dei Nas e hanno convinto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, a convocare tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania, per chiedere di avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero. «È evidente che in alcuni periodi dell’anno – precisa a DoctorNews33 il presidente dell’Omceo di Napoli e segretario della Fimmg, Silvestro Scotti – ci sia un maggior numero di richieste di cura sia da parte degli ospedali che della medicina di base. E quest’anno, poi, la situazione è anche peggiorata per la paura dei pazienti di contrarre la meningite. Ma ciò non giustifica situazioni come quelle di Nola. Credo che i colleghi abbiano più volte segnalato le condizioni in cui sono costretti a lavorare, ma ritengo anche che ad un certo punto ci si debba proprio rifiutare di andare avanti. E me lo aspetterei in primis da parte del direttore generale e sanitario, che mi auguro siano dei medici». E mentre dal nosocomio arrivano le prime repliche in cui si afferma di aver comunque assistito tutti nonostante le brutte condizioni per i pazienti, Scotti rimanda il discorso sugli accessi ai pronto soccorso e a questioni di tipo politico-organizzative. «Un vero grande problema ancora tutto da affrontare nell’intero Paese – prosegue Scotti – è quello del meccanismo del triage che, tra l’altro, in molti ospedali della Campania nemmeno esiste in maniera strutturata». Appare strano, secondo Scotti, che la maggior parte dei codici di accesso registrati dagli ospedali, siano in genere i verdi e non i bianchi quando poi, alla luce dei fatti, molte delle richieste di cure si rilevano alla prima visita del medico tranquillamente gestibili sul territorio. «Bisogna fare delle scelte e andare alla ricerca di soluzioni che producano sicurezza, efficacia ed efficienza per gli assistiti, tenendo presente però che l’evidenza di questo periodo in tutta Italia è che è fallito il sistema del codice bianco e del relativo ticket. Ormai quasi tutti i codici bianchi vengono trasformati in verdi – precisa Scotti – facendo sì che il paziente non si renda nemmeno conto di essere andato in maniera inappropriata in ospedale.
E Il sistema è stato messo in crisi anche in Regioni che hanno modelli di assistenza territoriale significativi come la Toscana e l’Emilia Romagna. Ma finché gli ospedali riceveranno i finanziamenti, in termini di risorse umane e dotazioni, sulla base degli accessi in pronto soccorso, questo problema non si risolverà perché un sistema pagato per accessi non può promuovere i non accessi. Se queste risorse fossero invece spostate sul territorio, avremmo un primo livello di diagnostica tale da fornire una prima assistenza e alleggerire gli ospedali». Ovviamente, ricorda Scotti, finché sul territorio i medici avranno a disposizione a malapena un fonendoscopio, il meccanismo non si interromperà e i pazienti correranno in ospedale perché solo qui hanno a disposizione, anche con codice bianco, tutta la strumentazione necessaria per le prime cure necessarie. (foto: donna medico) (fonte: doctor33)

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