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Archive for 1 febbraio 2017

San Valentino al San Carlo di Napoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

san-valentino1Napoli Sabato 11 febbraio il Teatro di San Carlo proporrà un tour, a cura di Riccardo Canessa, che racconterà non solo gli amori più famosi dell’opera lirica, ma anche quelli leggendari, sbocciati proprio dietro le quinte del Lirico più antico d’Europa. Infine, una volta giunti nel Foyer degli specchi, sarà possibile cantare, per dedicare una serenata alla persona amata.
Domenica 12 febbraio ci si potrà cimentare nelle serenate della tradizione popolare napoletana, grazie alla guida preziosa di Romeo Barbaro.
Gli appuntamenti di sabato 11 febbraio e domenica 12 febbraio sono in programma nel Salone degli Specchi alle ore 18, alle ore 19 e alle ore 20, il biglietto d’ingresso ha un costo di 10 euro per chi viene single, con l’auspicio di trovare nel contesto incantato e fiabesco del San Carlo l’anima gemella, mentre per le coppie l’ingresso è 20 euro, e comprende una sorpresa: le coppie che lo desiderano, avranno la possibilità di scattare un romantico selfie dal Palco Reale ed inviarlo, tramite messaggio privato, sul profilo Facebook del Teatro con una frase romantica. Gli scatti verranno pubblicati sulla Pagina Ufficiale del teatro e votati dai followers. L’autore dello scatto che raccoglierà più like, sarà premiato con due biglietti per tornare e assistere proprio dal Palco Reale a una delle recite del balletto, Cenerentola (5 – 12 marzo 2017).
In più, per il mese dell’amore, il Teatro di San Carlo ha attivato una speciale Card 2 – I LOVE San Carlo (del costo di 90 euro per 2 poltrone o 70 euro per 2 posti di palco) per assistere ad uno, a scelta, tra gli appuntamenti in programma a febbraio: il concerto di Marko Letonja e Jean Efflam Bavouzet (domenica 5 febbraio 2017 ore 18.00); il concerto Mendelssohn tra Napoli e Lipsia martedì 14 febbraio ore 20.30 con protagonisti Maria Grazia Schiavo, Enrico Pieranunzi, Gabriele Pieranunzi e Roberto Prosseda; l’opera in prima rappresentazione italiana L’incantatrice (Charodeika) di Pëtr Il’ič Čajkovskij (nelle date del 18, 19 e 24 febbraio 2017); il concerto di Pascal Rophé giovedì 23 febbraio ore 18.00. (foto: san valentino)

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Roche S.p.A. ha chiuso anche il 2016 in crescita con un fatturato complessivo che raggiunge i 950,8 milioni di Euro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

E’ rocheuna variazione positiva del 2,9% rispetto all’anno precedente. La ricerca scientifica continua a giocare un ruolo di primo piano, come testimoniano i 38 milioni di euro investiti nel 2016, con circa 250 centri di ricerca coinvolti in oltre 200 studi clinici che hanno consentito a 10.500 pazienti di beneficiare di cure altamente innovative.A contribuire in maniera significativa alla crescita del business è stata l’area oncologica, con i prodotti per la cura del tumore della mammella HER2 positivo, ma un contributo importante è arrivato anche dall’area reumatologia e malattie rare, in particolare con Esbriet®, la prima cura approvata capace di registrare importanti dati di sopravvivenza per la Fibrosi Polmonare Idiopatica.
E proprio alla sostenibilità del Sistema Salute, Roche ha scelto di dare un contribuito assolutamente rilevante, restituendo un totale di oltre 240 milioni di euro che includono, da un lato, il rimborso legato agli accordi innovativi in essere con AIFA, dall’altro la quota di payback sullo sforamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera, che risulta essere la più alta in assoluto per il periodo 2013/2015 (160,5 milioni di euro). Il 2017 vedrà Roche se possibile ancora più impegnata sul fronte della ricerca: partendo dalla propria mission che la vede cercare soluzioni in aree con bisogni medici altamente insoddisfatti, si sta incessantemente lavorando allo sviluppo di una pipeline unica in patologie ad alto grado di complessità, come l’emofilia, l’autismo, l’Alzheimer e l’atrofia midollare spinale (SMA) senza dimenticare l’ingresso a breve nell’area della Sclerosi Multipla.
Sarà un anno impegnativo per tutti gli attori, chiamati ad operare in un Sistema che ha risorse limitate e con il mercato che vedrà l’arrivo dei biosimilari. Roche è pronta a raccogliere questa sfida non solo con nuove molecole altamente innovative, ma anche con un approccio unico nell’area oncologica dove all’impegno nell’immunoterapia si affianca il servizio offerto da Foundation Medicine. Acquisita dal Gruppo lo scorso anno promette di guidare la trasformazione nella cura del cancro attraverso una personalizzazione della terapia sempre più individualizzata, grazie alla maggiore comprensione delle alterazioni molecolari che sono alla base dello sviluppo della malattia in ogni paziente.
Nel corso dell’anno, inoltre, si continuerà a lavorare alla cessione del sito produttivo di Segrate, resa necessaria dalla riorganizzazione della rete produttiva dei farmaci small molecules, ma su cui continuano gli investimenti di Roche (circa 20 milioni di euro per il biennio 2016/2017) per mantenere lo stabilimento all’avanguardia dal punto di vista tecnologico così da assicurare continuità al sito e stabilità occupazionale.
Roche è un gruppo internazionale pionieristico nella farmaceutica e nella diagnostica dedicato al progresso della scienza per migliorare la vita delle persone. Il Gruppo Roche è presente in Italia dal 1897. Oggi è attivo con le sue due competenze, quella farmaceutica rappresentata da Roche S.p.A. e quella Diagnostica, rappresentata da Roche Diagnostics S.p.A. Roche S.p.A. produce e commercializza prodotti farmaceutici ed è la prima azienda in Italia in oncologia ed ematologia e per il trattamento dell’artrite reumatoide, con un’importante presenza in immunologia e sistema nervoso centrale. Tra la sede di Monza e lo stabilimento produttivo di Segrate (Milano) nel 2016 Roche S.p.A. contava 1.084 dipendenti.

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Una maratona dedicata a Bela Bartók

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

bela Bartók.jpgRoma sabato 4 febbraio, con inizio alle 16.30 e fine prima delle 20.00 aula magna della Sapienza mentre il giorno precedente, venerdì 3 febbraio alle 18.30, si svolgerà un incontro con i membri del Quartetto e i musicologi Antonio Rostagno e Daniele Mastrangelo, presso l’Accademia d’Ungheria in palazzo Falconieri, via Giulia 1. Questa “Maratona Bartók” sarà un’occasione preziosa per fare una full immersion nel ciclo quartettistico più importante del ventesimo secolo, paragonato spesso a quello di Beethoven, a cui effettivamente Bartók fa riferimento, riprendendo indicazioni e spunti suggeritigli proprio dagli ultimi Quartetti beethoveniani. I sei Quartetti del compositore ungherese saranno eseguiti due a due, separati da due intervalli per concedere ai musicisti il necessario riposo.
Fondato nel 2010, il Quartetto Kelemen prosegue la gloriosa tradizione magiara nel campo della più classica tra le formazioni cameristiche, il quartetto d’archi. Vincitore ex aequo nel 2011 del primo premio al Concorso Internazionale di Musica di Pechino e al Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi “Sandor Vegh” di Budapest, si è affermato definitivamente vincendo il primo premio assoluto del prestigioso e ambìto Premio “Borciani” di Reggio Emilianel 2014. Con le sue tournée in Europa, America, Asia e Australia si è rapidamente guadagnato la fama di uno tra i più emozionanti gruppi di musica da camera del mondo.
I suoi membri suonano su preziosi strumenti d’epoca: il primo violino Barnabas Kelemen su un Guarneri del Gesú del 1742 denominato “ex-Dénes Kovács”, il secondo violino Katalin Kokas su un Testore del 1698 (entrambi questi strumenti sono stati generosamente concessi in prestito dallo stato ungherese) e il violoncellista László Fenyö su un Matteo Goffriller del 1695.
I Quartetti di Bartók, composti dal 1909 al 1939, sono considerati il ciclo di musica più importante del Novecento, così come i Quartetti di Beethoven lo furono per la musica dell’Ottocento. Tutta l’evoluzione del linguaggio di Bartók può essere tracciata sulla base dei suoi sei Quartetti: la presa di distanza dal post-romanticismo nel primo, l’espressionismo nel secondo, la ricerca più audace e la concentrazione estrema nel terzo, l’adozione della forma ad arco (cinque movimenti disposti in modo concentrico) nel quarto, il riavvicinamento alla tonalità nel quinto, infine il momento del doloroso distacco dall’Ungheria nel sesto (un settimo quartetto restò allo stato di progetto). Nessun altro gruppo di Quartetti posteriore a Beethoven propone un così audace rinnovamento della struttura di questa forma musicale. (foto: bela Bartók)

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Più di due anni di vita persi a causa delle scarse condizioni socioeconomiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

saluteMilano/Bruxelles. Vivere in condizioni sociali ed economiche povere, per esempio avendo un basso profilo professionale, può privare una persona di 2,1 anni di vita, in media. Questa è la conclusione di uno studio appena pubblicato sulla rivista The Lancet da LIFEPATH, un progetto finanziato dalla Commissione Europea con lo scopo di individuare i meccanismi biologici che stanno alla base delle differenze sociali nella salute. Uno status socioeconomico basso può essere letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria. Il tabacco è associato alla perdita di 4,8 anni di vita, che diventano 3,9 per il diabete, 2,4 per l’inattività fisica e meno di uno per l’elevato consumo di alcol.Quello condotto da LIFEPATH è il primo studio che confronta l’aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socioeconomiche e correla queste differenze con quelle dovute a sei ben noti fattori di rischio per la salute, come il fumo o il diabete. Fattori considerati fra gli obiettivi principali della strategia di riduzione della mortalità globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Che però non include lo status socioeconomico.“Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l’obesità e l’ipertensione” afferma Silvia Stringhini, ricercatrice all’University Hospital di Losanna, in Svizzera, e coordinatrice dello studio. “Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica”.
I ricercatori del progetto LIFEPATH hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti. Lo status socioeconomico di queste persone è stato valutato sulla base dell’ultimo impiego lavorativo al momento dell’ingresso nello studio e i partecipanti sono stati seguiti per una media di tredici anni. I dati ottenuti da questa lunga fase di osservazione sono stati analizzati con appositi metodi statistici e confrontati con quelli relativi ad alcuni dei principali fattori di rischio inclusi nel piano strategico globale dell’OMS chiamato “25×25”.“È noto che educazione, reddito e lavoro possono influire sulla salute, ma pochi studi avevano cercato di valutare quale fosse il peso effettivo di questi fattori. Per questo abbiamo deciso di confrontare l’impatto dello status socioeconomico sulla salute mettendolo a confronto con quello di sei fra i principali fattori di rischio” dice Mika Kivimaki, professore all’University College London e co-autore dello studio.Un basso livello socioeconomico può quindi essere un efficace indicatore di un calo nell’aspettativa di vita. Ciò nonostante, i decisori politici spesso non lo considerano fra i fattori da prendere di mira con interventi specifici. Le condizioni socioeconomiche e le loro conseguenze sono modificabili tramite politiche a livello locale, nazionale e internazionale. Intervenire su fattori “a monte”, come il lavoro o l’educazione infantile, può avere una maggiore efficacia, in termini di miglioramento della salute, rispetto a interventi “a valle”, focalizzati su singoli fattori di rischio come l’assistenza per chi vuol smettere di fumare o i consigli alimentari. Che sono importanti, questo sì, ma tendono anche a favorire le fasce sociali più alte, che possono accedervi più facilmente e che hanno meno difficoltà nel correggere eventuali abitudini poco salutari.“Lo status socioeconomico è importante perché include l’esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo o obesità, sui quali si concentrano le politiche sanitarie” conclude Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di LIFEPATH. “L’obiettivo principale del nostro progetto è quello di capire attraverso quali processi biologici le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze per la salute. Così facendo potremo fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l’efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica”.

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Scientists find that poor socioeconomic circumstances are associated with the loss of more than two years of life

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

Having poor socioeconomic conditions — such as a lower occupational position — can take away 2.1 years of life on average from a person. This is the conclusion of a study published in The Lancet by LIFEPATH, a project funded by the European Commission, which investigates the biological pathways underlying social differences in healthy ageing.Low socioeconomic conditions are almost as deadly as smoking, having diabetes, or being physically inactive. Smoking is associated with the loss of 4.8 years of life; diabetes, 3.9; and physical inactivity, 2.4. High alcohol intake can take away one year of life.This is the first study ever to compare life expectancy among people of different socioeconomic status, and cross-correlate it with six other major known risk factors like smoking and diabetes. These other six factors are already included in World Health Organization global mortality reduction strategy. Socioeconomic status is not.“We were surpriseWorld Health Organizationd to find that poor social and economic circumstances seem to kill people at the same rate as powerful risk factors such as smoking, obesity, and hypertension. Because these circumstances are modifiable, they should be included in the list of risk factors targeted by global health strategies,” argues Silvia Stringhini, lead author of the study. She is a researcher at Lausanne University Hospital in Switzerland.
LIFEPATH researchers gathered and analysed data from 48 independent cohort studies from the United Kingdom, Italy, United States, Australia, Portugal, Switzerland and France. The lives were examined of over 1.7 million adults in total. Socioeconomic status was measured by their last known occupational title, and participants were followed for an average of 13 years. Statistics obtained were then compared to those of six risk factors included in the WHO “25×25 plan” for global health.“Education, income, and work are known to affect health, but few studies have examined how important these socioeconomic factors actually are. This is the reason why we decided to compare the importance of socioeconomic factors as determinants of health with six major risk factors targeted in global health strategies for the reduction of premature mortality,” says Mika Kivimaki, a professor at University College London, who is one of the two senior authors of the study.Low socioeconomic status is one of the strongest predictors of premature mortality worldwide, but health policymakers often do not consider it a risk factor to target. Socioeconomic circumstances and their consequences are modifiable by policies at the local, national, and international levels. Changing “upstream factors” such as earned income tax credits, occupation, or early childhood education, is more likely to have an impact, compared to changing “downstream” interventions like smoking cessation assistance or dietary advice. This is because focusing on downstream factors favours privileged persons, who can more easily change their habits.“Socioeconomic status is important because it is a summary measure of lifetime exposures to hazardous circumstances and behaviours that goes beyond the risk factors for noncommunicable diseases that policies usually address,” says Paolo Vineis, professor at Imperial College London and head of LIFEPATH. “The main aim of our consortium is to understand the biological pathways through which social inequalities lead to health inequalities in order to provide evidence for public health institutions and policymakers.”

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Catella represented Guy Hands in the acquisition of McDonald’s Nordic operations

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

jesper-bo-hansenCatella acted as exclusive financial advisor to Guy Hands in raising financing for the acquisition of McDonald’s Nordic operations. The parties have signed a share sale and purchase agreement and agreed on the Master Franchise Agreement. Mr. Hands will become the Development Licensee (DL) for the Nordic markets. The Nordic countries consist of approximately 435 restaurants, of which more than 95% are franchised, and is the clear number one QSR (Quick Service Restaurant) operator in the region. Financial terms of the transaction are not being disclosed.Under the DL structure, McDonald’s plans to transfer its ownership interest in McDonald’s Norway, Finland, Denmark and Sweden and grant a license to the DL to develop and operate the McDonald’s restaurants in these markets. Mr. Hands will provide the capital necessary to support and grow the business.Guy Hands is also the Chairman and Founder of Terra Firma Capital Partners Limited.
His wife, Julia Hands, is the Chairman and CEO of Hand Picked Hotels, an award winning chain of country house hotels based in the UK.
Julia and Guy intend to leverage their industry experience to further develop the McDonald’s brand in the Nordic markets.“We appreciate the trust and debt advisory mandate given to Catella by the Hands family. We have been able to secure a long term, tailor made financing solution to our client by tapping into the capital markets. Catella is well positioned for this kind of mandate in line with our DNA of being the Link between Property and Finance,” says Jesper Bo Hansen, Head of Corporate Finance at Catella.
Catella is a leading specialist in property investments, fund management and banking, with operations in 12 European countries. The group has sales of approximately SEK 2 billion and manages assets of approximately SEK 150 billion. Catella is listed on Nasdaq Stockholm in the Mid Cap segment. (photo: Jesper Bo Hansen)

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Migranti: Fontana (FI), troppi nel limbo, inaccettabile, il governo intervenga subito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

migranti1Dichiarazione dell’onorevole Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della Commissione migranti:“Dall’audizione del prefetto Angelo Trovato (Presidente della Commissione nazionale per il diritto di asilo) oggi in Commissione Migranti viene l’ennesima conferma della pesante e ingestibile eredità lasciata dal Governo Renzi.In un anno è stato definito lo status di 91.000 migranti/richiedenti asilo. Ma sono ben 110.000 le richieste ancora pendenti! Questo è inaccettabile innanzitutto sotto il profilo umanitario, visto che si tengono le persone sospese nel limbo.
Ma ci sono anche altri problemi. Con i ritmi finora tenuti dalle Commissioni – pur con tutta la indiscutibile buona volontà dei commissari – ci vorrà più di un anno solo per smaltire gli arretrati. Nel frattempo, gli arrivi sulle coste non si fermano. Questo provoca una forte pressione sul nostro sistema di accoglienza, con notevoli costi economici e anche preoccupanti conseguenze sul piano della sicurezza. La fase della prima definizione dello status del migrante/richiedente asilo è nella diretta responsabilità dell’Esecutivo, che ha il dovere di garantire una procedura rapida ed efficace. Abbiamo sollecitato decine di volte Governo su questo fronte, ma senza risultato. Se il nuovo Governo vuole dare davvero un segnale di discontinuità e non limitarsi ai proclami, intervenga immediatamente, poiché ne ha i mezzi. In gioco ci sono la dignità delle persone, i soldi degli italiani e la sicurezza dei cittadini”.

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Il “Muslim ban” voluto da Trump: Pericoloso Inutile Iniquo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

the-economist-trumpCon questi tre aggettivi potremmo definire il cosiddetto “Muslim ban” voluto dal neopresidente statunitense, ben diverso e ben più radicale, nella forma e nella sostanza, dal bando obamiano nei confronti dei rifugiati iracheni del 2011.
Pericoloso: perché contribuisce ad appannare l’immagine degli USA (e dell’Occidente) e ad alimentare l’odio verso di essi.
Inutile: perché terroristi e sabotatori non arrivano negli USA o in Occidente soltanto per via aerea e non soltanto dai paesi contemplati nel bando.
Iniquo: perché colpisce chiunque abbia un passaporto iraniano, iracheno, libico, somalo, sudanese, siriano e yemenita, come se far parte di queste nazioni fosse, “sic et simpliciter”, una colpa.
Il “Muslim ban” non è, ad ogni modo, l’unica e la sola misura restrittiva e punitiva verso un popolo, in quanto tale. Ad oggi, infatti, ben 16 paesi, quasi tutti a maggioranza musulmana e alcuni dei quali colpiti dal dispositivo di Trump o, paradossalmente, fedeli alleati degli USA, vietano l’ingresso ai cittadini di nazionalità israeliana.
Questi paesi sono: Algeria, Arabia Saudita, Bangladesh, Brunei, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Malasya, Oman, Pakistan, Siria, Sudan, Yemen.
Tuttavia, se il “Muslim ban” ha scatenato (giustamente) la riprovazione collettiva, altrettanto non si potrà dire di questa forma di apartheid, continuo e permanente, contro ebrei ed israeliani, quasi vi fosse una sorta di schizofrenia etica e morale nell’approccio alla questione dei diritti umani e civili.
E’ bene ricordare, ancora, che solo due dei 22 Paesi della Lega Araba riconoscono ufficialmente Israele, Stato libero e democratico, che peraltro fu attaccata militarmente, per la prima volta di un lunghissimo elenco, il giorno dopo la sua dichiarazione di indipendenza. I Paesi che rifiutano di allacciare relazioni ufficiali con Israele sono, in tutto, 36. (fonte: L’Informale.eu di Emanuel Baroz)

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I giorni di vita perduti pro-capite per mortalità evitabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

eurostat_logoDisegnano le classifiche territoriali 2017 dell’ultimo Rapporto MEV(i): tra le regioni Marche, Veneto, Trentino Alto Adige occupano i primi tre posti sia per i maschi che per le femmine, la Campania l’ultimo; a livello provinciale, Treviso guida entrambe le classifiche maschile e femminile, seguita da Firenze e Ascoli Piceno nella prima, da Prato e Vicenza nella seconda; all’altro capo Napoli, con due province sarde (Medio Campidano e Nuoro) nel caso dei maschi e con Caserta ed Enna nel caso delle femmine.
Lettura Eurostat 2017 – Il Rapporto MEV(i) ela bora le classifiche anche adottando la metodologia Eurostat (cfr lo Speciale MEV(i) Eurostat 2016), cioè individuando i decessi evitabili a seconda che siano “trattabili” o “prevenibili” o entrambi. Ciò consente di cogliere ulteriori evidenze: in particolare, nel caso delle cause di morte trattabili, vale a dire quelle maggiormente legate alle cure sanitarie, risulta evidente una profonda disparità nord-sud che vede penalizzate quasi esclusivamente province meridionali soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia.
Città Metropolitane 2017 – Una ulteriore novità è la classifica delle 14 Città metropolitane, la prima delle quali è Firenze, seguita da Milano. Sia per la classifica generale maschile che per quella femminile le Città metropolitane del centro-nord si collocano nella prima metà, con l’eccezione di Roma, mentre quelle meridionali sono dislocate nella seconda metà della classifica generale, con l’eccezione di Bari.
Sintesi nazionale 2017 – Il Rapporto MEV(i) è elaborato a partire dai dati riferiti all’anno 2014 appositamente resi disponibili dall’Istat. Gli Autori stimano in circa 103.600 le morti evitabili di persone sotto ai 75 anni avvenute in Italia nel corso del 2014, di cui 66.300 maschi e 37.300 femmine. Si tratta in larga parte di decessi che potrebbero essere efficacemente contrastati grazie a una maggiore attenzione agli stili di vita, perché per lo più legati ad alimentazione, fumo, alcol. A queste morti (circa 53.000, di cui tre quarti maschi) si aggiungono quelle che potrebbero essere evitate con diagnosi tempestive e adeguata terapia, che riguardano soprattutto le donne (oltre 11.500 casi femminili prevalentemente legati a tumori di mammella e utero) e ad altri interventi di sanità pubblica. Uno specifico focus sull’andamento nel quinquennio 2010-2014 mostra una generale diminuzione della mortalità evitabile, pur con qualche rilevante differenza nella dinamica e nella dimensione del fenomeno fra le regioni.
Perché MEV(i) – «Come noto – ricorda Natalia Buzzi, responsabile scientifico di Nebo Ricerche PA – la mortalità evitabile rappresenta un “indicatore sentinella” delle condizioni di salute della popolazione, migliorabili con politiche attive di informazione ed educazione sanitaria da un lato e di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari dall’altro.» Il Progetto MEV(i) nasce infatti dalla riflessione che la salvaguardia dello stato di salute possa essere affrontata in un’ottica di problem solving, sia a livello del singolo che nel più ampio contesto della sanità pubblica.
Al Progetto “MEV(i) – Mortalità evitabile (con intelligenza)” è dedicato il sito http://www.mortalitaevitabile.it, dove sono liberamente disponibili tutte le edizioni e gli speciali pubblicati, la banca dati degli indicatori e i riferimenti bibliografici.

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Due italiani ai vertici del mondo nel volo libero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

volo-libero2Sono Aaron Durogati, che si aggiudica per la seconda volta in carriera la Coppa del Mondo di volo in parapendio, e Nicole Fedele ottima seconda nella classifica femminile della medesima gara. La finale mondiale della PWC (Paragliding World Cup) si è disputata presso Governador Valadares, cittadina di quasi 300.000 abitanti nella valle del Rio Doce, stato di Minas Gerais (Brasile), presenti 123 piloti da 21 paesi. Sono state disputate dieci giornate di gara, un volo cadauna, su distanze tra gli 80 e 112 chilometri. Il sito di volo prevedeva il decollo dei parapendio dall¹area di Ibituruna Peak a 1123 metri d¹altitudine, con un dislivello di 860 metri sopra il paesaggio circostante, relativamente piatto e contrassegnato da piccole colline ondulate di circa 200 metri.
durogativolo libero.jpgDurogati, trentenne pilota di di Merano (Bolzano), ha costruito il successo con ottime prestazioni durante tutte le prove, vincendone una e classificandosi ora secondo, ora terzo, e comunque nei primi posti durante le restanti. Dopo di lui nella classifica finale Adrian Hachen (Svizzera) e Charles Cazaux (Francia). Aaron, noto anche per le sue performances nelle gare di hike & fly, cioè volo ed escursionismo, come la celebre X-Alps, aveva già vinto la Coppa del Mondo 2012.
Nicole Fedele di Romans d¹Isonzo (Udine) non è stata da meno. Il suo parapendio ha gareggiato nelle prime posizioni durante tutta la competizione, fino a prendere il comando nella classifica generale. Solo dopo l¹ultimo giorno ed ultimo volo ha ceduto il passo alla fuori classe franco-nipponica Seiko Fukoka Naville. Terza un¹altra transalpina, Laurie Genovese. Nicole aveva già vinto la Coppa del Mondo 2012 insieme ad Aaron. Detiene il record del mondo femminile di distanza con 400 km ed ha vinto un titolo europeo.
Oltre a Durogati e Fedele, facevano parte del gruppo azzurro anche Michele Boschi, Marco Busetta, Antonio Golfari, Gianni Profiti, Alberto Vitale, Christian Biasi, Franz Erlacher, Luca Donini e Joachim Oberhauser. Complessivamente i piloti italiani si sono distinti con buoni risultati parziali. In particolare Oberhauser ha vinto una task e Donini ha conseguito diversi piazzamenti. (foto: volo libero, durogati)

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Elezioni subito? Solo un modo per rinviare la soluzione dei gravi problemi del paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

elezioni“Di questi tempi, con quel che sta succedendo dentro e fuori il Paese, con la crisi economica, la crisi delle banche, la crisi dello spread, la crisi della crescita, puntare tutto, ancora una volta, sulla legge elettorale, vuol dire voler violentare le istituzioni. Non permetteremo a Renzi di farlo ancora una volta”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti al termine della capigruppo di Montecitorio. “Noi vogliamo una buona legge elettorale fatta bene, che consenta governabilità al Paese, non vogliamo che la democrazia venga messa ancora una volta sotto ai piedi”.
“Indecente comportamento del Partito democratico che, nonostante opinioni fortissimamente divergenti, ha voluto che si andasse in Aula con la legge elettorale alla fine di febbraio. A pochi giorni dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum. Schema assolutamente inaccettabile, che vuol dire, da parte di Renzi ‘andiamo subito alle elezioni’”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti al termine della capigruppo di Montecitorio.
“Renzi vuole le elezioni e sta forzando in tutti i modi, violentando, ancora una volta il Parlamento. È già finita male per Renzi dopo atteggiamenti di questo genere, finirà male anche questa volta. Chi violenta il Parlamento, di solito, perde”.

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Il grande bluff della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzione(fonte: Movimento 5 stelle) A quasi cinque mesi dall’inizio dell’anno scolastico, tantissime scuole italiane si ritrovano ancora senza docenti, senza insegnanti di sostegno e con l’organico incompleto. La riforma di Renzi che doveva eliminare la “supplentite” e il “precariato”, non ha fatto nè l’uno nè l’altro. Ha solo contribuito a generare altro caos e altri disagi. Renzi aveva spacciato la sua riforma come la grande rivoluzione che doveva cambiare la scuola e il Paese e invece ha scontentato tutti: docenti, precari, studenti e famiglie, presi in giro da un governo che aveva promesso di ascoltarli e di coinvolgerli, per poi ignorarli e fare una riforma sulle loro teste e sulla loro pelle. Lo stesso metodo e la stessa arroganza che abbiamo rivisto per gli otto decreti legislativi che completano la riforma e che sono ora all’esame del Parlamento.
Renzi diceva ‘basta precari e basta supplentite’ e invece ancora oggi circa 40mila docenti precari sono rimasti nelle Gae. Per loro c’è solo il precariato, a cui si aggiunge la beffa di mesi e mesi di lavoro dello scorso anno scolastico non ancora retribuiti.
Il piano di assunzioni del governo si è rivelato un disastro. Il M5S lo aveva annunciato e così è stato, come poi lo stesso Renzi è stato costretto ad ammettere. Ci siamo ritrovati con insegnanti costretti a spostarsi centinaia di Km da casa, dal sud al nord del Paese, con situazioni paradossali in cui docenti con punteggi più alti sono stati penalizzati nell’assegnazione delle cattedre rispetto a chi aveva punteggi più bassi. Per non parlare degli effetti del potenziamento dell’organico: insegnanti usati come tappabuchi, molto spesso parcheggiati nella sala professori senza fare nulla.Una situazione folle di cui abbiamo chiesto conto al governo senza mai ottenere risposte chiare.E alla quale abbiamo contrapposto un serio Piano di stabilizzazione dei precari – sia i docenti che sono ancora nelle Graduatorie ad esaurimento, sia quelli della seconda fascia con abilitazione – che si basa non sulla chiamata diretta da parte dei presidi ma sullo scorrimento delle graduatorie in base ai punteggi, cioè sul merito e non sulla discrezionalità del singolo.
Ad oggi moltissimi docenti hanno chiesto e ottenuto il riavvicinamento nelle proprie Regioni e di conseguenza moltissime cattedre sono rimaste vuote. A settembre 2016 quasi una cattedra su 10 era senza insegnante titolare. In totale sono 207mila i docenti trasferiti (che diventano 257mila aggiungendo i circa 50mila docenti precari che annualmente prendono servizio in istituti scolastici diversi) e due milioni e mezzo gli studenti che hanno avuto uno o più insegnanti diversi rispetto all’anno precedente. Alla faccia della continuità didattica!
Sembra assurdo, ma a decidere le assegnazioni dei docenti alle cattedre è stato un algoritmo che il Miur ha pagato profumatamente. Su questo sistema il M5S sin da subito aveva espresso forti dubbi e ancora oggi rimangono troppe ombre, a fronte di troppi errori e troppi soldi spesi.I tanti disagi della scuola diventano veri e propri drammi quando parliamo degli insegnanti di sostegno. Qui il precariato è una piaga che viene pagata cara soprattutto dagli studenti disabili, che avrebbero bisogno di più cura e attenzione.Negli ultimi tre mesi 60 mila docenti di sostegno hanno cambiato posto, con la conseguenza che il 43% dei ragazzi disabili ha cambiato insegnante di sostegno, perdendo così il proprio punto di riferimento. Il M5S, da quando è entrato in Parlamento, non ha mai smesso di chiedere al governo un impegno serio proprio per risolvere questo problema: lo abbiamo fatto con una risoluzione per garantire la ‘continuità didattica’, approvata ma poi ignorata dal governo Renzi; e con numerosi atti con i quali abbiamo chiesto l’assunzione degli insegnanti specializzati sul sostegno sui posti vacanti. Una scuola migliore è possibile, il M5S è pronta a realizzarla.

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Spettacolo: Three under cover

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

Three.jpgPalermo sabato 4 febbraio alle 21 da Bontà Kilometrozero, il locale in via Emilia 69 a Palermo specializzato in cibo made in Sicilia, per la rassegna tutta al femminile “Bontà di jazz”. Sarà servita l’apericena, rigorosamente composta da prodotti siciliani: salumi, formaggi, verdure, pasta, pizza e tanto altro.A tutto questo si sommerà la musica. A rendere indimenticabile il sabato sera penseranno i Three under cover. La band è formata dalla voce maschile più bella del panorama musicale palermitano, ovvero Vito de Canzio, Davide Molino (alla chitarra acustica) e Mariano Tarsilla (al basso). “The voice of Palermo” canterà brani in chiave acustica di Tom Jones, Eric Clapton, Ray Charles, James Brown, Tracy Chapman e tanti altri. E in mezzo, tra una canzone e l’altra, l’artista non mancherà di rapportarsi col pubblico, raccontando della sua carriera artistica, ricca di avventure e aneddoti.L’evento è promosso da CAST, scuola di musica e canto, produzione e distribuzione musicale, a Palermo in via Maggiore Tommaso de Cristoforis 8. L’agenzia ha anche una sua pagina Facebook da oltre 6 mila “mi piace”: http://www.facebook.com/gattusomusicaonline/?fr­ef=ts. (foto: Three)

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Campidoglio: su costi staff messo fine a sprechi passato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

campidoglioRoma Campidoglio. Diversamente da quanto riportato da importanti quotidiani, questa amministrazione sta abbattendo i costi per i collaboratori degli staff. La spesa complessiva si attesta, infatti, a meno della metà rispetto alle precedenti giunte. Lo rende noto il Campidoglio.
I contratti stipulati dall’attuale amministrazione ex art.90 del Tuel per i collaboratori di staff del sindaco e di tutti gli assessori producono – al 24/1/2017 – una spesa per le casse di Roma Capitale pari a 3milioni 114mila euro mentre non è stato attivato alcun contratto ex art. 110.Dal 2012 al 2015 le precedenti amministrazioni comunali hanno stipulato 124 contratti ex art. 110 e 187 ex art. 90 per una spesa complessiva di 29 milioni 606mila euro con una media di oltre 7 milioni e 400mila euro l’anno. Quindi più del doppio di quanto spende l’attuale amministrazione. Infine, le delibere approvate sulla base dell’art.90 del Tuel prevedono ‘il carattere fiduciario’ del contratto. La cessazione anticipata del mandato attribuito all’assessore di riferimento costituisce condizione risolutiva del contratto. Gli incarichi stipulati ex art.90 del Tuel e i relativi compensi non sono, quindi, in alcun modo cumulabili.
Dati e cifre che certificano, in modo inequivocabile, come questa amministrazione abbia posto fine agli sprechi delle amministrazioni precedenti.

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World Jewish Congress head condemns attack on Muslims at Quebec City mosque

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

ateneATHENS – The head of the World Jewish Congress (WJC) on Monday expressed outrage over the terror attack at a mosque in Quebec City, Canada. At least six people were murdered by two masked gunmen on Sunday night, and eight wounded. In the Greek capital Athens, where he was attending a Holocaust remembrance ceremony, WJC President Ronald S. Lauder declared: “Muslim worshippers were brutally attacked last night in a horrific attack. Our thoughts and prayers are with the Islamic community and with the people of Canada, and we hope those who perpetrated this abhorrent act of mass murder will be brought to justice.”Lauder reiterated a statement he made last July, after the killing of a French priest near Rouen by terrorists: “We must not be intimidated by terrorism, but cherish our freedom, including the freedom to worship.“We must defend each other, and we must look after one another: one religious community after the other, one country after the other. The scourge of terrorism won’t be defeated unless we are united in our resolve to defeat it.”
The World Jewish Congress (WJC) is the international organization representing Jewish communities in 100 countries to governments, parliaments and international organizations.

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Seminario di studio su “Migrazione e Comunicazione: i media raccontano l’uomo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

migrantePalermo giovedì 9 febbraio 2017, alle ore 9.30 presso il salone Lavitrano della Curia arcivescovile in via Bonello, 2 l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Palermo, in occasione dell’annuale incontro dei giornalisti con l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice, organizza un seminario di studio sul tema: “Migrazione e Comunicazione: i media raccontano l’uomo”. L’iniziativa è stata organizzata insieme all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia che rilascerà i crediti formativi, Ucsi Sicilia, Assostampa, Gus e Unci.
Dopo il saluto del dr. Riccardo Arena, presidente Ordine dei giornalisti di Sicilia, interverranno dr. Mario Sedia, v. direttore Caritas diocesana: “L’impegno della Caritas a Palermo”, dr. Davide Camarrone Rai 3: “L’esperienza a Lampedusa con gli immigrati”, dr. Mario Affronti “La carta di Roma” e la dott.ssa Alessandra Turrisi Avvenire: “Storie di accoglienza”. Conclude l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice. Introduce il direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Palermo dr. Pino Grasso. (foto. migrante)

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Mostra di Guido Strazza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

galleria-arte-modernaRoma lunedì 6 febbraio, ore 11.30, Sala delle Colonne ingresso da viale delle Belle Arti 131 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Conferenza stampa: lunedì 6 febbraio, ore 11.30, Sala delle Colonne ingresso da viale delle Belle Arti 131 Inaugurazione: lunedì 6 febbraio, ore 18.00, Sala Via Gramsci ingresso da Via Gramsci 69/71 Apertura al pubblico: martedì 7 febbraio – domenica 26 marzo 2017).
L’esposizione ripercorre oltre mezzo secolo attraverso la sua attività: 56 dipinti, 3 sculture, 42 disegni, 31 incisioni (le cartelle Ricercare del 1973 e Orizzonti olandesi del 1974, insieme ad alcune incisioni datate 1974-2001 legate ai dipinti e ai disegni dal 1942 al 2016). Le opere scelte, che provengono dalla collezione dell’artista e da alcune collezioni pubbliche e private, sviluppano metodologicamente la didattica del segno, ovvero l’elaborazione di ogni immagine possibile, il pensiero in dialogo con ciò che possiamo vedere e far vedere. Nel corso della sua lunga carriera, in cui – come l’artista spesso ha sottolineato – grande importanza ha avuto, come elemento originale di confronto e creatività, il “momento” didattico, Strazza ha sviluppato una forte connotazione personale, che ne rende impossibile l’inquadramento in uno qualsiasi dei tanti movimenti che hanno attraversato il dibattito artistico del dopoguerra, al quale ha partecipato con contributi a tutto campo. Il nucleo di opere provenienti dallo studio e collezione dell’artista sarà donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. (foto: Galleria arte moderna)

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Brunetta: per unire il centro-destra vale pure qualche fischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

corriere-della-sera“Per vedere il centrodestra unito faccio di tutto. Figurarsi se non mi prendo qualche fischio”. Infatti sabato, nella piazza di Giorgia Meloni, ne ha presi. “Qualcuno ha fischiato, sì. Ma forse non erano neanche diretti a me. Infatti poi ho concluso tra gli applausi. Più che a me erano diretti a Forza Italia. E riguardavano il caos che s’è creato a Roma alle ultime elezioni, che ha impedito alla Meloni di andare al ballottaggio”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Se l’è presa? “Io? Ma scherza? L’avevo anche messo in conto e detto in anticipo che qualche fischio poteva scapparci. Comunque sia, i costi dei fischi sono nettamente inferiori ai benefici. E poi su immigrazione e sicurezza ho detto le stesse cose di Salvini e Meloni. E lei è stata bravissima e generosissima a starmi vicino, a ringraziarmi, ad applaudirmi”.Quali sarebbero i benefici? “Ha carta e penna? Per favore, li scriva tutti. La Lega di Salvini, Fratelli d’Italia della Meloni, i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Tutti insieme possiamo vincere le elezioni. E superare il 40%. Alessandra Ghisleri mi ha mandato un sondaggio sul centrodestra unito. Oggi starebbe al 34 e può solo salire. Al contrario del Pd, che sta al 30 e può solo crollare”.Già si fatica a immaginarvi tutti nella stessa coalizione. Nella stessa lista, poi… “La legge elettorale può ancora cambiare”. Salvini vuole le primarie. Berlusconi vuole fare il leader. Sembrano inconciliabili. “Non lo sono. E presto lo vedrete tutti. Qualcuno mi prenderà per pazzo, sa? Ma mi prendevano per pazzo, anche dentro FI, pure quando dicevo sin dall’inizio che avremmo vinto il referendum. Eravamo due pazzi, anzi”. Chi era l’altro? “L’amico Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana. Che, non a caso, è un professore universitario anche lui. Ci prendevano in giro alla Camera. Quando ci vedevamo alla buvette, ci abbracciavamo”

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Col sospetto di cancro della prostata, la risonanza evita biopsie e sovradiagnosi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

Prostata urinary_bladderNei pazienti in cui si sospetta un cancro della prostata, la prescrizione di una risonanza magnetica multiparametrica (MP-RMI) appare efficace nel ridurre del 5% la sovrdiagnosi e in misura ancor più significativa (27%) le biopsie inutili: è questa la conclusione di un articolo appena pubblicato su Lancet dal gruppo di studio PROMIS coordinato da Hashim U Ahmed dello University College di Londra. Si stima che oggi vengano eseguite oltre 100.000 biopsie della prostata nel solo Regno Unito, che salgono a circa un milione contando l’intera Europa, sulla base del test dell’antigene prostato-specifico (Psa), la cui scarsa affidabilità in termini di specificità è nota.
«Il cancro della prostata ha forme aggressive e forme innocue. L’attuale esame basato sulla biopsia può essere inaccurato perché i campioni di tessuto sono prelevato a caso. Questo significa che non sempre può confermare se un cancro è aggressivo o no, e che può farsi sfuggire tumori aggressivi» spiega Ahmed. «Per questo alcuni uomini che non hanno il cancro o hanno una forma innocua ricevono alle volte una diagnosi sbagliata, e vengono trattati anche se questo non offre benefici in termini di sopravvivenza, e espone spesso a effetti collaterali. In aggiunta a questi errori di diagnosi, l’attuale biopsia può causare effetti collaterali come sanguinamenti, dolore e infezioni gravi». Partendo da queste osservazioni i ricercatori hanno sottoposto 576 uomini con sospetto di cancro della prostata a una risonanza multiparametrica seguita da due diversi tipi di biopsia, quella transrettale a guida ecografica (Trus), classica, seguita da una più accurata (template prostate mapping biopsy, Tpm) che è servita come controllo per confrontare l’efficacia dei due approcci. Ahmed e colleghi suggeriscono che la risonanza MP potrebbe essere prescritta per prima, per identificare i pazienti che anziché sottoporsi subito alla biopsia TRUS possono essere semplicemente seguiti nel tempo: «I nostri risultati indicano che si potrebbe ridurre la sovradiagnosi di tumori innocui del 5%, risparmiare una biopsia non necessaria a un uomo su quattro e aumentare dal 48 al 93% la rilevazione delle forme aggressive». Lo studio aveva alcune limitazioni, per esempio perché il fatto di aver eseguito due biopsie consecutive potrebbe aver inficiato la precisione della seconda, e perché non ha valutato il costo-efficacia dell’intervento, che in parte dipende dalla disponibilità di radiologi e apparecchi per la risonanza. (foto. risonanza magnetica) (fonte doctor33)

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Mmg sul piede di guerra, per i cronici in Lombardia si punta sugli ospedali. Ecco le proposte della Regione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

regione lombardiaC’è fermento tra i medici di famiglia in Lombardia per una bozza di delibera che attribuisce l’assistenza dei pazienti cronici alle Aziende sociosanitarie territoriali, cioè agli ospedali, ridimensionando il ruolo del medico curante. Poste 63 patologie croniche principali, spesso compresenti in un solo paziente, la bozza trae spunto dalla classificazione dei pazienti lombardi in tre categorie: 150 mila polipatologici fragili prevalentemente assistibili in ospedale, 1,3 milioni con più d’una patologia cronica “frequent user” dei servizi sanitari o anche dei servizi sociali; 1,6 milioni di cronici con una sola patologia cronica, fin qui effettivamente assistiti dal medico di famiglia. Ci sono poi tra i residenti 6,5 milioni di “sani”, sporadici utilizzatori dei servizi Ssn o non utilizzatori. Dunque, tra 1,6 e 3,2 milioni di lombardi potrebbero presto firmare un patto di cura non con il proprio medico ma con centri servizi esterni alla medicina generale che gestirebbero il piano assistenziale individuale (Pai), siglato sì con il curante, ma poi solo integrabile e mai modificabile da quest’ultimo.
Le ex Asl -divenute aziende di tutela sanitaria – selezionerebbero i gestori dei cronici d’estrazione ospedaliera con bandi per i quali vanno ancora individuati i requisiti d’accreditamento. Quanto alla medicina generale, poco si citano nella bozza i Creg o Chronic Related Groups, gruppi di patologie a ciascuno dei quali da alcuni anni è attribuito un budget con cui oggi si pagano le prestazioni per i pazienti cronici a provider che sono in genere coop di medici di famiglia. Quest’anno si paga ancora la vecchia tariffa, ma dal 2018 il medico dovrà adeguarsi a tariffe ridisegnate con la nuova sperimentazione: tutto qui. Fiorenzo Corti segretario di Fimmg Lombardia, conferma la sua preoccupazione (domani il sindacato tiene un consiglio regionale straordinario). «Che a decidere un percorso di medicina d’iniziativa per i pazienti cronici non sia il medico di famiglia ma un gestore, come sembrerebbe volere la Regione, è una prospettiva che può configurare secondo noi la fine della medicina di famiglia. Abbiamo ottenuto come Fimmg modifiche rispetto al testo iniziale: patto di cura e Pai inizialmente erano affidati al “gestore”, il medico di famiglia non avrebbe potuto modificare il piano assistenziale per il suo paziente e sarebbe servito a dare tachipirine, sciroppo per la tosse, antibiotico dopo 3 giorni, pillola all’iperteso giovane e certificato di malattia che il gestore non fa». Adesso si riaprono delle prospettive ma il monito di Corti è grave. «Stiamo attenti a non disegnare il Pai come una soluzione che si deduce da algoritmi imperniati su elenchi di prestazioni attese senza alcuna mediazione del medico di famiglia: sarebbe come dire che prognosi e terapia li fa oggi il gestore e domani un computer».
Differenti sentimenti animano il presidente Snami lombardo Roberto Carlo Rossi. «Colpisce positivamente che la Regione reputa sorpassato il criterio di attribuire un budget per tipologia di paziente al medico che aderisca ai Creg e di remunerare quest’ultimo in tanto in quanto rispetta quel budget: una visione che si prestava ad obiezioni deontologiche. Però – aggiunge Rossi -ci sono gravi criticità: si “ospedalizza” l’assistenza ai pazienti cronici senza sentire le rappresentanze dei medici. E si affida una prevenzione secondaria “rinforzata” a protocolli compilabili in ultima analisi da personale amministrativo, dimenticando, a torto, il ruolo fin qui avuto dal medico di famiglia nel contenere la domanda di cura». Al medico di famiglia non pare esser stata sottratta la possibilità di stilare i Pai. «Gli è però impedito di modificarli», ammette Rossi. «Eppure, sentenze della Corte dei Conti alla mano, la Regione dovrebbe sapere che al clinico (quale il mmg è), ove vi fosse un vantaggio tangibile per il suo paziente, è sempre concedibile un margine per scostarsi dalle linee guida». Per Rossi i piani assistenziali individuali potrebbero bene essere gestiti dalla medicina di famiglia, «Se il nodo è ricordare di prendere la pillola o indirizzare verso il controllo periodico, ci sono ormai decine di apps per i-phone che per una parte dei nostri assistiti potrebbero svolgere il ruolo dei centri servizi e call center previsti nella nota, a costi inferiori e con il vantaggio di trovarsi in “prossimità” del paziente». (Mauro Miserendino da Doctor33)

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