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Governo, Sammarco (Ap): “Da Calenda fondate preoccupazioni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

calenda-carlo“Il ministro Calenda ha espresso in maniera chiara e fondata una serie di preoccupazioni sul presente e sul futuro del Paese. Le emergenze elencate sono sotto gli occhi di tutti, sono dati di fatto ineludibili, le quali, insieme al confronto con l’Europa su economia e immigrazione, necessitano di un Governo che sia sostenuto e non continuamente delegittimato. Una situazione di incertezza che potrebbe solamente aggravarsi, col rischio di ritrovarci nel mirino degli speculatori finanziari, in caso di un salto nel buio. Non abbiamo bisogno di ingovernabilità, che sarebbe scontata se andassimo al voto anticipato con una legge elettorale pasticciata. Tutte le forze politiche aprano, dunque, una seria riflessione nell’interesse del paese e mettano da parte le risse politiche che non portano da nessuna parte”. Lo dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco. E’ un concetto condiviso anche dall’on.le Renato Brunetta a nome di Forza Italia.  Gli fa eco da un’altra tribuna l’on.le Maurizio Lupi presidente dei deputati di area Popolare che afferma: “Carlo Calenda ha un pregio: ha il coraggio di dire chiaramente come stanno le cose e di parlare nell’interesse del Paese e non di una parte politica. La sua intervista sul Corriere della Sera è totalmente condivisibile e dovrebbe farci tutti riflettere. Il dibattito sulla legge elettorale – che va fatta rapidamente, di cui c’è evidentemente bisogno, ma c’è bisogno di una buona legge e non di una legge purchessia – non deve distogliere il governo e chi ha ancora un po’ di responsabilità in questo Paese dall’affrontare i gravi e urgenti problemi che lo affliggono, che pesano cioè sui cittadini. Non sto a rifare l’elenco, quello proposto da Calenda mi sembra esauriente. È dalla risoluzione di questi problemi che la classe politica può riacquistare credibilità e riavvicinarsi alla gente, non dagli artificiosi e strumentali dibattiti su vitalizi che non ci sono più”. Non è dello stesso avviso l’on.le Giorgia Meloni che dichiara: “«Il ministro Calenda esegue gli ordini di Napolitano e oggi dice: “Votare a giugno è un rischio: dobbiamo mettere in sicurezza il Paese e le riforme di Renzi”. In altre parole, per il ministro dello Sviluppo Economico la democrazia è un pericolo per l’Italia e il popolo non può esercitare la sua sovranità perché bisogna mettere al sicuro le ridicole riforme di Renzi bocciate dagli italiani il 4 dicembre. Ma siamo impazziti? Calenda se ne faccia una ragione: il tempo a Palazzo Chigi dei maggiordomi delle lobby e dei poteri forti è scaduto e l’Italia Sovrana vuole andare al voto ora elezionisubito». In conclusione una sintesi degli umori dei politici ci viene da Pizzolante che dichiara: “Andare al voto a giugno, con una legge elettorale che non garantisce maggioranze e in uno stato di piena emergenza economica e sociale è un’errore. È avventurismo politico. Ha ragione il presidente Napolitano, non si fanno le elezioni anticipate per tattiche interne ad un partito. E ha ragione il Ministro Calenda quando ci ricorda e lo ricorda anche a Renzi, che l’Italia deve chiudere dossier importanti su terremoto, crisi bancaria, conflitto con l’Europa, impegni internazionali, nuove emergenze economiche, il piano immigrazione per fronteggiare gli sbarchi estivi”.(n.r. A nostro avviso di là delle ragioni degli uni e degli altri una cosa ci sembra chiara: il centro destra è diviso sull’opzione elettorale e il contrasto appare insanabile e di certo foriero di una frattura non facilmente ricomponibile anche sui programmi e i rapporti con l’unione europea. Preme tuttavia rilevare, sull’intera questione, la necessità che il Paese ritrovi un modello di governabilità stabile. Abbiamo già perso un anno per rincorrere una riforma costituzionale che ha di fatto congelato i tanti e complessi problemi da risolvere e ora prolunghiamo questa “agonia” con almeno altri sei mesi d’ingovernabilità e con il rischio, se non si fa una buona legge elettorale, d’avere governi che si reggeranno su una manciata di voti e con il rischio che si dovrà tornare nuovamente a votare.)

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