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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

“Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

poveroEsiste ma non si vede. La sperimentazione annunciata con un decreto datato 15 dicembre 2016 dovrebbe sostenere chi si trova in situazioni di difficoltà economica a causa di inadempienza da parte del coniuge che non ha versato l’assegno di mantenimento.
L’istanza di accesso al fondo sarebbe stata disponibile dal 30° giorno dalla pubblicazione del decreto, cioè dal 14 febbraio 2017.A partire da questa data sarebbe dovuto essere online, sul sito del Ministero della Giustizia, il form da compilare per usufruire di tale aiuto, ma tale modulo non risulta rintracciabile in nessun modo oppure è talmente nascosto e oscuro da perdere qualsiasi utilità.Da quanto annunciato sarebbe stata costruita un’area dedicata, denominata “Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno”, sul sito internet del Ministero (www.giustizia.it).
Peccato che, alla scadenza dei termini annunciati, di quest’area dedicata nemmeno l’ombra. Una sperimentazione che, a quanto pare, parte decisamente in maniera sbagliata e con aspetti troppo poco chiari. Tralasciando i soliti intoppi all’italiana, quello che più di tutto ci preme sottolineare è che questo decreto, ancora una volta, sembra tralasciare del tutto un crescente e attuale problema che accomuna i padri separati.
Va bene tutelare tutte quelle donne e madri separate che si trovano i situazioni di disagio economico a causa di ex coniugi che non corrispondono l’assegno di mantenimento, ma quand’è che lo Stato si porrà il problema della crescente povertà dei padri separati?
In Italia, secondo i dati presentati dall’Eurispes, su 4 milioni di papà separati circa 800 mila vivono sotto la soglia della povertà. Le storie che sentiamo quotidiamente accomunano tanti padri che, dopo la fine del loro matrimonio, si sono ritrovati poveri, emarginati e soli. Molti finiscono per strada, senza una casa o un posto in cui dormire. Molti hanno ancora un lavoro, ma come è possibile vivere dignitosamente se lo stipendo è quasi totalmente destinato agli assegni di mantenemento e con la restante parte si riesce a malapena a coprire il mutuo e le bollette?
E’ chiaro che o, per essere responsabili, si finisce per dormire in macchina e cercare un pasto alla Caritas o, optando per la sopravvivenza, si è costretti a venire meno agli imprescindibili impegni di padri separati.
Codici con la campagna “Voglio papà” continua a denunciare una mancanza di attenzione da parte dello Stato verso questo crescente esercito di “nuovi poveri” e un netto sbilanciamento a favore delle madri, anche nel caso di questo Fondo.
La giurisprudenza deve cambiare orientamento al più presto e tutelare il diritto dei padri alla bigenitorialità, sancito a livello comunitario.

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