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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Archive for 9 marzo 2017

Aspirina, un ‘asso’ per la prevenzione di malattie cardiovascolari e tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

massimo volpeL’aspirina è molto più che un farmaco. E’ un monumento alla prevenzione, sia in ambito cardiovascolare, che dei tumori. Come per tutti i farmaci tuttavia, è necessario valutare con attenzione il rapporto beneficio-rischio. E i rischi nel caso dell’aspirina si traducono essenzialmente nei sanguinamenti a livello gastro-intestinale e cerebrale. Mentre nel caso della prevenzione secondaria di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus) il ruolo protettivo dell’aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti è indiscusso, gli studi clinici non hanno ancora dato un verdetto definitivo sull’opportunità di usare l’aspirina nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Anche sul fronte dei tumori, sebbene le evidenze scientifiche suggeriscano un ruolo protettivo dell’aspirina (soprattutto contro il tumore del colon), non esistono ancora prove certe al riguardo. In attesa che tutti questi punti vengano chiariti, nella pratica clinica di tutti i giorni, il medico si trova a dover decidere se trattare o meno i suoi pazienti con l’aspirina, anche in prevenzione primaria, in assenza di qualunque linea guida o raccomandazione. E adottare un atteggiamento troppo prudente, cioè quello di evitare l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria in tutti i pazienti, può portare a perdere un’occasione importante di prevenire un certo numero di infarti, ictus e forse tumori. Per aiutare dunque i medici a prendere decisioni delicate nella pratica clinica, in attesa dei risultati degli studi in corso e di linee guida dedicate all’argomento, gli esperti della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) hanno messo a punto un documento di expert opinion, raccogliendo il punto di vista di grandissimi esperti del campo.
aspirina_IMG“L’aspirina – ricorda il professor Carlo Patrono del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – ha molteplici effetti farmacologici, in funzione della dose e dell’intervallo posologico: riduce la febbre, determina una riduzione del dolore di intensità lieve-moderata e di alcuni segni e sintomi di infiammazione. L’aspirina è inoltre un farmaco antipiastrinico ideale, effetto ampiamente sfruttato negli ultimi 30 anni. Nell’ultimo decennio infine è stato caratterizzato un effetto chemio-preventivo dell’aspirina nei confronti del cancro del colon-retto”.
L’aspirina in prevenzione secondaria e primaria. Gli studi clinici hanno dimostrato che l’aspirina, utilizzata in prevenzione secondaria nei pazienti che abbiano già avuto un infarto o un ictus, determina una significativa riduzione della mortalità e protegge dal ripetersi di questi eventi. Le linee guida di tutte le società scientifiche ne raccomandano dunque l’utilizzo in prevenzione secondaria. Ma l’aspirina potrebbe avere uno spazio anche in prevenzione primaria, nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare, ma che non abbiano ancora presentato un infarto o un ictus? Sulla risposta a questa domanda la comunità scientifica si divide. Il fronte del ‘no’ si trincera dietro il rischio, non trascurabile, di emorragia (gastrointestinale, cerebrale, ecc) comportato dall’aspirina, del tutto accettabile nel contesto ‘prevenzione secondaria’ (il gioco vale la candela) ma con un peso ‘rischio-beneficio’ dubbio nel contesto ‘prevenzione primaria’.
L’aspirina previene i tumori? I fautori del ‘si’ fanno notare che i benefici dell’aspirina, oltre che alla prevenzione degli eventi cardio e cerebrovascolari si estendono anche al fronte dei tumori; recenti studi sembrano infatti suggerire un suo ruolo nella prevenzione dei tumori del colon-retto e di altre neoplasie e alcune metanalisi hanno evidenziato che l’assunzione di aspirina al dosaggio di 75-300 mg/die per oltre 5 anni ridurrebbe il rischio di cancro del colon-retto del 40%. Mancano tuttavia anche nel caso dei tumori evidenze ‘solide’ e dunque contemplate dalle linee guida per proporre l’aspirina in prevenzione primaria.
colon-retto tumoreFin qui i ragionamenti scientifici. Nella pratica clinica tuttavia sempre più di frequente l’aspirina viene prescritta in prevenzione primaria, in maniera ‘off label’. In questa sorta di ‘limbo’ nel quale mancano ancora prove certe di un beneficio nettamente superiore ai rischi, la comunità scientifica suggerisce di valutare caso per caso se iniziare o meno la terapia con aspirina in un’ottica di prevenzione primaria integrata (cardiologica e oncologica). “La creazione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato – afferma il professor Massimo Volpe, presidente eletto della Siprec – sarebbe quindi fortemente auspicabile e potrebbe costituire uno strumento di fondamentale importanza a disposizione del clinico, in attesa che gli studi prospettici (sono 5 quelli attualmente in corso che stanno vagliano il ruolo dell’aspirina in prevenzione primaria , tra i quali ACCEPT-D, ASCEND, ARRIVE, ASPREE) siano in grado di chiarire il duplice ruolo combinato dell’aspirina nella prevenzione di patologie cardio-vascolari e neoplastiche”.
vasi sanguigniE allora quando dare l’aspirina in prevenzione primaria? Impossibile secondo gli esperti rispondere in maniera netta alla domanda ‘aspirina si o no in prevenzione primaria’. L’aspirina potrebbe avere un ruolo in prevenzione primaria nei soggetti ad alto rischio di malattie cardiovascolari e con basso rischio di sanguinamento. Secondo il professor Raffaele De Caterina dell’Istituto di Cardiologia dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti sarebbe dunque meglio avvalersi, per questa scelta, di soglie del rischio che, per quanto arbitrarie, sono comunque meglio della totale assenza di raccomandazioni. “Gli elementi già disponibili – afferma De Caterina – suggeriscono che l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria riduce la mortalità, anche extra-vascolare, riduce gli infarti e probabilmente anche gli ictus ischemici, al costo di un numero di sanguinamenti maggiori, in gran parte reversibili, e di un piccolissimo aumento del rischio di ictus emorragico (evento rarissimo)”. Due anni fa, 7 società scientifiche nazionali che si occupano di prevenzione cardiovascolare, insieme al Working Group Thrombosis dell’ESC hanno concluso che l’aspirina possa essere senz’altro data in prevenzione primaria in presenza di un rischio a 10 anni di eventi cardiovascolari maggiori superiore al 20%, a meno che non vi sia una storia di sanguinamento senza cause reversibili o in caso di assunzione concomitante di altri farmaci che aumentino il rischio emorragico. Nel caso di un rischio a 10 anni calcolato intorno al 10-20%, andrà considerata anche familiarità per cancro gastro-intestinale (soprattutto del colon) e le preferenze del paziente. E a maggior ragione andrà valutato attentamente il rischio di sanguinamento.
Il ruolo del Medico di Medicina Generale e della medicina del Territorio risultano cruciali in un contesto di prevenzione primaria. “Il Medico di Medicina Generale – afferma Augusto Zaninelli, professore di Medicina Generale dell’Università di Firenze – dovrebbe farsi custode della storia clinica globale del singolo paziente e del suo rischio cardiovascolare globale arrivando a considerare finanche la sua storia familiare. Pertanto, lo sviluppo di questo nuovo paradigma di prevenzione primaria cardiovascolare e neoplastica globale conferma, ed anzi incrementa, la centralità dell’attività del Medico di Medicina Generale anche nell’ottica di un attento follow up a lungo termine dei pazienti in terapia con aspirina”.
In Italia la mortalità totale in poco più di 30 anni si è dimezzata (-51% tra il 1980 e il 2013) e le malattie cardiovascolari sono quelle che più hanno contribuito a questo successo (- 63% la mortalità per cardiopatia ischemica; -70% mortalità per malattie cerebro-vascolari). Le malattie cardiovascolari rappresentano tuttavia ancora la principale causa di morte per gli italiani. I dati ISTAT nel 2013 evidenziano che queste patologie contribuiscono per il 37% alla mortalità totale (41% nelle donne e 34% negli uomini); le malattie ischemiche del cuore determinano il 12% della mortalità totale (11% nelle donne, 13% negli uomini) e quelle cerebrovascolari il 10% (11% nelle donne e 8% negli uomini). Un problema ‘emergente’ è rappresentato dallo scompenso cardiaco, che spesso costituisce un’evoluzione della cardiopatia ischemica e che è causa ormai di oltre la metà dei ricoveri per malattie cardiovascolari. Ma in quale percentuale la riduzione degli infarti fatali registrati nei 20 anni tra il 1980 ed il 2000, nella popolazione italiana di età 25-84 anni, è da attribuire alle azioni di prevenzione primaria sui fattori di rischio nella popolazione (principalmente correzione dello stile di vita, inteso come alimentazione, attività fisica, abitudine al fumo), e quale ai trattamenti farmacologici e chirurgici (by-pass aorto-coronarico e angioplastica) in fase acuta, in prevenzione primaria e secondaria?
infarto-miocardico-acuto“Dei 42.927 decessi in meno registrati tra il 1980 ed il 2000 per malattia coronarica – afferma Luigi Palmieri del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma – ben il 58% è attribuibile ai benefici derivanti dalla riduzione dei principali fattori di rischio nella popolazione (effetto ridotto di un 3% per l’incremento del diabete e dell’obesità), mentre il 40% ai benefici derivanti dal complesso dei trattamenti farmacologici e chirurgici. Questi risultati enfatizzano l’importanza di una strategia complessiva che da un lato promuova attivamente un’azione di prevenzione primaria di popolazione sulle malattie cardiovascolari perseguendo la riduzione dei principali fattori di rischio attraverso l’adozione di stili di vita salutari, e dall’altra massimizzi la copertura della popolazione con trattamenti farmacologici e chirurgici efficaci”.
Andando a ritroso nel tempo c’è chi considera il ‘900 il secolo dell’aspirina, a sottolineare la grande importanza che riveste questa molecola per la medicina. Brevettata nel 1899, l’aspirina è stato il farmaco più utilizzato nel corso del XIX secolo. Utilizzato inizialmente come anti-infiammatorio, si è in seguito imposto come farmaco ‘salvavita’ nelle malattie cardio-vascolari. Possiamo, quindi, convenire, che:
● Negli ultimi 30 anni in Italia la mortalità per cardiopatia ischemica si è ridotta del 63 per cento e quella per ictus del 70 per cento grazie ad uno stile di vita più salutare e delle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria
● La prevenzione cardiovascolare in Italia è dunque una storia di successo e l’aspirina è uno dei protagonisti indiscussi: usata finora con beneficio in prevenzione secondaria, gli esperti si chiedono se i tempi siano maturi per un suo utilizzo anche in prevenzione primaria
● Obiettivo proteggere dalle malattie cardiovascolari, ma forse anche dai tumori. Senza dimenticare il rovescio della medaglia, cioè il rischio di sanguinamenti.
E per guidare i medici nelle decisioni di tutti i giorni, in attesa delle linee guida, una soluzione potrebbe essere l’adozione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato
● In un position statement redatto da alcuni dei maggiori esperti del campo, il parere della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) che suggerisce ai medici di personalizzare la scelta sul profilo di rischio individuale del paziente. (foto. prof. massimo volpe)

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Prima personale a Bologna di Paolo Ghilardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

bolognaBologna sabato 18 marzo 2017, dalle 18,00 alle 20,30, La Galleria SPAZIO TESTONI in Via D’Azeglio 50 inaugura la Prima personale di Paolo Ghilardi. Traiettorie Policrome è il titolo dato all’esposizione dal curatore Alberto Mattia Martini per questa selezione di opere e installazioni rese disponibili dalla Famiglia dell’Artista e dall’Archivio Paolo Ghilardi di Milano.
Nelle varie sale della galleria sono presentate grandi opere di Paolo Ghilardi su tela dei primi anni ’70, installazioni in metallo e tessuto, in plexiglas e vetro con all’interno fogli colorati trasparenti e diversi papier-collage sotto plexiglas degli anni 90, che accompagnano una sua grande installazione ambientale, presentata per la prima volta alla Galleria Ghiringhelli di Milano nel 1976, che occupa interamente la prima sala della galleria, composta da decine di lamine colorate in metallo leggero applicate alle pareti e a pavimento, che avvolgono il visitatore facendolo letteralmente “entrare” nella sua opera.
La ricerca artistica di Paolo Ghilardi è iniziata con l’espressività figurativa, poi si è via, via, sviluppata nelle geometrie, nel quadrato, nelle linee, nella semplificazione del linguaggio pittorico, inteso come sintesi, essenzialità dell’elemento, non per questo priva di contenuti ed emozioni generate in particolar modo dall’uso del colore. Un’espressività, quella di Ghilardi, sempre rigorosa, precisa, minimale, talvolta rigida, ma al contempo spontanea, emozionale e con un’ampia apertura alla dimensione della pura fantasia. Un’arte “percettiva” e aniconica, ma che stimola anche una dimensione intima, un’energia che interagisce tra spazio e tempo. Il suo è un movimento perenne, che lo ha portato nel 1976 a spostare la sua ricerca dalla superficie della tela alla parete, e quindi allo spazio inteso come ambiente, ad una dimensione installativa che analizza la struttura e la geometria come indagine e ridefinizione interna del luogo, non solo espositivo, ma anche come spazio architettonico ricostruito attraverso varie traiettorie di colore. Aspetto questo della sua ricerca molto caro a Ghilardi e che lo porterà ad approfondire questa indagine fino alla sua recente scomparsa.

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Versus annuncia che la superstar ZAYN sarà protagonista della campagna Primavera-Estate 2017 scattata da Gigi Hadid

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

versusversus1Los Angeles. Versace. Le immagini, che ritraggono anche la modella Adwoa Aboah, sono state realizzate da Gigi con camere digitali e videofonini. Ogni scatto comunica un immediato senso di energia e intimità. “Lavorare con Versus è stato pazzesco. Donatella è una grande. Il fatto che Gigi abbia scattato la campagna rende tutto ancora più speciale. Non vedo l’ora di presentare la mia capsule collection a Giugno.” ZAYN Scattata durante una serata trascorsa insieme in una stanza dello Chatau Marmont a Los Angeles, le immagini sono senza filtro, oneste e rivelano uno studio delle relazioni, delle amicizie e delle passioni della tribù Versus. “La campagna Versus rappresenta tutto quello che c’è di speciale in ZAYN, Gigi e Adwoa. Sono giovani che parlano un linguaggio pieno di verità, energia e amore.” Donatella Versace.
ZAYN e Adwoa indossano i capi della collezione Primavera Estate dando vita al nuovo manifesto Versus: un’attitudine vera e un guardaroba reale per le nuove generazioni. ZAYN indossa l’iconica giacca in pelle Versus con dettagli metallici a testa di leone e la nuova giacca in denim con l’iconica spilla come chiusura. I denim sono strappati e decorati con metal mesh. Adwoa indossa pezzi complementari dal taglio deciso decorati con metal mesh. Questa campagna precede la capsule collection ZAYN X VERSUS che sarà rivelata a Giugno e immediatamente disponibile.

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Nuovo consiglio d’amministrazione del Teatro di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Teatro di RomaRoma. L’Assemblea dei Soci del Teatro di Roma – Comune e Regione Lazio – nella seduta odierna ha deliberato la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2017-2020.
Presidente: Emanuele Bevilacqua.
Consiglieri: Anna Cremonini, Cristina Da Milano, Nicola Fano e Raffaele Squitieri.
Nominato per il predetto triennio il seguente Collegio dei Revisori dei Conti: Giuseppe Signoriello, quale membro effettivo con funzione di Presidente; Sara Mattiussi e Gian Piero Rinaldi, quali membri.«L’assemblea dei soci del Teatro di Roma ha approvato all’unanimità la nomina del nuovo Cda alla cui presidenza siederà Emanuele Bevilacqua – dichiara il vicesindaco Luca Bergamo – È un Cda che accoglie competenze diverse, tutte necessarie per affrontare con successo la sfida che il Teatro di Roma è chiamato dalle molte novità che derivano dai nuovi indirizzi espressi dal Comune di Roma. Esprimo un sincero ringraziamento ai consiglieri uscenti, Carlotta Garlanda e Mercedes Giovinazzo, che hanno gestito una delicata fase della vita del Teatro. Auguro buon lavoro ai nuovi membri così come al rinnovato Collegio dei revisori e ho piena fiducia che grazie al loro contributo il Teatro di Roma riesca ad essere sempre più una istituzione culturale aperta in relazione con la città e riconosciuta a livello internazionale per la qualità della sua proposta».
«I due consiglieri proposti dalla Regione Lazio – commenta l’Assessore Lidia Ravera – sono Nicola Fano, e qui si tratta di una conferma perché ha già coperto il ruolo negli scorsi tre anni, e Anna Cremonini, manager della cultura, che da 25 anni lavora nell’ambito del teatro della musica e della danza, una donna che unisce la passione artistica ad una straordinaria competenza tecnica e organizzativa. Al presidente uscente, Marino Sinibaldi, voglio esprimere tutta la nostra gratitudine, per il lavoro svolto, con pazienza, competenza e senso di responsabilità. Siamo certi che Nicola Fano e Anna Cremonini si renderanno portavoce della nostra esigenza principale: far circuitare nel Lazio, nelle decine di teatri che stiamo restaurando, mettendo a norma e riaprendo, uno dopo l’altro, i migliori prodotti della drammaturgia italiana e europea, classici e contemporanei. Perché la funzione del teatro è di creare comunità, di stimolare intelligenze, di fornire strumenti di conoscenza. A tutti. Anche a chi vive fuori dalla Capitale». (teatro di Roma)

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Mostra: Effimera – Suoni, luci, visioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Minolta DSCRoberto PuglieseModena via della Manifattura dei Tabacchi 83, Mata dal 18 marzo al 7 maggio 2017 inaugurazione 18 marzo ore 18 nuova edizione di Effimera – Suoni, luci, visioni, a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro e in collaborazione con la Galleria Civica di Modena, che quest’anno propone opere di Carlo Bernardini (1966), Sarah Ciracì (1972) e Roberto Pugliese (1982). La mostra è realizzata con il supporto di Coptip e del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI.
Effimera giunge dunque alla sua seconda edizione, con l’intento di individuare e valorizzare artisti che fanno dell’utilizzo avanzato della tecnologia la cifra stilistica del proprio lavoro. Nel 2016 Effimera aveva individuato il suo punto focale nel web, inteso come strumento di conoscenza artistica e relazionale grazie alla presenza degli artisti Eva e Franco Mattes, Carlo Zanni e Diego Zuelli. La nuova edizione si concentra sull’analisi della componente immateriale che è caratteristica della ricerca artistica dei nostri giorni, che trova trasposizione (e sintesi) all’interno di un percorso espositivo che prevede la creazione di un viaggio sensoriale interno alle tendenze artistiche recenti.
Sarah CiraciNel 2017 i curatori hanno strutturato i 500 mq del MATA in tre ambienti distinti. Punto di partenza di questo “attraversamento” è costituito dalla ricerca sonora del sound artist Roberto Pugliese, mentre l’approdo si identifica nelle installazioni luminose in fibra ottica di Carlo Bernardini, dipanando il percorso fra le immagini fluttuanti degli affreschi digitali di Sarah Ciracì. Effimera – Suoni, luci, visioni è costruita intorno a un percorso spiccatamente immersivo, ideato e strutturato appositamente sul MATA: tre imponenti installazioni ambientali, separate ma contigue, marcano una distinzione linguistica e temporale, e al tempo stesso suggeriscono una linea di continuità all’interno del percorso evolutivo dell’arte. Fa da corredo ad Effimera un ricco calendario di incontri collaterali che prevede la presenza degli artisti coinvolti, ma anche di filosofi ed esperti del settore “arte e tecnologia”. (foto: Carlo Bernardini, Roberto Pugliese, Sarah Ciraci)

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Internet e lavoro: la riscossa delle donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

internetRoma “La donna è il motore della società nella battaglia quotidiana. Ogni giorno è alle prese con il problema di dover coniugare i molteplici impegni familiari e di lavoro. Pertanto, diventa più che mai strategico il ruolo della mobilità e della sicurezza in città, asset fondamentali di una smart city”. Non usa mezzi termini Simona Vicari, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, intervenuta al convegno dal titolo “Digital Women”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati, insieme ad altre esponenti di spicco del mondo delle istituzioni, della ricerca e dell’imprenditoria. “E quando si parla di smart city al femminile – spiega ancora Vicari – intendo riferirmi, soprattutto come donna, all’inclusione sociale che non può prescindere da una progettualità ‘women based’, che veda nelle donne sia le promotrici sia le utilizzatrici dei servizi digitali. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per ridurre il digital gap tra uomini e donne e tra donne del Nord e del Sud. Per questo è fondamentale puntare sulla formazione digitale per avere cittadine consapevoli che possano sfruttare al meglio le nuove opportunità anche al fine di migliorare la propria qualità di vita”. Certo, ci sono realtà significative in quest’Italia digitale che stenta a risalire la china a livello europeo. E sono, in buona parte, tinte di rosa. A dimostrazione del fatto che la crescita del web offre alle donne opportunità di lavoro, oltre alla cancellazione di vecchi stereotipi in una rete che può rappresentare un’alleata al servizio del genere femminile nel processo di piena realizzazione delle pari opportunità. A beneficio anche della pubblica amministrazione. Riparte da qui dunque il dibattito sulle donne nell’universo multimediale ma, forse, in una chiave diversa dal recente passato. Nel senso che l’irruzione sulla scena di nuove professionalità sposta inevitabilmente in avanti il cuore del problema, rappresentato dal gender gap imperante anche nel settore delle competenze digitali. Risultato: ci sono sempre più donne preparate ed esperte in materia digitale, ma sono ancora poche quelle che ricoprono ruoli manageriali in istituzioni e in aziende tecnologiche. Si calcola infatti che in circa il 70% delle imprese meno del 25% delle donne ha incarichi tecnico-scientifici, alle quali viene riconosciuta maggiore capacità in termini di problem solving (la risoluzione di problemi concreti), di decision marking (lo studio dei processi di creazione delle decisioni) e di multitasking. “Siamo qui – afferma Milly Tucci, responsabile dell’osservatorio donne digitali dell’AIDR – per celebrare con quest’iniziativa, che si inserisce nell’agenda della settimana nazionale dell’amministrazione trasparente, un 8 marzo contemporaneo, fare il punto sull’uso di internet per migliorare la PA, il lavoro e anche la ricerca con alcune protagoniste di questa fase di cambiamento ‘disruption’. Sono infatti coraggiose le donne digitali e personalmente auguro una loro crescente presenza nei luoghi decisionali e di creazione di nuovi servizi, in quanto non perdendo la loro umanità e sensibilità le applicano al lavoro, alla tecnologia e alla politica per far fronte a problemi irrisolti”. Quali ad esempio la necessità di sconfiggere la resistenza culturale, ancora molto sentita, e di acquisire maggiori competenze con la scelta, da parte delle più giovani, di indirizzi di studio STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Un recente rapporto compilato da S&P Global Market Intelligence e pubblicato dal Financial Times indica che il numero delle donne con l’incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: in sostanza, erano 7 nel 2009, sono circa 15 oggi. Tuttavia prosegue la marcia di avvicinamento all’eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni, come dimostrano gli Stati Uniti, dove, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. “Dati incoraggianti – sostiene Rosangela Cesareo, blogger e socia dell’AIDR – e iniziative come questa, in un giorno speciale come l’8 marzo, sottolineano il ruolo che la donna ha assunto nella nostra società, tra mille discriminazioni e difficoltà. Il digitale in Italia è ormai di colore rosa perché sono tantissime le donne che occupano ruoli di primo piano in questo settore e rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Guardiamo ad esempio alle cosiddette ‘mamme digitali’: un fenomeno straordinario, testato tra l’altro dai numerosi studi eseguiti sull’argomento, che dimostra come le mamme italiane siano le più digitalizzate al mondo”.

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Brexit e gli italiani nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

gran bretagna“Verrà avviato presso il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, con richiesta di congiunzione con la Commissione Politiche dell’Unione Europea, l’esame dell’affare assegnato sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito al fine di analizzare le criticità che al momento condizionano i nostri connazionali ed individuare dei meccanismi di supporto informativo ed amministrativo, tramite il Maeci, ai nostri connazionali al momento privi di un riferimento chiaro circa le dinamiche di tutela dei propri diritti acquisiti sul territorio”. Lo dichiarano i senatori Claudio Micheloni e Aldo e Di Biagio, che sarà relatore per il Comitato. “Tra gli obiettivi vi è quello di sottoporre al Governo un dossier, arricchito da analisi delle singole fattispecie e dalle testimonianze raccolte attraverso audizioni e sul territorio attraverso incontri con le comunità e con i comitati di rappresentanza, al fine di definire un impegno dell’Italia a tutela dei connazionali nelle sedi di negoziato tra Bruxelles e Londra”. I senatori concludono: “L’istruttoria del comitato fa seguito all’interrogazione n. 4-07107 da noi presentata e sottoscritta da 25 senatori di ogni schieramento, a conferma dell’interesse condiviso e assolutamente trasversale dell’esigenza di tutela di oltre 600mila connazionali”.

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ROCK! Mostra internazionale sulla Musica e i suoi linguaggi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

NafrythmNapoli VENERDÌ 10 MARZO 2017 [ore 17.00], in collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America per il Sud Italia, presenterà – per il secondo anno consecutivo – ‘MUSIC OF INTEGRATION’, un pomeriggio/evento per celebrare l’integrazione tra culture attraverso il linguaggio universale della musica.
L’Atrio del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli farà da cornice a questo pomeriggio che vedrà la musica grande protagonista.
All’appuntamento – coordinato dai giornalisti Michelangelo Iossa e Carmine Aymone – prenderanno parte i rappresentanti del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America per il Sud Italia e il M° Vittorio Nicoletti Altimari.
Protagonista principale del pomeriggio sarà l’ensemble multietnico NAFrythm, che presenterà dal vivo – in anteprima assoluta – il suo primo progetto discografico, l’album “Ocean”. NAFrythm è un ensemble afro-napoletano che ha messo in musica l’incontro tra diverse culture. Tutto ha avuto inizio nel 2013, quando la Rete co’ Mar, un collettivo di musicisti napoletani, ha dato vita ad un laboratorio musicale gratuito per immigrati provenienti da differenti sponde del Mediterraneo. Da quel momento, ha preso forma un autentico gruppo di lavoro con un repertorio di brani inediti incentrati sul tema della solidarietà internazionale. Tra gli animatori di questo progetto merita un posto d’onore il bassista Vittorio Nicoletti Altimari, già nelle fila della storica band 666, protagonista della stagione della Vesuwave partenopea.
Inyang e Vittorio NicolettiAccanto al cantautore nigeriano Nyong Inyang e al bassista/chitarrista Vittorio Nicoletti Altimari, il collettivo è costituito da alcuni dei migliori musicisti della scena-live mediterranea: Christian Imalaweian (chitarra), Carlo Nicoletti Altimari (voce e chitarre), Carmine Brachi (batteria), Silvia Romano (tastiere), Gigi Brunetti (chitarra), Antonello Petrella (sassofono), Ousmane Sanou (percussioni) vede la featuring del coro polifonico Euphoria Gospel Choir.La mostra internazionale ROCK!, sin dalla sua prima edizione, è al fianco del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America per il Sud Italia e della programmazione culturale della Missione Diplomatica statunitense in Italia.Il pomeriggio/evento sarà una delle tappe-simbolo di “ASPETTANDO…ROCK!7”, il calendario di appuntamenti di avvicinamento alla settima edizione della mostra ROCK!, che nelle sue prime sei edizioni è stata visitata da oltre 76.000 persone e che si terrà dal 2 al 30 settembre 2017 negli spazi del PAN – Palazzo delle Arti Napoli, come di consueto. (foto: Nafrythm, Inyang e Vittorio Nicoletti)

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Campidoglio: Giunta approva istituzione Forum Innovazione di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

campidoglioRoma Promuovere il confronto tra l’Amministrazione Capitolina e la cittadinanza sui temi strategici della trasformazione digitale. Con questo obiettivo la Giunta ha approvato l’istituzione del Forum Innovazione, uno spazio permanente che intende favorire la partecipazione di cittadini e associazioni ai processi decisionali sulle politiche di innovazione.Il Forum si articolerà in quattro laboratori tematici – open government, competenze digitali, agenda digitale e smart city – a supporto dell’Amministrazione nell’elaborazione di proposte e nel monitoraggio sullo stato di avanzamento delle iniziative in materia di innovazione.L’iniziativa sarà coordinata dall’Assessorato Roma Semplice con il coinvolgimento di Consiglieri Capitolini e dei Municipi.”L’istituzione del Forum Innovazione rispetta gli impegni assunti nelle Linee Programmatiche ed è coerente con la nostra idea di costruzione partecipata del futuro di Roma – dichiara l’assessora a Roma Semplice Flavia Marzano – Attraverso il Forum intendiamo accrescere le opportunità di partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche dell’innovazione”.

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Cuba: turismo da primato

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

cubaUndici milioni di abitanti, oltre quattro milioni di turisti nel 2016, con una crescita del 13 per cento rispetto all’anno precedente. Raddoppiate, in particolare, le presenze americane. Benvenuti a Cuba, isola dal fascino inesauribile dove il turismo costituisce, grazie ad un gettito di 2,65 miliardi di euro, la voce più importante dell’economia nazionale. Insieme alle rimesse degli emigranti, pari ad oltre tre miliardi di euro e alla celebre industria dei sigari, che fattura però “solo” 422 milioni di euro. Non a caso molti professionisti locali, dagli avvocati ai medici, preferiscono “convertirsi” al turismo e fare i camerieri o i tassisti.
Le recenti, per quanto timide, aperture politiche, sociali ed economiche del regime dell’Avana, suggellate dalle visite del Papa e di Obama, stanno calamitando delegazioni di imprenditori da tutto il mondo, soprattutto da Usa, Francia e Italia. Il governo guidato da Raúl Castro, che a quasi 86 anni ha annunciato le dimissioni per il prossimo anno, sta promuovendo le partnership con i privati per sfruttare le ulteriori potenzialità che la macchina turistica è in grado di assicurare. C’è consapevolezza che lo scarso afflusso di capitali stranieri sia uno dei principali problemi dell’economia cubana, caratterizzata da una forte importazione di beni e servizi.
Il viceministro del turismo Mayra Alvarez ha annunciato precisi impegni per migliorare e ampliare la ricettività, oggi ferma alle 70mila camere garantite dalle strutture alberghiere, integrate dalle circa 16mila delle casas particulares, le abitazioni private dove si permette ai turisti di pernottare a prezzi convenienti.
“Un piano governativo fissa l’esigenza di 53mila camere alberghiere da realizzare nei prossimi anni e un altro piano prevede 10mila ‘case di protocollo’ all’anno per dieci anni, cioè ville di 7-8 stanze per uso turistico – spiega Angelo Sollazzo, l’ex parlamentare socialista che con la sua Confederazione italiani nel mondo promuove tre missioni all’anno di imprenditori italiani a Cuba. “Da qualche anno si partecipa a gare pubbliche dal momento che hanno fatto il loro ingresso gli organismi internazionali, come la Bei – continua Sollazzo. “Gli imprenditori edili possono contare su manodopera locale qualificata, mentre in genere vengono dall’estero le maestranze, cioè geometri, capi cantiere e capi impiantistica. Ferro e cemento locali sono di qualità eccelsa, i manufatti vanno invece importati”.
cubaIl turismo è un comparto strategico per l’economia cubana, anche perché oggi fa da contraltare ad almeno tre fattori negativi: il primo è il crescente invecchiamento medio della popolazione, con un abitante su cinque che ha più di 60 anni (oltre due milioni di cubani) e un tasso di natalità crollato a 1,72 figli in media per donna, causa anche la fuga all’estero da parte di molti giovani; il secondo è la crisi dell’agricoltura, poco redditizia; il terzo è rappresentato dal collasso economico del Venezuela, principale partner commerciale con forniture di prezioso petrolio, circa 55mila barili al giorno, oggi in fase calante. Altre incertezze sono legate alla politica di Trump.
L’isola, paradiso dei Carabi, ha però numerose carte da giocare come meta agognata di turisti ormai da tutto il mondo. Oltre alle celebri spiagge, ai cohiba, i celebri sigari, c’è un immenso patrimonio naturale e culturale forte di ben undici siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, da L’Avana Vecchia con le sue fortificazioni a Trinidad, la città-museo dei Carabi e alla Valle de los Ingenions, dal castello di San Pedro de la Roca a Santiago alla Vinales Valley, dai Parchi nazionali di Granma e di Alejandro de Humboldt ai centri storici di Cienfuegos e Camaguey, dalle piantagioni di caffè nel sud-est alla tumba francesa, tipica danza locale.
Strettamente collegato alla ricettività c’è il settore agroalimentare. Cuba, con un’offerta di tipicità alimentari particolarmente esigua, guarda principalmente all’Italia. Tra le realtà che hanno aperto un ampio mercato a Cuba c’è il Consorzio del Chianti, che dal 2012 investe in promozione e da tre anni ha una partnership con i sigari Habanos. Cuba importa 500mila bottiglie di vino al mese, di cui oltre 50mila italiano (10mila di Chianti).
“Pasta, olio, vino, pomodoro e formaggi sono i generi più richiesti a noi italiani – conferma Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, l’Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori che associa 80mila imprenditori agricoli in Italia, alla sua seconda missione a Cuba. “Qui il modus operandi è l’impresa mista tra imprenditoria locale e straniera, con la possibilità, per noi, non solo di esportare i prodotti rientranti nell’accordo, ma anche di gestire il progetto, il piano industriale e la gestione operativa. La tassazione massima è al 25 per cento e, grazie ad un accordo del 1990, non c’è doppia tassazione tra Italia e Cuba – conclude Mamone.
L’isola, tra l’altro, ha un invidiabile primato mondiale: ha il più alto tasso di alfabetizzazione, pari al 99,8 per cento della popolazione.

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Gender equality boosts economic growth

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

europeIf the EU stepped up its efforts to improve gender equality, more jobs would be created, GDP per capita would increase and society would be able to adjust better to the challenges related to the ageing population. These are the main results of a new study by the European Institute for Gender Equality (EIGE), launched on the occasion of international women’s day on 8 March 2017.
“Equality between women and men is one of the EU’s fundamental values. It is about fairness. Now numbers talk: equality is a driver for economic growth. Gender equality will bring more growth to Europe”, said Vera Jourová, Commissioner for Justice, Consumers and Gender Equality.
“Our study proves that gender equality is good for the economy and it cannot be disregarded if the EU wants to achieve sustainable and inclusive growth. For far too long, gender inequalities have been limiting women’s economic opportunities and we now have proof that gender equality is crucial for the entire economy”, said Virginija Langbakk, EIGE’s director.
The evidence confirms that improvements to gender equality would generate up to 10.5 million additional jobs by 2050 and the EU employment rate would reach almost 80%. EU Gross Domestic Product (GDP) per capita would also be positively affected and could increase up to nearly 10% by 2050.
The level of economic benefits varies considerably across Member States, with some individual countries seeing around a 4% GDP increase and others exceeding 10%. Countries with more room to improve their current level of gender equality have much to gain.
Improved gender equality measures could also help address demographic challenges for the EU, such as the ageing population. Previous research suggests that gender equality is linked to higher fertility rates, which would lead to a larger population and an increase in long-term labour supply. This is important in light of current EU demographic projections, which predict a rise in the number of older people out of the labour force.
The study on the ‘economic benefits of gender equality’ looked at what the economic impacts would be if gender inequalities were reduced in STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) education, labour market activity and pay. It also considered the demographic changes when these gender gaps are reduced.
No previous study has attempted econometric modelling of such a broad range of macroeconomic benefits of gender equality in the EU.

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Investire nelle cosiddette terre rare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

MILAN, Italy/PRNewswire/ Grazie alle terre rare, possiamo dire che la vita degli esseri umani sia cambiata drasticamente. I metalli strategici consentono l’integrazione negli smartphone di touch screen, diffusori acustici di dimensioni minime e microfoni potenti, display con colori intensi, motori elettrici di dimensioni ridotte, ma più efficienti, per le automobili, nonché la realizzazione di pannelli solari e pale eoliche in grado di fornire maggiori prestazioni.L’utilizzo di metalli strategici, come il neodimio, il disprosio o il terbio, permette di migliorare le prestazioni e la potenza, nonché di ridurre le dimensioni dei prodotti e conferire alle leghe una resistenza estrema.
Di conseguenza, nell’ambito dell’industria Hi-Tech questi metalli strategici sono diventati insostituibili e, dato che scarseggiano a causa di svariati motivi, tra cui i problemi di natura geopolitica e di estrazione sostenibile, sono al centro dell’attenzione degli investitori.A oggi, la Cina ha prodotto il 95% delle terre rare, ma ha iniziato a tagliare il flusso delle esportazioni di questi metalli. Per questo motivo, l’intero ammontare delle scorte di materiali disponibili al di fuori della Cina attira l’attenzione degli industriali.
A questo punto ci poniamo la seguente domanda: come possiamo accedere a questi metalli? Una delle principali società di investimento specializzate nelle terre rare è la MTL Index; questa multinazionale offre ai suoi clienti la possibilità di investire in queste scorte di metalli critici, il cui ammontare è tra i più consistenti in Europa.
MTL Index assiste i suoi clienti nel corso della procedura di acquisto dei metalli strategici più critici, al fine di creare un portafoglio in grado di generare un elevato rendimento in caso di una sua liquidazione a medio termine (3 anni).Il consiglio degli specialisti è che sia arrivato il momento di investire in questi metalli, in quanto si tratta di beni materiali stoccati nella prospettiva di una messa in vendita, il cui prezzo non dipende né dalle valute né dalle banche.Uno di questi metalli è già stato oggetto nel 2011 di un aumento del prezzo pari a oltre il 400%. La situazione del mercato interno cinese, il maggiore consumatore di terre rare, a causa delle emergenze nell’ambito dell’ambiente, della lotta al mercato nero e dell’aumento dei costi di estrazione, non promette nulla di buono per quanto riguarda la fornitura di terre rare al mondo occidentale. Pertanto si prevede che l’industria avrà bisogno di quantità di materiale superiore a quelle prodotte. Considerando che attualmente non sono stati scoperti materiali alternativi, riteniamo che nel corso dei prossimi anni i prezzi aumenteranno significativamente.

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Esce “Random Activities of a Heart”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

randonVenerdì 10 marzo esce in digital download su iTunes“Random Activities of a Heart” (etichetta Wormfood Records), l’album d’esordio della band londinese Retrospective for Love (fondata nel 2013 da Davide Shorty). Un album, a cui hanno collaborato Laïoung (talento nascente della scena trap italiana), Phat Kat (noto rapper di Detroit), Alba Plano, Otty, DUSTY, Nebbïa, Big Joe e Yazmyn Hendrix, che unisce melodie contagiose, armonie e groove influenzati da hip hop, soul e jazz, ed elettronica: “Siamo una richiesta d’aiuto arrivata attraverso il suono di un vinile, il bisogno d’amore e condivisione nell’accezione più pura. – racconta Davide Shorty. – La nostra musica ci rende un’unità, fa vibrare il corpo e ci dà modo di rilassare il viso stropicciato dalla quotidianità. Dovreste provarla, ne abbiamo in abbondanza per tutti. La consigliamo particolarmente a quei cuori che saltellano poco prima di rompersi, in modo da rendere i saltelli una danza riparatoria.” (foto: Randon)

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Taglio ai fondi sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

ministero-finanzeSiamo in molti ad esserci posti questa domanda dopo che è stato reso noto quello che si vociferava con insistenza nei giorni scorsi: il Ministero dell’Economia ha siglato lo scorso 23 febbraio in Conferenza Stato-Regioni l’accordo per il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, ed in particolare, tra il resto, la riduzione dagli attuali 311 milioni di euro a 99 mil. di euro del fondo nazionale per le politiche sociali. A ciò si aggiunga che anche il fondo per le non autosufficienze verrà ridotto di 50 milioni di euro.Stiamo parlando, come è noto, di risorse che servono a coprire servizi essenziali nel campo delle povertà e delle fragilità: dai servizi per anziani a quelli per minori, dagli asili nido ai servizi per le persone con disabilità, dall’assistenza domiciliare ai centri antiviolenza. Una vera e propria ecatombe sociale che rischia di abbattersi, senza possibilità di scampo, su milioni di cittadini italiani appartenenti alle cosiddette fasce deboli della società.E la cosa che maggiormente impressiona è che un simile taglio non è originato da una decisione assurda di un Governo nazionale, contro la quale sarebbe lecito attendersi una alzata di scudi indignata da parte delle regioni. Al contrario: è frutto di un accordo, un patto scellerato, tra stato e regioni che considerano, evidentemente, i diritti dei propri figli più deboli serenamente sacrificabili sull’altare del dio denaro.
Non può esservi infatti altra spiegazione se consideriamo che alcune regioni, in particolare al meridione, sul trasferimento del fondo nazionale politiche sociali di fatto costruiscono la gran parte delle loro azioni territoriali. Peraltro ricordiamo tutti molto bene come nel 2010, si parlava allora della grande crisi, il FNPS era stato ridotto come oggi a circa 90 mil. Ci sono voluti oltre 5 anni per farlo tornare su cifre comunque insufficienti, ma quanto meno presentabili.
E da un momento all’altro, senza peraltro alcuna avvisaglia, ecco ora questa scelta a dir poco irresponsabile da parte del Governo e delle stesse regioni.
Del resto è sufficiente una rapida lettura del testo per comprendere come ancora oggi sia assolutamente inesistente l’attenzione della politica per le fasce marginali della popolazione. La tabella 3 dell’accordo, titolata riduzione risorse 2017, toglie oltre 211 milioni al FNPS e 50 milioni al FNA, quasi la metà di tutti i tagli realizzati ai trasferimenti (circa 700 mil.) tra i quali, ad esempio, quelli per il miglioramento genetico del bestiame, o il fondo inquilini morosi. La questione sta proprio in questi termini.Ad oggi purtroppo i servizi per le persone in difficoltà non sono considerati essenziali, e come tali possono essere tranquillamente tagliati in caso di necessità. Né più e né meno del fondo per il miglioramento genetico del bestiame!
Ed è altrettanto chiaro come in Italia le politiche sociali, per quanto investano diritti costituzionalmente garantiti, continuano ad essere sottomesse alle leggi di bilancio: non si cercano le risorse per rispondere ai bisogni dei cittadini, ma si piegano gli stessi bisogni alle ineluttabili leggi dell’economia. Fatto reso ancora più evidente se, come sembra, il Ministro per le politiche sociali non è stato neanche interpellato sulla questione. E’ così che succede quando si è figli di un dio minore.
Eppure risale a non più di tre mesi fa, il 19 dicembre 2016, una sentenza storica della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su un caso di trasporto negato ad uno studente con disabilità per carenza di risorse (guarda caso proprio uno dei servizi gestiti con i fondi sottoposti al taglio). In tale occasione la Suprema Corte ha ribadito con chiarezza come non possa essere condivisa la tesi secondo cui ogni diritto, anche quelli incomprimibili perché costituzionalmente garantiti, debbano essere sempre e comunque assoggettati ad un vaglio di sostenibilità nel quadro complessivo delle risorse disponibili. Se ciò può essere consentito, continua la Corte, in relazione a spese correnti di natura facoltativa, diverso è il caso di servizi che influiscono direttamente sui diritti costituzionali dei cittadini.
Il patto scellerato tra Stato e regioni pone seriamente in discussione questi diritti per le fasce deboli, in particolare in alcune aree del Paese maggiormente in difficoltà, e rischia seriamente di compromettere il sistema di welfare che faticosamente si sta tentando di mettere in piedi sui territori.

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L’appello di Codici al Capo dello Stato: “Non firmi la legge “salvamedici”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

mattarella1L’Associazione Codici lancia un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè non firmi la legge #salvamedici.I casi di malasanità che vengono segnalati all’Associazione Codici sono sempre più numerosi, così come le vittime coinvolte e mentre i colpevoli continuano ad operare impuniti, la giustizia appare sempre più irraggiungibile. Con l’approvazione della Legge sulla Responsabilità Professionale, legge pensata e confezionata dal “Partito dei medici” contro i cittadini malati, sarà il paziente a dover dimostrare l’errore medico, in quanto risulta invertito l’onere della prova. Dunque, non solo il paziente non sarà minimamente tutelato in caso di errore medico, ma ci saranno gravi ripercussioni anche sul bilancio pubblico. E’ evidente che, con l’approvazione di questa legge, nessun avvocato farà causa al singolo medico, che risponde solo di responsabilità extracontrattuale, ma agirà nei confronti della struttura sanitaria, che, invece, risponde per responsabilità di natura contrattuale.Ciò significa che, essendo tutte le cause di responsabilità rivolte alla struttura sanitaria, questa voce si andrà a caricare ulteriormente sulle tasse dei cittadini in quanto questi procedimenti incideranno sul funzionamento degli ospedali e delle strutture sanitarie che gravano già sulle tasche dei cittadini.Codici chiede che il Capo dello Stato non firmi questa legge affinchè i cittadini vittima di errori medici e malasanità possano ottenere giustizia e opportuni risarcimenti. Altrimenti chi tutelerà il cittadino, chi difenderà i pazienti? Aderite alla petizione lanciata da Codici contro la legge #salvamedici. Possiamo ancora fermarli http://www.codici.org/home/petizioni/vota-contro-il-ddl-salvamedici.html.

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Precariato, piano pluriennale assunzioni: Governo al bivio

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneAnief: scelga da che parte stare, confermato lo sciopero del 17 marzo. Dopo l’ordine del giorno Puglisi, nelle ultime ore sta prendendo piede, con la delega sulla formazione iniziale e sul nuovo reclutamento, la necessità di avviare un piano pluriennale di assunzioni: l’intenzione è quella di completare il pacchetto assunzioni aperto nel 2015 con il tentativo di svuotare le graduatorie a esaurimento stabilizzando anche i precari abilitati della II fascia delle graduatorie d’istituto e di III fascia che hanno raggiunto 36 mesi di supplenze. L’Esecutivo starebbe aprendo anche su altri punti importanti: monitorare la consistenza delle GaE e delle GM, in modo da calcolare il fabbisogno di posti e armonizzare la fase transitoria con reclutamento; garantire l’assunzione dei docenti di sostegno; consentire ai neolaureati adeguate possibilità d’accesso ai ruoli della scuola.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sono punti imprescindibili, rivendicati dall’Anief in tempi non sospetti: prendiamo atto che ora, finalmente, il Governo, ma anche il Ministro Fedeli, li faccia propri. Ma sui percorsi da attuare non ci siamo, perché occorre dare seguito ai buoni intenti con un decreto legge specifico. Vanno poi trasformati in posti vacanti gli oltre 80mila dati oggi in supplenza annuale; riuscire a far incontrare domanda e offerta, tornando ad aggiornare da subito e annualmente le GaE; insistere sul doppio canale di reclutamento, allargandolo alla seconda fascia d’istituto e scorrere sulla terza, i cui candidati, con oltre 36 mesi di servizio, vanno assorbiti nei ruoli corso annuale abilitante; permettere ai neolaureati ricorrenti di partecipare alle prove suppletive del concorso a cattedra‎ 2016. Il Governo decida se seguirci o andare avanti con la Buona Scuola. Lo ricorderemo tra meno di dieci giorni, quando sciopereremo e torneremo in piazza.

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Clinical trial rules should protect patients and results not operational details

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Sophia Antipolis. Rules governing the conduct of clinical trials are failing to produce the intended benefits for patients and should be rewritten through a transparent process that involves academic clinical trialists and patient advocates as well as regulators and industry representatives, according to recommendations published today in European Heart Journal. The call comes from the Cardiovascular Round Table (CRT), an independent forum of the European Society of Cardiology (ESC), which convened regulators, drug companies, academic clinical trialists and patients to discuss the International Council for Harmonisation (ICH) Good Clinical Practice (GCP) guidelines. “Well conducted randomised clinical trials are the bedrock of safe and effective, evidence-based treatment of cardiovascular disease. However, the cost and complexity of clinical trials has risen out of all proportion,” said lead author Professor Martin Landray, Professor of Medicine and Epidemiology, Clinical Trial Service Unit, University of Oxford, UK. “It means that many potential new treatments are abandoned before their efficacy has been thoroughly assessed. Furthermore, some ineffective or harmful treatments may continue to be used widely because of a lack of robust clinical trial data.” The paper argues that GCP requirements for randomised clinical trials should be based on the overarching principle of minimising issues that may materially impact the well-being of trial participants or the reliability of the results.Professor Landray said: “The emphasis on reliable results is not just for academic reasons. It’s the results that impact on the care of future patients. If a treatment really works but your trial fails to prove it then you’ve missed an opportunity. If a treatment is not safe and you miss that because your trial is too small or is badly conducted then that’s also bad for patients.” “The rules should be based on the principles, not on the operational details which will, and should change over time,” said Professor Barbara Casadei, ESC President-Elect and co-chair of the CRT. “We have no idea what technology and healthcare systems will look like in ten years. What we do know is that protecting patients and obtaining reliable results will remain a priority.” “Even today, innovative approaches to trial design, such as randomisation within the context of a large cardiovascular registry, are often thwarted by concerns about how to adhere to current GCP requirements that were written before the advent of smartphones or the widespread use of electronic healthcare records,” said Professor Landray.The current rules are determined by the ICH (www.ich.org) which includes a select group of regulators, for instance, the US Food and Drug Administration (FDA) and the European Medicines Agency (EMA), and pharmaceutical companies. It does not involve patients, scientific organisations, or academic clinical trialists. The CRT asserts that these groups have a major role to play in improving clinical trial guidelines. Indeed, previous experience, particularly in the US but also in Europe, has demonstrated the importance of effective engagement of all those involved in clinical trials, including academic and patient communities. The CRT meeting was the catalyst for MoreTrials, a public campaign “for more, better, randomised trials”, of which the ESC is an active supporter. These efforts have had some success, including signs of positive engagement from the ICH. For example, ICH has already made some helpful changes to GCP. In June 2016, Professor Landray and colleagues were invited to present the CRT’s concerns to the ICH meeting and as a result, in January 2017, the ICH launched a consultation on a proposal for more widespread revisions to its key guidelines.Professor Landray said: “We are delighted that the ICH is starting to listen but there is still a way to go. The ICH has proposed only limited academic engagement in the development of new GCP guidelines (largely confining our input to studies that are observational or based on existing databases).”Professor Casadei concluded: “The ESC will continue to campaign for much greater engagement between regulators, pharmaceutical companies, patients, scientific organisations and academic organisations in the development and application of clinical trials regulations. Such work is critical to advances in care and improvements in outcomes for patients with cardiovascular disease”

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Peripartum cardiomyopathy occurs globally and is not a disease of the poor

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

cardiologiaSophia Antipolis. Peripartum cardiomyopathy (PPCM) occurs globally and is not a disease of the poor, according to research published today in the European Journal of Heart Failure. Cases were reported from many countries for the first time.“People have always thought PPCM was much more common and severe in Africans and that it was a disease of poverty but our study clearly shows that it’s not,” said lead author Professor Karen Sliwa, director of the Hatter Institute for Cardiovascular Research in Africa, Cape Town, South Africa. The study was conducted by the Heart Failure Association (HFA) of the European Society of Cardiology (ESC) Study Group on PPCM under the EURObservational Research Programme (EORP).PPCM is a structural heart muscle disease that occurs in women either at the end of pregnancy or up to five months after giving birth. Patients were previously healthy and then present with shortness of breath and heart failure.In about one-third of women with PPCM the heart muscle spontaneously recovers, but about 10% die from the disease and over half have a weakened heart muscle for the rest of their lives. The baby is sometimes born smaller and earlier, and in rare cases it dies.Research has shown that women with PPCM produce an abnormal breastfeeding hormone that leads to programmed cell death (apoptosis) and damage to the heart muscle.There is very little known about PPCM and until recently it was assumed that it occurred predominantly in African women. This registry study was conducted to find out whether PPCM occurs in other continents. Specifically, the researchers set out to discover how the disease presents, is diagnosed, and treated in different countries.The paper published today reports the baseline results of 411 patients from 43 countries representing all continents. Data collected included demographic characteristics, co-morbidities, treatments, type of hospital, and specialisation of the treating physician.The researchers found cases of PPCM in all 43 countries studied. All women with PPCM presented at the same age, and with the same symptoms and heart size, despite different ethnic backgrounds and huge disparities in socioeconomic factors and access to healthcare.“Our data shows that PPCM is truly a global disease, and irrespective of where you live, what healthcare system you have, what nutrition you have, and what education you have, you can get this disease,” said Professor Sliwa.“The disease presented quite uniformly despite occurring globally in different ethnic groups and in very different healthcare systems,” she continued. “This tells us that PPCM is to some extent a biological disease and women might have a genetic predisposition, which is probably a cellular and cardiac signalling abnormality. This is not a disease with marked differences between ethnic groups.”“We were surprised to see that there is a large percentage of women from the UK, for instance, and from Germany, countries which had not reported many cases so far,” added Professor Sliwa.
One month after diagnosis, 80% of the women with PPCM still had heart failure. About 7% of the women had blood clots – either a stroke, clot to the lung, or clot to the legs. “Despite good access to healthcare and good medical therapy, PPCM remains a very serious disease because many women remain in heart failure or develop blood clots,” said Professor Sliwa.“PPCM occurs in all health systems and is probably underdiagnosed in many parts of the world,” she continued. “More awareness needs to be created for this disease so that women can be given timely and appropriate treatment.”The registry aims to recruit 1,000 women with PPCM and will see if there are any differences in six month outcomes between ethnic groups.

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Per una cardiologia innovativa, efficace e sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

firenzeFirenze. Si svolgerà il 20 e 21 aprile a Firenze, alla Stazione Leopolda, la seconda edizione di “Thinkheart with GISE”, appuntamento promosso dalla Società italiana di cardiologia interventistica (GISE). Si partirà dai dati raccolti nei centri di emodinamica italiani, per riflettere ad ampio spettro, grazie al confronto tra clinici e decisori, istituzioni e società civile, sul tema di un nuovo modello di governo della cardiologia interventistica nell’ambito del sistema sanitario nazionale, puntando su innovazione, efficacia e sostenibilità.“Il progetto ha preso vita dalla sempre maggiore consapevolezza di come l’efficacia dell’assistenza sanitaria non sia una sfida che possa essere affrontata esclusivamente sul piano clinico: è la governance dell’intero percorso, oggi, a determinare il successo di un modello di welfare sanitario innovativo e veramente efficace”, spiega Giuseppe Musumeci, Presidente GISE.Una consapevolezza necessariamente evidente nel caso delle malattie cardiovascolari che, pur a fronte di un importante calo della mortalità, continuano a crescere in Europa, come in Italia. Secondo i recenti dati del Rapporto European Heart Network 2017, tra il 1990 e il 2015 il numero di casi di malattia cardiovascolare nel continente è cresciuto in assoluto del 34 per cento tra gli uomini e del 29 per cento tra le donne. In Italia si è passati dai 2 milioni di casi tra gli uomini ai 2,6 milioni e dai 2,13 milioni ai 2,78 milioni tra le donne: un ecumenico +30 per cento. Rispetto all’aumento complessivo della popolazione italiana negli ultimi 25 anni, è comunque diminuita la prevalenza, rispettivamente passata dal 6 al 5 per cento per gli uomini e dal 4,66 al 3,9 per cento per le donne.Di pari passo sono in crescita i costi che, tra spesa sanitaria, mancata produttività, costi sociali e via dicendo, hanno superato i 200 miliardi di euro nei soli Paesi UE; in Italia nel 2015, secondo il Rapporto, le malattie cardiovascolari hanno assorbito 15,7 miliardi di euro di sola spesa sanitaria, pari al 15 per cento del totale.“Tutte ragioni, queste, per cui GISE sente forte la responsabilità di farsi promotrice di un approccio più sinergico, che coinvolga tutti gli attori del percorso assistenziale: aziende, decisori, amministratori, pazienti – continua Musumeci. Solo una visione globale, infatti, incentrata sul concetto di qualità di vita del paziente e dei suoi familiari, aspetto quest’ultimo spesso sottovalutato, può assicurare un controllo della spesa sanitaria che non pregiudichi validità delle cure ed eccellenza nella ricerca e nell’innovazione”.GISE da molti anni promuove una consistente raccolta di dati sull’attività dei centri di emodinamica in Italia, un patrimonio di conoscenze inestimabile, la cui corretta lettura ed approfondita analisi possono indicare i percorsi da seguire per determinare le strategie e le azioni possibili volte a concreti progetti di miglioramento. L’appuntamento del 20 e 21 aprile costituirà pertanto una nuova importante occasione di confronto, “un’ulteriore decisiva tappa verso la definizione di un modello di cardiologia interventistica nel nostro Paese che possa essere in costante positiva evoluzione e realmente sostenibile”, conclude il Presidente GISE.

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Il mercato dei diritti d’autore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

Musica“Ormai è aperto e quella della liberalizzazione è una strada senza ritorno”. Lo sostiene Soundreef, la società fondata da Davide D’Atri e autorizzata dalle autorità inglesi a operare sul mercato europeo dei diritti d’autore in ambito musicale. Lo scorso 3 marzo 2017, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Barnier con la quale la Comunità Europea ha inteso garantire a ogni autore europeo la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti d’autore.Soundreef – si legge in una lettera aperta di commento al provvedimento governativo – non condivide la scelta del Governo italiano che, a nostro avviso, ignorando i principi cardine della Direttiva europea, perde una grande occasione di far rotta verso il futuro e sceglie di restare anacronisticamente aggrappati al passato, a un monopolio vecchio oltre 125 anni che sin qui ha garantito i diritti di pochi (i più ricchi e famosi) e imposto a tanti (soprattutto i più giovani) di subire regole del gioco scritte da altri, passivamente e in totale assenza di ogni alternativa.
“Ottomila autori italiani, il 10% degli iscritti a SIAE, – recita la lettera di Soundreef – hanno scelto Soundreef mentre migliaia di altri li seguiranno a breve. Il decreto di recepimento, d’altra parte, riconosce espressamente ai titolari dei diritti la libertà di scegliere a chi affidarsi per la gestione dei propri diritti. Senza dire che il decreto di recepimento della Direttiva non solo riconosce espressamente cittadinanza nell’Ordinamento italiano a entità di gestione indipendente dei diritti come Soundreef ma riconosce loro altresì il diritto diraccogliere i dati di utilizzo della musica direttamente dagli utilizzatori senza alcuna mediazione di S.I.A.E, consentendo così la nascita di una sana concorrenza nella rendicontazione dei compensi degli autori ed editori.Le nuove regole – secondo Soundreef – non convincono la Commissione europea che ha già rappresentato all’Italia i propri dubbi e perplessità, manifestando l’intenzione di aprire un’ennesima procedura di infrazione contro il nostro Paese se non si allineerà alle regole della Direttiva europea.Secondo la società fondata da Davide D’Atri: “E’ solo questione di tempo e poi, come già accaduto tante volte in passato, sempre a proposito di SIAE e di diritto d’autore [si vedano la vicenda del bollino SIAE e quella del compenso per copia privata] Bruxelles o, meglio, la Corte europea di Lussemburgo farà giustizia, indicando la strada maestra da seguire e ordinando al nostro Paese di tornare indietro. Nel tentativo di evitare tanta inutile confusione avevamo proposto a Parlamento e Governo di lasciare pure che SIAE incassasse i compensi dovuti ai nostri mandanti ma a condizione che quest’ultima ce li versasse entro trenta giorni. Non c’era e non c’è, infatti, nessuna ragione per la quale si possa garantire a SIAE il diritto di trattenere per mesi, o addirittura per anni, soldi che non le competono in attesa, un giorno, di ripartirli a favore dei titolari dei diritti. Inutile dire che la nostra proposta è stata lasciata cadere nel vuoto.Da giorni – prosegue la missiva – giornalisti, autori, editori, addetti ai lavori e gente comune che negli ultimi mesi ha condiviso con noi la battaglia per un mercato libero, aperto e trasparente ci chiedono cosa succederà ora. La priorità nostra e, ci auguriamo, di tutti quanti hanno a cuore musica, ingegno e creatività è evitare caos, confusione e incertezza. Vale la pena, quindi, partire dai pochi punti fermi, incontestabili e inequivocabili: i diritti d’autore affidati in gestione alla Soundreef ltd da titolari dei diritti che non hanno mai dato o hanno revocato il mandato alla SIAE non possono essere usati senza una licenza firmata da Soundreef o direttamente dai titolari dei diritti.La lettera aperta si chiude quindi con un annuncio: “dateci qualche settimana e torneremo a sorprendere. Una nuova rivoluzione, più grande e più dirompente di quella che abbiamo promosso sin qui perché le leggi dovrebbero servire a governare il futuro e non a tentare di imbrigliarlo. Qualcuno ha titolato che la storia è finita venerdì. Noi diciamo che la storia è appena iniziata”.

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