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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

La visita diabetologica è un vero ‘salvavita’

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

ospedale bergamoRiccione. Un lavoro effettuato in collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, la Regione Lombardia e la Diabetologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, appena pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease, suggerisce che la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Le persone assistite dal diabetologo presentano infatti una mortalità ridotta del 29 per cento rispetto ai diabetici non seguiti presso i centri diabetologici. La ricerca si è focalizzata sulle complicanze cardiovascolari in rapporto alle prescrizioni dei farmaci nelle persone con e senza diabete nell’anno 2002 e nell’anno 2012, rilevando una riduzione delle malattie cardiovascolari e della mortalità nell’arco di questo decennio, in concomitanza con un aumento delle prescrizioni di farmaci che agiscono sui fattori di rischio cardiovascolare (anti-ipertensivi, ipolipidemizzanti, anti-aggreganti piastrinici) e con l’introduzione di nuovi farmaci antidiabete.
“Nel lavoro – afferma il professor Enzo Bonora, presidente della Fondazione ‘Diabete Ricerca’ – emerge inoltre chiaro e forte un messaggio che dovrebbe essere portato all’attenzione di chi ha la malattia, di chi assiste le persone con diabete e di chi alloca le risorse per l’assistenza diabetologica: la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Nello studio, che ha coinvolto quasi 2 milioni di cittadini di età fra 45 e 84 anni negli anni 2002 e 2012, di cui circa 150 mila con diabete, assistiti da 7 ASL lombarde (Brescia, Lecco, Mantova, Milano, Varese, Sondrio, Valcamonica), il rischio di morire per qualsiasi causa era ridotto del 29 per cento in presenza di assistenza diabetologica. Una percentuale di riduzione che assomiglia a quella osservata grazie all’impiego di alcuni dei farmaci che oggi consideriamo ‘salvavita’ come statine, ACE inibitori o sartani”.
Nel 2012 i casi di morte per tutte le cause fra le 183.286 persone con diabete sono stati 6.075, con tassi più che tripli rispetto ai non diabetici (3.3 per cento rispetto a 0.9 per cento). Fra i diabetici assistiti nelle strutture diabetologiche, cheerano 80.692 (pari al 44 per cento del totale), a fronte di circa 2.650 morti attesi se il tasso fosse stato identico in chi frequentava e in chi non frequentava le strutture specialistiche, si sono osservati circa 500 morti in meno, dopo aver tenuto conto delle differenze di sesso ed età. “Estrapolando il dato all’intera Italia, dove è attiva da molti anni una fitta rete di strutture specialistiche – prosegue Bonora – si potrebbero evitare circa 10 mila morti l’anno tra i circa 1,8 milioni di assistiti nelle strutture diabetologiche italiane. Un numero di cui non si può non tenere conto nel momento delle scelte alternative: vado o non vado al centro di diabetologia?; mando o non mando il mio paziente dal diabetologo?; mantengo e magari potenzio le strutture diabetologiche italiane o le rimpiazzo con altri tipi di assistenza”. “Il Piano Nazionale della Malattia Diabetica del Ministro della Salute – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – ha consolidato il modello italiano di cura della malattia che consta, oltre che dei medici di famiglia, di una rete capillare di centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale, basati su competenze multi-professionali (diabetologo, infermiere, dietista, talora psicologo e/o podologo, e secondo necessità cardiologo, nefrologo, neurologo, oculista) e che forniscono con regolarità consulenze per circa il 50 per cento delle persone con diabete, prevalentemente, ma non esclusivamente, quelle con malattia più complessa e/o complicata. Per effetto di questa rete l’Italia è il Paese occidentale con il più basso livello medio di HbA1c e i più bassi tassi di complicanze croniche e di eccesso di mortalità nelle persone con diabete. (foto: ospedale bergamo, laboratorio)

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