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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

5 aprile 2017: Sciopero Alitalia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

alitaliaUSB ha proclamato per il 5 aprile lo sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori Alitalia. Tecnici, impiegati, operai, piloti e assistenti di volo si asterranno dal lavoro per dire NO AL PIANO INDUSTRIALE presentato ieri, identico nelle sue linee a quelli devastanti degli ultimi decenni. Come risposta immediata Usb invita intanto i lavoratori ad aderire allo sciopero Alitalia già proclamato per lunedì 20 marzo.
Il piano industriale dell’amministratore delegato Cramer Ball prevede la messa a terra di 20 aerei e l’abbandono di molte attività, la riduzione del personale e il taglio del costo del lavoro, senza interventi sul settore dei voli intercontinentali, l’unico a produrre reddito. Tutti i vertici aziendali che si sono succeduti, pubblici o privati, fuggiti o defenestrati, premiati o condannati, hanno sempre ripetuto gli stessi errori:
Riduzione sconsiderata dei costi, con abbandono di asset e settori importanti e strategici
Abbandono di linee e direttrici produttive
Messa a terra di aerei
Taglio di personale e di professionalità acquisite in decenni
Accordi commerciali capestro come quello con Air France dal quale è costoso uscire ancora oggi
Leasing degli aerei a condizioni che rasentano l’usura
Queste misure hanno condannato Alitalia a perdere la supremazia sul mercato italiano e a un ruolo internazionale più che secondario. Il nuovo piano industriale insiste nel voler ridurre la compagnia a una low cost che faccia concorrenza a quelle vere come Ryanair. Impossibile con impianti, struttura e storia come quelli di Alitalia: equivarrebbe a ripercorrere la strada del 2008, con il commissariamento, il fallimento e una bad company nella quale scaricare personale da licenziare e debiti.
Malafede che nasconde altri obiettivi? Estrema incapacità manageriale? In entrambi i casi questo piano produrrebbe la svendita a pezzi di Alitalia, decretando la fine della storia e dell’industria del trasporto aereo in Italia. Non si spiega altrimenti la condizione posta dalle banche di subordinare il piano all’accordo con il sindacato. È altrettanto evidente che i soldi che dovrebbero entrare non serviranno a rilanciare l’azienda ma soltanto a ripianare debiti e anticipazioni degli attuali azionisti (banche e Etihad).
Ci vogliono invece investimenti massicci sull’attività intercontinentale, come fatto all’estero con il sostegno dei governi interessati. Come sindacato lo diciamo da 20 anni, inascoltati, mentre compagnie come Air France, British o Lufthansa raddoppiavano le flotte aeree di lungo raggio, chiedevano e ottenevano il sostegno dei rispettivi governi contro lo strapotere delle low cost, con regole uguali per tutti.
Al contrario in Italia le low cost, prima fra tutte Ryanair, hanno ottenuto facilitazioni e finanziamenti da società aeroportuali ed enti locali, mentre la mancanza patologica di regole le ha fatte crescere a dismisura mettendo in crisi Alitalia e Meridiana. Servono quindi interventi economici, politici ed istituzionali che non possono essere prerogativa di privati. Serve l’intervento diretto dello Stato nella ridefinizione delle regole del settore con condizioni uguali per tutti i vettori e un intervento economico diretto sino alla vera e propria nazionalizzazione di Alitalia che permetta investimenti importanti e produca anche occupazione buona e ritorni produttivi per lo Stato.

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