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Edilizia scolastica: altissimo il numero di istituti non a norma

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

scuola-montagna-pianoTorino 22 marzo 2017 dalle ore 8.30 alle 18.00, presso lo STARHOTELS MAJESTIC, in Corso Vittorio Emanuele II, 54 convegno “Le tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni”.Nel corso del convegno, si parlerà, tra l’altro, dei crescenti carichi di lavoro, delle responsabilità enormi, degli spostamenti continui per raggiungere plessi e sedi scolastiche, aggravati dalla riforma Renzi-Giannini, sempre in cambio di buste paga irrisorie. A Torino, saranno presenti, tra gli altri, lo stesso ingegner Natale Saccone, esperto di sicurezza; Max Bruschi, ispettore Miur e docente accademico di diritto e legislazione scolastica, che si soffermerà sulla valutazione dei dirigenti scolastici; l’esperto in relazioni sindacali, Pietro Perziani; il segretario organizzativo Confedir Marcello Pacifico, gli avvocati della rete legale, dirigenti in servizio delle rispettive regioni. La partecipazione è gratuita e riconosciuta dal Miur ai fini della formazione e dell’aggiornamento dei dirigenti scolastici.
Il Governo Renzi avrebbe stanziato tre miliardi e mezzo per l’edilizia scolastica, ma la maggior parte dei 42.292 edifici scolastici italiani rimangono vetusti e non a norma. Lo ha detto l’ingegner Natale Saccone, nel corso degli incontri organizzati in questi giorni dall’Udir, il neonato sindacato dei dirigenti scolastici: l’esperto di sicurezza scolastica ha messo a nudo le troppe criticità che caratterizzano le nostre scuole sul fronte della valutazione dei rischi e della mancanza di misure da adottare per un’adeguata prevenzione e protezione, anche antincendio.Numeri aggiornati alla mano, Saccone ha spiegato che è sul fronte della certificazione degli edifici scolastici funzionanti che c’è più da preoccuparsi: il piano di emergenza e il documento di valutazione del rischio, sono stati riscontrati con certezza da meno di tre scuole su quattro (rispettivamente 73% e 72%); il certificato di collaudo statico, da una su due (49%); quello di agibilità-abitabilità e di omologazione alla centrale termica, da una su tre (39%); la certificazione della prevenzione incendi in corsi di validità, è presente appena in un’istituzione scolastica su cinque (21%); il nulla osta provvisorio, sempre di prevenzioni incendi, in una scuola su sei (16%). Sul certificato di collaudo dell’impianto di spegnimento, infine, siamo messi malissimo, perché ben il 91% degli istituti non ne è in possesso.L’esperto di sicurezza ha anche ricordato che il 50 per cento dei nostri edifici scolastici è stato costruito prima del 1971, quando la normativa in materia era decisamente meno stringente di oggi. Ma soprattutto, quello fu anche l’anno in cui entrò in vigore la normativa sul collaudo statico degli edifici. Il risultato è che, con il cambio di normativa e il logorio delle strutture, oggi dei 42.292 edifici scolastici esistenti, ben 8.450 risultano privi di attività scolastica, perché in ristrutturazione, in costruzione o dismessi. Ci sono delle Regioni in cui il numero di edifici scolastici non attivi, per vari motivi, supera abbondantemente quello delle strutture dove si fa normale didattica: in Sardegna, ad esempio, sono 1.615 gli edifici dove non si fa a scuola ed appena 326 quelli dove si fa lezione. Anche in Sicilia c’è poco da stare contenti: a fronte di 1.680 strutture scolastiche operanti, ve ne sono altre 2.580 non attive. È una realtà che stride con altre regioni: ad esempio, il Piemonte annovera 3.112 scuole attive ed appena 3 che non lo sono.
“Nel frattempo – dice Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir, cui aderisce Udir – la legge è diventata sempre più severa verso i dirigenti scolastici: solo qualche giorno fa, una preside di Marsala è finita addirittura a processo e da aprile dovrà difendersi da dieci casi d’imputazione. È chiaro che non possono pagare per colpe non loro. Viene poi da chiedersi per quale motivo un docente dovrebbe lasciare l’insegnamento per sobbarcarsi delle responsabilità prorompenti, in cambio di poche centinaia di euro in più al mese rispetto alla busta paga che percepirebbe rimanendo dietro la cattedra. Si tratta di una incongruenza presente solo nella scuola pubblica italiana: in qualsiasi altro comparto, infatti, il passaggio alla dirigenza comporta un incremento stipendiale almeno doppio rispetto al ruolo non dirigenziale. Per questo motivo è nato l’Udir: così non si può andare avanti”.

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