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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Monsignor Dario Edoardo Viganò: Papa Francesco non è un esperto di marketing, ma un uomo di popolo radicato in Cristo

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

papa francesco“Al Festival Internazionale della Creatività nel Management Pastorale il prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano illustra i pilastri della riforma: “Multimedialità, progettualità, apostolicità”. Quella che stiamo facendo per i media vaticani non è la riforma di Papa Francesco: è un progetto che va avanti da decenni e che finalmente arriva a compimento”: si apre con Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano la seconda giornata del Festival Internazionale della Creatività nel Management Pastorale, la tre giorni di conferenze, dibattiti, eventi di formazione alla Pontificia Università Lateranense; da tutto il mondo sono giunti alla Pul ricercatori, preti, religiosi, fedeli laici per cercare di rispondere alla domanda: “Quale Chiesa fra vent’anni?”
Per Monsignor Viganò, la domanda ha a che fare innanzitutto col servizio che gli è stato affidato: “Non si può progettare come sarà la Chiesa fra vent’anni e poi chiedere a Dio di realizzarla per noi. Noi dobbiamo porci in posizione di ascolto e capire: verso dove sta andando lo Spirito? Che direzione ha? Cosa sta già realizzando? Proprio per questo l’idea che abbiamo è quella di rinnovare la relazione fra Vaticano e tecnologia, c’è tanto lavoro da fare nella comunicazione della Chiesa: pensiamo ai social”, ha continuato Viganò: “La Chiesa è lì dove sono gli uomini e le donne e dunque noi siamo naturalmente lì: ma a fare cosa? A favorire, a partire da quella dimensione, l’incontro reale fra le persone”.
In questo, ha spiegato Viganò, il primo vero testimone è Papa Francesco: “Chi continua a pensare che il Pontefice sia un buon venditore, un esperto di marketing, sbaglia; papa Francesco comunica così perché è un uomo radicato in Cristo, un uomo fedele; un uomo di popolo che sa stare con le persone: il Papa sente molto, fa quel che sente ed è proprio questo, a volte, a mettere in crisi le organizzazioni e le agende, come quando si fermò a pregare in maniera vaticanoimprevista sul muro di Betlemme. Mi ricordo di quando Dario Fo, che certo non era un chierichetto, lo difese e gli tributò la sua stima proprio “contro” coloro che descrivevano il Pontefice come uno stratega della Comunicazione: ed è proprio perché Francesco è così radicato nell’esperienza di Dio che non ha paura dei cambiamenti, perché è libero da quella frase mortifera che è “si è sempre fatto così”. Questa è una patologia, è l’esperienza di chi si sente fragile, di chi ha paura di cambiare perché sa che il cambiamento mette in gioco sé stessi”.Da questa fedeltà derivano quelli che monsignor Dario Viganò ha definito “atti trasformativi”: il primo è stato al momento dell’elezione del Pontefice argentino: “Il Papa è creativo perché la creatività è la capacità di trovare strade inedite, fino a quel momento non previste né prevedibili. Quando è stato eletto il Papa ha fatto tutto ciò che era ritualmente previsto, tradizionalmente accettato e verosimilmente atteso: si è affacciato alla finestra, c’era il drappo rosso, c’è stato il tempo dell’attesa. Poi, ha chiesto che i fedeli benedissero il proprio vescovo nella preghiera: ecco l’elemento creativo, di novità, che ha dato un senso nuovo all’intera esperienza”.
Come trasformare dunque, in questo spirito, l’assetto della struttura di comunicazione del Vaticano? “Tre sono i pilastri” che sta seguendo monsignor Viganò: “Alla base di tutto c’è la trasparenza finanziaria. Poi, primo: multimedialità: da molti media a multi-media; noi abbiamo risorse e strumenti che vanno ripensati: ad oggi col digitale è possibile fondere le forme tradizionali, le radio, le tv, i giornali; secondo, la progettualità: prima si lavorava per silos verticali, ora noi puntiamo ad integrare i servizi non con una logica verticistica ma strutturandoli attorno a funzionalità e obiettivi; terzo e più importante, il criterio dell’apostolicità: un’informazione vaticana che sia vicino a dove ci sono le ferite, le povertà, gli umili e gli ultimi, alla ricerca di soluzioni nuove e adeguate”.www.festivalpastoralecreativa.com

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