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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Stati Uniti d’Europa: La cicala e la formica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

cicalaItaliani distesi su un triclinio a bere Falerno, circondati da leggiadre danzatrici o danzatori? Non e’ così come non è vero che il presidente dell’Eurogruppo, Jerome Dijsselbloem, abbia detto che i Paesi del sud Europa spendono in donne e alcol. Notizia totalmente manipolata, a confermare che i quotidiani servono a vedere che giorno è, e i telegiornali a sentire le previsioni meteo; ci aggiungiamo la rete sociale (social network) che ha un notevole numero di webeti. La frase esatta di Dijsselbloem, in un’ intervista ad un giornale, a proposito di bilanci pubblici e’ stata “Io non posso spendere tutti i miei soldi in alcool e donne e poi chiedere aiuto a lei. Questo principio vale a livello personale, locale, nazionale ed anche a livello europeo”. Non e’ certo un’espressione raffinata ma il senso è chiaro: alcuni Paesi da una parte chiedono soldi dall’altra li sperperano. L’Italia ha un debito pubblico di 2.388 miliardi di euro, vale a dire che ognuno di noi ha sulle spalle un debito di 38 mila euro; far debito significa dover pagare interessi che, negli ultimi dieci anni, sono arrivati a 760 miliardi di euro. Una montagna di soldi! Chi ci ha evitato il tracollo? La BCE, cioe’ la Banca centrale europea, che con una serie di operazioni (piano anti spread, quantitative easing) ha tagliato gli interessi sul nostro debito. A queste operazioni europee di alleggerimento del nostro debito, dovrebbero corrispondere iniziative del nostro Paese: recupero dell’evasione da una parte e razionalizzazione della spesa dall’altra. Ricordiamo che l’evasione fiscale e’ stata di 352 miliardi dal 2010 al 2014, con un picco di 217 miliardi nel 2013-2014, vale a dire 108 miliardi l’anno e che l’evasione previdenziale (pensioni) e’ stata di 157 miliardi in 15 anni, cioe’ 10 miliardi l’anno; questo e’ un settore sul quale il Governo Formicadovrebbe intervenire con la massima urgenza; l’altro e’ quello della razionalizzazione della spesa pubblica (spending review); un esempio di questa attività riguarda le 7.181 società partecipate da Stato, Regioni e Comuni, delle quali 1.279 hanno più amministratori che dipendenti e 1.800 hanno un fatturato al di sotto del milione di euro. Cottarelli, ex commissario alla spending review, affermava che dalla riduzione e ottimizzazione delle partecipate si otterrebbero 2-3 miliardi di euro. Esempi ce ne sono in abbondanza e, se vogliamo far riferimento al Comune di Roma, potremmo prendere in considerazione l’Atac (azienda dei trasporti romani) che ha un debito di 1,35 miliardi di euro e offre un servizio del tutto insufficiente. Si potrebbe liberalizzare, cioe’ mettere in concorrenza l’attività di trasporto pubblico con una gara europea, ma la sindaca Raggi ha dichiarato che l’Atac è il fiore all’occhiello di Roma. Se si vuole continuare a “banchettare” non ci si può lamentare di chi ci bacchetta. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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