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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Adozione maggiorenni: Le inadempienze dello Stato italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

corte di giustizia europeaNei prossimi giorni daremo il via a nuove richieste di intervento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo sulla questione delle adozione maggiorenni e con l’intento di ottenere la condanna dello Stato Italiano per violazione dell’art 8 della Convenzione in quanto la nostra legislazione in tema di adozione maggiorenni non prevede il riconoscimento per gli adottati maggiorenni che sono stati seguiti dalla medesima famiglia nella loro minore età del medesimo status di un adottato da minore.
Supportano l’iniziativa i testi fondamentali delle Convenzioni Internazionali in materia di diritti fondamentali e relativi al diritto alla vita familiare.
La giurisprudenza delle Supreme Corti Internazionali rimane frutto di analisi del caso concreto e di gestione delle fattispecie nel momento in cui vengono presentate alla Corte. I principi e le evoluzioni di diritto espresse dalla CEDU di Strasburgo sono insomma frutto di diritto che potremmo definire pretorio e non di applicazioni di norme espresse di diritto positivo. Sono, forse in modo molto opportuno, l’espressione di un sentimento di diritto alla base di un inconscio collettivo che esprime l’esigenza di equità sociale al di sopra ed al di là della codificazione statale e di diritto positivo.
Esprimono quindi l’istinto naturale e comune all’uomo di veder affermate esigenze di libertà, di uguaglianza e di protezione dalle sopraffazioni dei sistemi forti per peso finanziario o politico. Per quanto riguarda la questione delle adozioni di quei maggiorenni anche stranieri anche bielorussi che vengono adottati appena raggiunti i diciotto anni da coppie o da singoli italiani in Italia e secondo la legge italiana e dopo che per l’intera infanzia siano stati curati, educati e seguiti da quelle medesime persone che non sono state in grado di adottarli da minori perché i sistemi nazionali o internazionali, gli assistenti sociali, o gli accordi internazionali, o le istituzioni locali o le invidie personali non glielo hanno permesso.
Per tutto il tempo della minore età del loro figlio in pectore si sono accontentati di una parvenza di nucleo familiare, di vivere la loro famiglia di nascosto, in sordina, con la preoccupazione che tutto questo svanisca per il capriccio di una autorità o di una persona con maggiori diritti riconosciuti Alla maggiore età del ragazzo tutto questo però deve ritenersi superato dallo scioglimento dei vincoli di legge del minore senza famiglia propria all’autorità locale. In questo caso la famiglia che si è costituita di fatto e per vincolo di affetto non ha il diritto di essere riconosciuta in forma piena?
Perché l’adozione maggiorenne in questi casi in Italia deve risultare comunque come una forma di contratto privato non valido all’esterno dei contraenti se non per qualche scarna opzione di conferma legale ma mai sociale?
Perché un ragazzo o una ragazza adottato da maggiorenne ma che non ha alcun altro riferimento affettivo al mondo se non la famiglia che lo ha accolto e lo ha seguito, deve considerarsi comunque estraneo alla società ed alla stessa famiglia che lo accoglie? Perché il ragazzo o la ragazza adottati da maggiorenni ma che non superano i cinque anni dall’adozione, perché per un disgraziato incidente i suoi genitori adottivi (ma solo con la procedura da maggiorenne) sono morti prima, perde la sua legittimazione a rimanere in Italia? Perché un ragazzo o una ragazza adottati da maggiorenni non instaurano rapporti familiari o legali con il resto della famiglia degli adottanti?
Perché non hanno nonni, zii, fratelli ma solo un padre e una madre per contratto privato che la giurisprudenza e la normativa a stento riconoscono (e spesso disconoscono) di diritto familiare?
Conclusasi la fase dell’infanzia dove la tutela dello Stato viene considerata a garanzia dell’ordine pubblico e dell’interesse superiore del minore (ma ovviamente non sempre ci riesce), giunti quindi alla maggiore età, l’individuo ha il diritto di decidere e di scegliere e quindi di vedere riconosciuta ad ogni effetto giuridico, sociale, e legale la sua famiglia, quella famiglia che si è scelto nel corso della sua infanzia (Isabella Cusanno, legale aduc) consulente Aduc) (in abstract)

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