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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Perché l’arretramento del mercato azionario USA è giustificato

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

borsa-merci-telematica-italianaI mercati azionari globali sono vicini ai massimi storici, quelli obbligazionari sono relativamente tranquilli e la volatilità valutaria è ragionevolmente contenuta. Queste condizioni benigne vengono alimentate, almeno in parte, dall’ottimismo circa l’economia statunitense, nonché dall’attenuazione dei timori di una deriva populista in Europa.
La bocciatura del partito PVV di Geert Wilders alle elezioni olandesi ha temporaneamente interrotto lo spostamento verso destra della politica sancito dalla decisione del Regno Unito di abbandonare l’UE e dall’elezione del Presidente Donald Trump. Di conseguenza, i differenziali creditizi tra Francia e Germania si sono contratti. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i francesi saranno chiamati alle urne ad aprile e che l’elettorato potrebbe ancora appoggiare Marine Le Pen e il suo programma anti-europeista, anche se una sua vittoria al ballottaggio richiederebbe, secondo le analisi, un apporto di circa 10 milioni di voti. Ciò nonostante, un’ulteriore ascesa del populismo e un’eventuale “Frexit” eserciterebbero pressioni notevoli sugli asset rischiosi, non da ultimo sul sistema finanziario europeo e sul settore bancario in particolare, che in molte aree è sottocapitalizzato.Tuttavia, sono gli Stati Uniti ad aver catalizzato la nostra attenzione in queste ultime settimane. Abbiamo mantenuto un posizionamento neutrale nell’azionario USA per otto mesi, fino alle elezioni presidenziali e durante il successivo rally. Tale rimonta è stata in gran parte alimentata dalle proposte legislative accolte favorevolmente dai mercati, e in particolare dalla promessa del Presidente Trump di ridurre l’aliquota d’imposta sui redditi da impresa. Secondo gli analisti, per ogni riduzione del 5% di questa aliquota, gli utili dell’S&P500 aumenterebbero del 4,2%. Ciò farebbe crescere gli utili e i dividendi del 17% quest’anno (e in ogni anno successivo). All’inizio di marzo, il mercato aveva già guadagnato il 15,5%, benché nessuna delle leggi di Trump fosse ancora stata attuata, ed è ora più probabile che le eventuali politiche “buone” del Presidente vengano posticipate al 2018, o che non vengano implementate affatto.Gli investitori hanno chiaramente deciso di tralasciare gli eventuali effetti negativi delle proposte legislative di Trump, riteniamo quindi che l’S&P si sia spinto oltre i livelli giustificati dalla solidità dei fondamentali e dei dati economici e che il suo vigore sia pertanto sopravvalutato. Crediamo altresì che le azioni statunitensi presentino valutazioni eque, con l’S&P che scambia a 22 volte gli utili passati, ossia la fascia superiore del wall streetsuo premio storico rispetto all’MSCI ACWI.Negli ultimi anni, la maggior parte dei rendimenti è stata frutto della rivalutazione, e non siamo sicuri che ciò possa continuare, soprattutto ora che la Fed intraprende una politica restrittiva aumentando ulteriormente i tassi d’interesse. I mercati azionari sono inoltre soggetti ai rischi insiti nell’inasprimento delle politiche monetarie e nella mancanza degli stimoli fiscali previsti, la cui combinazione avrebbe effetti verosimilmente negativi. Sul fronte fiscale, l’iter legislativo per approvare le proposte della nuova amministrazione statunitense appare più lungo di quanto sperato, con Camera e Senato su posizioni alquanto distanti (ad esempio in merito alla tassa di aggiustamento alla frontiera) e presunti dissensi all’interno del “Team Trump”.Per finire, gli utili societari verranno probabilmente erosi dall’aumento del potere negoziale dei lavoratori derivante dagli aumenti salariali negli Stati Uniti, e l’eventuale introduzione della deducibilità dei tassi d’interesse potrebbe incidere negativamente sulla redditività del capitale impiegato a seconda di come verrà implementata. Le valutazioni elevate dei titoli statunitensi vanno inoltre inquadrate in un contesto di rendimenti significativi offerti in altre aree, quali l’Europa e il Giappone, che competono per attrarre capitali.Prendendo in considerazione tutti questi fattori, a inizio marzo abbiamo deciso di retrocedere l’azionario USA da neutrale a negativo, pur mantenendo un posizionamento neutrale nei confronti delle azioni in generale (con una predilezione per il Giappone e l’Asia Giappone escluso). È probabile che una correzione del mercato azionario statunitense sia, nel complesso, positivamente correlata con il mercato obbligazionario, in particolare con i titoli di Stato USA. Va tuttavia rilevato che, benché la Fed abbia anticipato il suo ciclo restrittivo con l’ultimo rialzo dei tassi, l’entità dei futuri aumenti dovrebbe rimanere invariata. (fonte BC Communication by Toby Nangle e Maya Bhandari)

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