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Scuola Precariato: addio all’abilitazione all’insegnamento

Posted by fidest press agency su domenica, 2 aprile 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cCon la prossima approvazione finale dello schema di decreto legislativo recante il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente, scompare quel percorso a pagamento che apriva la strada verso il ruolo: all’assunzione a tempo indeterminato si arriverà gradualmente attraverso un percorso di tirocinio. Ossia, i precari verranno pagati durante la fase di formazione. Per il Pd, questo nuovo modello selettivo ‘permetterà di avere finalmente procedure prestabilite, chiare e regolari nel tempo. Nel frattempo il Governo s’impegna a svuotare le graduatorie del concorso 2016, degli abilitati (GaE e II fascia d’istituto) e ad avviare alla stabilizzazione precari con 36 mesi di servizio. Questi ultimi verranno inclusi nelle nuove G.R.A.M.E.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non servono nuove prove, nuove graduatorie, nuovi sistemi. Basterebbe una sola operazione: assumere subito tutti i precari che hanno svolto 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999. Stiamo parlando di docenti laureati, selezionati e abilitati all’insegnamento. E per quelli che non lo sono, basta riconoscere loro un anno di corso universitario per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo. Per fare tutto ciò bisogna però liberare gli organici e ammettere che il bluff è finito. Ma occorre avere il coraggio di dire basta al precariato cronico, agli organici potenziati, con docenti ‘mobili’, da spostare come pedine: quello che serve alla nostra scuola sono delle stabilizzazioni sui veri posti vacanti e disponibili. E recuperare il tempo scuola tagliato. Solo con queste operazioni oggi avremmo 200mila insegnanti in più. Per non parlare del personale Ata: assunto per l’ultima volta nel 2011 e poi dimenticato, assieme agli educatori, da quella che ancora chiamano la Buona Scuola.

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