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Urbanizzazione e salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

clima nel mondo1Provate a immaginare. Nel 10.000 a.C. la Terra ospita circa 1 milione di individui che diventano, ai tempi dell’Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., più o meno 150 milioni. Tra guerre, catastrofi naturali e pestilenze, si deve arrivare alle soglie del secondo millennio per raddoppiare la popolazione mondiale. Dicono gli studiosi che, intorno all’anno Mille, siamo circa 310 milioni sul pianeta. Durante la rivoluzione industriale, a partire dal XVIII secolo, i progressi della medicina e l’aumento della qualità della vita nei paesi sviluppati portano alla cosiddetta rivoluzione demografica; il tasso di mortalità scende vertiginosamente e cresce il tasso di natalità, portando al raddoppio della popolazione mondiale in solo due secoli: dagli 800 milioni del 1750 al miliardo e 650 milioni del 1900. Poi, in solo 75 anni, la popolazione mondiale triplica, raggiungendo i 4 miliardi di individui nel 1975 e anche l’apice del tasso di crescita che da allora rallenta. Ma non così tanto, visto che gli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo saranno 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, come stima la revisione 2015 del rapporto World Population Prospects delle Nazioni Unite.Fenomeno parallelo alla tumultuosa crescita demografica degli ultimi decenni è il sempre più spinto inurbamento, ossia la fuga dalle campagne verso le città, e la conseguente urbanizzazione dei territori, che ha portato i ricercatori delle Università di Yale, dell’Arizona State, della Texas A&M e di Stanford, a calcolare che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari all’incirca alla superficie della Mongolia, o se si preferisce di Francia, Germania e Spagna messe assieme, per accogliere 1,47 miliardi di persone neo-inurbate.
Non solo. Se oggi vivono nel mondo 415 milioni di persone con diabete – due terzi delle quali risiedono nelle città – e l’International Diabetes Federation (IDF) stima un aumento del 50%, sino a 642 milioni tra 25 anni, e se negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta del 600 per cento, dai 105 milioni di obesi nel 1975 ai 640 milioni di oggi, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione. Le stime indicano, infatti, come la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050, dall’8 al 16 per cento della popolazione mondiale. “Sono semplici dati che sottolineano come uno dei fattori che gli amministratori di una città, oggi, devono affrontare sia il tema dei determinati della salute”, dice ancora Lenzi.
All’argomento, di estrema attualità, è dedicato il nuovo numero della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, presentato oggi a Roma, dal titolo “Healthy Cities – I determinanti della salute in città”. Ospita analisi di studiosi e ricercatori come Arpana Verma, Direttore della Division of Population Health, Health Services Research and Primary Care della University of Manchester, Ketty Vaccaro, Responsabile area salute e welfare del CENSIS, Roberta Crialesi, Direttore Sevizio Sanità e Assistenza presso la Direzione Centrale delle statistiche sulle Istituzione Sociali dell’ISTAT, Alessandro Solipaca, Direttore scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.

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