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Bacino del Lago Ciad: una crisi radicata nella fame, nella povertà e nella mancanza di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Fao-RomaRoma. La crisi che sta colpendo le popolazioni già tormentate dal conflitto nella regione del bacino del Lago Ciad è dovuta a decenni di abbandono, mancanza di sviluppo rurale e all’impatto dei cambiamenti climatici. Affrontare questi problemi includendo investimenti in agricoltura sostenibile è l’unico modo per garantire una soluzione duratura, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.
Circa 7 milioni di persone sono a rischio di una grave insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, che include parti del Camerun, del Ciad, del Niger e in nord-est della Nigeria. Solo in quest’ultima, circa 50.000 persone sono colpite della carestia.
Mentre scontri e violenze hanno causato notevoli sofferenze, l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici – ad esempio attraverso siccità consecutive – stanno esacerbando la situazione, ha affermato il Direttore Generale.Dal 1963, ha ricordato, il Lago Ciad ha perso circa il 90 per cento della sua massa d’acqua, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare e per i mezzi di sussistenza delle popolazioni che dipendono dalla pesca o dalle attività agricole che utilizzano l’acqua del lago per l’irrigazione. Mentre il lago è andato restringendosi, la popolazione della regione ha continuato ad aumentare, comprendendo anche milioni di sfollati dalle aree maggiormente colpite dal conflitto.
La FAO, assieme ai suoi partner e ad altre agenzie ONU, lancia un appello perché la comunità internazionale intervenga con urgenza – combinare aiuti alimentari per l’immediato e sostegno alla produzione di cibo sul lungo periodo è l’unico modo per incidere sulla situazione, vista la sua gravità.Graziano da Silva ha reiterato il messaggio lanciato durante la sua visita a Maduguri, nel nord-est della Nigeria, la settimana scorsa: se i contadini perderanno la prossima stagione di semina tra maggio e giungo, non ci saranno altri raccolti sostanziali fino al 2018. Se non faremo ripartire la produzione agricola, la sicurezza alimentare già grave e diffusa peggiorerà ulteriormente e la dipendenza da aiuti alimentari esterni si estenderà ancora.Durante la sua visita nella regione e nella capitale del Ciad N’Djamena, Graziano da Silva ha presentato il Piano strategico di Risposta alla crisi nel bacino del Lago Ciad (2017-19).
Le attività principali comprendono: la distribuzione di sementi e di mangimi animali, il trasferimento di denaro e la fornitura di cure veterinarie. Questo garantirà ai contadini sfollati, e a quanti hanno fatto ritorno, un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte di cibo e permetterà agli allevatori vulnerabili di prevenire ulteriori perdite di bestiame.C’è tuttavia un profondo gap tra quanto è necessario per affrontare la prossima stagione di semina e quanto la comunità internazionale ha già donato. Dei 62 milioni di dollari richiesti dal Piano di Riposta umanitaria per la Nigeria 2017, la FAO ha ricevuto solamente 12,5 milioni.Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che la situazione del Lago Ciad riflette, in molti aspetti, le minacce affrontate da diversi paesi africani, dove tensioni etniche o religiose alimentate dalla povertà rurale e dalla disoccupazione – soprattutto giovanile – potrebbero sfociale in crisi aperte.Per affrontare queste situazioni è pertanto fondamentale promuovere e sostenere pratiche agricole sostenibili e di lungo termine, che possano permettere alle popolazioni rurali di adattarsi ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di risorse naturali, come acqua e foreste.Per fare questo servono maggiori investimenti in agricoltura, ha sottolineato Graziano da Silva, citando ad esempio l’Etiopia, dove il sostegno fornito dal governo ha permesso di alleviare l’impatto della siccità collegata a El Niño.
Nel bacino del Lago Ciad, la FAO sta aiutando contadini e sfollati a produrre cibo e a vendere i propri surplus ai mercati, anche attraverso la distribuzione di voucher in denaro per stimolare la domanda di prodotti agricoli.Assieme ai suoi partner, la FAO sta inoltre esplorando la possibilità di introdurre tecniche di irrigazione che permettano di risparmiare acqua, e collabora alla formazione dei contadini nell’utilizzo di tali tecniche.SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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