Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Rapporto su Povertà dei Bambini e Grande Recessione

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

povertàFra il 2008 e il 2014, la povertà infantile è aumentata in 2/3 dei paesi europei, con aumenti di oltre 15 punti percentuali per Cipro, Islanda e Grecia e di 7-9 punti percentuali in Ungheria, Italia, Irlanda e Spagna.
· Non un solo paese europeo ha aumentato le spese per le agevolazioni familiari e 2/3 hanno ridotto le spese pro capite.
· La maggior parte dei 41 paesi industrializzati ha raggiunto dei picchi minimi, fra il 2 e il 9%, del PIL fra il 2006-8 e il 2009-14. Otto paesi, fra cui Irlanda, Italia e Grecia hanno visto una riduzione a cifra doppia
· La povertà dei bambini presi come campione è aumentata dal 12 al 20% nell’Italia settentrionale e dal 42 al 50% nell’Italia meridionale fra il 2008 e il 2014.
Quasi dieci anni dopo la prima ondata di shock finanziario, che ha colpito l’economia mondiale generando una recessione globale, i risultati sulla protezione dei bambini dai suoi effetti peggiori nei paesi ad alto reddito sono differenziati. Una nuova pubblicazione “Children of Austerity: Impact of the Great Recession on child poverty in rich countries” (“I bambini dell’austerità, l’impatto della Grande Recessione sulla povertà dei bambini nei paesi ricchi”), pubblicata dall’Ufficio di Ricerca UNICEF Innocenti, in collaborazione con 16 istituti di ricerca internazionali, ha fornito un resoconto dettagliato degli effetti della crisi e delle risposte politiche adottate dai governi sui bambini nei paesi ad alto reddito.Children of Austerity unisce una prospettiva comparativa fra 41 paesi OCSE e dell’UE con casi studio approfonditi su 11 paesi, scritti da importanti accademici nazionali. L’analisi va oltre le medie nazionali, fornendo dati disaggregati per caratteristiche chiave interne e situazioni sub-nazionali.
I paesi oggetto di casi studio sono: Belgio, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Italia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Ungheria. Un’analisi approfondita delle esperienze ad ampio raggio fornisce insegnamenti preziosi sulla protezione dei bambini durante le crisi economiche, visto che i paesi selezionati coprono tutti gli aspetti riguardanti le condizioni prima dell’inizio della crisi, la severità dell’impatto della crisi all’interno dei loro confini e le loro politiche nazionali di risposta.La maggior parte dei 41 paesi industrializzati ha raggiunto dei picchi minimi, fra il 2 e il 9%, del PIL fra il 2006-8 e il 2009-14. Otto paesi, fra cui Irlanda, Italia e Grecia hanno visto una riduzione a cifra doppia.Mentre lo studio utilizza una serie di strumenti per misurare la povertà, i principali dati ricavati si riferiscono alla povertà infantile “ancorata” che ha come campione i bambini sotto i 18 anni che vivevano in famiglie con reddito, al netto delle tasse e dei versamenti, sotto il 60% della media nazionale negli anni precedenti alla crisi (es.: 2007/8), adeguato all’inflazione.

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