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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Il mondo come prigione?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

PeoplePushingRoma Auditorium del MAXXI, mercoledì 19 aprile 2017, 15:00-19:30 ingresso libero fino a esaurimento posti. Il mondo come prigione? (al MAXXI fino al 31 maggio 2017), di cui approfondisce alcuni i temi. Il convegno – introdotto dai saluti istituzionali di Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, e Antimo Cesaro, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, e al quale è stato invitato il Ministro della Giustizia Andrea Orlando – è stato organizzato in occasione della mostra Please Come Back. Esperti nazionali si confrontano sul tema dei sistemi detentivi, esplorandone la dimensione fisica e il significato metaforico, legato alla società contemporanea.Da Monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura a Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato; da Luca Zevi, architetto e consulente del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria per gli spazi della pena a Giancarlo Paba, Presidente Fondazione Michelucci; da Mauro Palma, Garante nazionale delle persone detenute e private della libertà personale a Stefano Anastasia, Garante dei detenuti della Regione Lazio; e poi docenti universitari, architetti e urbanisti, appresentanti di associazioni.
Il tema del carcere come luogo fisico sarà al centro del convegno del 19 aprile. “Non si crea sicurezza alzando i muri”, aveva detto il Ministro Orlando in occasione della presentazione della mostra al MAXXI, lo scorso 8 febbraio. E se il sistema penitenziario italiano produce oggi una recidiva che riguarda il 70% dei detenuti, questo significa che il carcere così com’è non mette al sicuro la società. Gli spazi del carcere vanno configurati come sorta di “protesi” della società esterna, dal cui contesto il detenuto deve considerarsi solo “temporaneamente” sospeso, per tornarvi quanto prima a pieno titolo. Il carcere non deve essere più la risposta univoca alla molteplicità di comportamenti che caratterizza il mondo della devianza, ma “extrema ratio”. Maggior sviluppo va dato alle misure alternative alla detenzione, in modo che la maggior parte dei reati non venga più scontata nella segregazione del carcere, ma dentro la società e al servizio di essa. (foto: PeoplePushing)

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