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Archive for 2 maggio 2017

Piemonte: boom di iscritte a Miss Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Casting Vinovo - ph Alberto BardusVinovo. Venticinque ragazze provenienti da Piemonte e Valle d’Aosta hanno partecipato ai nuovi casting di Miss Italia svoltisi all’Ippodromo di Vinovo, nel torinese e dire che a selezioni appena iniziate, le iscritte sono già 320.
Grande entusiasmo dunque per questa nuova edizione del concorso, che prenderà il via ufficialmente con la selezione provinciale del 20 maggio al circolo popolare di Casale Popolo, in provincia di Alessandria, e toccherà numerose diverse località del Piemonte e della Valle d’Aosta fino a fine agosto, quando partiranno le fasi nazionali.
Intanto le ragazze continuano ad iscriversi direttamente sul sito internet del concorso http://www.missitalia.it. L’iscrizione è gratuita, basta avere un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Tra le novità degli ultimi anni, oltre all’innalzamento del limite d’età, la possibilità per le ragazze straniere di partecipare alla kermesse anche se non ancora in possesso della cittadinanza, purché residenti in Italia da almeno 18 anni consecutivi.
I prossimi casting si svolgeranno sabato 13 maggio dalle ore 21:30 alle 23:30 alla discoteca “Pacifico” di Viotto di Scalenghe (TO) e giovedì 25 maggio dalle ore 18 alle 23 all’Expo di Moncalieri, all’ex Foro Boario.
Casting Vinovo - ph Alberto BardusEcco i nomi delle ragazze che hanno partecipato all’evento di Vinovo:
Maria Livia Decarli, 24 anni, nata ad Imperia, studia recitazione
Miriam Torrisi, 21 anni, nata a Catania ma residente a Quart (AO), studentessa
Carola Briola, 21 anni, nata ad Asti, studentessa
Alexandra Chiavassa, 22 anni, nata a Oradea (Romania) ma residente nel cuneese, studentessa
Alessia Ghiglione, 17 anni, nata ad Alba (CN), studentessa
Beatrice Caterina Casalis, 18 anni, nata a Bra (CN), studentessa
Federica Fornasiero, 20 anni, nata a Borgomanero (NO), studia scienze della comunicazione
Alessia Delponte, 19 anni, nata a Borgomanero (NO), studentessa
Ilaria Altomonte, 17 anni, nata a Novara, studia al liceo linguistico
Marika Prete, 18 anni, nata a Torino, studia ragioneria
Chiara Castellucci, 22 anni, nata a Torino, studentessa
Martina Talluto, 18 anni, nata a Palermo ma residente nel torinese, studia al liceo linguistico
Beatrice Ferrando, 22 anni, nata a Cuorgnè (TO), studentessa (foto: miss italia)

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Antigone: Il diritto di dire No

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

antigoneantigone1Roma dal 4 al sette maggio 2017 feriali ore 21.00- festivi ore 18.00 Teatro Agorà 80 Via della Penitenza 33, (Trastevere) Sala B spettacolo “Antigone – Il diritto di dire No” riscrittura della tragedia di Sofocle ad opera della Compagnia Morlock diretta da Nicola De Santis con Jessica Cenciarelli, Rosaria D’Antonio, Chiara Casali, Agostino Terranova, Chiara Laureti, Chiara Postacchini, Manuela Montanaro, Barbara Bianchi.
La storia di Antigone è nota: la giovane figlia di Edipo decide di dare sepoltura al fratello Polinice contravvenendo l’ordine del re Creonte, suo zio.
Polinice aveva tentato, con un colpo di stato, di sottrarre il trono di Tebe al fratello Eteocle, al quale era stato associato al potere. I due fratelli nemici si erano uccisi nella guerra civile. Creonte, non perdonando a Polinice di aver portato con sé principi stranieri, rischiando di far capitolare Tebe in mano nemica, lo dichiara un traditore; per questo il corpo di Eteocle sarà celebrato con tutti gli onori funebri, mentre il cadavere di Polinice sarà lasciato senza sepoltura. Chiunque osasse contravvenire a tale editto pagherebbe con la vita. Tuttavia Antigone, che prova pietà ed amore fraterno, decide di contravvenire alla volontà del re per seguire le ragioni del cuore, finendo così per essere inevitabilmente condannata a morte.
In questa riscrittura del testo abbiamo provato ad immaginare la legge di Creonte, quindi la ragion di stato, come una grande ragnatela abitata da tutti i personaggi della tragedia. Essi sono legati dai fili di questa tela, che fanno capo a Creonte, e la abitano, creando così un ecosistema nel quale vivono in pace, solo sottostando alle sue leggi. Antigone, invece, che percepisce questa ragnatela come una gabbia inaccettabile spezza il filo che la lega. Decide di ribellarsi, di dire di no al sistema, pur essendo consapevole che questo gesto comporterà la sua morte. Creonte si ritrova a dover fronteggiare la scelta più difficile di tutta la sua vita da re: sacrificare l’amata nipote, fidanzata felice del suo stesso figlio, per la ragion di stato o trasgredire la propria legge, facendo così crollare la ragnatela sulla quale si fonda la stabilità e la sopravvivenza dell’intera Tebe. Tessera associativa: 2 euroBiglietti: Intero 13 euro | Ridotto 10 euro (foto: antigone)

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Concerti viennesi per pianoforte e orchestra di Mozart nei teatri marchigiani

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Francesco AntonioniAncona mercoledì 3 maggio al Teatro Rossini (in collaborazione con l’Ente Concerti), giovedì 4 al Gentile di Fabriano e venerdì 5 maggio alle Muse di Ancona (con la Società Amici della Musica “G. Michelli”). Il progetto dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana si chiama KM – KONTINENT MOZART è composto da due parti ed è iniziato nel 2016. Il trait d’union è la presenza del compositore contemporaneo Francesco Antonioni, con le sue innovative “guide all’ascolto musicali”: moderne rielaborazioni di motivi tratti dai concerti mozartiani in programma, integrate con testi scritti e recitati dallo stesso compositore che testimoniano l’intramontabile attualità della musica di Mozart.Protagonista di questo secondo appuntamento diretto da Alessandro Cadario, Direttore ospite principale dell’Orchestra de I ArmelliniPomeriggi Musicali di Milano, è la giovane pianista di talento Leonora Armellini, già molto apprezzata nella scorsa stagione per le sue interpretazioni dei concerti beethoveniani. Il programma è interamente dedicato al genio austriaco che ha “reinventato” tutti i generi musicali della sua epoca. Si parte con l’Ouverture da Le nozze di Figaro, quindi il Concerto n. 12 K. 414, il primo scritto dal compositore a Vienna per conquistarsi un suo pubblico. Prima della chiusura con il Concerto n. 23 K. 488, tra i più noti e amati, dove l’autore ha ormai definitivamente attratto a sé i viennesi coinvolgendoli nella straordinaria ricchezza e profondità del proprio mondo interiore, una prima esecuzione assoluta di Francesco Antonioni con Code K2-488, per voce narrante e orchestra. (foto: Francesco Antonioni, Armellini)

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IL NOSTRO: La rivista realizzata con i lettori per i lettori

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

il nostroIl Nostro, è il titolo di una nuova rivista cartacea in partenza ad inizio maggio: non una semplice rivista mensile gratuita, ma uno spazio dove chiunque può scrivere gratuitamente sugli argomenti più svariati: attualità, giustizia, esperienze, benessere, cultura.
Un giornale indipendente, libero e aperto a tutti dove l’unico limite è la decenza dei contenuti L’idea de IL NOSTRO nasce dalla mente dell’Editore Davide Del Bello, e si pone l’obiettivo di dare spazio ai cittadini e alla persone che sentono l’esigenza di comunicare la propria opinione, la propria “versione dei fatti”, unitamente alla necessità di esprimersi, cosa che oggi viene affidata ai social e legata comunque all’universo virtuale.Il progetto editoriale vuole trasformare l’immediatezza e la velocità della comunicazione in attesa. Da qui la scelta di andare controtendenza e di prediligere la stampa su carta e la periodicità mensile.Ogni potenziale scrittore avrà l’opportunità di vedere il proprio articolo pubblicato, con la possibilità di fruire del supporto della redazione in fase di stesura e sviluppo dell’articolo.Ma il progetto è ben più ambizioso: IL NOSTRO intende mantenere vivo l’interesse per la cultura, invogliare alla lettura e alla scrittura, con un concetto partecipativo e di Community. La redazione organizzerà occasioni ed eventi volti a coinvolgere tutti gli scrittori ed i lettori e condividere personalmente interessi, passioni, scambiare idee, lontani dallo schermo freddo di un PC o di uno Smartphone.Il Nostro è la rivista di tutti e per tutti.
Il primo numero, andrà in stampa nella prima settimana di giugno e verrà distribuito a Roma in 15.000 copie nei punti strategici della città (alle fermate della Metropolitane, alle Stazioni, nelle Università, nei circoli ricreativi, nei pub e nei locali di svago).
Tra le tante rubriche e articoli presenti uno spazio per i bambini ed una rubrica fissa dedicata a ‘Termini TV’ del giornalista Francesco Conte con le sue interviste alle stazioni di Roma. (foto: il nostro)

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Inquinamento nel lago artificiale del Pertusillo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

PertusilloLucania. “Dopo tre mesi dal primo allarme sulle perdite registrato dal Consorzio ASI, dopo le analisi truccate, le ‘finte alghe’ che macchiavano di sporco il lago, finalmente è a tutti chiaro che nel lago artificiale del Pertusillo c’è stato uno sversamento di oli minerali che vanno ad inquinare i 155milioni di metri cubi di acqua della più grande diga lucana che dà da bere all’Acquedotto pugliese.
Qualche tempo fa non ci accontentammo dei tentennamenti, delle bugie, delle parole di chi voleva insabbiare tutto ed informammo la procura della Repubblica su quanto stava accadendo. A distanza di un mese dal nostro esposto, amaramente abbiamo la certezza di un disastro ambientale senza precedenti.
Gli idrocarburi aromatici che hanno contaminato il lago rappresentano un grave rischio non solo la vita di organismi acquatici ed uccelli, sono altamente tossici per i raccolti agricoli e creano gravi danni per la salute: possono mutare il DNA, danneggiando la replicazione genetica, e provocare il cancro.
Ci auguriamo, perciò, che il Ministro Galletti si svegli dal suo sonno e finalmente ravvisi la necessità dell’esercizio dei poteri sostitutivi prevista dal codice dell’Ambiente, al fine di un intervento tempestivo e risolutore del problema e anche per sollevare ogni ragionevole dubbio su incapacità e non addirittura connivenza delle attuali amministrazioni lucane.
E’ indispensabile, infatti, attivarsi immediatamente al fine di tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente, mettendo in atto ogni tipo di processo che permetta di bonificare l’area il più celermente possibile.”
Così commenta in una nota Cinzia Pellegrino – Coordinatore Nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN – sulle recenti notizie riguardanti la dispersione di tonnellate di greggio nelle sacche del sottosuolo della Val d’Agri. (foto: Pertusillo)

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In Europa i giovani sempre più per un lavoro in proprio

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

europeIl lavoro autonomo e da libero professionista sono opzioni di carriera sempre più diffuse in Europa grazie alle nuove tecnologie e alle procedure di lavoro più flessibili che danno alle persone la libertà di scegliere un diverso stile di vita. Difatti, la ricerca mostra che oltre due terzi (68%) dei dipendenti europei sarebbe disposto a prendere in considerazione il lavoro autonomo e/o da libero professionista e oltre un quarto (26%) dichiara di stare attivamente progettando di intraprendere tale strada. I dipendenti olandesi e spagnoli sono quelli che più probabilmente sarebbero propensi a prendere in considerazione il lavoro autonomo o da libero professionista con un terzo di essi che sta valutando attivamente tale possibilità (34% e 33%). Per contro, i dipendenti tedeschi e francesi sono quelli meno propensi e circa la metà di essi (49% e 43%) afferma di non essere affatto interessata. I vantaggi dello stile di vita indipendente sono evidenziati dalle opinioni di coloro che sono attualmente lavoratori autonomi e che riferiscono di maggiori livelli di soddisfazione nel lavoro (75% contro 70%). Anche le altre motivazioni di questo gruppo sono indicative delle ragioni di tale scelta: a parte la retribuzione, il 39% sottolinea la possibilità di lavorare dove e quando vogliono, mentre il 30% sottolinea il buon equilibrio tra lavoro e vita privata.
E in italia? Lo potrebbe prendere in considerazione il 65% dei lavoratori interpellati. Nella fascia 14-24 sono l’85,7% i ragazzi che pensano potrebbero valutare il lavoro “on demand”, la percentuale scende al 76,4% tra i 25 e 34 anni. Nella fascia 35-44 siamo al 72%, in quella 45-54 al 65% mentre sopra i 55 si scende al 49,5%. Se guardiamo invece alla percentuale di chi attivamente sta abbracciando la possibilità (ovvero chi già sta cercando di mettersi “in proprio” o è alla ricerca di collaborazioni freelance) troviamo il 27,3% degli italiani. Per fascia di età:
– dai 16 ai 24 anni il 47% (praticamente la metà)
– dai 25 ai 34 anni il 35,4%
– dai 45 ai 54 anni il 16,8%
– dai 55 in su il 14,4%
Molte persone stanno abbracciando la gig economy più per necessità che per scelta. Ciò potrebbe essere un’indicazione allarmante della mancanza di contratti di lavoro migliori. Dal momento che la percentuale di lavoratori stipendiati a tempo pieno e con il cosiddetto “posto fisso” sta diminuendo, le persone che si trovano a dover affrontare questo nuovo scenario occupazionale possono sentirsi spinti a creare il proprio lavoro, in modo da compensare questo gap del lavoro tradizionale.“La gig economy porta con sé molti benefici sia per i datori di lavoro che per i dipendenti – ha dichiarato Nicola Uva, Strategy e marketing director Adp Italia – Ad esempio i datori di lavoro hanno la possibilità di disporre di talenti più variegati e facilmente accessibili, ma dall’altro lato potrebbero perdere dipendenti con competenze preziose. D’altro canto per i lavoratori, il lavoro “on demand” offre la possibilità di un maggiore equilibrio lavoro-vita privata, ma rappresenta anche una possibilità in più di impiego quando purtroppo questo manca. Chi lo sta prendendo in considerazione deve però considerare il fatto che ci sono molti meno vantaggi associati a questo tipo di lavoro rispetto spesso a quelli che può dare il posto “fisso”. In primis sicurezza, tfr, tutele giuridiche in generale. Ma certo è che il futuro del lavoro sta andando verso la flessibilità: di orari, di luoghi, di rapporti”.I dati citati sono tratti dalla ricerca ADP – leader mondiale in ambito HCM – “La forza del lavoro in europa 2017”, che indaga l’attitudine degli impiegati nei confronti del futuro del lavoro. La ricerca è stata condotta nel luglio 2016 su un campione di circa 10.000 lavoratori in Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Il campione italiano comprende 1305 lavoratori interrogati nel luglio 2016.

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Ottaviani: politici romani alle elezioni? No grazie

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

frosinone(n.r.) Abbiamo ripreso il comunicato che ci ha trasmesso il sindaco di Frosinone perché ha saputo cogliere il sentimento delle comunità locali che vogliono discutere dei loro problemi e farsi amministrare in quest’ottica. D’altra parte, di là delle tante promesse dei politici e di chi sta al governo, le amministrazioni comunali si sentono legittimamente abbandonate a se stesse. E’ così che “Il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, tenendo fede al leitmotiv della sua campagna elettorale, dopo quello di Stefano Parisi, ha declinato l’invito di altri leader nazionali di partito che avevano espresso la volontà di tenere comizi e convegni, il prossimo mese, nella città di Frosinone, a sostegno del primo cittadino. “La scelta – ha dichiarato Nicola Ottaviani – è motivata dal fatto che le elezioni che si stanno per celebrare sono di carattere amministrativo e locale e, dunque, quando si vota nelle altri parti d’Italia, compresa Roma, non mi risulta che vengano invitati gli amministratori ciociari. Del resto, se ognuno si occupasse delle proprie competenze, forse questo territorio riceverebbe risorse e finanziamenti dal Parlamento e dalla Regione che, invece, normalmente, vengono dirottati altrove. E poi, alle grandi benedizioni di D’Alema e degli amici di Orlando e dintorni, preferisco sempre la piccola preghiera di un frate francescano delle nostre parrocchie locali. Assistere, in questi giorni, al codazzo interpretato da alcuni candidati a sindaco, che aggiustano lo strascico ai politici romani, fa tornare indietro questa provincia di venti o trent’anni, quando si attendeva con ansia l’arrivo della panacea dalla Capitale, agitando il fazzoletto bianco, mentre oggi è più che evidente che ogni Comune abbia necessità di andare avanti con le proprie forze, nella più completa latitanza degli altri soggetti istituzionali. Anzi, in alcuni convegni e parate, anziché discutere di programmi ed opere pubbliche del presente e del futuro, alcune volte – per usare un’immagine presa in prestito dai documentari oceanografici – sembra di assistere alla nuotata sottomarina dei pesciolini rossi aggrappati alle pinne delle grandi balene, speranzosi di poter consumare il residuo del pasto rimanendo aggrappati alla scia dei giganti acquatici. Senza rendersi conto, però, che ormai in mezzo mondo, e soprattutto nella politica italiana, le grandi balene tendono a spiaggiarsi rimanendo arenate sulla spiaggia, per sempre. La mia campagna elettorale continuerà nei quartieri e nelle piazze, proseguendo con il confronto e con il dialogo solo con chi vive in questa città, in questa provincia, perché sono soltanto loro i punti di riferimento della nostra comunità”.

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Mostra Marco Maria Zanin: Dio è nei frammenti

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

frammentoModena periodo 21 maggio – 16 luglio 2017 inaugurazione a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni della mostra Marco Maria Zanin: Dio è nei frammenti 20 maggio ore 18.00-24.00 (orari mercoledì-venerdì 10.30-13.00 e 16.00-19.30; sabato, domenica e festivi 10.30-19.30. Lunedì e martedì chiuso ingresso gratuito) Palazzo Santa Margherita (Sale superiori), corso Canalgrande 103, organizzazione e produzione Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con Spazio Nuovo Contemporary Art, Roma con il patrocinio di Ambasciata del Brasile, Italia.
La mostra, attraverso le fotografie e le sculture del giovane artista, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo.
Attrezzi del mondo contadino vengono tagliati e fotografati, assumendo forme inedite dal carattere totemico, mentre da frammenti di edifici moderni demoliti sono tratti calchi in porcellana, oppure nature morte che riecheggiano Giorgio Morandi, maestro con cui l’artista istituirà in mostra un intenso dialogo. Gli interventi di trasformazione degli oggetti di Zanin costituiscono “un invito a lavorare con la materia psichica della memoria assieme all’immaginazione”.
Marco Maria Zanin è stato selezionato dalla Galleria Civica di Modena nell’ambito del progetto Level 0, promosso da ArtVerona in collaborazione con 14 musei e istituzioni d’arte contemporanea italiani, per offrire supporto e visibilità agli artisti emergenti esposti in occasione dell’ultima edizione della fiera, dove l’artista era proposto dalla Galleria Spazio Nuovo di Roma.
Marco Maria Zanin (Padova, 1983) si laurea prima in Lettere e Filosofia e poi in Relazioni Internazionali, ottenendo un master in psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di ‘dislocamento’ fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali, e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana. Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo.
Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche. Scrive del suo lavoro: “La fotografia mi aiuta a riallacciare la realtà fisica a spazi metafisici che si mescolano con i luoghi più profondi dell’identità umana, dove il silenzio, più di ogni descrizione, è la via per avvicinarci a toccare ciò che ci circonda.” Vive e lavora tra Padova e San Paolo del Brasile. http://www.marcomariazanin.com (foto: frammento)

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Teatro: “Eppur mi son scordato di me”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Paolo TriestinoRoma, dal 10 al 14 maggio Teatro Vittoria Piazza Santa Maria Liberatrice, 10 (Testaccio) (Dal martedì al sabato dalle ore 11 alle ore 20. Domenica dalle ore 11 alle 13.30 e dalle ore 16 alle 18 (solo per lo spettacolo del giorno) Paolo Triestino in “Eppur mi son scordato di me” di Gianni Clementi, regia di Paolo Triestino. Dopo il grandissimo successo di pubblico e di critica della passata stagione – i sold out e le lunghe code al botteghino – lo spettacolo torna in scena.
La vita di Antonio, un cinquantacinquenne, ha preso una sua strada. Ma come è stato che si è scordato di sé? E se ci “ritorniamo in mente”, cosa vorremmo essere ancora e cosa non vorremmo più, di quello che siamo diventati? Tutti abbiamo una colonna musicale della nostra vita, a percorrere ricordi ed emozioni. Antonio ci propone la sua, esilarante ed appassionata, stupita e commovente, affascinante ed amabilmente contraddittoria.
Paolo Triestino è interprete e regista di questo entusiasmante allestimento che accompagna il pubblico in un susseguirsi di emozioni indimenticabili.
Biglietti: platea 25 euro, galleria 19 euro. – Riduzioni 18 e 15 euro. Promozioni e riduzioni contattando il teatro. (foto: paolo triestino)

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Palermo Musica Antica 2017 – XXVIII rassegna

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Palermo-Panorama-bjs-2Palermo Mercoledì 3 maggio, ore 21,15 Oratorio S. Maria del Piliere, piazzetta Angelini, Seconda manifestazione della XXVIII rassegna “Palermo Musica Antica” organizzata dall’associazione “Orchestra Barocca Siciliana”. E’ di scena la clavicembalista messicana Daniela Lòpez, recentissima finalista al Concorso Clavicembalistico “Gianni Gambi” di Pesaro e laureanda al conservatorio “V. Bellini” di Palermo sotto la guida di Basilio Timpanaro.Il recital è un excursus attraverso le diverse concezioni che di questo strumento hanno avuto compositori di epoche e luoghi disparati, da Frescobaldi a Froberger, Buxtehude, Forqueray, oltre agli immancabili iberici Soler e Seixas, per finire con l’iberico di adozione Domenico Scarlatti.Ingresso unico € 3,00.
L’Associazione Settimana delle Culture preannuncia, altresì, gli altri appuntamenti che si terranno il 9 maggio al Palazzo Sant’Elia per una conferenza stampa e a seguire l’11 maggio in Anteprima:
ore 17.30: Teatro Massimo, “Artisti e artigiani di eccellenza. Mostra di costumi di scena del Teatro Massimo”;
ore 19.30-1.00: Plazer Festival 2017, Musica live & djset, Piazza Sant’Anna;
ore 21.00: Real Teatro Santa Cecilia, “Samba Tango e Noi” concerto, armonica, chitarra e voce.
– 12 maggio, ore 17 – Inaugurazione VI edizione Settimana delle Culture. Sala del trionfo di Diana, Palazzo Sant’Elia, via Maqueda 81, Palermo.

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Cercasi il Macron italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

ParigiSalvo sorprese, sempre possibili ma alquanto improbabili, tra poche ore Matteo Renzi tornerà ad essere il segretario del Pd, e tra una settimana Emmanuel Macron sarà il nuovo presidente della Repubblica francese. C’è una relazione, al di là della coincidenza temporale, tra queste due cose? Purtroppo no. Basterebbe mettere a confronto la mestizia dell’unico appuntamento televisivo dei tre candidati al vertice Democrat – risposte imbarazzanti a domande deludenti – con le scene della campagna elettorale transalpina, per avere la plastica rappresentazione non solo di come l’Italia sia ferma e la Francia “en marche”, ma anche del fatto che a questo punto il nostro rischi di diventare l’unico paese europeo in cui prevalgono le forze populiste-sovraniste-protezioniste-cyberfasciste.
Dalle presidenziali francesi, giustamente definite storiche, emergono infatti una serie di indicazioni importanti anche per l’Italia, oltre che per l’Europa intera. La prima è la fine del vecchio bipolarismo continentale – sancita a Parigi, ma iniziata a Roma e Madrid come pure con l’esplosione del bipartitismo inglese – sostituito, come su TerzaRepubblica andiamo sostenendo da tempo, da un nuovo bipolarismo, che divide le forze di governo, siano esse di sinistra, di centro o di destra, da quelle anti-sistema. Poli che si scontrano non solo su temi decisivi come Europa, economia e immigrazione, ma anche sulla concezione stessa della democrazia, per cui a quella rappresentativa si contrappone una non meglio definita (e peggio praticata) democrazia diretta. L’unico paese fuori da questo schema è la Germania – non a caso quello più solido ed economicamente in buona salute – che da anni ha risolto l’involuzione della vecchia alternanza tra socialdemocratici e popolari con l’adozione della “grande coalizione”, lasciando che la competizione sia solo per chi la guida. Ma la seconda indicazione, fortemente correlata alla prima, è non meno importante: la consacrazione della crisi dei grandi partiti tradizionali, da cui discende quella non meno dirompente delle famiglie politiche europee. Qualcuno, come Massimo Cacciari, ha parlato di “fine della socialdemocrazia europea, come prima forza organizzata di massa della storia moderna”. È un’analisi corretta, sempre con l’eccezione tedesca. Ma anche le altre forze che hanno fatto la storia del Novecento non se la passano molto meglio. E Macron vince anche, se non soprattutto, perché ha rinunciato a stare con un partito, quello socialista, che lui ha giustamente giudicato troppo compromesso nella pratica del potere e troppo consunto nella capacità di elaborazione programmatica, per poter avere idee vincenti e comunque la credibilità per affermarle. Qui scatta una terza considerazione, che Riccardo Perissich ha efficacemente sintetizzato così: “le famigerate élites possono battere i populisti misurandosi con i problemi che ne alimentano il consenso, affrontandoli a viso aperto e non rincorrendoli sul loro terreno”. E già, cara intellighenzia nostrana, cara borghesia illuminata che in Italia hai da tempo ammainato le vele e abdicato alle tue funzioni di guida come un Vittorio Emanuele III qualsiasi, la vicenda Macron dimostra che se la partita politica si gioca lungo il crinale “nazionalismo-europeismo”, “localismo-globalizzazione”, “chiusura-apertura”, “nostalgia del passato-ricerca del futuro”, e dunque in ballo ci sono gli interessi – economici, ma anche culturali – che la modernità rappresenta, le élites hanno il dovere di prestare dei propri figli al Paese e di costringere moderati e riformisti a trovare un programma comune. Ma se dopo le elezioni olandesi e alla fine del doppio turno francese si potrà dire che la minacciosa marea populista che negli ultimi tempi ha invaso l’Europa e l’intero Occidente, avrà cominciato a regredire, si potrà fare analoga affermazione dopo le elezioni italiane? Il nostro timore – lo sanno coloro che ci seguono da tempo – è che l’Italia faccia eccezione. E la stessa ridicola pantomima stile “specchio, specchio delle mie brame, chi assomiglia di più a Macron nel reame?” che si è scatenata da noi dopo il primo turno francese, la dice lunga sui pericoli che corriamo. Perché le forze anti-sistema, sia in Olanda che in Francia, hanno incrementato la loro forza, ma per fortuna c’è stato chi ha saputo contrastarle e batterle. Da noi, invece, rischia di non essere così. Da un lato Berlusconi non ha posto un argine al duo sovranista Salvini-Meloni e continua a blaterare di centro-destra unito. Il centro montiano si è da tempo liquefatto e resiste solo quello alfaniano, che da solo fatica a presidiare un’area che dovrebbe essere il perno di una “grande alleanza”. Mentre nel centro-sinistra, Renzi finirà per vincere senza convincere la corsa alla segreteria del Pd, che avrebbe dovuto invece lasciare al suo destino (non diverso da quello dei socialisti francesi) per costruire una nuova “casa della modernità”. Come ha fatto – con i tempi giusti – Macron.
Nel 2012 suggerimmo all’allora figlio della prima Leopolda e candidato premier del Pd – poi battuto da Bersani – di cogliere l’occasione del cambiamento in corsa delle regole di competizione interna per uscire da partito e crearne uno nuovo, basato sul presupposto del superamento dei vecchi ancoraggi di sinistra e destra. Renzi, che pure aveva alcune delle caratteristiche che sarebbero servite per quell’impresa, preferì restare dentro il Pd, illudendosi che conquistarne la leadership avrebbe significato potersi comunque permettere un approccio post-ideologico. Ma un partito nato dall’unione di post comunisti e post democristiani di sinistra non avrebbe mai potuto, né potrà oggi o domani, tollerare di perdere le stigmate dei suoi fondatori, tant’è che è proprio con la sua gestione che il Pd approda nella casa socialista europea. Ora, dopo la batosta del referendum e gli errori marchiani commessi nella gestione della sconfitta – a cominciare dall’idea di ricandidarsi alla segreteria per essere di nuovo indicato premier, come se la stagione del maggioritario non fosse finita – imitare Macron è troppo tardi. Anche perché del francese gli mancano due cose: la statura personale e la straordinaria preparazione – Macron è un uomo colto, un economista sofisticato, vanta solide esperienze professionali – e l’appoggio, a nostro avviso determinante nella corsa all’Eliseo, di un Francois Bayrou, che con il suo MoDem è l’unico alleato della prima ora di “En Marche”. O per meglio dire, il Bayrou di Renzi c’è, e si chiama Francesco Rutelli – che del francese è fraterno amico e con lui condivide la guida del Partito Democratico Europeo – ma oggi è fuori dall’agone politico e soprattutto trova molto più ascolto in Gentiloni che in Renzi. Non a caso Rutelli dice che oggi “non c’è bisogno di un Renzi bis, ma di un Renzi nuovo, inclusivo, aperto, che non abbia un gruppo dirigente troppo ristretto e che non finisca per scegliere persone pescandole da vari ambienti e che poi nella gran parte dei casi lui stesso sconfessa”. Parole sante, ma che con tutta probabilità rimarranno inascoltate.Ecco, se dopo le primarie, Renzi sarà tentato di scimmiottare l’esperimento liberal-democratico di Macron asserendo di aver liberato il Pd dalle zavorre del passato, deve sapere fin d’ora che, a parte ciò che gli manca per recitare quel ruolo, comunque glielo impediranno. E che il tentativo di portare quel partito altrove non solo segnerà per lui una nuova e forse decisiva sconfitta, ma sarà l’ennesimo pantano in cui farà bloccare la politica italiana, proprio mentre avrebbe bisogno di trovare intorno ad un nuovo centro la forza di costruire la coalizione capace di sconfiggere gli anti-sistema. Non ci si fa Macron da dentro il Pd. Né da dentro Forza Italia. Ma di un Macron abbiamo disperatamente bisogno. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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“Piccole storie di Parre e dintorni”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

anna carissonipiccole storieBergamo alta 7 maggio 2017 alle ore 11 Museo Cividini nell’Antica Zecca, in Via Donizetti, 18a nell’atelier dello scultore Pierantonio Volpini, presentazione a cura delle letture bergamasche della nota scrittrice Anna Carissoni. Insegnante e giornalista, ha al suo attivo sillogi di versi in italiano e in bergamasco, raccolte di racconti, saggi sulla cultura popolare con particolare riferimento alla montagna bergamasca. Nella circostanza presenterà il suo recente libro “Piccole storie di Parre e dintorni”, che delinea garbatamente personaggi, fatti e situazioni con venature facete, argute e ironiche. Inoltre parlerà del fenomeno della pastorizia che per secoli ha interessato il suo paese natale ed altri centri seriani e illustrerà le caratteristiche del gaì (il gergo parlato per lungo tempo dai pastori), del quale è la più accreditata studiosa e specialista.La scrittrice sarà presentata dal commendator Umberto Zanetti. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

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A report card for Mr Trump: Could do better

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

the-economist-trumpOn April 29th Donald Trump, America’s president, will mark his 100th day occupying the highest office in the land. This period is seen as a high-water mark for presidential power: the time in which presidents enjoy both popularity and momentum from campaigning to set the agenda for the next four years and to push through legislation in Congress.Measuring the performance of presidents is often tricky. But before he was elected Mr Trump helpfully issued a “100-day action plan to make America great again”. These 18 actions and ten congressional bills spelt out Mr Trump’s priorities for his presidency. They included construction of a wall on the Mexican border; suspending illegal immigration from “terror-prone countries”; and labelling China a currency manipulator.By this yardstick, progress has been slow. Although Mr Trump has now issued more than 30 executive orders, ten more than Barack Obama over the same period (see left-hand chart), efforts have not begun on 12 of the issues in his action plan. His presidency-defining health-care legislation and immigration bans have so far been thwarted by Congress and the judiciary, respectively.That has left Mr Trump frustrated, but it might not deter his supporters. A poll conducted by YouGov for The Economist on April 22nd asked 1,500 Americans whether their president had exceeded their expectations or not. Of those who identified as Republican or Democrat, 30% thought that Mr Trump had met their expectations. Yet the remainder were sharply divided: 41% of Democrats thought the president had performed “much worse” than expected; 28% of Republicans thought he had performed “much better”.
These sentiments are reflected in Mr Trump’s approval ratings, which are the lowest of any post-war president. But the country is divided by party loyalties: 88% of Republicans approve of the president, while 82% of Democrats disapprove. Mr Obama, by contrast, was far less divisive. Mr Trump was a polarising figure on the campaign trail; he is no different in office. The correspondence of Nelle Harper Lee and Wayne Flynt by The Economist)

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Unemployment associated with 50% higher risk of death in heart failure patients

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

infarto-miocardico-acutoParis, France. Unemployment is associated with a 50% higher risk of death in patients with heart failure, according to research presented today at Heart Failure 2017 and the 4th World Congress on Acute Heart Failure. The observational study in more than 20 000 heart failure patients found that not being employed was linked with a greater likelihood of death than history of diabetes or stroke.“The ability to hold a job brings valuable information on wellbeing and performance status,” said lead author Dr Rasmus Roerth, a physician at Copenhagen University Hospital, Denmark. “And workforce exclusion has been associated with increased risk of depression, mental health problems and even suicide.”“In younger patients with heart failure, employment status could be a potential predictor of morbidity and mortality,” he continued. “If that was the case, employment status could help to risk stratify young heart failure patients and identify those needing more intensive rehabilitation.”This study compared the risks of all-cause death and recurrent heart failure hospitalisation in patients with heart failure, according to whether they were employed at baseline or not. Using the unique personal identification number assigned to all residents in Denmark, individual data was linked from nationwide registries on hospitalisation, prescribed medication, education level, public welfare payments, and death.The study included all patients of working age (18 to 60 years) with a first hospitalisation for heart failure in Denmark between 1997 and 2012. Of the 21 455 patients with a first hospitalisation for heart failure, 11 880 (55%) were part of the workforce at baseline.During an average follow-up of 1005 days, 16% of employed and 31% of unemployed patients died, while 40% of employed and 42% of unemployed patients were rehospitalised for heart failure.After adjusting for age, sex, education level and comorbidities, heart failure patients unemployed at baseline had a 50% increased risk of death and 12% increased risk of rehospitalisation for heart failure compared to those who were employed. Not being part of the workforce was associated with a higher likelihood of death than history of diabetes or stroke.Dr Roerth said: “We found that heart failure patients out of the workforce at baseline had a higher risk of death. Not being part of the workforce was associated with a risk of death comparable to that of having diabetes or stroke. Those without a job also had an increased risk of recurrent heart failure hospitalisation.”Dr Roerth said the exact mechanism on how employment status may affect mortality is complex and most likely multifactorial. “The ability to work can be seen as a measure of performance status and be interpreted as whether patients meet the physical requirements of a full time job or not,” he said.But he added: “Employment status is more than just a physical measurement as it also has an influence on quality of life, and has been shown to be important for mental health and wellbeing. Thus, both from a physical and psychological point of view it makes sense to include employment status in the evaluation of young heart failure patients’ prognosis.”Dr Roerth said it was perhaps not surprising that employment status has importance for prognosis. “But the observation that employment status is associated with an increased risk of death comparable to that of many other comorbidities such as diabetes and stroke is notable,” he said.In terms of implications of the findings, Dr Roerth said workforce exclusion could be used to identify heart failure patients at risk of poor outcomes and that efforts to get patients back into work might be beneficial.He said: “It could be highly valuable to assess employment status and actually think of workforce exclusion as a prognostic marker in line with suffering from serious chronic diseases. Knowledge on why workforce exclusion has happened for the individual patient might lead to ideas on how it can be prevented – for example with more intensive rehabilitation, physical activity, psychological treatment, or a different job.” Authors: ESC Press Office.

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Risk of heart transplant rejection reduced by desensitising patient antibodies

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

antibioticiParis, France. The risk of heart transplant rejection can be reduced by desensitising patient antibodies, according to research presented today at Heart Failure 2017 and the 4th World Congress on Acute Heart Failure. The breakthrough comes on the 50th anniversary of heart transplantation.Before heart transplantation the serum of heart transplant candidates is tested for levels of anti-human leukocyte antigen (HLA) which could bind to donor HLA antigens and cause rejection of the organ. At the time of transplantation, a virtual crossmatch is conducted to determine if the patient’s anti-HLA antibodies are directed against the donor’s specific HLA antigen – if yes, they are called “donor specific anti-HLA antibody” (DSA).
“Most centres do not perform heart transplantation in patients with a high DSA level since the risk of antibody-mediated rejection is high, particularly hyper-acute rejection,” said lead author Dr Guillaume Coutance, a cardiologist at Pitié-Salpêtrière Hospital in Paris, France. “Patients then have to wait for a donor with different HLA antigens.”To reduce the chance of rejection in these patients at high immunological risk, in 2009 Pitié-Salpêtrière Hospital began a desensitisation programme. The current study analysed the impact of the programme on survival after heart transplantations performed during 2009 to 2015.The type of desensitisation patients receive depends on their DSA level, which is measured by mean fluorescence intensity (MFI). An MFI between 500 and 1000 is considered “low DSA” and an MFI above 1000 is considered “high DSA”. All patients receive anti-thymocyte globulins and conventional immunosuppressive therapy (calcineurin inhibitors, mycophenolate mofetil, and corticosteroids).On top of this, patients with low DSA levels receive intravenous immunoglobulins. Patients with high DSA levels are treated with plasmapheresis before and after transplantation, followed by intravenous immunoglobulins after the complete cycle of plasmapheresis.The study included 523 patients who were 50 years old on average and 77% were men. Nearly half (46%) of patients had no DSA, 17% had low DSA, and 37% had high DSA levels. Patients were followed-up for an average of 3.7 years and survival was compared between the three groups.Compared to patients with no or low DSA, those with high DSA were more often younger, female, and had a ventricular assist device. The length of survival after transplantation was similar between the three groups, even after adjustment for age, sex, and having a ventricular assist device before transplantation. Survival at one year and at the end of follow-up was 79% and 73% for those with no DSA, 80% and 72% in patients with low DSA, and 84% and 76% in patients with high DSA levels, respectively (p=0.85). Antibody-mediated rejections were more common in patients with high DSA levels (27% versus 6% in patients with no DSA). These rejections occurred early (a median of 28 days after transplantation) in patients with high DSA levels but they had no impact on survival and could be treated. Patients with high DSA levels had more bleeding complications due to perioperative plasmapheresis. Dr Coutance said: “By desensitising patient’s antibodies, those with high immunological risk experience similar survival to patients without DSA. Pre- and post-operative plasmapheresis results in a dramatic drop in DSA levels, which reduces the risk of hyper-acute rejections and early antibody-mediated rejections. Intravenous immunoglobulins will neutralise DSA for weeks.” “Despite this regimen, antibody-mediated rejections were frequent but they were not associated with poor outcomes,” added Dr Coutance. “Two factors might explain these good results: early diagnosis of rejection with repetitive routine biopsies, and aggressive treatment of rejections with plasmapheresis and intravenous immunoglobulins even in subclinical rejections. The increased bleeding risk is explained by the loss of coagulation factors during plasmapheresis which is important but does not seem to impact survival.” He concluded: “This desensitisation programme could shorten waiting times and increase access to transplantation for patients at high immunological risk. However, it will probably not increase the number of transplantations since donor shortage is the limiting factor.” Authors: ESC Press Office.

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Heart failure mortality is inversely related to wealth of country

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Paris, France. Death in patients with heart failure is inversely related to the wealth of the country they live in, according to late breaking results from the INTERCHF study presented today at Heart Failure 2017 and the 4th World Congress on Acute Heart Failure.1 Death rates in India and Africa were three to four times higher than those documented in Western countries. “Heart failure is a common condition that causes morbidity and mortality worldwide,” said lead author Dr Hisham Dokainish, a principal investigator at the Population Health Research Institute (PHRI), McMaster University, Hamilton, Canada.“Most data on heart failure have come from Western countries but the majority of the world’s population lives elsewhere,” he continued. “This study was conducted to fill large gaps in knowledge about congestive heart failure in non-Western countries.”
The International Congestive Heart Failure (INTERCHF) study was an observational cohort study that enrolled 5 823 patients with heart failure in 16 countries grouped into six regions: Africa (Mozambique, Nigeria, South Africa, Sudan, Uganda), China, India, the Middle East (Egypt, Qatar, Saudi Arabia), Southeast Asia (Malaysia, the Philippines), and South America (Argentina, Chile, Colombia, and Ecuador).Data on each patient was collected at baseline, six months and one year and entered into the electronic data management system at PHRI. Baseline data included demographics (age, sex), cardiac and non-cardiac factors (previous heart attack or stroke, duration of congestive heart failure, diabetes mellitus, renal failure, chronic obstructive pulmonary disease), medications, socioeconomic factors (education level, literacy, employment, urban/rural setting), and heart failure aetiology.At six months and one year data was collected on the frequency and cause of any hospitalisations in the previous six months. Information was also recorded on death and cause of death. The investigators calculated death rates in each region and adjusted for 20 variables which included demographic, clinical, and socioeconomic factors, medications, and cause of heart failure.The overall all-cause mortality rate for the entire study population was 17%. It was highest in Africa (34%) and India (23%), intermediate in Southeast Asia (15%), and lowest in the Middle East (9%), South America (9%) and China (7%).Dr Dokainish said: “Mortality in patients with heart failure was inversely related to the wealth of the country. The poorer the country, the higher the mortality, and the richer the country, the lower the mortality.” “In Western countries the one-year mortality rate for patients with heart failure is 5–10%,” added Dr Dokainish. “We’re finding two to three times that death rate in African and Indian patients.” “We were very surprised by the much higher mortality rates,” he continued. “You could say maybe the patients in Africa or India were sicker, or didn’t take their medicines, or had poorer heart function, but we adjusted for all of those things and don’t really understand why their death rates were so much higher.”The researchers hypothesised that variables not measured in the study contributed to the high death rates, such as access to and quality of healthcare, and cardiac biomarkers. These variables will be measured in the next phase of the research programme, the Global Congestive Heart Failure (G-CHF) study, which aims to recruit 25 000 heart failure patients from all inhabited continents and income levels. Genetic analyses will also be conducted in a G-CHF substudy.
Dr Dokainish said: “INTERCHF has shown that there are large differences in the risk of heart failure patients dying at one year depending on where they live. We hope to discover why these differences exist through the G-CHF study. If that identifies barriers to receiving care that are due to the way a healthcare system is structured, access to healthcare, or quality of healthcare, then that would need to be addressed.” Authors: ESC Press Office.

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Legge elettorale: partiamo dal Legalicum

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

di maioIntervista rilasciata da Luigi Di Maio ad Emanuele Buzzi del Corriere della Sera
«Matteo Renzi la deve smettere di fare la politica dei due forni: ci dica se vuole fare una legge elettorale con Silvio Berlusconi per arrivare a un inciucio 2.0 o fare una legge seria»: Luigi Di Maio dopo l’intervento di Sergio Mattarella che ha chiesto con urgenza l’approvazione di una legge, prende posizione.
Dopo le parole del capo dello Stato siete disposti a trattare con il Pd?
«Ringrazio il presidente per l’appello, che dimostra quanto il Pd e il governo siano in difficoltà su questo tema. Per noi si parte dal Legalicum (la legge elettorale frutto delle correzioni della Consulta ndr), ma in commissione si può discutere di eventuali modifiche che ci vengano sottoposte come abbassare la soglia per il premio di governabilità».
Quindi sarete favorevoli a modifiche sul premio?
«Questo fa parte del dibattito in commissione. Per noi il Legalicum non è inscalfibile».
Nei sondaggi siete sempre in testa, ora Grillo ha strizzato l’occhio ai mercati finanziari. Vi preparate a incontrare nuovi interlocutori?
«Quel post di Grillo (pubblicato sul blog giovedì, ndr) è la dimostrazione di come gli economisti non ne azzecchino una. Brexit, Trump, referendum: le loro previsioni sono solo un tentativo di terrorizzare. Noi non siamo nemici dei mercati finanziari. Anzi vogliamo portare investimenti e imprenditori in Italia con piani a lungo termine».
Lei la prossima settimana andrà a Harvard a spiegare il ruolo della democrazia diretta in Italia. Cosa dirà?
«Racconterò anzitutto cosa è il Movimento e sarà una grande occasione per rispondere alle loro domande».
Come è nato questo viaggio?
«Si tratta di un viaggio non politico nato dall’invito di gruppi studenteschi, esteso poi al corpo docente e al rettore».
Incontrerà anche imprenditori e la comunità italiana a Boston: cosa si aspetta?
«Sarò al Mit e sì vedrò anche la comunità italiana. È una occasione per creare relazioni con il mondo universitario statunitense e ponti che possano aiutare lo sviluppo economico, l’istruzione, la ricerca».
Cosa pensa di Trump? Come giudica i primi mesi della sua amministrazione?
«Adesso è troppo presto per fare un bilancio. Noi ci siamo sempre espressi chiaramente, sia apprezzando le sue mosse sul rifiuto di alcuni trattati internazionali sia criticandolo per il suo operato in Siria».
In Europa non prendete posizione sulle prossime elezioni. Perché?
«Non è intelligente fare il tifo per un candidato o un altro: si rischia di fare la figura di Renzi con Clinton, da lui supportata, e Trump. In Francia entrambi i candidati sono distanti da noi, ma chi vincerà diventerà — se dovessimo governare — il nostro interlocutore istituzionale».
Ha fatto molto discutere la classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. Grillo anche ieri ha attaccato i giornalisti. Ma non state sbagliando con i media? Possibile che la classifica sia attendibile solo quando non vi criticano?
«Personalmente siamo sorpresi che ci sia Grillo tra i problemi della libertà di stampa quando un ex premier possiede tre televisioni e il premier nomina i vertici Rai. Per noi c’è molto da fare. Dobbiamo risolvere il conflitto di interessi e la lottizzazione delle tv pubbliche: dopo aver sciolto questi nodi sono sicuro che ci sarà un rapporto più tranquillo con i media».
Lei a messa dal Papa, Grillo intervistato da Avvenire, ma anche gli interventi duri della Cei verso di voi. Si è discusso molto di una vostra affinità con il mondo cattolico. Lei cosa ne pensa?
«Credo che su alcune cose la pensiamo in modo simile e su altre abbiamo opinioni più distanti. Nell’ultimo mese ci sono state prese di posizione della Cei più che legittimamente critiche su alcuni temi etici o sui migranti e posizioni invece più affini su temi come il reddito di cittadinanza. Questo dimostra che non ci sono alleanze o accordi, ma che ognuno porta avanti i propri punti di vista. Quanto alla messa: l’ho vissuta da cattolico, da fedele. Per me è stato emozionante essere lì».
A Genova Marika Cassimatis ha deciso di correre da sola e mettere fine alla bagarre giudiziaria. Però il fronte Cinque Stelle, ex compresi, ora ha tre candidati. Non rischia di diventare una gara a perdere?«C’è una sola lista del Movimento con candidato sindaco Luca Pirondini, gli altri fanno la loro corsa. Vedremo. Decideranno i cittadini di Genova, Verona e degli altri comuni che sindaco vogliono. Noi ci proponiamo come alternativa a chi ha governato finora».
Si parla molto della questione migranti e Ong. Lei chiede rispetto per il procuratore di Catania Zuccaro, ma è un tema delicato e lei è intervenuto con parole dure.
«Credo che nei prossimi giorni molti mi dovranno chiedere scusa. Io dico che c’è chi salva vite in mare e c’è anche lo spettro che possa esistere chi specula sulle vite dei migranti. Su un versante operano la Marina e alcune Ong, sull’altro c’è un procuratore che ha delle prove ma non le può usare in Italia e un ministro che lo richiama anziché aiutarlo. Io ho scoperchiato un vaso di Pandora: vediamo cosa accade».

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Scuola – Precariato: Miur chiama Mef non risponde

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

ministero-pubblica-istruzioneLa base di partenza rimane quella di trasformare 25mila posti in organico di diritto, ma poi c’è stata la frenata del Ministro dell’Economia Padoan. Oggi la Ministra Fedeli è tornata alla carica: dobbiamo trovare un punto di incontro. Intanto il personale ha perso la pazienza e si è rivolto al giudice del lavoro: solo nell’ultimo mese, Anief ha portato a casa oltre 500 sentenze favorevoli ai lavoratori, anche di ruolo, a cui lo Stato ha negato l’assunzione, oppure l’ha ritardata oltre modo, o ancora privandoli di quegli scatti di anzianità che invece la Corte di Cassazione ha ribadito di recente che vanno applicati indistintamente. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): gli ultimi due governi hanno voluto far credere che il precariato scolastico è un fenomeno in via di cancellazione, ma non è affatto così perché l’unica soluzione che andrebbe adottata continua a essere elusa: trasformare in organico di diritto tutti i 100mila posti oggi assegnati fino al 30 giugno, metà dei quali di sostegno, e procedere con un conseguente piano di assunzioni. Tutti gli altri tentativi rappresentano dei palliativi. Il punto non è ricavare 10mila, 20mila o 25mila nuovi posti. Ma adottare una nuova filosofia: a un posto libero deve corrispondere un docente titolare o da assumere.Il giovane sindacato ricorda che sono ancora aperti i ricorsi per essere stabilizzati, per vedersi assegnati gli scatti di anzianità del personale di ruolo, anche durante il periodo di precariato, per ottenere le mensilità di luglio e agosto in tutti quei casi in cui ai docenti si assegna una supplenza annuale fino al 30 giugno dell’anno successivo, anziché sino al 31 agosto, pur in presenza di posti liberi.

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“Gli interventi su scuole e strade si possono fare anche in assenza del DUP”

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

Roma “Negli anni passati la Provincia prima e la CM dopo hanno investito risorse – anche in sforamento del patto di stabilità – Per mettere in sicurezza strade e scuole. Oggi i 5stelle cercano scuse tecniche e intanto bloccano tutto.
Il DUP è un documento di programmazione che non autorizza alcunché. Solo il bilancio di previsione autorizza a spendere ciò che è stato programmato.
I previsti 8 milioni di opere citate dalla Sindaca (tra i quali gli interventi sulle scuole, i lavori del ponte di Castiglione e della frana di Rorà) non verranno dunque autorizzati con l’approvazione del DUP. Quindi, invece di raccontare frottole trincerandosi dietro fumose argomentazioni tecniche, i 5stelle che governano oggi si assumano la responsabilità di mandare avanti i lavori, almeno quelli urgenti, come è sempre avvenuto con le precedenti amministrazioni.” Commenta il capo-gruppo Barrea. (n.r. Non entriamo nel merito delle questioni tecniche che impediscono agli amministratori romani di porre mano ai lavori d’urgenza che continuano a rinviare. Resta, tuttavia, un dato di fatto. Da mesi, oramai, la sindaca Raggi ha annunciato lo stanziamento di milioni di euro per la sistemazione del manto stradale che oggi brilla per le sue numerose buche e che con le piogge stanno diventando sempre più copiose e profonde e che costano, tra l’altro, ben dieci milioni di euro per i danni arrecati ai cittadini oltre a un consistente contenzioso ancora più oneroso eppure niente o pochissimo è stato fatto in proposito.)

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Fiera Internazionale del Libro di Teheran

Posted by fidest press agency su martedì, 2 maggio 2017

teheranTeheran dal 3 al 13 maggio 2017 Fiera Internazionale del Libro (نمایشگاه بین‌المللی کتاب تهران‎‎) Un appuntamento dall’alto valore simbolico – l’Italia è il primo Paese occidentale a essere invitato come Ospite d’Onore, dopo Oman e Russia – e dalle significative valenze sul piano culturale, politico, commerciale e industriale. Da un lato, viene confermato il graduale riavvicinamento in corso tra Iran e occidente, assegnando al nostro Paese un ruolo di primo piano nel proseguimento di questo processo. Dall’altro, è l’occasione per l’industria libraria ed editoriale italiana di entrare in contatto con uno dei maggiori eventi culturali non solo dell’Iran, ma dell’intera area mediorientale. Organizzata ogni anno presso Shahr-e Aftab (la moderna sede espositiva che la ospita dal 2016), la Fiera del Libro di Teheran accoglie nei suoi undici giorni circa tre milioni di visitatori su una superficie di 125.000 mq. e nel 2017 raggiungerà un importante traguardo storico: sarà infatti la trentesima edizione. La partecipazione italiana – resa possibile dalla collaborazione fra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’Ambasciata d’Italia a Teheran, l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il Centro per il Libro e la Lettura, d’intesa con l’AIE-Associazione Italiana Editori – è fortemente voluta dal Governo italiano proprio per le possibilità di apertura al dialogo che offrirà ai due Paesi: all’editoria e alla cultura è affidato il compito di fare da apripista nello stabilire nuove relazioni di collaborazione e partnership. Per l’Italia si tratta di un’occasione molto importante per sviluppare e rafforzare il rapporto con l’Iran.
A Teheran proseguirà il virtuoso percorso di valorizzazione della cultura e dell’industria editoriale italiana nel mondo che l’AIE – insieme alle istituzioni citate – ha già avviato, curato e condotto con successo nelle partecipazioni dell’Italia come Ospite d’Onore al Salon du Livre di Parigi (2002), alla Bienal do Livro di Rio De Janeiro (2003), alla Feria Internacional del Libro di Guadalajara (2008), al Salon du Livre et de la Presse Jeunesse di Montreuil (2009), alla Moscow International Book Fair di Mosca (2011), alla International Kolkata Book Fair di Calcutta (2012) e alla Abu Dhabi International Book Fair (2016).
La bellezza senza tempo non è solo qualcosa che non sfiorisce mai. È una bellezza che si propaga e si rinnova con il passare dei secoli, trovando sempre nuove forme d’espressione, legate alle persone, alle idee, al pensiero, ai mezzi culturali e tecnologici di ogni epoca. Questa è la bellezza dell’Italia: un universo di creatività che non può essere confinato in un periodo storico, un’area geografica, un singolo museo o una disciplina artistica. E questo è lo spirito con cui è stato ideato il programma di Bellezza senza tempo (Timeless Beauty), attraverso un percorso di incontri, dialoghi e approfondimenti in cui – giorno dopo giorno, seguendo la bussola dei libri e degli autori – si punterà a trasmettere ai visitatori della Fiera la straordinaria ricchezza del patrimonio culturale, letterario, artistico e scientifico del nostro Paese. Tredici ospiti italiani (Alessandro Barbero, Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Melania Mazzucco, Valerio Magrelli, Valerio Massimo Manfredi, Beatrice Masini, Michela Murgia, Marcello Nardis, Luca Novelli, Marco Pastonesi, Guido Scarabottolo, Michele Serra) dialogheranno con i colleghi iraniani: Aydin Aghdashloo, Elham Asadi, Iman Mansub Basiri, Hoda Hadadi, Mahsa Mohebali, Kamran Afshar Naderi, Mehdi Rabbi, Ehsan Rezaei, Ramin Sadighi, Antonia Shoraka, Mohammad Tolouei.
La scelta del tema, tuttavia, non dipende solo dalle caratteristiche dell’Italia. A influenzarla è stato anche il retaggio culturale e artistico del Paese ospitante, l’Iran, anch’esso indissolubilmente legato e fedele all’idea di un’armonia estetica e dell’animo che trova le origini ai tempi dell’impero persiano e si propaga nei secoli con l’avvento dell’Islam, raggiungendo inimitabili risultati nella poesia, nella letteratura, nell’arte, nell’architettura, fino al cinema. I punti di contatto sono numerosi, così come le possibilità di attivare stimolanti momenti di condivisione, confronto e discussione. Per questa ragione, gli incontri del programma sono stati strutturati in modo da permettere ai tredici ospiti italiani (fra autori e illustratori) di rappresentare innanzitutto altrettanti generi e forme in cui la bellezza è stata ed è tuttora declinata nel nostro Paese, ma anche di dialogare con colleghi iraniani: scrittori, poeti, critici letterari, accademici, rappresentanti della comunità artistica e scientifica.
L’Italia parteciperà alla Fiera con un padiglione di 300 metri quadrati, in cui troveranno spazio un’area espositiva di libri e una riservata a editori e professionisti. Negli incontri, la bellezza sarà raccontata nella sua evoluzione, nel suo rapporto con il presente e il futuro, nel suo motivarci e spingerci alla ricerca di sempre nuovi orizzonti di creatività e innovazione. Gli autori ospiti ci ricorderanno che la bellezza può vivere ovunque e in ogni momento: in un verso del poeta Hāfez come nelle pagine di Italo Calvino o nelle rocambolesche avventure di Pinocchio, nella trama di un romanzo come nell’armonia della musica, nelle linee curve di una moschea come negli angoli di una cattedrale romanica, arrampicandosi fin sui profili avveniristici dei palazzi che stanno ridisegnando il volto delle metropoli Milano e Teheran. Tutto questo e molto altro – dalla pittura all’illustrazione, dal libro per ragazzi all’avventura storica, dal design alla robotica – sarà oggetto dello sguardo e del racconto di Bellezza senza tempo.

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