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Riforma Madia del Testo Unico? Molto rumore per nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Palazzo chigi1“Per descrivere la riforma Madia sul testo unico del Pubblico impiego si potrebbe prendere in prestito la commedia di William Shakespeare: molto rumore per nulla. Sì, perché dopo la bocciatura della Corte Costituzionale della riforma della dirigenza, i pasticciati correttivi su licenziamenti brevi e partecipate, arriva la riforma del testo unico del pubblico impiego ennesimo capitolo della saga ‘La riforma della PA’”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“A leggere il sito del Dipartimento della Funzione pubblica la riforma della PA non doveva essere concepita come una riforma di settore, bensì come un progetto di cambiamento del Paese. Infatti non è cambiato nulla, anzi a voler essere più precisi la situazione è peggiorata. Il testo unico, prossimo all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, che doveva ridisegnare le norme generali del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni ed essere il cardine insieme alla riforma della dirigenza, non è altro che una serie di disposizioni che rispondono essenzialmente a due esigenze principali: stabilizzazione dei precari e rivalutazione della contrattazione collettiva cioè delle relazioni sindacali.Sul primo punto il testo unico sceglie la strada della stabilizzazione di precari gettando al macero migliaia di idonei che il concorso pubblico lo hanno fatto e che dopo anni di attesa si troveranno con una promessa mai mantenuta. Giova ricordare che una procedura più o meno identica era stata già adottata ai tempi del ministro D’Alia, ma in quell’occasione la legge bilanciava i diritti degli idonei con quelli dei precari. L’altro punto fondamentale riguarda la contrattazione collettiva e le relazioni sindacali. Con il testo unico si riaffidano alla contrattazione collettiva e alla contrattazione integrativa una serie di materie che la mia riforma avevano spostato a livello di legge al fine di porre un freno alle ingerenze sindacali nell’organizzazione di lavoro. Tale intervento è ulteriormente aggravato dalla modifica fatta da un altro decreto attuativo in corso di approvazione, il decreto sulla perfomance. Con questo decreto vengono abrogate le fasce meritocratiche dei premi incentivanti introdotte dal decreto legislativo 150 del 2009. D’ora in poi sarà la contrattazione collettiva (cioè i sindacati) che deciderà quante risorse destinare alla produttività individuale. Facile immaginare cosa succederà: todos caballeros.Del resto l’accordo firmato con i sindacati poche ore prima del referendum questo prevedeva. Fare un contratto con risorse che non ci sono ancora e ridare ai sindacati tutto il potere che avevano. Quindi la riforma annunciata in pompa magna dall’ex presidente del consiglio e poi dalla ministra Madia si è ridotta a brandelli di norme che chiamarli ‘riforma’ è un offesa al Devoto-Oli. Chissà se la Corte Costituzionale, o forse prima il presidente della Repubblica, riuscirà ad impedire l’ennesimo tentativo di distruggere la PA da parte del governo Renzi-Gentiloni”, conclude Brunetta.

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