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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 341

Profilo di denosumab: efficacia anti-fratturativa, sicurezza, tollerabilità, gestione del farmaco

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

efficacia anti-fratturativaL’inibizione del riassorbimento osseo mediata da denosumab determina una riduzione statisticamente significativa degli indici di turnover osseo e un altrettanto significativo incremento della densità minerale ossea (BMD), effetto quest’ultimo che perdura anche nella terapia a lungo termine. «Denosumab» spiegano Elisa Cairoli e Iacopo Chiodini, Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, UO di Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano «blocca in modo reversibile la formazione, la funzione e la sopravvivenza degli osteoclasti, determinando pertanto una potente inibizione del riassorbimento osseo». Efficacia anti-fratturativa. Questa è stata dimostrata nello studio FREEDOM, internazionale, di fase 3 randomizzato, in doppio cieco vs placebo, nel quale la somministrazione di denosumab (60 mg ogni 6 mesi per 36 mesi) ha significativamente ridotto il rischio di fratture vertebrali (-68%), non vertebrali (-20%) e femorali (-40%) in donne in età post-menopausale con osteoporosi, ricordano Cairoli e Chiodini. Inoltre, nell’estensione di tale studio la prosecuzione della terapia con denosumab oltre i 36 mesi si è dimostrata associata a un’ulteriore riduzione del rischio fratturativo (Papapoulos S, et al. Osteoporos Int, 2015). Il farmaco si è poi dimostrato in grado di ridurre precocemente e significativamente il rischio di fratture cliniche in donne trattate con inibitori dell’aromatasi come terapia adiuvante per il carcinoma mammario (studio ABCSG-18) (Gnant M, et al. Lancet, 2015) e di ridurre del 62% rispetto a placebo l’incidenza di fratture vertebrali a 36 mesi in uomini con carcinoma prostatico avanzato sottoposti a terapia di deprivazione androgenica (studio HALT) (Smith MR, et al. N Engl J Med, 2009). «A parte quest’ultima categoria di pazienti, l’efficacia anti-fratturativa non è stata direttamente dimostrata nell’osteoporosi maschile ma poiché lo studio ADAMO (Langdahl BL, et al. J Clin Endocrinol Metab, 2015) ha dimostrato che in uomini con ridotta BMD il trattamento con denosumab per 24 mesi determina un incremento della BMD di entità sovrapponibile a quella ottenuta nelle donne con osteoporosi post-menopausale e negli uomini in deprivazione ormonale, è legittimo supporre che sia simile anche l’effetto sul rischio di frattura» aggiungono Cairoli e Chiodini. Per quanto riguarda l’osteoporosi da glucocorticoidi è stato dimostrato un incremento significativo della BMD associato al trattamento con denosumab (Mok CC, et al. Bone, 2015).
Denosumab è generalmente ben tollerato. Nello studio FREEDOM era stata riportata un’incidenza significativamente maggiore di eczema e celluliti gravi nel gruppo attivo ma nella fase di estensione l’incidenza di eventi avversi, come infezioni gravi, cellulite ed eczema, si è mantenuta estremamente bassa e non ha mostrato alcun trend di aumento durante gli 8 anni di trattamento. Il favorevole profilo di sicurezza è uno dei fattori che favorisce un’adeguata aderenza al trattamento, affermano Cairoli e Chiodini. «Gli studi disponibili in merito suggeriscono una migliore aderenza al trattamento con denosumab rispetto ad altre alternative terapeutiche per l’osteoporosi, in particolare i bisfosfonati, probabilmente attribuibile, oltre che alla buona tollerabilità del farmaco, anche a frequenza e via di somministrazione». Un aspetto che differenzia in modo sostanziale denosumab dai bisfosfonati è la reversibilità del suo effetto: dopo la sospensione di denosumab si assiste, infatti, a un incremento repentino degli indici di turnover osseo, che tornano ai valori basali entro 24 mesi circa dalla sospensione e a un altrettanto rapido decremento della BMD che tende a tornare ai livelli precedenti il trattamento. «È plausibile che questo brusco incremento del turnover osseo e questa accelerata perdita di BMD si associno a un incremento del rischio di frattura» osservano Cairoli e Chiodini. «Vi sono numerosi case-report pubblicati nel 2016 che descrivono la precoce comparsa di fratture cliniche vertebrali, quasi sempre multiple, dopo la sospensione della terapia con denosumab» (Anastasilakis AD, et al. J Bone Miner Res, 2017). Pertanto considerata la possibile insorgenza molto precoce dell’evento fratturativo, il paziente dovrebbe essere avvertito circa l’importanza di rispettare rigorosamente i tempi di somministrazione di denosumab, così da incentivare una compliance ottimale alla terapia (Cairoli E, et al. Int J Womens Health, 2015). In ogni caso, l’interruzione del trattamento deve essere presa in considerazione con cautela. «Qualora si ritenga opportuno sospendere il trattamento» affermano Cairoli e Chiodini «una strategia appropriata potrebbe essere quella di somministrare, a partire da 6 mesi dall’ultima iniezione di denosumab, un altro farmaco anti-riassorbitivo. In questo contesto, quindi, i bisfosfonati potrebbero avere un ruolo fondamentale.» (fonte: endocrinologia33)

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