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Peronismo scomunicato? Pio XII e la condanna del 1955

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

peronismo-scomunicatoAndrea Giacobazzi ha scritto un interessante saggio intitolato Peronismo scomunicato? Pio XII e la condanna del 1955 contenuto nel libro a cura di A. Giacobazzi – P. Seveso, Oportet Illum Regnare (Reggio Emilia, Edizioni Radio Spada, 20161).Nel presente articolo mi soffermo sul Giustizialismo peronista, che in Italia è meno conosciuto del Fascismo e cerco di mettere in luce ciò che vi è stato di inconciliabile tra il Peronismo e il Cattolicesimo, pur non negando alcuni aspetti positivi del Peronismo: la “terza via” tra super-capitalismo statunitense e socialismo, il corporativismo, la politica sociale a favore delle classi più povere, il sano patriottismo.L’Autore dimostra, con ampie citazioni, che l’errore capitale di Juan Domingo Peron (8 ottobre 1885 – 1° luglio 1974) e del suo movimento politico chiamato Giustizialismo o Peronismo è stato quello di voler separare Cesare da Dio, lo Stato dalla Chiesa e i “Diritti dell’Uomo” dai Diritti di Dio. Da questo son seguiti numerosi altri errori, pur se accompagnati da molti elementi positivi.Si possono mettere proficuamente a confronto due figure di uomini politici latino-americani che hanno avuto due politiche diametralmente opposte riguardo ai rapporti tra Stato e Chiesa. La prima è quella di Gabriel Garcia Moreno (1821-1875) il Presidente della repubblica dell’Ecuador, che ha governato secondo i sani princìpi della dottrina sociale della Chiesa di subordinazione dello Stato alla Chiesa, di Cesare a Dio e dei “Diritti dell’Uomo” ai Diritti di Dio. Il secondo, invece, ha ribaltato i princìpi e ha cercato di rimpiazzare Dio e la Chiesa con i “Diritti dell’Uomo”.Per capire bene la contrapposizione tra questi due uomini e queste due concezioni politiche raccomando lo studio del bel libro di padre Agostino Berthe, Garcia Moreno. Vindice e martire del Diritto cristiano, I ed., Alba, Paoline, 1940, II ed., New York, Dolorosa Press. Giacobazzi nota che la statolatria neopagana ha inficiato notevolmente il Giustizialismo del Colonnello Peron e lo ha portato allo scontro con la Chiesa e alla rovina. Infatti il culto dello Stato sostituisce l’uomo a Dio e lo destina a seguire la sorte di Lucifero scacciato dal Cielo e precipitato nell’Inferno.Certamente il Peronismo rispetto al Comunismo ha rappresentato una “minaccia di portata minore” (A. Giacobazzi – P. Seveso, Oportet Illum Regnare, cit., p. 7). Ciò non significa che il Peronismo non abbia avuto meriti, ma non bisogna occultare i suoi limiti statolatrici e antropocentrici.Dal nazionalismo sociale, corporativistico e cattolico primigenio il Peronismo passò ad una forma di “nuova religione civile e laica” debitrice del potere solo verso il popolo sovrano4, svincolandosi dall’Esercito e dalla Chiesa, che lo avevano aiutato nel suo nascere. Fu proprio lo scontro con la Chiesa (1954/1955) a indurre l’Esercito al colpo di Stato (1955) che defenestrò Peron.
Juan Domingo Peron divenne Presidente dell’Argentina nel 1946. Già nel 1949 abbandonò le sue precedenti posizioni cattoliche per abbracciare il separatismo liberale, che lo portò allo scontro con la Chiesa nel 1954 e alla scomunica nel 1955 (revocata da Paolo VI). Nel 1950 Peron nominò Ministro della Pubblica Istruzione il massone Armando Mendez San Martin e appoggiò lo Stato d’Israele, che contraccambiò con una visita ufficiale di Golda Meir in Argentina. Un golpe militare lo cacciò dall’Argentina il 19 settembre 1955, vi ritornò come Presidente nell’estate del 1973, ma morì il 1° luglio del 1974, lasciando il Paese nelle mani della sua terza moglie Isabel (già Vicepresidente) che fu deposta nel 1976 da un altro golpe militare diretto dagli Usa.Dall’ottobre del 1973 la fase del Peronismo sotto Isabelita, che aveva dato ampi poteri al massone (amico intimo di Lucio Gelli) ed occultista José Lopez Rega chiamato “el brujo / lo stregone” (una specie di Rasputin), è stata assai infelice. Infatti fu caratterizzata da una forte repressione cruenta degli oppositori ed anche dei peronisti di sinistra (i Montoneros). Inoltre Peron fu per lo più “utilizzato” da ambienti oscuri.
Pio XII nella sua prima Enciclica Summi Pontificatus del 1939 insegna che se si considera lo Stato come il Fine ultimo dell’uomo si arriva immancabilmente alla perdita della prosperità non solo interna (poiché il Totalitarismo schiaccia la persona e la riduce ad una “cosa”), ma anche alla perdita della prosperità estera delle Nazioni. Infatti l’Assolutismo pan-statista rompe l’unità e l’armonia che deve regnare tra le diverse Nazioni, conduce alla violazione dei diritti delle altre Patrie, del Diritto internazionale, rende difficile la convivenza pacifica ed è foriero di guerre.
Papa Pacelli distingue tre tipi di Statolatria: quando lo Stato si ritiene 1°) l’eletto della Nazione (Statolatria sociale e nazionalista); 2°) della classe sociale operaia (Comunismo marxista/leninista); 3°) del popolo “sovrano” (Assolutismo democratico/liberale parlamentarista).L’amor di Patria è raccomandato dal 4° Comandamento, ma è riprovevole “l’eccesso di Stato, ovvero quando la Patria terrena vuole sostituirsi a quella celeste” (cit., p. 14). Già nel 1943 i militari si impossessarono del potere in Argentina con un colpo di Stato. L’Esercito si riteneva l’elemento moralizzatore del Paese e tendeva a giocare un ruolo di primo piano, se non addirittura egemonico, in Argentina. Peron ne divenne dapprima il Vicepresidente e il Ministro della Guerra e del Lavoro ed infine, il 24 febbraio del 1946, il Presidente. Egli volle accanto a sé dei Ministri di formazione genuinamente cattolica, che dopo il 1949 si dimisero dal governo oramai laicista. Uno di essi è il famoso Gustavo Martinez Zuvirìa, che sotto lo pseudonimo di Hugo Wast ha scritto numerosi libri sul complotto giudaico/massonico (Oro; Il gran Kahal…). Sin dal 1949 Peron iniziò a sbandare verso una forma assolutistica del potere. Certamente il suo patriottismo è stato lodevole, ma è degenerato in nazionalismo esagerato.
Evita (7 maggio 1919 – 26 luglio 1952) ha giocato un gran ruolo nella vita politica di Juan Domingo Peron e del Peronismo. Fu insignita del titolo di “Jefa espiritual / Guida spirituale” dell’Argentina, nel 1945 divenne la seconda moglie di Peron, (che nel 1929 aveva sposato Aurelia Tizòn morta nel 1938) dopo aver avuto una parte notevolissima nella sua elezione a Presidente della Repubblica nel febbraio del 1945. Nel 1961 ad Evita è succeduta Isabel, detta Isabelita (che è stata Presidente della Repubblica Argentina dal 1974 al 1976).Evita era molto ambiziosa e si aspettava da Pio XII un’accoglienza più calorosa. Il Corriere della Sera (13 gennaio 1955) sostenne che la scomunica del 1955 era “iniziata” a Roma nel 1947 poiché Evita si era fortemente risentita del trattamento ricevuto.Dopo la sua morte nel 1952, Evita divenne una sorta di “icona sacra” con una specie di “culto, assimilabile a quello mariano” (cit., p. 19). La tendenza separatista tra Stato e Chiesa già latente sin dal 1949 divenne sempre più forte. Nel 1954 Peron promulgò una legge favorevole al divorzio. L’Episcopato argentino protestò. Alcuni ecclesiastici vennero imprigionati. La massoneria e il comunismo si infiltrarono nella lotta, la resero sempre più aspra e persino fisicamente violenta e la situazione sfuggì di mano a Peron. La sera dell’11 giugno del 1955 a Buenos Aires si sarebbe dovuta tenere la solenne processione del Corpus Domini con l’Arcivescovo della capitale e il suo clero. Tuttavia il governo fece sapere il 9 giugno che l’autorizzazione precedentemente concessa era valida solo per il giovedì 11 e non per la domenica successiva (14 giugno), in cui si sarebbe dovuta solennizzare la festa celebrata il giovedì 11 giugno. L’Arcivescovo in segno di protesta fece la processione dentro la cattedrale, che sorge in Plaza de Mayo non lontana dal Palazzo presidenziale. Dopo la cerimonia scoppiarono gli incidenti e gli scontri fisici tra cattolici e governativi (cfr. L’Osservatore Romano, 13-14 giugno 1955, p. 1, Cosa succede in Argentina).Il 16 giugno 1°) Pio XII a Roma scomunicò il governo8 specialmente perché aveva espulso dall’Argentina il Vescovo ausiliare di Buenos Aires mons. Tato assieme a mons. Novoa; 2°) in Argentina il popolo aizzato dai governativi bruciò svariate chiese e 3°) iniziò il primo golpe (non riuscito) delle forze armate le quali bombardarono il Palazzo presidenziale di Peron, che col secondo golpe del 19 settembre 1955 dovette lasciare l’Argentina ed andare in esilio in Spagna.L’Autore conclude: “In tempi in cui la Religione si allontana dallo Stato, non rimane, appunto, che lo Stato con i relativi statalismi e le inevitabili statolatrie” (cit., p. 50).Ciò nonostante le alternative politiche argentine al Peronismo son state ben peggiori di esso e l’attitudine del clero schieratosi per la teologia della liberazione e con i Montoneros contro Peron dopo il Vaticano II fa rimpiangere quel che di buono il Peronismo aveva dato.Il Peronismo laicista ci insegna che per porre rimedio, alla “peste dell’età moderna che è il laicismo” (Pio XI) occorre ritornare all’ordine naturale delle cose: Dio è il Fine ultimo e l’uomo è solo una creatura e quindi un mezzo per andare a Dio. Perciò bisogna sostituire la sovranità del popolo o dell’uomo con la sovranità di Dio e della sua Chiesa e rimpiazzare i “Diritti dell’Uomo” con quelli di Dio. (d. Curzio Nitoglia)

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