Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Una strage trans-generazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

manchester arenaIl terrorismo continua a colpire nell’anonimato, con anonime vittime e anonimi esecutori materiali, ma qualcosa è cambiato in questa strage di Manchester, sarebbe cambiato il parametro del terrore, che si appresta a diventare trans-generazionale, perché colpire i bambini e i ragazzi coinvolge direttamente due o tre generazioni, comprendendo i genitori e i nonni delle vittime. Cercare di chiarire il concetto di terrorismo, in questa sede, ci porterebbe lontano e sarebbe un discorso lungo e articolato. Assumiamo per buona l’identificazione che la cultura occidentale si spreca a propagandare. Dovremmo esaminare alcuni quesiti, che con molta accuratezza ci viene vietato di valutare, e fornire ipotesi di risposte.Dobbiamo però chiederci : “ Qual è lo scopo dei terroristi ?” “Quale strategia li ispira?”. Innanzitutto si deve prendere atto di avere di fronte una costellazione frazionata e non un soggetto monolitico; le definizioni siamo noi stessi a fornirle legittimando il terrorismo con l’ attribuzione di una compattezza ideale, programmatica e operativa, che non ha. Questa compattezza viene riconosciuta identificando nel terrorismo un nemico da abbattere con una dichiarazione di guerra totale. Ma le guerre si fanno in due e il terrorismo è, per definizione, unilaterale, non porta divise, non innalza bandiere, opera e agisce all’improvviso, vilmente, e colpisce nel mucchio con il solo scopo di seminare terrore. Il suo obiettivo non è “il nemico” da abbattere e combattere, ma il popolo-spettatore, vittima passiva, primo attore di una tragedia che non vuole recitare. La guerra globale al terrorismo dichiarata dall’America serve solo all’America stessa, particolarmente all’attuale America di Trump, che può, così, incrementare il lucrosissimo circuito del commercio delle armi.
terrorismoDall’11 settembre le azioni terroristiche si sono incrementate, diventando quello che aspiravano ad essere: una minaccia diretta non agli Stati, ma ai popoli. Per questo non può essere combattuto come si combattono le guerre vere, perché non si tratta di una guerra, mancando l’elemento primario che contraddistingue tutte le guerre, e cioè lo scontro frontale. La predicazione impotente dichiara che “occorre alzare la guardia, inasprire i controlli”, trascurando l’impossibilità di esercitare un severo controllo dei punti ritenuti “sensibili”, perché al terrorismo non importa l’immagine pubblica da colpire, bensì l’immagine che il popolo-vittima potrà recepire.
Blindare l’intero Occidente significherebbe accettare e riconoscere la vittoria del terrorismo, modificare i modelli di vita appare impensabile.
Il terrorismo non ha una strategia, perché non ha un modello di società da proporre, apparendo velleitaria l’ipotesi stessa che si tratti di una “guerra di religione”.
Una eventuale destabilizzazione dell’Occidente non gli servirebbe ; nello stesso tempo è sbagliata la strategia occidentale, che vorrebbe imporre il proprio modello di vita a livello planetario. Il terrorismo si ribella a questa pretesa, mirando a terrorizzare, non a conquistare: il terrore è un mezzo, mentre il programma di conquista è un fine. L’idea di convertire il mondo intero all’Islam non è praticabile, a tale ipotesi nessuno potrebbe credere. La guerra totale al terrorismo veste, però, gli stessi panni del terrorismo, colpendo nel mucchio, evitando lo scontro, stimolando, così, quella reazione rappresentata dagli atti terroristici. Dalla guerra totale bisogna trasferirsi sul terreno della politica internazionale, della diplomazia, del dialogo, ma anche della revisione delle politiche che fanno apparire l’Occidente un invasore che vuole imporsi per motivazioni economiche, accettando, riconoscendo e rispettando le differenze sociali, culturali e antropologiche, favorendo la reciprocità paritaria dell’integrazione globale e programmando, in tempi certi, una redistribuzione universale delle risorse del pianeta, che oggi sono drammaticamente unilaterali con il 10% della popolazione mondiale che possiede il 65% di tutte le ricchezze, mentre miliardi di persone vivono in estrema indigenza, con milioni di vittime incolpevoli, specie nelle fasce più deboli come i bambini, gli anziani e le donne. Gli interessi delle lobbyes delle armi conducono verso un mare in tempesta, che finirebbe con l’annientare tutte le parti contendenti.
Circondare, assediare, condurre alla resa il terrorismo si può e di deve, ma non con il fragore dei missili intelligenti; l’unica alternativa possibile è l’assedio da parte della diplomazia, per ricondurre queste drammatiche controversie nell’alveo della politica e del dialogo, nell’umiltà di riconoscere il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione. (Rosario Amico Roxas)

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