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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 307

Cefalee croniche con abuso di farmaci e controllo dei maker dello stress

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

stresaStresa. Fra le relazioni conclusive del congresso di Stresa terminato ieri, quella del professor Frank Andrasik dell’Università di Memphis sulla correlazione anatomica fra emozioni e dolore è certamente degna di nota per la sua originalità.Partendo dagli studi di Nancy Eisenberg dell’Arizona State University, Andrasik ha indicato come già il semplice rifiuto sociale sia letteralmente in grado di attivare le vie nervose del dolore e ha confermato che, sotto la guida del medico, le pratiche di mindulness, il cosiddetto vuoto mentale, hanno un’efficacia comparabile ai farmaci convenzionali che talora può essere addirittura superiore perché la mente comanda sul dolore e non è il dolore che comanda sulla mente.
Se si riesce a svuotarla come gli yoghi, si tacita anche il dolore, perché i circuiti nervosi sono gli stessi.
Il segreto potrebbe risiedere nella capacità di ridurre i marker dello stress che sono coinvolti nei meccanismi di scatenamento del dolore.
Le prime avvisaglie di questo tipo di effetto erano emerse a settembre all’ultimo congresso dell’American Academy of Neurology di Vancouver da uno studio presentato in collaborazione con Licia Grazzi del Centro Cefalee del Besta di Milano secondo cui nell’emicrania cronica le tecniche di mindfulness, cioè di vuoto mentale hanno un’efficacia pari a quella dei farmaci comunemente impiegati per la prevenzione degli attacchi in situazione di abuso. Queste tecniche stanno sempre più emergendo nel trattamento del dolore, ma fino allo studio della Grazzi non erano mai state provate nell’emicrania e in quella cronica in particolare. Nell’arco di sei settimane il miglioramento nel numero mensile di giorni con mal di testa era del 45,2% in chi praticava la mindfulness e del 41,8 in chi usava i farmaci.
Confrontando il ricorso mensile ai farmaci, si osservava uno scarto del 13,4% a sfavore dei farmaci: nei pazienti che praticavano la mindfulness scendeva al 38,3%, mentre negli altri restava al 51,7%. Inizialmente i pazienti studiati avevano in media mal di testa per 20 giorni al mese e usavano farmaci praticamente tutti i giorni.
Dopo aver sospeso per 5 giorni le loro usuali terapie in regime di day hospital, i pazienti sono stati sottoposti a un training di mindfulness con sessioni settimanali di 45 minuti, ricevendo le istruzioni per poi praticarlo tutti i giorni a casa, con indicazioni su un più sano stile di vita come per esempio regolari esercizi aerobici.
In sei mesi è stata ottenuta una migliorata capacità sia di gestione del dolore sia nella necessità di ricorrere ai farmaci. Poiché dopo la sospensione di un trattamento in cui si è instaurato abuso, i pazienti tendono in genere a migliorare nel breve periodo, per poi tornare ai livelli di sofferenza precedenti, a Vancouver la Grazzi si era premurata di sottolineare che avrebbe tenutò sotto osservazione i suoi pazienti per verificare se a distanza di un anno la mindfulness avrebbe mantenuto le promesse. I risultati esposti a Stresa non solo hanno ne hanno confermato l’efficacia, ma addirittura indicano che può essere superiore ai trattamenti farmacologici forse grazie alla capacità di ridurre quegli indici infiammatori che aumentano nelle situazioni di stress come l’interlukina-6 che notoriamente gioca un importante ruolo nel controllo del dolore.

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