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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Il partito dei pensionati: Quanti ne hanno sentito parlare?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

pensionatiTutte le volte che giungono in redazione i comunicati provenienti da questo partito notiamo quanto in essi si avverte il senso del loro limite alla crescita del sistema paese. Essi sembrano accettare di buon grado la condizione dei loro iscritti ed elettori che tendono a restare fermi nelle loro posizioni sociali ed economiche senza per nulla cercare altre possibilità. Noi siamo al cospetto, è bene non dimenticarlo, di una società che, purtroppo, non tende a risolvere con soluzioni innovative i vecchi problemi. Ci chiediamo, ad esempio, che senso può avere oggi dichiarare che a 60 o a 65 si debba andare in pensione se sull’altro versante della ricerca biomedica si parla sempre più diffusamente di un allungamento della speranza di vita e si fissano, persino, nuovi limiti verso i 120 anni di età. Ciò non vuol dire, ovviamente, spostare automaticamente l’età pensionabile di 5 o anche dieci anni dagli attuali limiti. Significa, invece, capire il grado di utilità sociale che oggi il “pensionato giovani” può offrire per coprire quei servizi che le comunità disattende o assolve male. Pensiamo alla “sorveglianza passiva” dei plessi scolastici, dei giardini pubblici, delle strade, degli uffici postali, ecc. Pensiamo anche ai lavori sedentari o di assistenza sociale per i più disagiati, per gli handicappati, per i malati cronici. Una società che sa essere operosa e capace di offrire una opportunità a chi è disponibile a farlo secondo le proprie tendenze e capacità fisiche, diventa una società ricca di contenuti e foriera di risultati significativi. Pensiamo alla giustizia. Si dice che non funziona perché mancano magistrati, cancellieri, dattilografi, uscieri. Diciamo che essa può disporre tra i pensionati di elementi validissimi per compiti sia pure resi in part-time per colmare tali lacune a certi livelli di lavoro e permettere a chi è giovane di poter meglio dedicare il proprio tempo per affrontare problematiche più complesse e impieghi più impegnativi. Ma di là degli esempi che potrebbero essere fatti oltre quelli indicati, resta il fatto che la nostra società si rivela impreparata ad accogliere quelle “energie residue” con l’intelligenza e la lungimiranza che la dovrebbe distinguere. Ed un partito dei pensionati, e non solo, una simile riflessione dovrebbe incominciare a farla. Se non altro per spianare la strada ad un futuro oggi fin troppo gravido d’incognite per le nuove generazioni. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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