Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Una riflessione sulla sicurezza a partire dalla Bibbia di Anna Maffei

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

pianeta terraIl bisogno di sicurezza è posto al centro di tutto in questo nostro tempo. E’ un ritornello che ci stordisce e che risuona, spaventando fin nel profondo le coscienze anche dei/delle più giovani fra noi. Siamo incerti su tutto, il lavoro specialmente – non c’è sicurezza sul lavoro e non c’è sicurezza del lavoro. Siamo incerti sul futuro del pianeta, siamo precari nei nostri affetti, non ci sentiamo sicuri a camminare per strada nelle nostre periferie, il nostro futuro economico è incerto e incerto è il futuro dei nostri risparmi, per chi ancora ce li ha. In risposta a questo bisogno di sentirsi al sicuro si propongono a livello governativo delle norme che vengono riassunte nell’espressione “pacchetto sicurezza”, ma in queste norme sono presentate soluzioni che non creano sicurezza ma inimicizia, divisioni, diffidenze, conflitto sociale e quindi maggiore insicurezza. Vorrei proporre per una volta un approccio diverso a questo tema che parta dalla fede e dalla Bibbia. C’è un versetto biblico che risuona nella mia testa molto spesso, una frase che ho cercato di insegnare al mio nipotino per il momento in cui va a letto: “In pace mi coricherò, in pace dormirò, perché tu solo Signore mi fai abitare al sicuro” (Salmo 4, 8). Questa è la sicurezza di cui parla la Bibbia: fiducia in Dio anche quando dormiamo, cioè quando siamo completamente senza difese. E’ anche l’esperienza di Giacobbe fuggiasco da un fratello che minacciava di ucciderlo quando, solo, con una pietra per guanciale, dormiva e sognava di una presenza rassicurante. Al suo risveglio esclamava: “Dio era in questo posto e io non lo sapevo!”. Fede è fiducia in Dio che si fa presente e ci protegge in situazioni senza luce. La fiducia, e il tipo di sicurezza che ne deriva, non è naturale, è rivelazione, va appresa vivendola. E va appresa proprio nell’incontro con l’Altro per eccellenza, con lo Sconosciuto che imprevedibilmente ci incontra. In che modo può questa intuizione biblica venirci incontro mentre parliamo delle nostre concrete insicurezze e delle nostre paure? Il Dio biblico non ci incontra soltanto nella visione luminosa in una notte buia ma ci incontra nell’altro, il fratello prima ostile. Dio aveva detto a Giocobbe: “Io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai”. E poi dopo molti anni Giacobbe dice al fratello Esaù che lo accoglie superando inimicizia e desiderio di vendetta: “Io ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio”. Il volto s-conosciuto di Dio è ri-conosciuto nel volto del nemico ritrovato come fratello. Paradossalmente il “pacchetto sicurezza” contrabbanda come sicurezza l’istituzionalizzazione della paura del diverso, rende più difficile l’incontro fra italiani e stranieri, nega la fraternità e l’uguaglianza di diritti, sacralizza il concetto di nazionalità, mina alle radici la fiducia reciproca indispensabile alla convivenza pacifica cercando di trasformare perfino i medici da coloro che si prendono cura a possibili delatori di identità “clandestine”. Nessuna persona è clandestina perché la terra non è proprietà esclusiva e definitiva di un popolo, di nessun popolo, la terra è eredità promessa ai miti e i miti sono coloro che accolgono l’altro così com’è, con il suo bisogno di amore, di protezione, con la sua fame di vita e di dignità. Nell’ambito della Conferenza mondiale dei battisti per la pace che si è tenuta a Roma e si è conclusa il 14 febbraio scorso abbiamo esplorato e analizzato molti fra i 50 conflitti armati che infuriano oggi nel mondo. Abbiamo anche considerato le scie di sangue che percorrono paesi che si credono pacificati, abbiamo ascoltato testimonianze drammatiche di persone provenienti da popoli umiliati da governi autoritari e corrotti, abbiamo udito le grida soffocate dei popoli falcidiati dalla guerra per il pane che manca, dalla pandemia dell’aids, dalla malaria, dal colera per l’acqua inquinata. Oh se si riuscisse a vivere e a combattere per un’idea, un obiettivo di sicurezza che abbracciasse tutti questi popoli, tutti i bambini, tutte le donne, quelle violentate nelle nostre case e nelle nostre strade e quelle stuprate ed esibite come trofei di guerra o come conquiste nei bordelli delle terre esotiche visitate da ricchi turisti! La sicurezza si costruisce con la giustizia e non con la pseudogiustizia privata, nazionale ed armata. Né le ronde, né gli eserciti per le strade ci faranno sentire più sicuri. Le mani intrecciate, le storie ascoltate, i diritti riconosciuti, la presa in carico delle responsabilità storiche che portiamo tutti insieme, il ri-conoscerci nella fraternità e nell’uguaglianza qualunque sia la terra dove siamo nati, questo potrebbe farci scoprire che Dio era proprio qui in mezzo al buio della nostra cecità e noi non ce ne eravamo accorti. (fonte: UCEBI.IT)

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