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G7 Ambiente: la sfida delle città metropolitane

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

bolognaBologna. In occasione del G7 Ambiente, ospitato a Bologna l’11 e 12 giugno prossimi, le città metropolitane diventano le vere protagoniste della tutela dell’ambiente e della promozione di uno sviluppo sostenibile con la sottoscrizione della Carta di Bologna per l’Ambiente: il primo protocollo di questo genere, a livello nazionale, in ambito ambientale.Dai rifiuti alla qualità dell’aria e delle acque, dalla transizione energetica alla mobilità sostenibile, sono otto i macro obiettivi individuati dalla Carta di Bologna per l’Ambiente da inserire nelle agende metropolitane per lo sviluppo sostenibile. Promossa dalla Città metropolitana di Bologna, la Carta è stata sottoscritta alla Rocchetta Mattei (Grizzana Morandi – Bologna) dalle Città metropolitane di Bologna, Milano, Torino, Firenze, Catania (presenti) e Roma, Bari, Cagliari, Napoli, Reggio Calabria, Genova e Palermo (che hanno inviato la propria adesione formale non potendo intervenire), alla presenza del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Il protocollo identifica gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, in linea con l’Agenda Onu 2030, ed è il primo passo strutturato e concreto delle Città metropolitane sul fronte della sostenibilità ambientale. Le grandi città sono, infatti, ‘laboratori naturali’ per individuare soluzioni alle principali sfide globali, per sperimentare e implementare soluzioni innovative di sviluppo sostenibile, con ricadute positive non solo sull’ambiente ma anche nella dimensione economica, sociale ed istituzionale.“Noi Sindaci riteniamo che le città e le comunità locali possano davvero essere il motore fondamentale della transizione ecologica, che avrà importanti ricadute anche sullo sviluppo economico del Paese – dichiara Virginio Merola, Sindaco della Città metropolitana di Bologna e promotore della Carta di Bologna -. Per questo intendiamo assumerci tutto l’impegno e la responsabilità che sono necessari e siamo pronti a misurare in modo trasparente, attraverso la definizione di obiettivi quantitativi e temporali, il nostro progresso verso il conseguimento roma-fori-imperialidei traguardi degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs). Ci auguriamo che il Governo elabori un’Agenda urbana nazionale, garantendo alle città le risorse economiche e lo scenario normativo adeguato a tradurre i propositi in azioni concrete”.Bologna si pone come capofila di questo patto delle Città, avendo già da anni avviato un percorso che la vede impegnata sotto il profilo della sostenibilità sia nella tutela del territorio (le aree tutelate rappresentano un terzo dell’intero territorio metropolitano bolognese) che nel coinvolgimento attivo di cittadini e imprese nel segno di una ‘città resiliente’, capace di adattarsi positivamente al cambiamento ed esserne promotrice. Ai primi posti nelle classifiche internazionali sul fronte della governance, il capoluogo emiliano si distingue tra le città metropolitane per essere modello per l’ecosistema urbano e il basso consumo di suolo, gode di un’alta densità di verde urbano, presenta un ridotto livello di consumi idrici ed è tra le più attive nella riduzione dell’impatto ambientale dei mezzi di trasporto (dal Rapporto Il posizionamento di Bologna nelle città metropolitane, 2016).
Il PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile – è lo strumento con cui il Comune di Bologna, in collaborazione con altri soggetti della città pubblici e privati, si è impegnato a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020. Il piano raggruppa sei ambiti di intervento (edifici e illuminazione pubblica, mobilità e trasporti, edifici residenziali, forestazione urbana, produzione di energia da fonti rinnovabili, strategie energetiche per il terziario) e coinvolge tutte le realtà del territorio, incentivando la sostenibilità anche con forme di finanziamento per i cittadini e i soggetti privati che intendono migliorare l’efficacia energetica (tassi agevolati e tempi rapidi). Già nel 2013 il trend della città registrava un calo delle emissioni del 12,4% (rispetto al 2005), con punte particolarmente significative nel settore dei trasporti (-37,9%): dato su cui incide l’aumento dell’uso dei mezzi pubblici e della mobilità ciclabile. Bologna è stata la prima città italiana a dotarsi di un Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici, grazie al progetto europeo Blue Ap.L’attenzione del territorio metropolitano metropolitana-torinobolognese ai temi della mobilità sostenibile è peraltro testimoniata anche dal fatto che proprio nei mesi scorsi alla Città metropolitana di Bologna è stata affidata la progettazione di tutta la tratta Verona-Firenze di ’Eurovelo7’, la ciclabile europea che congiunge Capo Nord a La Valletta.Le 14 Città metropolitane italiane concentrano il 36,4% della popolazione nazionale (22,1 milioni di persone) e rappresentano il principale asset economico dove viene prodotto oltre il 40% del Valore Aggiunto nazionale (circa 600 miliardi di Euro nel 2014) grazie a 1,8 milioni di aziende che occupano 7,9 milioni di persone (circa il 35% del totale degli occupati). Inoltre, vi si genera circa il 30% delle esportazioni italiane, per un valore di 112 miliardi di Euro. Vi hanno sede 55 Università (oltre la metà nazionale), tutti i Politecnici italiani, oltre 2.000 start-up innovative (il 47% del totale nazionale) e 17 incubatori di impresa certificati (oltre la metà dei 31 presenti sul territorio nazionale). Tra il 2009 e il 2011 è stato originato nelle Città metropolitane circa il 35% dei brevetti italiani registrati all’European pirellone-milanoPatent Office (EPO). Le aree metropolitane, infine, sono dei veri e proprio hub logistici – e snodi strategici – sia per i flussi di persone sia per le merci (60% complessivo sul totale nazionale). (Fonte The European House Ambrosetti/ANCI – Le città metropolitane catalizzatore dello sviluppo, 2016)La Carta di Bologna è stata redatta con il contributo di ANCI, dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Urban@it-Centro Nazionale di Studi per le politiche urbane. La giornata è stata sostenuta dall’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che ha ospitato i lavori presso la Rocchetta Mattei.L’economia circolare, in particolare, può consentire alle Città metropolitane di slegare lo sviluppo dal consumo delle risorse naturali esauribili ed evitare la distruzione di valore insita nel modello economico attuale. E proprio da qui parte la Carta di Bologna per l’Ambiente: le Città metropolitane si impegnano infatti a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo 70% e discarica max 5% dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale) In relazione alla tutela del territorio, le città si impegnano a ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale) e centrare le politiche urbanistiche sulla rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati. L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda Onu richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.

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