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Ricerca avanzata: endoscopia per trattare il diabete di tipo 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

diabeteRozzano (Milano) congresso internazionale in Endoscopia dal 15 al 17 giugno riunisce oltre 600 esperti di 23 paesi, con sessioni live in cui saranno affrontate le ultime novità in gastroenterologia e in endoscopia.Al via una sperimentazione clinica di fase II per validare l’efficacia della prima procedura endoscopica che usa il calore per trattare il diabete di tipo 2, una malattia che colpisce solo in Italia quasi 4 milioni di persone. Per la prima volta, i pazienti potrebbero avere un’alternativa, ossia un unico trattamento definitivo per via endoscopica, all’unica terapia ad oggi disponibile, che prevede un’assunzione costante e crescente di farmaci, migliorando così notevolmente la loro qualità di vita.
Questa è una delle principali novità in ambito endoscopico che saranno presentate in occasione dell’ottava edizione di IMAGE (International Meeting Advanced Gastroenterology Endoscopy).
Il Congresso è diretto da tre specialisti di Humanitas: il prof. Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia Digestiva, il prof. Silvio Danese, Responsabile del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino e dal prof. Alberto Malesci, Direttore del Dipartimento di Gastroenterologia. Lo studio clinico che usa il calore per il diabete: l’endoscopia oltre l’ambito gastro.
Tra le novità presentate a IMAGE una sperimentazione clinica randomizzata volta a validare l’efficacia di una nuova tecnica endoscopica, chiamata “ringiovanimento della mucosa duodenale” (DMR), per trattare il diabete di tipo 2. La tecnica ha già mostrato risultati positivi sui 100 pazienti coinvolti nelle prime fasi di studio. Humanitas, insieme alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli è l’unico ospedale italiano a far parte di una rete di 15 centri europei eccellenti nel campo dell’Endoscopia.
Grazie a questa tecnica sarebbe possibile ridurre e poi stabilizzare in maniera potenzialmente definitiva la glicemia, evitando al paziente la continua e crescente assunzione di farmaci, che negli stadi più avanzati comporta la somministrazione di iniezioni di insulina più volte al giorno. Il trattamento va ad agire sul duodeno, un organo considerato nevralgico nello sviluppo del diabete, per riportare alla normalità la sua funzionalità: si usa il calore per inspessire e rigenerare la mucosa intestinale, ripristinando la normale composizione degli ormoni prodotti dall’intestino e migliorando il controllo della glicemia e, quindi, il diabete. “L’endoscopia sta vivendo una continua evoluzione: dalla diagnostica fino al trattamento mini-invasivo di malattie benigne e maligne per le quali prima era previsto solo l’intervento chirurgico. Ora, grazie alle sempre maggiori competenze, alle nuove tecniche e strumenti utilizzati, è possibile ampliare sempre più l’ambito di applicazione, fino ad uscire da quello strettamente gastroenterologico e rappresentare una valida alternativa terapeutica per patologie come il diabete, il fegato grasso e l’obesità. Per questo siamo particolarmente contenti di prendere parte a questo studio, che rappresenta il primo caso di applicazione al di fuori delle patologie classiche – commenta il prof. Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia Digestiva e docente di Humanitas University.La tecnica DMR è stata sviluppata dall’azienda Fractyl Laboratories Inc. Finora sono stati trattati nel mondo oltre 100 pazienti nella fase 1 dello studio di cui sette al Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma dal team guidato dal prof. Guido Costamagna, direttore dell’Endoscopia Digestiva Chirurgica e direttore dell’Istituto di Clinica e Terapia chirurgica all’Università Cattolica di Roma. La terapia è risultata ben tollerata e priva di rischi, con significativi miglioramenti di parametri tra cui glicemia, emoglobina glicata e enzimi epatici nella maggior parte dei pazienti.“La fase sperimentale – afferma il professor Costamagna – si concluderà nell’arco di circa 2 anni; se i risultati si confermeranno positivi questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti quei pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci e che costituiscono circa la metà del totale”.
Lo studio prevede l’arruolamento di pazienti di età tra 28 e 74 anni, affetti da diabete di tipo 2, in terapia con farmaci antidiabetici orali ma non ancora sottoposti a insulina, con valori di emoglobina glicata (HbA1c) tra 7,5 e 10%.

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