Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Che cosa rimane dei “reflation trades”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

borsa-merci-telematica-italianaA cura di Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito e advisory Analizziamo i cosiddetti “reflation trades” 7 mesi dopo l’elezione di Trump Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo i mercati e innescando una fase di switch importante da bond a azioni.
Il movimento dei mercati è stato accompagnato da un effettivo miglioramento della macro globale, in particolare in Europa (ma anche in Italia) e da revisioni al rialzo delle stime di utili, dando quindi maggiore giustificazione al rialzo dei mercati. Se migliora l’economia e migliorano gli utili delle aziende perché i mercati azionari non devono salire? Tuttavia, a distanza di 7 mesi, stiamo notando una significativa e preoccupante inversione del trend. In questo report analizziamo pertanto cosa rimane del cosiddetto reflationary trade (ovvero il movimento del mercato innescato da attese positive sull’inflazione) e vediamo quali messaggi arrivano oggi dalle principali variabili in esame: la macro, le performance dei settori/titoli e gli utili aziendali.
Partiamo dalla macro: buone notizie ma non più sorprendenti…
Le elezioni di Trump avevano innescato una fase rialzista delle attese di inflazione nel mondo, trascinando al rialzo anche molti indicatori di attività economica a livello globale, segnalando quindi un trend virtuoso e generalizzato di ripresa economica.
Una efficace rappresentazione grafica di questo trend è data dall’indice Citigroup Economic Suprise Index (CESI) che misure le sorprese positive o negative di un aggregato dei principali indicatori macroeconomici rispetto alle attese del mercato. Un indice sopra lo zero segnala un momentum macro positivo mentre sotto lo zero negativo.
Si vede come dalle elezioni americane (riga rossa) gli indici in Europa e USA siano molto migliorati, ma siano scesi di recente in Europa e addirittura crollati a -80 negli USA, un livello che non si vedeva dal 2015. (Indici Citigroup Economic Surprise Index in USA e Europa) – (fonte: Factset)

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