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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

In libreria «Il Partito. Organizzazione, mutamenti e scissioni della sinistra maggioritaria italiana»

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

il partitoEsce il 6 luglio in libreria per Rubbettino «Il Partito», il nuovo libro del politologo Valerio Marinelli, ricercatore presso l’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea, dedicato all’analisi e alle mutazioni del partito di Renzi. Abbiamo chiesto a Marinelli, in occasione dell’uscita del suo volume, un’analisi dell’attuale situazione del partito e di provare, partendo da quanto scritto nel libro, a spiegare le ragioni dell’attuale crisi del maggiore partito del centrosinistra italiano. Marinelli pone particolare attenzione al problema della leadership personalizzata. « I candidati sindaci – scrive – non possono essere Renzi in sedicesimo, e se tentano di riprodurre il suo stile lo pagano caramente».
Per Valerio Marinelli la sconfitta del PD in queste amministrative è bruciante, ma valutando i dati assoluti e non percentuali delle tornate elettorali locali degli ultimi anni si comprende che il calo dei consensi per il principale partito del centro sinistra non è un fenomeno nuovo. Politici e commentatori avanzano analisi interessanti che si concentrano per la maggior parte in fattori contestuali, su contingenze e congiunture in grado di fotografare la complessa realtà corrente. Vale perciò la pena di approfondire il tema individuando alcuni elementi di riflessione critica capaci di contribuire a spiegare i motivi più strutturali e di lungo periodo che fanno da presupposto a tale sofferenza elettorale. Si tratta di elementi da ricondurre ai mutamenti e alle innovazioni politico-organizzative introdotte dal corso renziano il quale porta invero a definitivo compimento linee di tendenza già in precedenza apprezzabili.
Finché ha resistito il modello di partito di massa o un modello basato su un ampio coinvolgimento degli iscritti nei livelli di base, le discussioni politiche della sinistra vantavano una certa attenzione nei diversi spaccati cittadini o all’interno delle comunità dei centri minori. I congressi, ad esempio, erano veri e propri eventi, producevano idee e progetti di cui spesso anche il cittadino non impegnato politicamente veniva a conoscenza. Le primarie non sono congressi. Un conto poi sono le primarie agite in una cornice nazionale e un altro sono quelle allestite nei territori. Sul piano nazionale, le primarie mobilitano una quota di opinione pubblica, ma sul piano locale ad attivarsi sono per lo più i circuiti corti delle relazioni personali. Gli iscritti hanno pressoché le medesime funzioni degli elettori, e ciò non aiuta a responsabilizzare i militanti dopo il voto. La militanza, che per la sinistra tradizionale ha sempre avuto un riconoscimento culturale prima che politico è ormai divenuta scarsa nei numeri e povera di passioni ideali.
Da un soggetto che si definisce post-ideologico non si può pretendere la capacità di esprimere un veicolo emotivo pregnante e coinvolgente. Il PD è un partito che dice di volere un mondo migliore (quale?) non un mondo diverso. E questo, rispetto alle caratteristiche storiche della sinistra, pesa in negativo sulle possibilità di aggregazione socio culturali del consenso e dell’impegno politico nel territorio. La velocità decisionale, la vittoria come fine anziché come mezzo, il nuovo per il nuovo sintetizzato in un’effimera e speciosa istanza di “rottamazione” non sostituiscono quei valori dai quali si sviluppa una “visione del mondo” e attraverso i quali si riesce a definire implicitamente gli avversari. Nell’elettorato passa così l’idea che “tanto sono tutti uguali. Una formula che gli elettori di sinistra e centrosinistra declinano con l’astensione.

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