Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 4 luglio 2017

Atelier Versace inverno 2017-2018

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

versace inverno 2017versace inverno 2017aversace inverno 2017dPrecisione e leggerezza. Linee sartoriali e volumi grafici che diventano eterei. La collezione bilancia l’attitudine degli abiti da cocktail Atelier Versace con la massima perfezione delle creazioni da sera. La giacca da smoking bianca ha un’elegante linea allungata, le spalle sono tagliate di netto e i revers si aprono sui gomiti come fosse una cappa. La fodera barocca è dipinta a mano e ricamata sui polsi. Le tute sono armature che si sciolgono sul corpo, decori d’oro antico o di bronzo degradano sulla loro superficie sfumando verso il bianco. Un nuovo volume viene definito dal mini abito di pelle d’oro antico che ha maniche lunghe e spalle importanti, con pieghe ricurve trattenute sui fianchi da decori in metallo. La pelliccia è scolpita per creare voluminosi cappotti corti, dalle maniche ampie, con patch di visone e volpe Australiana dal pelo lungo che creano linee drammatiche e sinuose.
versace inverno 2017bversace inverno 2017cIl cappotto bianco ha una perfezione architettonica: i polsini esagerati ne stravolgono il volume mentre le ampie maniche lasciano intravedere la fodera dipinta a mano e ricamata.
Anelli d’oro antico uniti da bande di tulle creano un mini abito dall’attitudine rock. Un intarsio barocco attraversa un altro abito in pelle metallica e camoscio con inserti trasparenti di maglia di cristalli, per un effetto da guerriero.Un importante abito da sera di pizzo è completamente sorretto da un collier d’oro antico: le sue trame hanno ricami di bronzo che virano verso la trasparenza. Sopra una base di maglia metallica lo chiffon di seta lavorato a nido d’ape, trattenuto da dettagli dorati, crea un abito simile a una visione. Una cintura stampata in 3D si articola intorno a una testa di serpente. L’incredibile maestria dell’Atelier si manifesta in un abito lungo di tulle bianco che sviluppa una cascata drammatica di pieghe trattenute. Il bracciale con brillanti Mosaic, della collezione Atelier Versace Jewellery, prende ispirazione da un mosaico di Palazzo Versace Milano; l’anello Daivi, con importante Ametista centrale circondata da serpenti in oro rosa, ricorda la figura mitologica di Medusa. “Atelier Versace è fantasia che diventa realtà. È potenza e insieme fragilità. Infatti racconta quell’incredibile forza che scaturisce dall’unione di questi due opposti”. Donatella Versace (foto: versace inverno 2017)

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Le gioie della Corona d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

coronaTorino Giovedì 6 luglio 2017 alle ore 18,00 Sede AIP, Sala Principe Eugenio, via Legnano 2/b Il tesoro di Casa Savoia è custodito in uno scrigno e consiste in un tripudio di perle, diamanti e pietre preziose, ma il contenuto esatto è conosciuto solo da pochissime persone.Partecipano e dialogano:Barbara RONCHI della ROCCA, scrittrice, giornalista ed esperta di galateo, Alessandro SALA, collaboratore del blog “Altezza Reale”.
Introduce e modera:Vittorio G. CARDINALI, presidente dell’Ass. Immagine per il Piemonte.
Per acquisire elementi certi relativi al cosiddetto TESORO DELLA CORONA si deve avviare una procedura che consenta l’utilizzazione dei gioielli, facenti parte del cosiddetto Tesoro, che si trovano nella “sacrestia” della Banca d’Italia da oltre 70 anni e cioè dalla fine della Monarchia. In tutti questi anni i gioielli sono rimasti chiusi in un unico contenitore, adeguatamente controllato e sottoposto a una sola dettagliata verifica, 40 anni fa, con immediato sequestro da parte della magistratura romana.
I preziosi subirono vicissitudini rilevantissime negli Anni 1943-1944 quando i militari tedeschi subito dopo l’armistizio non riuscirono ad impadronirsene per merito d’alcuni zelanti e coraggiosi funzionari dello Stato Italiano che li nascosero in una grotta sita nei cunicoli scavati sotto via Nazionale, dove appunto ha sede la Banca d’Italia: il tutto avvenne con il consenso del governatore di allora della Banca d’Italia, Vincenzo Azzolini, che utilizzò il lavoro di un muratore, Enrico Fidani, il quale seppe mantenere il segreto durante i lunghi mesi dell’occupazione tedesca.
Fu così che il tutto poté essere recuperato permettendone la consegna, esattamente il 6 giugno 1944, alla Famiglia Reale, nella persona di Umberto II di Savoia nel frattempo divenuto Luogotenente. Esattamente due anni dopo, Umberto II di Savoia (alla vigilia dell’esilio) consegnò i gioielli al Ministro della Real Casa Falcone Lucifero con l’ordine di affidarli all’allora Governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi.
Il Ministro Falcone Lucifero eseguì puntualmente l’ordine il giorno 5 giugno 1946 (poche ore dopo la fine degli scrutini sul referendum Monarchia-Repubblica) consegnando come “deposito volontario a disposizione di chi di diritto” i gioielli a Luigi Einaudi che era accompagnato da Domenico Menichella: il Re alla vigilia della partenza per Cascais con gesto apprezzato non volle infatti privare l’Italia dei gioielli-simbolo, né volle essere chiamato a decidere a chi appartenessero i preziosi.
Al momento della consegna il primo oggetto catalogato e censito, con gli altri, su fogli di carta bollata da 12 lire risulta essere “un grande diadema a undici volute di brillanti, con 11 perle a goccia, 64 perle tonde e 1040 brillanti”, appunto il famoso diadema che appare in tanti ritratti della Regina Margherita e forse anche della Regina Elena: è stato anche scritto, ma non documentato, che primo promotore della raccolta sia stato il re Carlo Alberto.
cofanettoSempre secondo le notizie acquisite ufficiosamente i soli brillanti della Corona sono complessivamente 6732 per oltre 10.000 grani: una sola collana, è stato ripetutamente scritto, sarebbe composta di 1859 brillanti o brillantini. In tutto si tratterebbe inoltre di quattro collane, due braccialetti, orecchini, un diadema rilevante ed altri diademi peraltro non numerosi: usiamo il condizionale perché sono state dette e scritte molte cose diverse in proposito.
Nei provvedimenti seguenti alla confisca dei beni della Corona (soprattutto immobili) non si trova traccia di decisioni relative a quel tipo di beni mobili.
Nel 1973 circolarono strane voci circa un uso ingiustificato di taluni gioielli: addirittura sarebbe stata vista, indossata da un’illustre signora romana, una preziosa spilla che Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III e sorella di Umberto II, al momento di salire in treno per essere condotta nel campo di concentramento nazista di Buchenwald (dove trovò tragica e commovente morte) portava sulla giacca e che avrebbe consegnato ad una fra le persone che l’accompagnarono alla stazione ferroviaria di Roma.
Venne allora eseguita una ricognizione molto accurata da parte del magistrato Scopellitti della Procura della Repubblica di Roma che, accompagnato dal Capitano Varisco (sono tragicamente scomparsi entrambe: la prima vittima di un agguato mafioso, il secondo del terrorismo) e dal gioielliere Bulgari, controllò che tutti i gioielli fossero presenti (e lo erano) nel grande contenitore avvolto, ora, da una fascia di tela cerata sulla quale sono stati apposti adeguati sigilli di ceralacca.Il magistrato ordinò il sequestro dei monili. Da allora i gioielli sono ancora sottoposti allo stesso provvedimento giudiziale come risulta anche da una nota del Segretario Generale del Quirinale, che definisce la Banca d’Italia “il mero custode del deposito chiuso”. (foto: corona, cofanetto)

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Nomination de M. Sébastien Maillard à la direction de l’Institut Jacques Delors

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

Sébastien MaillardLe Conseil d’administration de l’Institut Jacques Delors, le think tank européen fondé en 1996 par l’ancien Président de la Commission européenne et présidé par Enrico Letta, doyen de l’École des affaires internationales de Sciences Po et ancien Premier Ministre italien, a nommé M. Sébastien Maillard au poste de Directeur.
M. Maillard, 44 ans, qui prendra ses fonctions à partir du 4 septembre prochain, rejoint l’Institut après une carrière de journaliste à La Croix. Auparavant correspondant du quotidien à Bruxelles puis à Rome, il a effectué de nombreux reportages à travers le continent avant de suivre la campagne présidentielle de 2017 en France. Spécialiste des affaires européennes, qu’il a enseignées à Sciences Po (Paris) et au Boston College, il est l’auteur de Qu’avons-nous fait de l’Europe ? (Éd. Salvator, 2013 – préface de Jacques Delors) et prépare un nouveau livre sur l’Europe avec Enrico Letta, à paraître en septembre.«La nomination de Sébastien Maillard, que j’ai fortement soutenue, arrive dans une période de grande effervescence pour les politiques européennes qui connaissent enfin un momentum positif après des années de crises – a déclaré Enrico Letta. Son expertise, son dynamisme et son engagement vis-à-vis de l’idéal européen sont des atouts essentiels pour conserver et développer notre rôle d’acteur engagé dans la réflexion stratégique autour de l’intégration européenne. L’échec électoral de Theresa May, l’élection d’Emmanuel Macron, les positions de Donald Trump sur l’UE et sur les engagements internationaux des USA, sont autant de raisons qui poussent notre Institut, sous sa nouvelle direction, à travailler à un ambitieux programme d’activités pour la rentrée afin d’accompagner ce moment délicat et riche en opportunités pour l’intégration de l’UE.»
Enrico Letta a également tenu à adresser ses plus vifs remerciements au Directeur sortant Yves Bertoncini, en poste depuis 2011 «pour les grandes évolutions que l’Institut a connues sous sa direction. Le dévouement sans faille dans son rôle de Directeur et sa véritable passion pour la construction européenne, ont permis à cet Institut d’assumer pleinement son rôle de contributeur aux débats d’idées dans des années particulièrement difficiles pour l’UE et la zone euro. Je lui adresse mes vœux de réussite pour ses nouvelles activités de conseil». (photo: Sébastien Maillard)

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The statistics of fluctuations in amorphous materials

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

università studi milanoMilano There may be a general physical law behind the way many materials change irreversibly their own shape when pressed or pulled. This is what a group of scientists from the Center for Complexity and Biosystem (CC&B) of the University of Milan may have discovered while studying the deformation processes in amorphous solid materials.The structure of most solids is crystalline, which means that their atoms or molecules are organised in a regular and periodic manner. On the other hand, liquids have a completely random structure. There is also an intermediate case, represented by amorphous solids: they lack the crystalline structure of many solids but, differently from liquids, their randomly arranged atoms cannot flow easily. The most famous examples of amorphous solid is glass, but the categories also includes gels, thin films and many polymers, some of which may consist of both crystalline and amorphous regions.When an object is exposed to external forces, something happens within its atomic structure: a series of micro-events that eventually results in the deformation, or even the wreckage, of the object itself. Material scientists know this, and they also know that different materials deform in different ways.“There are two kinds of deformation, plastic and elastic”, explains Stefano Zapperi, professor of theoretical physics at the University of Milan, head of the CC&B and coordinator of the research, just published on Nature Communication. “A deformation is plastic when the shape of a material changes in an irreversible way but without breaking. Conversely, when a material can revert to the initial state, its deformation is called elastic. For this work, we chose to focus on plasticity in disordered solids”.In 2011, Zapperi obtained an Advanced Grant from the European Research Council to conduct research on these topics, with a project called SIZEFFECTS. Within this project, he and his colleagues developed a computer model that mimics the deformation of an amorphous material following the exposure to different kinds of external forces, like tension and bending, with different intensities and directions.“Our aim was to compare the material response at the microscopic scale to its deformation behaviour at bigger scale”, says Zapperi, “and to analyse this relationship from a statistical point of view”.They measured how the atoms moved, how the structure changed and what patterns resulted from the different kinds of stress applied. All their findings were consistent with previous experimental studies and showed movements that occur as microscopic avalanches of atoms. Finally, they studied the distribution of these micro-events with a statistical approach and what they found is of great importance: regardless of the initial differences and the experimental conditions, all the deformation patterns shared a common statistical distribution.“Our findings provide compelling evidence for generic dynamics of the statistics of fluctuations. Clearly, there is some sort of universality behind all these plastic deformation processes in amorphous materials, differently from previous explanations”, concludes Zapperi. “It is not different from what happens in earthquakes, where the sum of small and large events eventually results in the motion of a geological fault. We believe that our results might be of great help for future applications like materials engineering and design, especially for the production of metallic glasses”.
Paper references Universal features of amorphous plasticity, Nature Communications, Zoe Budrikis, David Fernandez Castellanos, Stefan Sandfeld, Michael Zaiser & Stefano Zapperi, DOI: 10.1038/NCOMMS15928

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Il fallimento del jobs act di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

infortuni-lavoro“Ancora una volta il miglioramento del mercato del lavoro è durato ben poco. I dati dell’Istat di oggi mostrano che nel mese di maggio non vi è creazione di occupazione, aumenta la disoccupazione e aumenta disoccupazione giovanile. Il fallimento del Jobs Act di Renzi è dimostrato dal fatto che calano i lavoratori permanenti mentre aumentano i contratti a termine. Con i dati di maggio torniamo indietro di due mesi e soprattutto il mercato del lavoro non si stabilizza positivamente anche perché manca una vera ripresa del Pil”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. A sua volta Fabio Rampelli capo gruppo di Fratelli d’Italia- Alleanza nazionale dichiara: “L’aumento di giovani disoccupati in Italia, + 1,8% a maggio e 37% complessivo, rappresenta il record negativo dell’intera Europa. Se consideriamo le farneticanti dichiarazioni dei governi Pd di questi anni c’è da restare senza fiato. La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue a 16,9%. Solo la Grecia (46,6% a marzo) e la Spagna (38,6%) hanno un indice peggiore del nostro, seppure superate nei dati di maggio. Mentre i nostri giovani emigrano in massa, soprattutto dal Mezzogiorno, la Germania esibisce il suo 6,7%. Un divario imbarazzante che dovrebbe indurre Gentiloni e Poletti, al di là di qualunque polemica, ad ammettere il loro fallimento”.

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«Fratelli d’Italia non intende aiutare Renzi nell’invasione dell’Italia”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

Palazzo chigi1“Noi saremmo disposti ad aiutare il Governo se la gestione dei flussi migratori fosse fatta in modo serio. E se, in modo serio, si decidesse di affrontare il problema dei profughi: blocco navale per impedire la partenza dei barconi; accordo con la Libia; apertura in Africa dei centri per capire chi ha diritto ad essere rifugiato e chi no; distribuzione equa dei rifugiati in tutti i 27 Paesi Ue. L’accordo Francia-Italia-Germania è solo l’ennesimo schiaffo in faccia ad un Governo privo di credibilità. Se Renzi vuole una mano vada in Europa a dire che, in assenza di un aiuto chiaro per una missione che vada in questo senso, smetteremo di regalare ogni anno miliardi e miliardi di euro alla UE». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Un dolore sordo per la morte di Paolo Villaggio

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

paolo-villaggiodi Beppe Grillo. “Il mio primo pensiero è stato “macchè morto, sono balle…”. Ho provato lo stesso dolore quando morì Alberto Sordi, sto parlando di due “ultraitaliani”. Sordi e Villaggio hanno mostrato il nostro peggio, e per questo avvertiamo un dolore così intenso: nel rappresentarci davano la sensazione di capirci. Eppure erano assolutamente agli opposti: nei personaggi di Sordi era facile identificarsi in quanto italiani.Non era lo stesso per Fracchia e Fantozzi, perché Villaggio dalla sua alienità non esprimeva mai un “volemose bene”, non ci ha mai assolti dai nostri peccati. Forse per questo era così inavvicinabile e indecifrabile. Cosa abbiamo perso oggi? Un grande artista che ci rappresentava come tante dualità: esseri che seguono la corrente contorcendosi e che si ribellano all’improvviso, ma senza speranze, contro il padrone drogato di cinema d’essai nella oramai mitologica e sintetica critica alla Corazzata Potemkin che è “una cagata pazzesca!”. Un’originalità nel tratteggiarci che lo ha reso una stella, capace di recitare come per ispirazione ultraterrena”. (fonte: blog grillo)

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Centro destra: Per Brunetta è necessaria la più ampia possibile coalizione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

berlusconi from The EconomistLa coalizione di centrodestra “sarà la più ampia possibile. Direzione Italia di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l`Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste, i socialisti di Caldoro”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista al “Corriere della Sera”.”Non c`è spazio – ha sottolineato – per i traditori. Ma non faccio i loro nomi, non li voglio nemmeno pronunciare. I loro leader gli spazi se li trovino altrove. Ne abbiamo subite tante. La nostra gente non ne può più”. “L`unica strada possibile è il centrodestra unito. Altrimenti se non dovessimo avere i numeri per governare si porrà questo dilemma ai cittadini: preferite che si torni al voto, oppure un governo di grande coalizione con tutto il centrodestra, Salvini compreso?”. E a Salvini, dico, infatti, “impari da Berlusconi, mai egemonismi. Eppoi si sieda al tavolo con noi a costruire il programma. L`altro giorno in un pranzo a palazzo Grazioli Berlusconi è stato chiaro con il gruppo dirigente: o il prossimo programma sarà rivoluzionario, o non sarà”.Sull’Europa “Berlusconi – ha spiegato – presenta e propone soluzioni molto più avanzate. Altro che uscire dall`Euro e dalla Ue. Qui si tratta di costruire una nuova Europa. E, si ricordi Giorgetti, il Draghi dei quantitative easing l`ha voluto Berlusconi. Noi oggi siamo di fronte a un attacco criminale attraverso le invasioni che arrivano dall`Africa. Berlusconi propone una ricetta che a mio avviso è quella vincente: un piano Marshall in Africa. Tutti contro il terrorismo e il fondamentalismo islamico”.

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Inferno sui treni lombardi. M5S interroga Maroni: “TRENORD non rispetta il contratto di servizio!”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

regione lombardia“Il mese di giugno 2017 è stato un inferno per migliaia di pendolari tra soppressioni, ritardi infiniti e carrozze senza aria condizionata. E’ stata una disfatta epocale dove si è toccato il fondo con i passeggeri costretti a scendere dai treni sulla massicciata in piena campagna e a camminare a piedi sui binari fino alla stazione, proteste per l’assenza di refrigerazione nelle carrozze e tratte senza convogli per ore e ore. Non c’è una sola linea ferroviaria che si salvi!” Per il trasporto pubblico in Lombardia è allarme rosso e le responsabilità hanno nomi e cognomi, dato che in questa legislatura, ogni estate, si ripetono gli stessi errori da parte di TRENORD e la Giunta Maroni resta impassibile. E’ evidente che non c’è programmazione e non si provvede alle pre-manutenzioni estive”, così la consigliera regionale Iolanda Nanni, che ha depositato un’interrogazione (in allegato) alla Commissione regionale trasporti e chiesto un’audizione urgente dell’amministratore delegato di TRENORD e del Responsabile RFI e FerrovieNord per la rete infrastrutturale lombarda e dell’Assessore Sorte.
Le due azioni del M5S danno voce anche alle proteste delle decine di Comitati Pendolari che fioccano da settimane in Regione senza che nessuno si decida seriamente a dare risposte e intervenire con soluzioni rapide.
“E’ di oggi – prosegue Nanni – la dura lettera dei Rappresentanti dei Viaggiatori lombardi della Conferenza del TPL che protestano per i pesanti disagi e disservizi subiti. Ho tradotto le loro richieste in un’interrogazione in cui chiediamo l’applicazione delle penali del Contratto di Servizio a TRENORD che evidentemente non lo ha rispettato e interventi radicali per il miglioramento delle condizioni di viaggio degli utenti lombardi. L’Assessore Sorte, di Forza Italia, meriterebbe un monumento all’incapacità e all’inerzia. Del suo piano di investimenti straordinari annunciato a febbraio 2017 non c’è nemmeno l’ombra”, conclude Nanni.

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Forced migration calls for faith in action

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

religious communitiesMADRID — In a stirring display of solidarity and good will, some 300 representatives of religious communities and civil society organizations gathered for a conference in Madrid on an issue of acute concern—forced migration. The event was held at the Iglesia de Jesus Church in Madrid on 20 June 2017, the International Day for Refugees.
A poignant presentation by Reuters photographer Juan Medina captured the urgency of the refugee issue in Europe through a collection of his photographs and a video documenting the journey of refugees into Europe.“It’s important to show these images, however shocking, time and again—as many times as necessary,” said Mr. Medina. “Some say you can become desensitized by so many pictures of suffering, and they will have less of an effect. I think it’s important to tell their story, and remember the sufferings of those who had to leave their country.”“These photos show the harsh reality of what it means to be an immigrant. There is a sharp contrast between the exhausted refugees that are swept in by the shore, struggling to remain alive and locals strolling along the beach.”In 2015, the Spanish government pledged to the European Union to receive over 17,000 refugees. To date, 1,200 have arrived, prompting a growing discussion in the country.
In recent years, the Baha’i community in Spain has recognized the necessity for a more substantial and profound dialogue on migration and the implications of having greater awareness of the issue. Its efforts have rested on the conviction that religion has a critical role to play in cultivating a common sense of humanity as well as in mobilizing communities to contribute to social harmony and peace.The gathering was enriched with artistic presentations, including a performance of indigenous music from Latin America.
Together with a group of other civil society and faith-based organizations, the Baha’i community of Spain convened the recent conference, where diverse participants shared their experiences and renewed their commitment to take action in welcoming and supporting refugees. The event was also a forum through which participants sought to speak to the conscience of their people and kindle the light music from latin americanof compassion in Spanish society.“The purpose of this event is to underline the important role religious communities are playing in the reception and integration of refugees into their own communities and to give voice to the varied experiences and knowledge acquired through their contributions to society,” said Leila Sant Massarat, who chaired the gathering and represented the Baha’i community of Spain.“Regardless of the language we speak, our skin tone or place of birth, we are all human beings and share the same primary identity.”The conference highlighted the efforts of various faith-based groups in Spain to play a constructive role with the rising number of refugees arriving into the country. The representative from the Sant’Egidio community, a Christian organization, described an initiative taken by his community to encourage kindness and understanding by reading the names of all the newly arrived refugees. “We can sometimes forget that refugees have an identity and a name,” he said.Director of Public Affairs for the Baha’i community of Spain, Sergio Garcia, noted other contributions of the various faith groups in support of refugees, citing, for example, an initiative of the Muslim community to ensure that food was prepared and available for families in need and the experience of a Jewish group assisting youth in a refugee camp. (photos: music from latin american,religious communities)

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Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

immigratiParafrasando il commento di Livio: «Mentre a Roma si discute, Sagunto cade» che si riferisce alla città che nel marzo del 219 a.C. fu sottoposta a un drammatico assedio dai cartaginesi e, che si protrasse per otto mesi senza che Roma decidesse di intervenire ricordiamo quante discussioni vi sono state tra palazzo Chigi e i burocrati di Bruxelles sulla questione degli immigrati e i reiterati appelli del nostro governo nel segnalare la gravità di una emigrazione senza controllo e indiscriminata. Non solo. Tutte le volte che le opposizioni hanno sollevato la questione paventando i rischi di ordine pubblico e sanitari oltre a possibili infiltrazioni terroristiche, sono state accusate pesantemente di fare sciacallaggio sull’argomento. Non solo. Vi sono stati magistrati delle procure siciliane che hanno segnalato alle competenti commissioni parlamentari la possibilità che alcuni mezzi di soccorso non governativi fossero collusi con gli scafisti facilitando in questo modo l’afflusso migratorio. E i parlamentari della maggioranza che dicono? Solo chiacchiere e annunci e persino lasciano trapelare qualche dubbio sull’autenticità della denuncia. Ora anche il presidente francese Macron mostra d’avere seri dubbi sulla legittimità dell’accoglienza italiana poiché non riguarda solo i profughi ma soprattutto i migranti “economici” (sono l’80% degli arrivi). Costoro dovevano essere respinti subito perché il loro arrivo era ed è illegale. Ora non sono pochi i paesi dell’Europa del Nord che hanno fatto presente a Gentiloni che l’Italia avrebbe dovuto per tempo fermare questa ondata anomala e se ora ne piange le conseguenze sono lacrime di coccodrillo e chi è causa del suo mal pianga se stesso. E non finisce qui. In due anni ci avviciniamo al mezzo milione di immigrati che hanno bisogno di tutto e soprattutto di un lavoro. Ma se in Italia ci sono tre milioni di disoccupati e milioni di poveri, di senza casa, sbandati, precari e quel che ne segue tant’è che sono circa duecentomila i giovani italiani che lasciano lo loro paese per cercare lavoro all’estero, dove si vanno a trovare tanti posti di lavoro? Cosa vogliamo? Una rivolta razzista? Intanto il bla, bla continua. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici ed economici della Fidest)

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Scuola: Mobilità, sulle assegnazioni provvisorie troppe restrizioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

scuola-montagna-pianoIl personale scolastico non può a esempio produrre domanda all’interno del comune di titolarità; a livello interprovinciale introdotti diversi vincoli, con la domanda che può essere accolta ma per finire poi di fatto lontano da dove è necessario assolvere alle motivazioni che sono alla base della domanda presentata. Il contratto sottoscritto il 21 giugno scorso è ancora al vaglio degli organi di controllo per la prevista certificazione di rito: sarebbe bene, quindi, che sulle assegnazioni provvisorie cadano gli attuali vincoli. In caso contrario, l’Anief annuncia sin d’ora che ha intenzione di tutelare tutto il personale della scuola che venisse danneggiato da tali illegittime preclusioni, lesive di oggettive esigenze personali o familiari.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): le assegnazioni provvisorie sono accordate eccezionalmente, sulla base di motivazioni comprovate, sempre per un anno: che senso ha ridurne la portata, introducendo spostamenti su Ambito territoriale o genericamente su provincia? In questo modo, molti dipendenti scolastici rischiano di vedersi concessa la loro domanda. Ma poi, di fatto, non possono usufruire degli effetti in pieno, perché non sono stati collocati nel Comune richiesto. Il senso dell’assegnazione provvisoria è venire incontro a necessità personali, spesso legate a motivi di salute propri, di parenti o affini. Laddove vi sono le possibilità, ovvero posti vacanti, allora è bene procedere all’assegnazione piena. Concederla a metà costituisce un no sense che rischia di avere anche degli strascichi in tribunale. Con riflessi negativi pure sul regolare avvio dell’anno scolastico, il quale potrebbe andare a produrre spostamenti d’ufficio a lezioni abbondantemente avviate.

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Prepariamoci ad essere elettori consapevoli

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

urne-voteDa un dato statistico risulta che una buona percentuale di italiani cambia casacca politica da una tornata elettorale all’altra oppure non ricorda chi ha votato in precedenza. Se poi aggiungiamo che la disaffezione per la politica riduce sempre di più la frequentazione ai seggi elettorali dando la possibilità a chi va a votare di farlo anche per l’assenteista, diciamo che è la classica dimostrazione di chi si getta la zappa sui piedi. Ma vi è anche di più da parte di quanti sono attaccati al carro “ideologico” che non li schioda dall’idea di essere di destra, di centro e di sinistra come se queste tre collocazioni preservassero i poveri dal diventare più poveri e i cosiddetti “benestanti” dal diventare sempre più dei paperoni. E’ che i tempi sono cambiati e, purtroppo, non tutti ne hanno la consapevolezza. Perché non ci chiediamo il motivo per cui la povertà aumenta, le promesse dei politici restano sempre dei miraggi, la disoccupazione si sta cronicizzando, la sanità si sta privatizzando per farci spendere di più, i nostri risparmi non rendono e il fisco diventa sempre più esoso con i deboli e arrendevole con i forti? Eppure abbiamo un’arma che è quella del voto anche se non è facile adoperarla con efficacia per via delle cortine fumogene che si alzano intorno a noi per non farci vedere ciò che va visto e non ciò che vorrebbero farci vedere.
Ma vi è un modo per capire chi ciurla nel manico e chi no. Basta, tanto per cominciare, rendersi conto che le ideologie che ci collocavano a destra, al centro o a sinistra degli schieramenti partitici non esistono più. Al loro posto vi sono solo chi ha e chi è. Chi ha cerca di non sfarsi sfuggire il malloppo e s’ingegna ad impinguarlo sempre di più e chi è, ed è la maggioranza del paese, s’impoverisce sempre di più. Questo accade perché il voto ai ricchi lo danno proprio chi non ha nulla da spartire con loro in termini di ideali e di valori. E’ tempo d’uscire dal recinte delle sirene e d’entrare nel mondo reale e rendersi padrone del proprio destino di chi è ma non ha e ne deve trarne vanto e non elemosinare le briciole alla mensa del padrone di turno. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici ed economici della Fidest)

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Politica: I grandi tessitori

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

berlusconi_pensieroso.medium_300In questi giorni assistiamo a due rientri alla grande nell’agone politico. Sono Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Due facce che hanno avuto un passato molto diverso ma che li accomuna il loro carisma che li ha condotti al centro dell’attenzione mondiale anche se con alterne fortune. Prodi è stato tradito dai suoi alleati che lo hanno costretto all’esilio politico e Berlusconi si è affossato nelle sabbie mobili della giustizia. Ora si ripropongono, sia pure a modo loro, sebbene l’obiettivo finale ha lo stesso fine: presentarsi come i “grandi aggregatori” nelle loro rispettive aree di provenienza. Prodi interviene dopo che l’esercito delle cavallette renziane ha fatto terra bruciata nel campo PD, mentre Berlusconi deve vedersela con l’astro nascente Salvini in quanto ha il difetto d’essere un lepinista anche se sembra abbia trovato il modo di “congelarlo” lasciandolo alle sue esternazioni populiste per poi riuscire, alla resa dei conti elettorale, di riportarlo nella sua area di “moderati” come ha già fatto con il suo predecessore Bossi.
Resta il problema non da poco di dover imporre la loro leadership, soprattutto per ragioni anagrafiche, ai giovani “rampanti” che possono vederli come nonni fondatori ma non certo capaci di proiettarsi nel futuro. Ma questo diventa un aspetto irrilevante se non ci rendiamo conto che siamo al declino fatale Prodi Berlusconidelle ideologie e che oggi il confronto si rende sempre più duale tra chi è e chi ha. Siamo al cospetto di due diritti inalienabili e che sono il diritto alla vita e a vivere. Il primo è la naturale continuità del secondo per quanto abbiamo cercato in tutti i modi di volerlo esorcizzare. In altre parole non si può rendere sacro il diritto alla vita per poi negarla nel prosieguo lasciando morire di fame e di malattie milioni di essere umani a partire dalla prima infanzia, rifiutando persino l’assistenza sanitaria, come sta accadendo negli Stati Uniti ovvero nel cuore di un paese ricco, a chi ha redditi di lavoro modesti o è senza un impiego. Se noi neghiamo a prescindere dal colore della pelle, dei natali e da dove si è nati ai nostri simili un’istruzione adeguata, un tetto sotto cui ripararsi dalle intemperie, un lavoro, l’assistenza sanitaria e una vecchiaia serena che senso ha proclamare il diritto alla vita se questa vita ce la giochiamo martoriandola in tutti i modi? E allora non chiediamo un revival della politica dei vecchi e dei nuovi leader senza contenuti ma semmai personaggi che sappiano dimostrarci la via giusta per fare del diritto alla vita e a vivere la loro e nostra principale mission. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Fibrillazione atriale, se il cardiologo tratta precocemente il rischio di ictus diminuisce

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

fibrillazione atrialeIl rischio di ictus in pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno ricevuto cure precoci da un cardiologo, con maggiore probabilità di ricevere la prescrizione di anticoagulanti, è inferiore rispetto a chi viene visto da un medico di base, secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. «Il messaggio importante qui è che l’assistenza precoce cardiologica è stata associata con l’inizio della somministrazione di farmaci specifici per prevenire l’ictus» ha dichiarato Mintu Turakhia, della Stanford University School of Medicine, che ha guidato il gruppo di studio. Per determinare le variazioni dei trattamenti e degli esiti in base al fatto che i pazienti fossero presi in carico da un medico generico o da un cardiologo, i ricercatori hanno individuato nei registri dello U.S. Department of Veterans Affairs health care system 184.161 individui con recente diagnosi di fibrillazione atriale tra il 2004 e il 2012. Entro 90 giorni dalla diagnosi, il 40% dei pazienti ha ricevuto cure da parte di un cardiologo e il 60% ha ricevuto cure da parte di un medico di base senza essere indirizzato a un cardiologo; le cure specialistiche entro tre mesi dalla diagnosi sono state associate a una riduzione del 9% del rischio di ictus e dell’11% del rischio di morte.I pazienti che hanno ricevuto cure cardiologiche erano più malati al basale; inoltre, i pazienti che sono stati trattati dallo specialista sono stati ricoverati a un tasso più elevato, forse proprio per la maggiore compromissione della salute, o forse per effettuare terapie che richiedono l’ospedalizzazione e che hanno apportato benefici. I ricercatori hanno osservato che molti pazienti vivevano in aree rurali e che i pazienti che hanno ricevuto cure da un cardiologo vivevano più vicini agli specialisti che in genere sono nelle aree metropolitane rispetto a coloro che hanno ricevuto solo l’assistenza primaria.Lo studio è osservazionale e non fornisce prove sul fatto che i cardiologi dovrebbero trattare tutti i pazienti con fibrillazione atriale al posto dei medici di cura primaria. «Non stiamo dicendo che abbiamo bisogno di clonare più cardiologi» concludono gli autori. «Piuttosto, questa ricerca indica che abbiamo bisogno di trovare le lacune nella cura e di rilevare modi più intelligenti per effettuarla, in modo che non sia importante chi vede un paziente o dove il paziente vive». (fonte doctor33)

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Staffetta “L’agenda ritrovata”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

borsellino falconeNapoli Il 6 luglio, alle ore 11.00, presso il bene confiscato “Paolo Borsellino” in Via Petrarca 50-Parco La Gloriette farà tappa la ciclo staffetta “L’agenda ritrovata”, organizzata in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, nella quale hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e la donna della sua scorta. La staffetta partirà da Maiano di Sessa Aurunca ed arriverà per le 11.00 a Via Petrarca, presso il primo bene confiscato in Italia intitolato a Paolo Borsellino e gestito, dall’Associazione A.R.Ca- Agende Rosse Campania.
L’AGENDA RITROVATA, per commemorare il venticinquesimo della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, si propone di dar vita ad un libro rosso che viaggerà di regione in regione, testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato e che vuole ricordare e raccontare quel che è successo. L’agenda Rossa di Paolo Borsellino, scomparsa nella strage del 19 luglio 1992, partita il 25 giugno da Bollate(Mi), attraverserà l’Italia, come un testimone, passerà di mano in mano fino ad arrivare in Sicilia dove ci sarà la tappa conclusiva, a Palermo, il 19 luglio 2017. Presso ogni tappa sono organizzati eventi, per riflettere sui temi della Giustizia, delle mafie e della penetrazione delle stesse nei tessuti connettivi del nostro Paese. A conclusione dell’evento, l’Agenda Rossa raccoglierà commenti e pensieri di coloro che hanno partecipato (ciclisti, pubblico, musicisti, attori, scrittori e chiunque altro sostiene l’iniziativa) e proseguirà verso la tappa successiva. Promotrice della ciclo staffetta è l’Associazione L’ORA BLU, di Bollate, con la partecipazione di: Movimento Agende rosse, Fiab, Radio popolare.
Per la tappa di Napoli, organizzano e promuovono:
– Movimento Agende rosse-gruppo “Paolo Borsellino”- Campania
– Associazione A.R.Ca.- Agende Rosse Campania

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L’amara lezione del debito pubblico della Grecia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

cartina-grecia-centrale-atticaSette anni dopo l’inizio dei salvataggi finanziari, la Grecia sembra messa peggio di prima. Nel 2000 il mercato aveva smesso di finanziare il debito pubblico greco. Allora i Paesi della zona euro, con vari accordi bilaterali, concessero crediti per 52,9 miliardi.
Nel 2012 si comprese che non era sufficiente. L’European Financial Stability Facility (EFSF), la struttura europea per l’aiuto finanziario ai Paesi europei in difficoltà, appena creata, varò perciò un secondo programma di aiuti finanziari pari a 141,8 miliardi di euro. Neanche questo bastò. Nel 2015 l’European Stability Mechanism, il Meccanismo europeo di stabilità che è succeduto all’EFSF, ha varato un nuovo, il terzo, programma di salvataggio di 86 miliardi di euro in cambio di riforme strutturali, intese come politiche di massiccia austerità. Ogni mese, dopo avere controllato se i tagli al bilancio sono stati fatti e dopo che il governo greco dichiara la sua intenzione di continuare con simili politiche, si negozia con Atene il versamento di una parte del sostegno finanziario. Il prossimo luglio, per esempio, serviranno 7,3 miliardi per coprire i debiti e gli interessi in scadenza e per evitare il default dello Stato.
Di conseguenza, dei 340 miliardi di euro di debito pubblico greco, la metà è nelle mani dell’EFSF e dell’ESM.La colpa è soltanto di Atene? Sono state tutte valide le politiche di aiuto e di austerità imposte? Oppure il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilità è stato la ricetta sbagliata? Si ricordi che alla fine del 2010 il debito pubblico greco era pari al 148% del Pil che era di circa 220 miliardi di euro. La disoccupazione era del 12,5% e il 27,6% dei greci viveva sotto la soglia di povertà. Gli ultimi dati dicono che il debito pubblico è salito al 183% del Pil, che nel frattempo si è ridotto a 186,5 miliardi di euro. La disoccupazione sarebbe intorno al 26% e la percentuale di poveri avrebbe raggiunto il 34,6% dell’intera popolazione. Dalla recessione iniziale, aggravata dal consolidamento fiscale e dalle politiche di austerità, si è arrivati alla depressione economica. Nel frattempo i contributi dell’Unione europea sono serviti soprattutto per pagare gli interessi sul debito dovuti alle banche e, in parte, a garantire il traballante sostegno sociale. Che cosa deve ancora succedere perché Bruxelles, Berlino e anche Atene capiscano che una tale politica fallimentare non può continuare? Da parte sua, il Fmi non dà risposte concrete, ma si limita soltanto a stimare che entro il 2060 il debito pubblico della Grecia potrebbe essere pari al 260% del Pil. L’assurdo, però, sta nel fatto che, nonostante il bilancio statale rimpicciolisca, l’austerità ha determinato un avanzo primario di circa 3,5 miliardi di euro! Se non si conta il pagamento del servizio sul debito, Atene avrebbe più entrate che uscite! In questo modo, secondo noi, la Grecia non può uscire dalla crisi, anzi, si sta scavando una fossa più profonda. Per finanziare il suo debito pubblico è costretta a pagare il 6% d’interesse, pari a circa 18 miliardi di euro l’anno. Ciò nonostante che il tasso d’interesse della Bce sia vicino a zero! E’ una vera e propria beffa.
Si rammenti inoltre che nel frattempo la Bce è intervenuta a sostegno delle banche europee, in primis di quelle tedesche e francesi, acquistando le obbligazioni del governo greco in loro possesso. Secondo il Financial Times, Francoforte avrebbe speso 40 miliardi di euro per comprare dalle banche titoli greci con un valore facciale di 55. Ha fatto un favore alle banche poiché sul mercato il prezzo di tali obbligazioni sarebbe stato molto inferiore. E’ una spirale senza fondo, ma non infinita nel tempo. Potrebbe essere “fermata” dall’eventuale default sovrano della Grecia, con inevitabili contagi sistemici per il resto dell’Europa, o, come auspicabile, dalla decisione europea di affrontare l’emergenza del debito e il rilancio dell’economia, ma senza imporre il fardello dell’austerità. Ci sembra inevitabile la cancellazione e/o il congelamento di parte del debito. Il resto dovrebbe essere ripagato attraverso l’aumento delle risorse derivanti dalle nuove politiche di sviluppo e non con gli avanzi primari di bilancio, come purtroppo accade oggi. La Grecia, come l’Italia, ha risorse importanti, a partire dal turismo e dalla cultura Necessita però, di sviluppare anche le sue manifatture, le nuove tecnologie, la ricerca. Al riguardo riteniamo molto importante per la Grecia, ma anche per l’Europa intera, la partecipazione fattiva alla realizzazione dei progetti e delle infrastrutture legate alla Nuova Via della Seta. Il porto del Pireo è stato già venduto a investitori cinesi che, sembra, vogliano trasformarlo in un importante hub.
Se, però, il Pireo fosse soltanto un porto di transito, sarebbe una svendita degli interessi greci e di quelli europei. Se diventasse, invece, la leva di uno sviluppo tecnologico e industriale allora potrebbe essere il volano di un’effettiva crescita dell’economia greca. L’Italia non può essere indifferente, deve attivarsi perché il nodo Grecia sia sciolto positivamente. E’ nell’interesse del nostro Paese, che è il fulcro naturale di tutte le politiche economiche e di sviluppo del Mediterraneo e anche dell’Africa.(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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“Note per il Parco del Matusa”

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

parco matusaFrosinone giovedì 6 luglio alle 18.15, si terrà “Note per il Parco del Matusa”, fortemente voluto dal sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, per suggellare, mediante un evento dal forte significato simbolico, la transizione della gloriosa struttura di piazza Caduti di via Fani, da storica “casa” dei Canarini a polmone verde nel centro cittadino, attraverso un progetto realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Il concerto vedrà l’esibizione di Maurizio Turriziani (al contrabbasso) ed Erika Astolfi (al piano). Le note, eseguite dai due celebri musicisti sottolineeranno, da un lato, i fasti e le emozioni di una fase sportiva durata circa 70 anni, impressa nella memoria della città grazie alle gesta della squadra di calcio giallazzurra. Dall’altro, suggelleranno l’inizio di una nuova vita per un’opera che, nei prossimi mesi, all’interno di due ettari di parco, ospiterà percorsi pedonali e ciclabili, servizi e parcheggi, eventi culturali e, naturalmente, concerti, diventando così un punto di riferimento imprescindibile per la socializzazione delle famiglie all’aria aperta, in un contesto di grande integrazione ambientale.
parco matusa1L’evento di giovedì mostrerà anche, visivamente, il passaggio dalla “vecchia” destinazione d’uso a quella definitiva per il Matusa: il pubblico presente assisterà all’evento dalla gradinata centrale (con ingresso dal lato piazza Caduti di via Fani), seduto all’interno di un anfiteatro, a distanza di pochi metri dai punti in cui i lavori di smantellamento dello stadio sono già stati avviati. Andando con lo sguardo verso la Curva Nord, dunque, gli spettatori avranno la prova visiva di come la struttura e lo spazio delle gradinate stiano diminuendo, quotidianamente, a beneficio del verde, che gradualmente si sta riappropriando dell’area. Fino a quando, a opera terminata, la natura non costituirà l’elemento distintivo di quello che sarà il più grande parco urbano realizzato nell’Italia centrale dal dopoguerra a oggi.
Interverranno, in occasione di “Note per il Parco del Matusa” , il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, e il Presidente del Frosinone Calcio, Maurizio Stirpe, che procederanno al passaggio simbolico dalla destinazione sportiva a quella verde, e del recupero ambientale, del Parco Matusa. L’accesso all’evento è gratuito ed è esteso a tutti.

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Yemen, allarme colera: ogni minuto, un bambino è colpito da diarrea acuta

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

yemen crisi umanitariaIn Yemen è in atto la peggiore epidemia di colera al mondo: ogni giorno, circa 5 mila persone vengono colpite da diarrea acuta acquosa (secondo notizie dei centri sanitari)– di queste quasi il 50% sono bambini e ragazzi. Ogni minuto, un bambino è colpito da diarrea acuta acquosa. Purtroppo alcuni di questi bambini che sono gravemente colpiti moriranno. Un quarto delle morti da colera è rappresentato da bambini.
In un paese in cui oltre 2 milioni di bambini soffrono già di malnutrizione acuta e quasi mezzo milione di malnutrizione acuta grave, questa epidemia di colera non poteva scoppiare nel momento peggiore. I bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave sono molto vulnerabili alla diarrea poiché i loro sistemi immunitari sono già molto deboli.
L’UNICEF insieme ai suoi partner combatte contro questa epidemia senza sosta, lavorando 24 ore al giorno per aiutare i bambini e le famiglie colpiti:
La scorsa settimana sono arrivati in Yemen due voli cargo che trasportavano aiuti UNICEF, con 750.000 bustine di sali per la reidratazione orale (sufficienti per curare 100.000 persone) e 1,2 milioni di compresse di cloro per la depurazione dell’acqua.Dall’inizio dello scoppio dell’epidemia, due mesi fa, l’UNICEF ha raggiunto 150.000 persone distribuendo oltre 600.000 bustine di sali per la reidratazione orale e 20.000 fluidi per terapie endovenose da utilizzare nei centri e nelle case. Con il meccanismo di risposta rapida sono stati attivati 45 centri per il trattamento della reidratazione e della diarrea a Al Hudaydah, Lahj e Aden.Concentrandosi sui livelli comunitari e familiari, l’UNICEF cura i malati, ripara e clorura le fonti idriche per impedire ulteriormente la diffusione della malattia. L’UNICEF inoltre sta lavorando attraverso 10.000 mobilitatori comunitari per sensibilizzare le persone sulla prevenzione del colera, la depurazione delle acque domestiche, la buona igiene e il lavaggio delle mani, il mantenimento degli alimenti e su come gestire un membro malato della famiglia e della comunità. Finora, l’UNICEF ha raggiunto 1 milione di persone con messaggi di sensibilizzazione.L’acqua sicura è fondamentale per prevenire il colera. L’UNICEF ha raggiunto oltre 4 milioni di persone con servizi idrici e igienici in 19 governatori. L’UNICEF fornisce combustibile ed elettricità per azionare ininterrottamente le centrali per il pompaggio e per il trattamento e sostenere l’approvvigionamento idrico nei governatori di Sana’a, Hajjah, Al Mahwit e Al Hudaydah. Almeno 3 milioni di persone ricevono acqua sicura attraverso questo supporto. L’UNICEF ha recentemente riparato un sistema idrico che fornisce acqua a mezzo milione di persone a Taizz.Oltre 500 volontari sono stati formati per depurare l’acqua nei pozzi privati, nei serbatoi d’acqua e nelle cisterne, coprendo sia pozzi pubblici che private di falde acquifere per circa mezzo milione di persone.

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Premio Pio Alferano 2017

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

premio pio alferanoCastellabate (SA) dalle ore 21:00 del prossimo 22 luglio presso il Castello dell’Abate di Castellabate (SA) si incontreranno sul palcoscenico, chiamati a dialogare dal giornalista Rai Nicola Porro, conduttore della serata, il regista Pupi Avati, la giornalista Livia Azzariti, lo scrittore Paolo Crepet, l’artista Piero Guccione, il sindaco di Firenze Dario Nardella, il generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, il presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe, l’editore Franco Maria Ricci, gli imprenditori Antonio Longo e Corrado Del Verme, l’attore Ricki Tognazzi, l’attrice Simona Izzo e lo chef Gianfranco Vissani. Ospite della serata è Tony Renis mentre, un Premio speciale del Comune di Castellabate sarà consegnato a Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice. Ad accogliere i premiati ci sarà anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, Direttore Artistico della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, promotrice del Premio, della serata e di tutte le iniziative collaterali che fanno del Premio uno degli appuntamenti culturali più attesi dell’estate italiana. Al termine delle premiazioni si aprirà una vera e maratona dell’arte, otto inaugurazioni per otto mostre allestite a Castellabate per questa edizione del Premio. La piccola città si trasforma in un museo a cielo aperto e ospita, nell’ordine, la mostra di Piero Guccione “L’armonia dell’invisibile” a cura di Giuseppe Iannaccone; la mostra di Carlo Guarienti “Finzione ambigua” a cura di Giuseppe Iannaccone, la mostra di Pino Navedoro “Di-Segni e Vanità” a cura di Cristina Mazzantini; la mostra di Rocco Iannelli “Paesaggi cifrati” a cura di a cura di Michele Ainis; la mostra di Nicolò Morales “Mediterraneo” a cura di Giampaolo Cagnin; la mostra di Grazia Cucco “Realismo onirico” a cura di Sabrina Colle; il grande murales della street-artist Neve, dal titolo “Leucosia” a cura di Simona Capodimonti e la mostra “I Novantiani. Giovinezza della pittura. Censimento primo” a cura di Camillo Langone.
Il Premio Pio Alferano, della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, è nato per onorare la memoria del Generale Alferano, che negli anni Settanta ebbe un ruolo determinante al Comando del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, quando sotto la sua guida e grazie alla sua abilità investigativa furono ritrovate opere d’arte illecitamente sottratte e dal valore inestimabile.
Come dichiarato da Santino Carta, Presidente della Fondazione e ideatore del Premio: “Il Premio oggi rappresenta l’impegno costante di portare all’attenzione del pubblico quei valori imprescindibili di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, di cui l’Italia è senz’altro il paese più ricco al mondo. Fra i premiati di questa edizione vi è il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Questa menzione è nata per elogiare il primo cittadino del capoluogo toscano che ha voluto un significativo progetto per la gestione e risoluzione dei tanti e gravosi problemi ambientali e culturali provocati dall’ingente flusso di visitatori che gravitano in una capitale mondiale del turismo quale è Firenze. L’esempio di Firenze, che pone al centro la tutela del patrimonio e il benessere dei cittadini, ci auguriamo divenga un vero e proprio modello. Come per tutte le edizioni abbiamo molti premiati illustri e abbiamo creato un considerevole circuito espositivo, il nostro Premio vuole essere sinonimo di arte e di cultura, di ambiente e di tutela, ciò per cui è nato”. (foto: premio pio alferano)

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