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Fibrillazione atriale, se il cardiologo tratta precocemente il rischio di ictus diminuisce

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

fibrillazione atrialeIl rischio di ictus in pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno ricevuto cure precoci da un cardiologo, con maggiore probabilità di ricevere la prescrizione di anticoagulanti, è inferiore rispetto a chi viene visto da un medico di base, secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. «Il messaggio importante qui è che l’assistenza precoce cardiologica è stata associata con l’inizio della somministrazione di farmaci specifici per prevenire l’ictus» ha dichiarato Mintu Turakhia, della Stanford University School of Medicine, che ha guidato il gruppo di studio. Per determinare le variazioni dei trattamenti e degli esiti in base al fatto che i pazienti fossero presi in carico da un medico generico o da un cardiologo, i ricercatori hanno individuato nei registri dello U.S. Department of Veterans Affairs health care system 184.161 individui con recente diagnosi di fibrillazione atriale tra il 2004 e il 2012. Entro 90 giorni dalla diagnosi, il 40% dei pazienti ha ricevuto cure da parte di un cardiologo e il 60% ha ricevuto cure da parte di un medico di base senza essere indirizzato a un cardiologo; le cure specialistiche entro tre mesi dalla diagnosi sono state associate a una riduzione del 9% del rischio di ictus e dell’11% del rischio di morte.I pazienti che hanno ricevuto cure cardiologiche erano più malati al basale; inoltre, i pazienti che sono stati trattati dallo specialista sono stati ricoverati a un tasso più elevato, forse proprio per la maggiore compromissione della salute, o forse per effettuare terapie che richiedono l’ospedalizzazione e che hanno apportato benefici. I ricercatori hanno osservato che molti pazienti vivevano in aree rurali e che i pazienti che hanno ricevuto cure da un cardiologo vivevano più vicini agli specialisti che in genere sono nelle aree metropolitane rispetto a coloro che hanno ricevuto solo l’assistenza primaria.Lo studio è osservazionale e non fornisce prove sul fatto che i cardiologi dovrebbero trattare tutti i pazienti con fibrillazione atriale al posto dei medici di cura primaria. «Non stiamo dicendo che abbiamo bisogno di clonare più cardiologi» concludono gli autori. «Piuttosto, questa ricerca indica che abbiamo bisogno di trovare le lacune nella cura e di rilevare modi più intelligenti per effettuarla, in modo che non sia importante chi vede un paziente o dove il paziente vive». (fonte doctor33)

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