Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 8 luglio 2017

Lo Stato con i soldi di tutti salva le banche ma non il lavoro. E la UE applaude

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

monte dei paschi di sienaFosse servita una prova per avere la certezza che l’Unione Europea e le sue istituzioni, a partire dalla Commissione, sono costruzioni al servizio dei poteri finanziari, ebbene è arrivata, scodellata proprio ieri dalla Commissione Europea che ha decretato che il finanziamento di 5 miliardi e 400 milioni di euro per salvare Monte dei Paschi di Siena, cancellando 5500 posti di lavoro, non sono aiuti di stato.
Altri 17 miliardi, di cui oltre 10 già erogati a Banca Intesa per prendere in carico le Banche Venete, sono a disposizione per il risanamento del sistema bancario, e cioè di quelle banche guidate da ‘prenditori di successo’ come Zonin esimio esponente di Confindustria Veneto, che hanno elargito migliaia di miliardi agli amici degli amici, che non li hanno mai restituiti ma con cui hanno costruito il famoso miracolo economico del Nord Est, oggi ridotto ad una sequela di capannoni abbandonati. I crediti deteriorati come elegantemente vengono chiamati in tutta l’area dell’euro assommano a quasi 1.000 miliardi. A quando il prossimo salvataggio a spese di tutti noi?Il salvataggio delle banche venete, rilevate da Intesa San Paolo al costo simbolico di un euro, non solo è costato già 5,2 miliardi (mentre lo Stato ne ha impegnati altri 12 a garanzia di crediti altamente a rischio) che saranno pagati da noi cittadini ignari, 500 euro a testa compresi anziani e neonati, ma comporta la creazione di una bad company, cui saranno addossate tutte le perdite di quelle banche, e 4.000 esuberi tra i dipendenti. Come dire socializziamo le perdite mentre dei profitti godranno gli azionisti privati.Confindustria inneggia alla riduzione del rischio sistemico, pur rilevando che in un’economia di mercato salvataggi pubblici non sono mai la soluzione preferibile.
Ma preferibile o no, perché gli aiuti di stato vanno bene per le banche e non per salvare e risanare Alitalia o l’ILVA e il posto di lavoro di oltre 30.000 persone?E perché se va bene sborsare centinaia di miliardi per il sistema bancario (la Germania qualche anno fa ha sborsato 247 miliardi di euro per risanare le sue banche), le stesse non possono essere nazionalizzate?La riposta è presto detta: l’Unione Europea, con la sua moneta comune, l’euro, è una costruzione fortemente ideologizzata, che eleva il mercato a Dio, che deve salvaguardare quel sistema capitalistico dove a perdere sono sempre i poveracci mentre lor signori continuano a fare shopping in Via Montenapoleone a Milano, alla faccia dell’austerity, dopo aver ricevuto milioni di buonuscita per aver dilapidato migliaia e migliaia di miliardi.Fino a quando gli permetteremo di abusare della nostra pazienza?

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Migranti e i calcoli di Boeri: parziali e omissivi

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

inpsDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il presidente pro-tempore dell’Inps, Tito Boeri, dovrebbe ben conoscere l’importanza dell’orizzonte temporale nei modelli econometrici. E in effetti nel rapporto sugli immigrati che ha fatto tanto clamore lo scrive pure: le proiezioni si fermano al 2040, mentre il pagamento delle pensioni agli immigrati regolari cominceranno nel 2060. Quindi la sua analisi considera solo le entrate per lo Stato dei contributi versati dai lavoratori immigrati regolari e non gli esborsi.
Non solo. La sua analisi non tiene neanche conto di tutte le altre prestazioni assistenziali che lo Stato eroga non solo ai lavoratori, ma anche ai disoccupati, agli anziani e ai bambini immigrati, tanto quelli regolari quanto quelli irregolari. Le proiezioni di Boeri, quindi, fanno acqua da tutte le parti. Al pari della sua gestione discutibile dell’Inps.I calcoli sono presto fatti. In Italia ci sono 3,9 milioni di cittadini non comunitari regolari. Di questi lavorano meno della metà, vale a dire 1,8 milioni, mentre gli altri sono inattivi (900mila), in cerca di lavoro (300mila) o non in età da lavoro (900mila tra bambini e anziani).Questo vuol dire che a fronte di 1,8 milioni di cittadini non comunitari regolari, che hanno un proprio percorso di contribuzione e di finanziamento del welfare, ci sono 2,1 milioni di individui che rappresentano solo un costo. A questi bisogna aggiungere una cifra stimata in circa mezzo milione di cittadini non comunitari irregolari, che non hanno un permesso di soggiorno, dunque non possono lavorare. O meglio, lavorano nel mercato nero. In realtà, anche alcuni di quei 2,1 milioni descritti sopra lavorano in nero, senza quindi contribuire alle casse dello Stato. Se a tutto questo si aggiungono i costi per l’accoglienza, stimato dal governo in 4,6 miliardi, il bilancio del fenomeno migratorio in Italia diventa ampiamente negativo.Il calcolo del professor Boeri, ripetiamo, è parziale in quanto considera solo i benefici derivanti dagli immigrati regolari-regolari, vale a dire con permesso di soggiorno e che lavorano, mentre non considera i costi degli immigrati regolari-irregolari, vale a dire che hanno permesso di soggiorno ma non un lavoro regolare, né quelli degli immigrati irregolari-irregolari, senza permesso di soggiorno e senza lavoro. Ne deriva che l’immigrazione rappresenta per l’Italia più un costo che un beneficio. Oggi e soprattutto, in maniera incrementale, fino al 2040. Altro che ‘buco di bilancio’ se chiudiamo le frontiere. È vero esattamente il contrario”.

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Invalsi: la forbice Nord-Sud su competenze Italiano e Matematica si accentua alle medie

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

scuola-montagna-pianoLa tendenza giunge dalle Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2016-17, incluse nel Rapporto Invalsi, presentate stamane al Miur: tra le regioni con le migliori performance, sia per la matematica sia per l’italiano, figurano Friuli, Veneto, Lombardia e provincia di Trento. ‘Particolarmente buoni’, nel caso della primaria, i risultati di Molise e Basilicata. Mentre ‘nettamente al di sotto della media nazionale’ in tutti i livelli scolastici, risultano Calabria e Sicilia. Gli esiti della comprensione della lettura e per la grammatica confermano che gli studenti mostrano maggiori difficoltà a confrontarsi coi testi non affrontati o approfonditi a scuola, come quelli espositivi, argomentativi e discontinui: pertanto, laddove le famiglie e gli agenti esterni alla scuola non supportano gli alunni, è chiaro che questi rimangano indietro. Lo stesso Istituto Invalsi ha ammesso che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di istituti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il fatto che le differenze sono minime sino alla scuola primaria, dove comunque sarebbe bene introdurre il tempo pieno e reinserire le compresenze, è indicativo. Se il gap comincia a farsi sentire nella secondaria, significa che occorre un potenziamento all’interno di quei corsi. Potenziando tecniche e strategie d’insegnamento di tipo attivo: è un rinforzo non può che avvenire solo potenziando gli organici, proprio in quelle scuole logisticamente malcollocate e culturalmente deprivate. Il mancato sviluppo del territorio diventa, purtroppo, la condanna per i giovani del posto. Poiché il cambiamento strutturale, almeno nel breve periodo, è impossibile da attuare; solo una scuola con la ‘S’ maiuscola può salvarli.

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Democrazia Atea commenta una lettera su “Il Manifesto” di Paolo Ferrero

Posted by fidest press agency su sabato, 8 luglio 2017

il manifestoPaolo Ferrero, già Segretario di Rifondazione Comunista, ha pubblicato una lettera sul Manifesto. Parte dalle riflessioni sui disastri neoliberisti della ex sinistra (D’Alema, Bersani, Pisapia…) e possono anche essere politicamente condivisibili. Ma poi Ferrero, in un capolavoro di auto-delegittimazione politica, dice che una coalizione a sinistra dovrebbe essere capeggiata dal Papa.Dopo essere stato a capo di un partito che poneva nella difesa dei diritti sociali e nelle tutele del mondo del lavoro la propria priorità, dopo essersi fatto “scippare” la classe operaia finanche dalla Lega Nord, nel fallimento della propria parte politica, si declina al sacro. Ma qui si va ben oltre la deriva teocratica perchè nella consapevolezza dei propri limiti, Ferrero auspica che la classe dirigente del nuovo cartello elettorale a sinistra, incapace di essere riferimento per le masse, debba degenerare nella sottomissione ad una casta sacerdotale, di cui il Bergoglio è il capo.
Noi di Democrazia Atea auspichiamo la riaffermazione dei diritti democratici, di cui il clero non è mai stato interprete, né potrà esserlo un gesuita talmente abile da far credere che la lucida prospettiva imperialista del suo Stato possa addirittura essere interpretata come contrasto alle politiche da lui stesso attuate. Il processo di sottomissione al clero iniziato con Togliatti trova oggi il suo completamento, nel momento Ferrero si spinge ben oltre la teocrazia e propone addirittura, forse senza rendersene conto, una sinarchia. Che pena. (Carla Corsetti Segretario nazionale di Democrazia Atea)
(n.r. Non abbiamo letto la lettera di Ferrero ma se ha lasciato intendere, ho lo ha scritto esplicitamente, sul ruolo a sinistra di un Papa tanto da divenirne un punto fermo di riferimento per la sinistra italiana, mi sembra logica una risposta alquanto risentita.
Noi che da tempo andiamo a ribadire che le forme ideologizzate di destra, centro e sinistra con le loro varie sfumature non hanno più senso ai giorni nostri e che a loro posto esistono due partiti: chi ha e chi è. Quelli del “chi ha” li conosciamo bene con i loro lacchè, che si accontentano delle briciole della mensa del padrone di turno, e altrettanto bene ci sono noti i “chi è” costituenti la maggioranza assoluta della popolazione mondiale ma che sono stati abilmente emarginati e schiavizzati da quelli che oggi definiamo “i poteri forti”. In tutto questo, sia chiaro, le varie professioni religiose hanno le loro colpe. Le hanno perché si sono curate oltre misura del diritto alla vita senza badare all’altro diritto che ne è il corollario e si chiama “diritto a vivere”. Cosa significa? Significa che quando nasciamo a prescindere dai nostri natali, dal luogo in cui siamo venuti, dal colore della pelle, abbiamo diritto a vivere e che questo diritto devono garantirlo quelli che sono nati prima e ne hanno costruite le basi.
Diritto ad essere alimentati, assistiti, curati, istruiti, avere un lavoro certo e una pensione dignitosa. Si può obiettare: mancano le risorse. E noi rispondiamo non è vero se abolissimo le spese per gli armamenti, la pessima ridistribuzione delle risorse e la sete di potere e gli sprechi dei satrapi di turno. (Riccardo Alfonso direttore dei Centri studi politici e sociali della Fidest)

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