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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 11 luglio 2017

Scomparsa del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Luigi Ferdinando TagliaviniBologna. La morte è avvenuta oggi all’ospedale Toniolo, all’età di 88 anni. Con profonda tristezza, Genus Bononiae – Musei nella Città, apprende la notizia della scomparsa del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, illustre organista italiano.
Nato a Bologna nel 1929, formatosi al conservatorio di Bologna e perfezionatosi a Parigi, il Maestro è’ stato, nel corso della sua vita, titolare delle più importanti cattedre di organo di vari Conservatori italiani (Bologna, Parma, Bolzano).
Per trentacinque anni ha diretto l’Istituto di musicologia dell’Università di Friburgo e ha fondato nel 1960 la rivista L’Organo.
La sua ricca attività concertistica l’ha portato a suonare sui più importanti organi italiani, europei e del mondo intero. Dottore honoris causa delle Università di Bologna e di Edimburgo, oltre che del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, è stato “Fellow” onorario del Royal College of Organists di Londra, membro dell’Accademia di S. Cecilia di Roma e dell’Accademia Filarmonica di Bologna. Nel 1984 l’American Guild of Organists gli ha conferito il titolo di “organista dell’anno”; nel 1992 è stato insignito con il Tiroler Adler in oro (Innsbruck), nel 2000 con il “Leoncino d’oro” della città di Pistoia, nel 2011 con il “Battistino” al valor musicale dal Conservatorio di Bologna.
Fin dalla giovane età ha operato per la tutela degli organi storici e l’interesse per questi strumenti antichi l’ha portato a riunire, nel corso di un cinquantennio, una collezione unica di strumenti musicali.
Questa raccolta di oltre 70 strumenti, la più importante al mondo di strumenti antichi a tastiera italiani, comprende 11 clavicembali e 11 spinette (costruiti tra il Cinquecento e il Settecento), oltre a numerosi clavicordi, pianoforti e altri preziosi strumenti musicali. Fa parte della collezione uno strumento unico al mondo, il clavicembalo-pianoforte costruito da Giovanni Ferrini (1746), allievo di Bartolomeo Cristofori.
Nel 2006 Luigi Ferdinando Tagliavini ha donato la sua collezione di strumenti, restaurati e perfettamente funzionanti, a Genus Bononiae e a Fondazione CARISBO, con lo scopo di aprire un museo di “monumenti sonori viventi”. Il Museo di San Colombano è stato inaugurato nel 2010 e organizza ogni anno una ricca stagione di concerti, conferenze, visite guidate, mostre e altre attività musicali e musicologiche, con la determinante collaborazione del maestro Liuwe Tamminga, curatore della Collezione Tagliavini.
Questa generosa donazione è un regalo e un lascito a tutta la città di Bologna.
L’intento e il sogno, realizzato dal Maestro Tagliavini, era di creare un luogo di diffusione della cultura della musica antica e allo stesso tempo di insegnamento e di apprendimento.
Con la sua genialità e la sua intelligenza, il suo carattere determinato e con l’amore che lo legava alle sue “creature” è rimasto fino all’ultimo giorno presente nelle attività della Collezione che porta il suo nome. ( by Fabio Roversi-Monaco) (foto: Luigi Ferdinando Tagliavini)

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Studenti coreani della Chonbuk National University ospiti alla Stranieri di Perugia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

studenti coreaniPerugia. Studenti coreani, provenienti da otto diversi dipartimenti della Chonbuk National University di Seoul, sono ospiti dell’Università per Stranieri di Perugia per un corso di alta formazione che comprenderà, insieme alla lingua, la storia dell’arte e laboratori di ceramica e di cucina.
All’Ateneo di provenienza degli studenti è stato affidato dal Governo Coreano l’importante compito di promuovere in Europa la cultura coreana; negli anni scorsi docenti e studenti della Chonbuk University hanno fatto tappa, nel loro itinerario di missione, a Londra e a Parigi; quest’anno hanno scelto Perugia e l’Università per Stranieri che con la Chonbuk University e il sistema delle Università coreane ha uno storico rapporto.
La permanenza degli studenti coreani a Palazzo Gallenga si concluderà, alla fine di luglio, con l’organizzazione del New Corean Wave Festival al quale parteciperanno vari artisti coreani. (foto: studenti coreani)

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Srebrenica a 22 anni dalla strage

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

srebenicaRoma Si è svolta oggi presso la sala “Caduti di Nassirya” di palazzo Madama e con il patrocinio del Senato della Repubblica, l’evento di commemorazione del genocidio di Srebrenica: “In Ricordo del Genocidio di Srebrenica: 1995-2017” introdotto dal Senatore Aldo Di Biagio, membro della Commissione Diritti Umani del Senato e promotore dell’iniziativa insieme alla Comunità di Bosnia ed Erzegovina a Roma, che ha ricordato come ” Srebrenica non rappresenta solo il dramma di un popolo, ma una ferita aperta nel cuore dell’Europa e nella sua storia recente”. Di Biagio ha poi insistito sulla necessità di ” uno sforzo comune e condiviso per cercare una pacificazione tra i popoli” ricordando il ruolo delle istituzioni, in particolare quelle italiane nella istituzionalizzazione dell’11 luglio come giorno di commemorazione del genocidio Srebrenica, dando seguito alla risoluzione del Parlamento europeo del 2009 già oggetto di atti parlamentari”. La Dott.ssa Vesela Planinic, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Bosnia ed Erzegovina in Italia, ha osservato come ” Srebrenica, zona protetta, dalle Nazioni Unite si è trasformata nel più buio orrore delle Nazioni Unite e nel peggior crimine sul suolo europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Chiunque sia nobile, onesto e morale dovrebbe sentirsi umanamente obbligato a ridare dignità e fornire giustizia a coloro che sono sopravvissuti” sottolineando “una necessità di tutti noi qui riuniti che in questo modo, nella profondità del nostro essere, esprimiamo sincere condoglianze. Questo è il nostro impegno per il futuro delle nuove generazioni”. L’on. Giulio Marcon, membro del gruppo Parlamentari per la Pace, ha ricordato come “Tenere viva la memoria è un compito al quale non dobbiamo mai venire meno, tenendo ferma la consapevolezza di quello che è successo. Fare di tutto per custodire la verità è il modo migliore per custodire la pace” assicurando l’impegno presso le sedi parlamentari per realizzare iniziative in supporto di questa memoria. La Vicepresidente dell’Associazione « Bosnia nel cuore»  Slavica Josipovic ha ringraziato a nome dell’Associazione tutti coloro che negli anni hanno contribuito a realizzare la commemorazione del genocidio di Srebrenica soprattutto nelle sedi istituzionali. Ha poi osservato come “Srebrenica rappresenta la vergogna Europea” aggiungendo “Desideriamo che la comunità internazionale ci aiuti a creare finalmente una pace e una ripresa per la Bosnia”. Il giornalista e scrittore Luca Leone ha poi portato la sua esperienza di lavoro con le scuole sul tema di Srebrenica, raccontando come:” quando portiamo i ragazzi a Srebrenica sono inizialmente delusi, perché avrebbero voluto andare altrove, ma poi conoscono la storia, i luoghi, la verità e sono contenti: acquisiscono una consapevolezza nuova. Partiamo con dei ragazzi e torniamo con degli uomini”. In conclusione è intervenuto il foto-reporter Mario Boccia, che ha proiettato un reportage fotografico su Srebrenica, ricordando come “la speranza non deve morire mai e non bisogna mai avere paura della verità” Boccia ha poi raccontato attraverso le sue fotografie, l’iniziativa di “insieme”, una cooperativa di donne bosniache di diversa provenienza e dall’elevatissimo valore morale e sociale, sorta in un territorio dove sono ancora forti delle divisioni. “Queste donne portano avanti la speranza, resistono e insieme ritorna il sorriso”. L’incontro è stato moderato da Fatima Neimarlija, Presidente dell’Associazione «Bosnia u srcu – Bosnia nel cuore» che in apertura dei lavori ha presentato “Ricordo”, il simbolo di Srebrenica: un fiore, realizzato a mano dalle donne di Srebrenica, che riflette la speranza per il futuro e la volontà di non dimenticare. L’assemblea ha osservato un momento di silenzio e raccoglimento in ricordo delle vittime. (foto fonte “Il fatto” quotidiano)

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I paesi che più tutelano la proprietà sono anche quelli che crescono più stabilmente

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

pietro paganiniSono più competitivi e producono maggiore innovazione. Questo il risultato dell’edizione 2017 dell’International Property Rights Index (IPRI), presentata oggi da Competere.
Promossa dalla Property Rights Alliance, che raccoglie attorno a sé organizzazioni e think tanks operanti in tutto il mondo a favore della libera iniziativa e di politiche indirizzate a favore dell’innovazione, l’indagine misura il grado di tutela della proprietà fisica e intellettuale in 127 paesi, per un totale complessivo del 98% del PIL mondiale e del 94% della popolazione della terra. Come tale è, dunque, uno strumento fondamentale per rapportare il grado di tutela della proprietà con la capacità di ciascuna regione di produrre innovazione ed essere competitiva sul mercato globale. In questa edizione della ricerca le performance dei paesi sono state valutate in correlazione con il livello di imprenditoria globale, l’accesso alla rete internet, lo sviluppo umano, il numero di ricercatori universitari e le prestazioni ambientali.
“Nel 2017 l’Italia si colloca al 49° posto, guadagnando una posizione rispetto al 2016 ma perdendone 9 rispetto al 2014. Siamo ancora lontani, dunque, dai paesi che innovano e competono al meglio come Svizzera, Svezia, Finlandia, Norvegia e Lussemburgo”, afferma Pietro Paganini, Presidente di Competere. “Il Patent Box, il sistema fiscale opzionale per i redditi derivanti dall’utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale, non ha dunque portato grandi miglioramenti nel quadro normativo italiano. In sintesi possiamo dire che è stato adottato un approccio incoerente che ha finito solamente per moltiplicare gli oneri di coloro che avrebbero voluto beneficiare del sistema”.Nell’International Property Rights Index sono presenti anche alcuni casi studio elaborati da esperti del settore che illustrano le differenze presenti fra le tematiche relative alla proprietà intellettuale e le modalità con le quali è possibile raggiungere un buon livello di progresso e innovazione.
Competere è un think-tank che promuove l’innovazione attraverso l’elaborazione di analisi e proposte e la sensibilizzazione dei processi decisionali. Aiutano imprese, associazioni ed enti pubblici e privati a posizionarsi a livello internazionale ed istituzionale attraverso l’attività di intelligence, analisi e comunicazione istituzionale. http://www.competere.eu (foto: pietro paganini)

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Christie’s: The Alberto Pinto Collection for sale in Paris

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Pinto CollectionParis 9 avenue Matignon Christie’s France announces the sale of the collection of Alberto Pinto (1943–2012), unique elements from his Parisian apartment, which will take place in Paris on 12, 13 and 14 September during the Biennale des Antiquaires.After having studied at the École du Louvre in Paris, Alberto Pinto set off for New York City where he created a photo agency specialising in architecture and decoration. Over several years Alberto developed his taste for interior design, notably when he had the chance to do photo shoots for Condé Nast. At the end of the 1960’s, Alberto Pinto personally designed the interior of his own New York apartment. A rush of requests to do others follows, leding him to create his interior design firm in Paris in 1968, where, according to him, you can find the most skillful and talented artisans and craftsmen. As a master designer and interior decorator, Alberto Pinto was able to take the eclectic taste of his international clientele and adjusts each decor to their individual desires. The elegance and balance present in each of his luxurious creations, whether they are classic, modern, intimate or sumptuous, made him one of the most sought after interior designers since the beginning of the 1980’s.Following Alberto’s passing in 2012, his sister Linda, having always worked at his side, naturally took over the full management of Alberto Pinto Interior Design.
Alberto Pinto was a passionate collector. He was continuously buying from auction houses, from Pinto Collection1galleries, at important international art fairs such as the Biennale or Maastricht. He would buy collectibles and decorative art pieces that he either kept or carefully placed in different settings, giving a freshness to the lived-in homes of his clients. This signature touch, undoubtedly unique in the world of decoration, was one of the keys to his immense success.
The 1,000 lots, presented by Christie’s across two catalogues, reflect the celebrated decorator’s passion for a range of periods and styles, from the Renaissance to contemporary art. The collection includes an array of tableware, silverware, European and Asian porcelain, linen, of which Pinto was undoubtedly one of the greatest Parisian collectors, but also statuary, impressionist and contemporary art, classic furniture, and design, including three major pieces by Claude Lalanne.This auction is a real tribute to the eclectic taste of Alberto Pinto and to his lifestyle, his love of rare and original objects, and as a decorator with an immense talent.Linda Pinto about her brother: “He was a passionate collector, following all the sales, visiting antique dealers, art fairs and exhibitions. This was, in addition to his work and his Art de recevoir, his great passion.
I decided to entrust Christie’s with this sale. I love the idea that people can treat themselves with a piece of Alberto’s world, his universe”. (photo: Pinto Collection)

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Mostra itinerante “Hotel Eros”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

eroseros1Modica (RG) la Galleria Lo Magno arte Via Risorgimento 91 / 93 contemporanea di Modica ospita la mostra itinerante “Hotel Eros”, a cura di Alba Romano Pace. (Orari: dal lunedì al venerdì ore 9-13 / 16-20; sabato ore 9-13). Nelle due sale della galleria si trovano esposte circa cinquanta opere di tredici artisti italiani e internazionali: Philippe Berson, Barbara Cammarata, Daniele Cascone, Giulio Catelli, Gaetano Costa, Emanuele Giuffrida, Giovanni Iudice, Kali Jones, Isa Kaos, Frédéric Léglise, Ignazio Schifano, Marco Stefanucci, Jojo Wang.
“L’erotismo – scrive la curatrice – è un tema che da sempre interroga ed ispira la fantasia e la creatività. Motore di energia e sublimazione, l’eros è anche metafora della creazione artistica. […] L’esposizione è un invito ad entrare nel misterioso Hotel Eros e a sbirciare nelle camere di questo luogo di passaggio, una dimora dell’effimero dove gli artisti sono invitati a svelare e soprattutto affermare la libertà dell’arte e del pensiero artistico che, dall’antichità alla contemporaneità, si nutre ed alimenta un immaginario libero, gioioso, vivo e vero, che non deve e non può riconoscere limitazioni né tanto meno proibizioni”.
La mostra sarà visibile in galleria fino all’11 agosto, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 e il sabato dalle 9 alle 13.
Le prossime tappe, invece, verranno ospitate al Museo Archeologico di Gela (a settembre) e alla Galleria Bobez di Palermo (a novembre). (foto: Eros)

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“Mazzetti Day”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Castello di PostignanoPostignano Sabato 15 luglio 2017, al borgo restaurato di Postignano, nell’ambito della sesta edizione della manifestazione culturale “Un Castello all’Orizzonte” si terrà il “Mazzetti Day” dedicato alla regista, pittrice e scrittrice Lorenza Mazzetti. Il “Mazzetti Day”, ideato e coordinato da Matteo Scaramella e Massimiliano Scuriatti è ad ingresso libero.
La giornata inizierà alle ore 11 presso la Chiesa SS. Annunziata con la presentazione del docu-film “Perchè sono un genio” di Steve Della Casa e Francesco Frisari, proiettato al Festival del Cinema di Venezia 2016.A fine proiezione seguirà un dibattito con gli autori e con Lorenza Mazzetti.
Nel pomeriggio, alle ore 18, nella Sala Mustafà si inaugurerà la mostra di pittura di Lorenza Mazzetti “Paesaggi della memoria”;
Lorenza MazzettiLorenza Mazzetti1alle ore 18.30 la Chiesa SS. Annunziata accoglierà il pubblico per la presentazione del libro “Con rabbia”, edito nel 2016 da La Nave di Teseo.
Il giornalista e critico cinematografico Giacomo Martini illustrerà ai presenti la mostra e il libro.
Lorenza Mazzetti, di famiglia valdese, ha vissuto l’infanzia in Toscana con la zia Nina Mazzetti sposata a Robert Einstein, cugino di Albert, che l’aveva adottata insieme alla gemella. Il trauma dell’assassinio politico della sua famiglia adottiva, perpetrato dalle SS per rivalsa contro Einstein che si era rifugiato in America, ha segnato tutta la sua vita.
Le serie di Paesaggi Toscani, Bolsena e Onde, sono esposte per la prima volta al pubblico a Postignano e costituiscono venti opere di una vasta produzione.
Sulla sua vita è stato fatto il documentario Perché sono un genio, presentato con grande successo al Venezia 73a e trasmesso in prima visione su Sky Arte HD il 27 gennaio 2017, in occasione della Giornata della memoria. Lorenza Vive a Roma dove dipinge e continua a scrivere. (foto: Postignano, Lorenza Mazzetti)

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“Agricoltura del domani: le alternative concrete per il futuro”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

locandina.pngRoma. 14 luglio, dalle 15 alle 19,30, in sala della Lupa a Montecitorio. Ci sono diverse teorie su cosa mangeremo nel futuro: dagli insetti alla carne artificiale creata in laboratorio, per far fronte alla crisi alimentare globale provocata da modelli industriali e di consumo insostenibili a cui si aggiunge la sfida di una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone nel 2050. Prima di pensare a nuovi alimenti da consumare, bisogna innanzitutto liberare quelli attuali dai pesticidi, rendendoli ecosostenibili, rispettosi della biodiversità e della salute umana. Durante il convegno i nostri portavoce, insieme agli esperti del settore, spiegheranno come avviare questa trasformazione attraverso un percorso di medio-lungo termine a partire da alcune soluzioni concrete già in uso.Per garantire standard qualitativi al consumatore, che predilige sempre più un Made in Italy di qualità (nell’ultimo anno solo in Italia sono aumentati del 20% i prodotti biologici venduti), occorre cambiare il paradigma su cui si regge l’attuale modello di produzione, che favorisce le lobby dell’agrochimica e la grande industria a scapito degli agricoltori, sempre più poveri. Una situazione che rischia di aggravarsi con gli accordi internazionali di libero scambio già in vigore o in via di approvazione, come il Ceta.
Interverranno:i parlamentari 5stelle Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Mirko Busto, Elena Fattori e Paolo Parentela; Patrizia Gentilini, medico oncologo di ISDE- Medici per l’Ambiente; Alberto Mantovani, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità ed esperto dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare;
Carlo Grignani, professore di Agronomia all’Università di Torino;
Simone Vieri, professore di Economia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Fabio Taffetani, ordinario di botanica, direttore Orto botanico, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Politecnica delle Marche
Paolo Maria Mosca, risicoltore ed agronomo sperimentatore che ci parlerà della risicoltura sostenibile e biologicaPasquale De Vita – CREA FoggiaGiuseppe Cilento – Presidente Cooperativa agricola Nuovo CilentoGiusto Giovannetti, microbiologo al CCS Aosta. Domenico Tringale, direttore di Aam Terra Nuova, moderatore dell’evento. (foto: locandina)

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Levanzo Community Fest

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

levanzo trapaniLevanzo (Trapani) Il Levanzo Community Fest si inaugura il 14 luglio alle 20.30 con Stefania Blandeburgo in Io sono il vento, accompagnata dalle musiche di Lelio Giannetto al contrabbasso, a cui seguirà la proiezione di “Hierà“, installazione di videoarte di Milena Catalano e Emilio Orofino. Vero e proprio spettacolo nel paesaggio, la proiezione di “Hierà“ avverrà su una parete a picco sul mare di Cala Dogana e il pubblico potrà assistere all’evento anche dalle barche. Subito dopo, seduto sul molo tra i pescherecci, il pubblico potrà assistere allo spettacolo “Al paragon del vento. Storie epico-cavalleresche della tradizione orale” cunto di e con Mimmo Cuticchio, artista che ha accompagnato il Festival sin dalle sue origini e che ne è diventato vero e proprio testimonial. Tante le novità per quest’appuntamento che vede la comunità di Levanzo unirsi a quella dei tanti artisti che aderiscono al progetto, ideato e diretto da Giuseppe Marsala, organizzato dall’associazione Libeccio, promosso dal Comune di Favignana e patrocinato dall’Area Marina Protetta delle isole Egadi. Spettacoli sulle spiagge, presentazioni di libri e incontri con gli autori, danze nei boschi, concerti in riva al mare, video-installazioni sui moli e sulle facciate delle case del paese: sono tanti gli appuntamenti che animeranno i giorni del Festival, che prevede un’anteprima a Favignana il 13 luglio e che si sposterà anche a Marettimo il 17 e 18 luglio.
La rassegna propone anche dei laboratori di comunità, due dei quali per bambini:
fino al 15 luglio Vento io ti racconto, laboratorio di narrazione orale e di scrittura a cura di Mimmo Cuticchio e Beatrice Monroy, che anticipa l’apertura del festival; dal 14 al 21 luglio Maschere al vento, laboratorio per bambini di maschere della commedia dell’arte, a cura di Josefina Torino; dal 16 al 19 luglio Disegnare il Vento, laboratorio di landscape sketches, a cura di Anna Cottone; dal 20 al 22 luglio Risguardi. Osservare, scrivere, inventare Levanzo, a cura di Albero Nicolino/Centro Fiabe e Narrazioni e Cristina Alga/Ecomuseo del Mare Memoria Viva di Palermo. Dal 20 al 23 luglio Via col vento, laboratorio velico per bambini, a cura di Salvatore Maugeri e Domenico Campo.
Accanto a tante novità alcune significative conferme, a partire da Mimmo Cuticchio e Gianni Gebbia, che tornano sull’isola con progetti site-specific.Sono tanti gli artisti che arricchiranno l’offerta culturale del Festival, da Angela Malfitano, storica attrice di Leo De Berardinis, ai giovani allievi della scuola del Mimmo CuticchioTeatro Biondo diretta da Emma Dante, oltre Anne-Clémence de Grolée, Giacomo Cuticchio e il suo ensemble, Stefania Blandeburgo, Emilia Guarino, Lelio Giannetto, Umberto Contarello, Giosuè Calaciura, Giuditta Perriera, Fernando Masullo, Palermo world music roots, Carlo Laurenti, Alberto Stabile, Beatrice Agnello, Ester e Maria Cucinotti, Akkura, Angelo Sicurella, Igor Scalisi Palminteri e molti altri ancora.Le conferme arrivano anche dai partner d’eccezione, come l’Università degli Studi di Palermo, la Fondazione Teatro Massimo, il Teatro Biondo, a cui si aggiunge, da quest’anno, anche il Conservatorio Musicale di Trapani Antonio Scontrino.
Il festival si chiude domenica 23: in mattinata, alle 10, il concerto unico per voce, sassofono e grotta con Alejandra Bertolino (voce, cajon e harmonium) e Rita Collura (sax). A seguire due momenti di riflessione sul contemporaneo.
Il primo alle 18.30 alla terrazza di Gogo, con “Zefiro. Qui Nuova York vi parla…”, con la presentazione del libro “Mr. President“, il libro di Fernando Masullo, edito da CasaSirio, un viaggio negli Stati Uniti attraverso le biografie dei 45 presidenti americani che si sono susseguiti, presentate da Alberto Stabile e Beatrice Agnello.
Alle 21.30 al Muro di Mannaraò “Venti che danno energie“, l’incontro sui cambiamenti climatici con Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Carlo Laurenti e Franco La Cecla. In chiusura il concerto dei Malastoria, la folk band musicale di Levanzo.Per informazioni: http://www.levanzocommunityfest.com

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Ad AltaRoma gran successo per la Collezione “Fauve Couture” di Filippo Laterza

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

laterzalaterza8Roma il nuovo “enfant prodige” dell’Alta Moda Italiana, ha presentato presso la prestigiosa Galleria d’Arte Moderna Mucciaccia di Roma la Collezione “Fauve Couture”. Tessuti preziosi per 16 “icone” sartoriali, ideate mediante contrasti cromatici scoperti in giro per il mondo come testimonianza della sua libertà. Creazioni ispirate ad una celebre frase del grande artista Henri Matisse, promotore del movimento Fauvista “Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno è una liberazione”.Nuance particolari che richiamo i colori del movimento artistico composto da pittori perlopiù francesi che nella prima parte del Novecento diedero vita ad un’esperienza di breve durata temporale, ma di grande importanza nell’evoluzione dell’arte.Vere e proprie opere sartoriali, realizzate con triple organze, gazar, duchesse, raso e mikado di seta pura in colori a contrasto, rosso scarlatto e rosso vermiglio, rosa cipria e shocking Schiaparelli, verde the e verde menta, giallo lime e blu Kline, glicine e mauve.Vari i “tableau vivant” per un percorso visivo e olfattivo realizzato grazie alla collaborazione con Dr. Vranjes laterza2laterza5Firenze e alle sue fragranze Un’esperienza coinvolgente, che è riuscita a far emergere l’arte e la creatività di Filippo Laterza, attraverso modalità di percezione non tradizionali.
Moltissimi gli ospiti intervenuti accolti, nella Galleria romana dei fratelli Massimiliano e Fabio Mucciaccia, da Stefano Cavalleri patron del brand moda bimbo/a Quis Quis, da Antonio Falanga e Grazia Marino ufficio stampa e organizzatrice dell’appuntamento: l’influncer internazionale Beau Hemm, le giornaliste moda Cinzia Malvini, Mariella Milani, Katia Noventa, Roberta Bindi e Michela Zio, Francesca Romana Secca di Altaroma, le attrici e conduttrici Metis Di Meo e Antonella Salvucci, il costumista Paolo Marcati, le imprenditrici Tina Vannini ed Irene Bozzi, mentre per il mondo dell’arte è stata presente Francesca Barbi Marinetti. Molto apprezzate le creazioni anche dalla principessa Jeanne Colonna e dalle Contesse Marina Pavoncelli e Isabella Borromeo. Partners dell’evento il beauty designer Raffele Squillace, Lello Sebastiani chief hair stylist di Romeur European Academy of Arts, che hanno curato l’immagine e le acconciature delle modelle. (foto: laterza Shooting a cura di Pietro Piacenti Photography)

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Ceta: da Juncker un vergognoso attacco alla democrazia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

junckerQuanto sta accadendo con il Ceta evidenzia con tutta chiarezza la portata degli interessi che ci sono dietro questo accordo. Infatti è in questo modo che va interpretata la scelta del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, di saltare tutte le procedure democratiche dei singoli Stati europei e di far entrare in vigore (provvisoriamente) il Ceta dal prossimo 21 settembre.
Come ripetiamo da tempo è ormai in corso un chiaro tentativo di svendere alle grandi multinazionali tutto il patrimonio collettivo; e questo vale sia per l’ambito dei servizi che per i beni di prima necessità. Il Ceta, come il Ttip, non è che una delle parti di questo piano dagli evidenti contenuti e modalità anti-democratiche.
Come Confeuro chiediamo con forza, non solo che il governo italiano e il ministro dell’agroalimentare, Maurizio Martina, ritirino subito il proprio appoggio al Ceta, ma anche che protestino vivacemente per la scelta di Juncker di attivare il trattato prima del voto dei parlamenti nazionali.

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Luglio musicale a Trapani: Si incomincia con l’Aida

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

aida2Trapani. Si preannuncia il sold out per le due recite di Aida. Mancano ormai poche ore per l’attesa messa in scena del capolavoro verdiano che oggi e giovedì 13 luglio, alle ore 21.00, al Teatro Giuseppe Di Stefano, a Trapani, inaugurerà la 69ª stagione lirica dell’Ente Luglio Musicale Trapanese e darà il via a Trapani Città Mediterranea della Musica. «Il pubblico trapanese, sceglie la cultura alta e vuole godersi dunque una delle opere più replicate al mondo, nonché una delle più conosciute e amate. Sono molto soddisfatto di questa produzione, commenta Giovanni De Santis, consigliere delegato e direttore artistico dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, non solo per il tutto esaurito, ma per la qualità della rappresentazione che siamo riusciti a costruire. Aver aumentato gli ingressi al Teatro Giuseppe Di Stefano vuol dire aver tracciato un percorso da cui non si torna indietro. La città torna a teatro riabbracciando, così, una delle sue tradizioni culturali più antiche ed importanti». Aida, melodramma verdiano in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni, ispirato ad uno scritto dell’egittologo francese Auguste Mariette, è fra i titoli lirici più applauditi al mondo.
L’opera del cigno di Busseto, nel nuovo allestimento targato Ente Luglio Musicale Trapanese, vede impegnato alla regia Davide Garattini Raimondi. Il teatro d’opera di Garattini trova supporto nelle scene e nelle luci di Paolo Vitale. Campo libero ai protagonisti, motori del dramma, alle loro introspezioni e interazioni con l’altro e con lo spazio. Mentre i guizzi di colore sono affidati ai costumi di Giada Masi. Completa la messa in scena il corpo di ballo con una coreografia creata da Barbara aidaPalumbo. Una direzione orchestrale introspettiva, delicata. Sul podio dell’Orchestra dell’Ente Luglio Musicale Trapanese ritroviamo la bacchetta di Andrea Certa, impegnato a dirigere nomi di primo piano internazionale: Yasko Sato è Aida, Radames è interpretato da Eduardo Aladrén; mentre Daniela Diakova è Amneris e Giuseppe Garra Amonasro. Nei panni del sacerdote Ramfis troviamo Giovanni Furlanetto, il Re è Enrico Rinaldo; completano il cast Andrea Schifaudo per il ruolo del Messaggero e Luciana Pansa per la Sacerdotessa.
Un lavoro di grande spessore questa Aida, una produzione dove direttore, orchestra e coro sono in una sinergia speciale. Un’Aida nuova, diversa, tra tradizione e innovazione. Secondo il regista Davide Garattini Raimondi, l’Aida è un dramma intimo. È il dramma che ogni personaggio deve combattere contro il proprio volere, perché deve tenere fede al ruolo che la società gli ha destinato. Una storia che si sviluppa tra tradimento e inganno. «A livello scenografico si è tenuto conto del luogo aida1dell’allestimento, senza snaturare il sito, anzi sfruttandolo per amplificare la natura e i luoghi all’aperto dove si svolge l’opera. Luogo di un dramma intimo» così dichiara il regista.
«Con una certa risonanza emotiva si apprezzerà ogni intervento dei singoli comparti orchestrali, al fine di dare vita ad un equilibrio di armonia e compiutezza che regalerà emozioni a tutti i melomani e i neofiti della lirica» – dice Andrea Certa, direttore dell’Aida e responsabile della programmazione lirica dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.
La Stagione Sinfonica si inaugura al Chiostro di San Domenico, a Trapani, il 12 luglio con il concerto di Christian Leotta, pianista di fama internazionale alla bacchetta di Silvia Spinnato che conduce. Il tutto accompagnato dall’ Orchestra dell’Ente Luglio Musicale Trapanese. Promozione per la “prima” dell’Aida. Per tutti coloro che assisteranno alla “prima” dell’Aida, un prezzo speciale di 5,00 euro per il concerto sinfonico del pianista Christian Liotta.

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Il lavoro: una questione centrale per l’essere umano

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

donne al lavoroOggi si sente solo parlare di mercato azionario, di andamento della borsa, di grandi accorpamenti economici, di multinazionali, come se lo sviluppo dell’economia fosse una cosa a sé, senza alcun nesso di causa con la persona e più in generale con i popoli abitanti il pianeta. L’economia sembra apparire come una leadership fine a se stessa che si muove sopra ai destini dell’uomo, fedele solo alle proprie finalità: potere e business. Anche i governi di centro-sinistra disseminati negli anni 2000 in tutto il mondo, si sono assoggettati al potere dell’economia svendendo gli ideali, a sostegno dei lavoratori, che per anni hanno sbandierato, demagogicamente, in tutte le piazze del mondo. In Italia negli ultimi anni la politica non si mai interessata allo sviluppo del pianeta lavoro, delegando tale missione alla sinistra estrema o ai sindacati ma che di fatto non hanno avuto capacità di sviluppare nessun tipo di progetto o di proposta a sostegno del lavoro nel nostro Paese, in particolare. Ora con una disoccupazione giovanile molto elevata in specie nel Mezzogiorno il problema diventa centrale e richiede non una politica genericamente occupazionale ma l’esigenza di un piano industriale di largo respiro dove la discontinuità con il passato è fatta di sviluppo tecnologico e di nanotecnologie. Dobbiamo abituarci all’idea che se le imprese si rinnovano questo non vuol dire nuovi posti di lavoro ma nuove attese qualitative delle prestazioni lavorative e per raggiungere tali livelli occorre una formazione scolastica e post-scolastica altamente qualificata. In altre parole non abbiamo bisogno di un gran numero di abitanti per crescere perché la qualità non si concilia con la quantità. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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La mobilità dei cervelli sotto la lente dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

cervelloIl Vecchio Continente, in mancanza di adeguate strategie per arginare le migrazioni intellettuali verso Stati Uniti, Canada e Australia, rischia di trovarsi impoverito, nel giro di un decennio, di conoscenze. E’ lo scenario già descritto dal progetto Brain Drain – Emigration Flows of Qualified Scientists, che però evidenzia anche le misure adottate: dalle apposite normative ad un programma comunitario di monitoraggio a cui, per l’Italia, partecipa il Consiglio nazionale delle ricerche. Quest’iniziativa rappresenta il primo tentativo della Commissione Europea di tradurre in cifre il fenomeno della mobilità intellettuale europea. Per quanto riguarda gli occupati in professioni scientifiche, anche se l’incidenza degli europei negli Usa non supera il 4,5%, i numeri assoluti sono consistenti. I lavoratori ad altissima qualificazione (con visto H1B) provenienti dall’Europa ed immigrati negli Usa se andiamo a ritroso a partire dal 2003 erano oltre 100.000; tra i cinque paesi che forniscono questo capitale umano, l’Italia occupa il quarto posto con 5.900 persone, dopo Regno Unito (31.000 persone), Francia (15.000), Germania (13.000), e prima della Spagna (5.800). Nel solo 2013 tale numero è stato quasi triplicato e continua in un crescendo impressionante. Dagli studi si deduce che gli europei vanno in Usa, in Canadà e in Australia non solo per svolgere una ricerca migliore, ma anche per avere più opportunità di lavoro, carriera, e finanziamenti più alti: tra le loro motivazioni, la possibilità di fare carriera prevale con il 78%, seguita dal prestigio dell’istituzione che li ospita con il 74,6%, dalle possibilità di accesso alle tecnologie di punta (73%), dai maggiori fondi disponibili per la ricerca (69%), dalle opportunità di contatto con le reti di ricercatori e professionisti (68%). In coda alla graduatoria delle motivazioni, la mera opportunità occupazionale, che conta per il 56%, e i miglioramenti retributivi (54%). Molto diversa la spinta degli studiosi statunitensi a lasciare il loro paese: il prestigio dell’ente destinatario prevale con il 61%, seguito dalle condizioni di vita del paese ospitante (60%). Speculari le motivazioni che portano al rientro in patria: prevalgono per i ricercatori europei le condizioni di vita del paese di origine (80%) e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia (71%). Per i colleghi americani il rientro in patria è motivato soprattutto da ambizioni di carriera (71%), dai miglioramenti salariali (63%) e dall’esigenza di maggiori fondi per la propria attività (61%). Ora che siamo nel 2017 ci troviamo in Italia con il più alto indice di migrazione giovanile dopo gli anni postbellici, oltre 200mila unità in un anno e la loro stragrande maggioranza è laureata e con un alto livello di professionalità mentre con gli attuali immigrati ci ritroviamo con un numero elevato di analfabeti o con un livello modesto d’istruzione. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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I belli ed i brutti, i simpatici e gli antipatici, telegeticamente parlando, tra i politici italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

televisioneSbattere in prima pagina dei quotidiani o dei rotocalchi o nelle sequenze di una trasmissione televisiva il volto di un politico lo sottopone, volente o nolente, ad una valutazione “estetica” della sua immagine da parte di chi in quel momento lo osserva. Ed è soprattutto la televisione a colpire la nostra visione e ad indurci a dei giudizi di merito che non escludono, ovviamente, l’aspetto fisico, anzi per taluni ha un valore prioritario. Lo sanno bene gli esperti se di tanto in tanto si lasciano prendere la mano con sondaggi orientati alla conoscenza del livello di gradimento popolare da parte dei telespettatori. Non è possibile, ovviamente, riscontrare il rapporto tra l’essere bello e fotogenico ed il proprio successo elettorale ma forse un giorno ci arriveremo e non mancherà, in proposito, qualche sorpresa. Oggi che non siamo più condizionati da un forte legame ideologico che ci faceva apparire bello, ad esempio, un Togliatti solo perché era un leader politico carismatico ed altrettanto brutto ai suoi oppositori per la stessa ragione. Oggi i distinguo sono più sfumati e senza dubbio hanno perso la loro “caratura” ideologica. E forse proprio per questo motivo abbiamo un Berlusconi che pur non essendo, nel senso classico della parola, un bell’uomo, sa sprigionare simpatia, anche a dispetto dell’età che avanza inesorabile, ogni volta che le telecamere lo riprendono. Non si può dire la stessa cosa del suo “alter ego”, Romano Prodi che le vicende politiche lo ripropongono in questi giorni come a voler riprendere una nota rivalità di 20 anni fa. Ha una faccia troppo ingombrante, non sa sorridere, non ha il senso dell’umorismo e dell’autoironia, non riesce a vedere il lato positivo delle cose e sembra destinato a riprodurre nel nostro inconscio un senso di angoscia per il futuro, che non ci aiuta a reagire. Entrambi, purtroppo, mostrano una loro immagine non reale ma fittizia, eppure sufficiente per suscitare sentimenti contrastanti. Qualcuno ha pensato di contrapporre ad essi “personalità” più accettabili. Pensiamo all’ex Presidente del consiglio Matteo Renzi per quanto rivela una faccia che non riesce a nascondere la sua aria da furbetto che non sempre suscita simpatie. Se si dovesse scegliere una candidatura da opporre a Berlusconi il centro sinistra giocherebbe al meglio la sua carta con Franceschini o Calenda, e non solo per ragioni di fotogenia. E così accade che mentre nel centro-destra diversi possono essere chiamati “divi di successo” in una platea internazionale quali Meloni, Salvini, Zaia, sull’altro versante le immagini restano più sfocate e meno credibili. Per il momento l’unico suggerimento possibile sarebbe quello di mandare in pensione Prodi e lasciar perdere Berlusconi. Partiamo dai volti nuovi che ci propongono Cinque Stelle, semmai. Se non altro sono facce pulite, poco navigate nei meandri della politica ma non dovrebbe essere un difetto, semmai una virtù, dati i tempi. (Riccardo Alfonso Direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Angela Merkel, the G-Zero chancellor

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

g20IT WAS a tableau to sum up an age. Leaders of the world’s 20 main industrial powers, plus a dusting of international institutions and secondary powers, posed for a photo at the Hamburg Congress Centre. In the middle, among the testosteroid ranks of Putins and Trumps, Erdogans and Xis, was Angela Merkel; calm and composed, her fingers bridged in their distinctive rhombus. Look back over the past years of global turmoil—terror, wars, financial crises, political upheavals—and that rhombus is one of the few constants. A sturdy pinnacle in an uncertain age; a bridge in more senses than one.Surveying the scene it was tempting to conclude that a unilateralist America, a withdrawing Britain, a still-recovering France, a revisionist Russia and a not-yet-dominant China make Mrs Merkel not just the chair of this particular summit, but something more: the new leader of the free world. Recent pieces in the Washington Post, the Los Angeles Times, Newsweek, the Independent, USA Today and Politico have all floated or even endorsed the designation. When Barack Obama paid a final presidential visit to Berlin in November, it was said that he was unofficially anointing Mrs Merkel his successor as guardian of the global order.
My piece in this week’s issue of The Economist challenges the label, for which Berlin has neither the appetite nor the means. For one thing, even booming Germany lacks America’s economic weight. That its welcome “Marshall Plan for Africa” is so modest compared with both the scale of the task and the original Marshall Plan makes that much clear. Moreover, the country is still hamstrung by its history. As Jan Techau of the American Academy in Berlin puts it to me: the Nazi past still causes Germans to “lack faith in their own good intentions”. Partly for this reason, the country remains relatively allergic to military force; it spends just 1.2% of it GDP on defence (as Mr Trump likes to complain) and so cannot undergird its diplomatic positions with hard power.
The G20 summit dramatises these realities. The final statement is likely to be vague. It may carry asterisks exempting America from environmental passages. There is even a chance that Mr Trump will not sign it at all. Whether other rich countries will commit meaningfully to Mrs Merkel’s plan for Africa is still uncertain. Unlike the chancellor, most still see turbulence on that continent primarily as a security rather than a development issue.
Most significant will be the bilateral meetings. Will Narendra Modi and Xi Jinping find common ground on their border disputes and China’s contentious “One Belt One Road” trade plan? Will Turkey and Saudi Arabia make any progress on Syria? Will Theresa May reach new understandings with her EU counterparts on Brexit? Will Mr Trump’s first meeting with Mr Putin prompt a deal on Ukraine? Progress on such questions—unlikely to feature among the concluding annoucements here in Hamburg tomorrow—matters so much because we are in what the political scientist Ian Bremmer calls a “G-Zero” world; one in which no country or bloc can shape or direct global events. The era of the cacophony is upon us.
This, not some overblown and oversimplified notion of nascent dominance, explains why Germany is now so relevant. As a top exporter embedded in the Eurasian continent and thus without the geographic buffers of Britain, America or Australia, it is perhaps uniquely invested in the architecture of globalisation. Environmental, trade and regulatory disruptions hurt it more than most. Its historically-rooted scepticism about hard power (slowly waning, as the country’s deployments in Mali, Afghanistan and Lithuania and rising defence spending show) prompt it to build other sorts of defences: geopolitical alliances, diplomatic compromises, long-term development investments. The result is a country whose power flows not from dominance but from a dense, finally balanced and endlessly recalculated web of economic, cultural and diplomatic links. It convenes. All of which is on show in Hamburg, if you know where to look. Mrs Merkel is the leader who led Western defiance to Mr Putin, yet also the one who can engage him in frank conversation (whether they were talking Russian or German earlier is not clear). She has moved closer to China in response to America’s recent political turn, but has kept her options open. She is constructively ambiguous. Even her now-famous comments in a Munich beer tent in May, rebuking Mr Trump, were cryptic: “the times in which we can rely entirely on others are somewhat over.” She speaks the emphemeral language of a G-Zero world. But she can move fast and surgically when international events demand it; flipping positions on nuclear power in 2011, on refugees in 2015 and last month rewriting her position on EU treaty-change in support of Mr Macron (albeit without making any firm commitments).To Mrs Merkel’s critics this can look like so much game-playing: the values-free manoeuvring of a country doing nicely out of a lopsided European order facilitating the sale of cars and machinery to imperfect democracies in the developing world. But to take in the international landscape is also to witness the merits of this approach. Germany makes no pretence of self-sufficiency. It accepts its own vulnerability, its own lack of a reliable protector, its own inextricability from mutually compromising alliances and sub-alliances. It is what Ulrich Speck, a leading expert on German foreign policy, calls a “postmodern” power.Who knows what the next years will bring? Perhaps China will start taking the lead. Perhaps America will suddenly abandon Trumpism in favour of old-school, Rooseveltian internationalism. Perhaps Europe will get its act together and start acting as one on the world stage. Perhaps some new coalition of Asian dragons will emerge as a new locus of power. But in the absence of such developments, G-Zero is here to stay. Journalists looking for a new superpower will still cast around for examples, including Germany, which will continue to fall short of the excitable billing. But for better or worse, others may increasingly emulate Berlin’s distinctive blend of idealistic multilateralism and case-by-case pragmatism. Germany is less a leader than a foretaste. (by The Economist) (photo: G20)

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Collecting guide: Orientalist Art

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Orientalist Art2Orientalist ArtThe start of Orientalism coincided with the Romantic age, and its biggest star was Eugène Delacroix. In works such as Massacre at Chios (1824), The Death of Sardanapalus (1827) and The Fanatics of Tangier (1838), he depicted the East as a place of unbridled sensuality, wilful violence and extreme emotions.Over time, however, visions became much less tumultuous and much more beguiling. Genre scenes became the norm, reflecting everyday life in these faraway lands. Subjects — usually looking relaxed and content — included rug merchants, men at prayer, hookah smokers, chess players and traders in a bustling market.
Eugene Delacroix, Jean-Léon Gérôme, John Fredrick Lewis, Gustav Bauernfeind and Ludwig Deutsch are the names that appear at the top of any serious collector’s wish list.
According to Arne Everwijn, Director of 19th Century European Art at Christie’s, Franco-Austrian painter Rudolf Ernst, is ‘certainly right up there’. Ernst, he says, ‘was the master of verisimilitude. His paintings are so lifelike that patrons felt they could step right into them and be in the Middle East.
Orientalist Art1Rudolf Ernst (Austrian, 1854-1932). This lot is offered in 19th Century European & Orientalist Art on 13 July 2017 at Christie’s in London, King Street ‘His concern was never ethnographic accuracy — this was a man who freely juxtaposed objects from different cultures [such as the Syrian lamp, Ottoman sash and Hispano-Moresque architecture in Tending the Lamp, above]. His aim, instead, was to dazzle viewers with pictures that had an almost tactile quality, so polished were his painted surfaces.
Gustav Bauernfeind (German, 1848-1904), The Gate of the Great Umayyad Mosque, Damascus, 1890. Oil on panel. 47⅝ x 38 in (121 x 96.5 cm). Sold for £2,505,250 on 2 July 2008 at Christie’s London.‘Then there is also Ludwig Deutsch [below], a quite supreme colourist,’ continues Everwijn. ‘His colours are so bold — they jump out at you and give a real sense of the richness of Eastern lands.’
Very broadly speaking, British artists tended to stick to the reality of what they saw before them. David Roberts (whose Jerusalem, from the South, below, as sold at Christie’s in June 2016) is a good example: his paintings of people at historical sites are characterised by their topographical precision. (foto: Orientalist Art) (by Christie’s)

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‘The buildings talk to me. Every one has something to say’

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

venice1veniceThe Rubelli family firm has been producing fabrics in Venice for generations. But, as Nicolò Rubelli, its director, explains, the company is just as focused on the future. Jonathan Bastaple went to meet him. Venice is a city of textures and surfaces: the façades hang like faded brocade curtains above the smooth edged docks and portals. The architectural patterns are fascinating — not just the quatrefoil windows and the rhythmic verticals of slender arches, but also the accidental abstractions, where pink plaster has been stained by salt water or fallen away to reveal rough red brickwork, or patch upon patch of repair has left an ancient frontage looking dappled and skewbald like the flank of a pinto horse. And then there is the green and mutable water, which shimmers like a bolt of raw silk rolled out on a narrow table.Rubelli is speaking about his fragile hometown as he makes his way through narrow early-morning streets, across deserted little squares, over tiny humpbacked bridges. He is a collector of maps, specifically old maps of Venice, but he also carries a layered cartographical history of the city in his head.
‘The buildings talk to me,’ he says. ‘Every one of them has something to say.’ He pauses at the ornate Chiesa di San Moisè. ‘Look at that: a baroque church covered in sculptures, but not a single religious symbol. Everything on that façade is a monument to the Fini family who built it, a declaration of their wealth and influence. It’s not a church at all, it’s a triumphal arch masquerading as a church.’
The dawn walk comes to a very Venetian dead end at a square quayside on the Grand Canal. There’s no way to go further without climbing into a water taxi. But Rubelli produces a key from his pocket and goes to an unobtrusive door in the gable end of a building to one side. It leads into a magnificent Renaissance vestibule — low-lying, dark and reeking of history. This is the ground floor of the Palazzo Corner Spinelli, the Venice HQ of Rubelli when Nicolò’s father was in charge. It is now a rather wonderful corporate pied-à-terre.
‘This is like my second home,’ says Nicolò, as he heads up the broad staircase to the office. It is a fabulous set of rooms: coffered ceilings, another disguised triumphal arch in the form of an enormous fireplace by Jacopo Sansovino, a deep light well in which classical busts perch on niches like cormorants on a cliff face. (foto: venice) (by Christie’s)

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La sinistra si dilania in una guerra tra vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Quello che sta accadendo dentro il Pd, tra il Pd e le altre sinistre, tra le diverse anime alla sinistra del Pd e più in generale nel pulviscolare mondo della gauche all’italiana preso nel suo insieme, è qualcosa di surreale. Intanto perché dalle modalità espressive dei protagonisti e di molti osservatori sembra che si parli dell’intero paese, mentre si tratta di una parte crescentemente minoritaria, sia in termini di rappresentanza sociale che elettorale. E poi perché, da qualunque lato la si guardi e rivolti, non c’è neppure un lembo delle parti in campo che esprima una posizione minimamente potabile.
Partiamo da Renzi e dal Pd, ormai quasi interamente “renzizzato”. Come abbiamo già detto e ridetto, l’ex presidente del Consiglio ha sbagliato e sta sbagliando praticamente tutto. Fu un errore, di metodo e di merito, la forzatura del referendum costituzionale e la personalizzazione estrema di quella battaglia, è stato un errore la modalità con cui ha gestito la sconfitta – ben al di là delle contraddizioni intorno agli impegni di ritiro manifestati – sono un errore le reiterate forzature messe in atto da segretario del partito in questi mesi, da quella per le elezioni anticipate alle varie avute nei confronti delle componenti interne. Lacerazioni inopportune, spesso inutili, sicuramente dannose per un leader declinante di un partito declinante. Atteggiamenti che derivano dal fatto che Renzi agisce secondo una logica esclusivamente individuale (ormai nemmeno più di gruppo, tant’è che è assai probabile che assisteremo presto ad uno sfaldamento dello stesso “giglio magico”), sorretto da un ego smisurato e animato da una non meno sconfinata voglia di rivincita. Insomma, niente che abbia a che fare con la politica. Per la quale dovremmo accontentarci di sapere che Renzi non è un ex comunista e che non è affetto, anzi, dai tic della sinistra classica, tantomeno di quella radical chic. Buone premesse, è vero, ma insufficienti per cavarci una linea politica e soprattutto un bagaglio programmatico all’altezza delle sfide che l’Italia ha davanti. Tanto più se si tiene conto dei risultati, largamente insufficienti, conseguiti dal suo governo. Anzi, ora si fatica persino a capire chi sia e cosa voglia Matteo Renzi, adesso che ha perso per strada le caratteristiche con cui si era imposto: il rottamatore ha lasciato il posto al killer seriale, il riformatore al pasticcione che strologa sul futuro perché non sa leggere il presente.
Biagio De Giovanni – che, come ha opportunamente ricordato Dino Cofrancesco su Paradoxa, è uno dei pochi cervelli pensanti della sinistra italiana – scrive che dopo la bocciatura della proposta referendaria, il terreno di scontro interno alla sinistra è tornato “nell’alveo di un torrente limaccioso” che trascina tutti i detriti di una storia lunga e tormentata. Vero, anche se il segno di quel passaggio costituzionale non era positivo, tanto che ha finito con l’essere una camicia di forza che ha legato prima di tutto il suo proponente, oltre che porre in stallo l’intera politica italiana. E comunque, sono gli italiani che hanno bocciato a larga maggioranza quella proposta, e a quella scelta ci si deve inchinare. Ma proprio dallo sconfitto ci si dovrebbe attendere una capacità di ricucitura, che invece Renzi si rifiuta pervicacemente di mettere in atto. Sia chiaro, il segretario del Pd ha perfettamente ragione quando accusa i suoi interlocutori interni di essere animati da “anti-renzismo” e di avere in testa solo il vecchio schema ulivista, che non è più praticabile né sotto il profilo elettorale né della coerenza politica. Ed ha ragione perché si rivolge a coloro che, chi appoggiandolo chi dividendo il fronte alternativo, gli hanno spianato la strada alla vittoria nelle primarie. Peggio per loro.
Detto questo, non è rompendo con tutti su tutto che Renzi può pensare di presentare al Paese una proposta credibile. Per il semplice fatto che il contesto neo-proporzionale richiede alleanze, e la forza fin qui mostrata dal fronte populista e sovranista obbliga ad alleanze vaste se non si vuole che si viaggi dritti dritti verso l’Italexit. Tra queste non solo ci può ma ci dovrà essere quella con Forza Italia, indispensabile nel nuovo bipolarismo che ha nel populismo e nella posizione pro o contro l’Europa il punto di frattura, e per evitare l’abbraccio mortale tra Berlusconi e il duo Salvini-Meloni. Ed è qui che casca l’asino degli avversari di Renzi, afflitti dal solito riflesso condizionato dell’anti-berlusconismo. Nello stesso tempo, però, sarebbe miope tessere la tela con Berlusconi – pur indispensabile, lo ripetiamo – con il solo scopo (personale) di tornare a palazzo Chigi. Se c’è una possibilità che un governo di larghe intese si faccia, in chiave anti 5stelle e Lega, essa presuppone che non sia Renzi a guidarlo. Di questo lo smanioso Matteo se ne faccia una ragione, o sarà peggio non solo per lui (amen) ma anche per l’unica chances che abbiamo di evitare un governo Grillo-Salvini o di dover tornare a votare tre mesi dopo le elezioni.
Che faranno gli Orlando e i Franceschini? Emanuele Macaluso li incoraggia a restare e combattere, Peppino Caldarola gli suggerisce di produrre un’altra scissione perché ormai “il popolo residuo del Pd è renzizzato”. In mezzo c’è Eugenio Scalfari, che auspica che Renzi e Pisapia siano presi da “incantamento” e si faccia così la “grande sinistra” sempre sognata. Sogni, appunto. La verità è che ci vorrebbe, invece, un grande partito riformista, moderno, capace di usare parole di verità sulla crisi italiana che viene da lontano, perché capace di analizzare il declino e di studiare un programma liberal-keynesiano per fronteggiarlo e sconfiggerlo. Un partito che alla sua sinistra ne abbia un altro, la cui radicalità sia la certificazione del tasso di riformismo del primo. E che, come il Psi con la Dc e i laici nella Prima Repubblica, sia organicamente alleato di una o più forze moderate. Un partito di cui, francamente, avrebbe senso facessero parte anche i Bersani e i D’Alema, e forse anche i Pisapia (non fosse altro per l’approccio garantista al problema della giustizia), se non fosse che le rotture di natura personale pesano più delle ragioni politiche.
Il problema, però, è che il progetto riformista manca – sia sotto il profilo politico e programmatico, che culturale – e che Renzi, che sarebbe il giusto leader perché privo delle scorie ideologiche del passato, ha mostrato in modo inequivoco di non essere l’uomo in grado di far fare alla sinistra il salto che, per esempio, gli fece fare Blair o che potrebbe fargli fare Macron se non si rivelerà un fuoco di paglia. Mentre gli altri attori della partita sono più assennati di Renzi, ma di lui a loro manca il piglio decisionista (purtroppo Matteo lo mette al servizio di cause sbagliate) e la testa pienamente sgombra dai vecchi tabù gauchisti.
Insomma, quello del Pd è un gioco a somma negativa. Ed è tale, anzi, se si considera l’intera sinistra, visto che il frazionismo impera anche nelle varie anime che compongono l’area oltre il Pd. Mentre sulla sinistra cala lo spettro di una guerra tra vinti, il rischio, per loro ma anche per noi, è che il vento populista spazzi via tutto.
(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it) (n.r. Un solo commento. Renzi non sbaglia perchè è un uomo di centro-destra e i suoi occhi sono rivolti a Berlusconi).

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Torna Capalbio Libri, il festival sul piacere di leggere

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

capalbio libriCapalbio. Da sabato 29 luglio a sabato 5 agosto 2017. La manifestazione, ideato da Andrea Zagami, con la direzione editoriale di Denise Pardo, è organizzata dall’agenzia di comunicazione integrata Zigzag in collaborazione con il Comune di Capalbio, si svolgerà come di consueto in Piazza Magenta, cuore del borgo medievale di Capalbio (Gr), con inizio alle ore 19:00.La principale novità di questa undicesima edizione sarà un appuntamento interamente dedicato al piacere di leggere con la partecipazione del Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini e della scrittrice ed editrice Teresa Cremisi.
Da Maurizio Molinari con “Il ritorno delle tribù. La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale” (Rizzoli) ad Alan Friedman e il suo “Questa non è l’America” (Newton Compton), dalla profonda analisi di Raffaele Cantone e Francesco Caringella in “La corruzione spuzza. Tutti gli effetti sulla nostra vita quotidiana della malattia che rischia di uccidere l’Italia” (Mondadori) alla nuova opera di Luigi De Magistris, “La città ribelle. Il caso Napoli” (Chiarelettere).Alberto Asor Rosa, invece, presenterà “Amori sospesi” (Einaudi), mentre Giovanna Pacheri racconta “Il buio su Parigi. Oltre la cronaca nei giorni del terrore” (Rubbettino). In programma, inoltre, l’ultimo libro di Veronica De Romanis “L’austerità fa crescere. Quando il rigore è la soluzione” (Marsilio) e di Marco Damilano, che presenta “Processo al nuovo” (Laterza).
Capalbio Libri è una manifestazione dedicata ai libri e al piacere di leggere che si svolge dal 2007 a Capalbio (Gr) in Piazza Magenta. Capalbio Libri ha il patrocinio del MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana, del Comune di Capalbio, e il patrocinio e il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Dal 2014 Capalbio Libri fa parte del network Le Città del Libro mentre da quest’anno il Comune di Capalbio fa parte del circuito Città che legge, entrambi coordinati dal CEPELL – Centro per il libro e la lettura. Capalbio Libri è un marchio di Zigzag srl che è l’organizzatore unico della manifestazione. Per ulteriori informazioni: http://www.capalbiolibri.it (foto: capalbio libri)

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