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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 17 luglio 2017

Cardiomiopatia non ischemica, confermati i benefici dell’impianto di defibrillatore

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

pacemakerSecondo una nuova metanalisi pubblicata su Annals of Internal Medicine, i defibrillatori impiantabili hanno un valore nella prevenzione primaria sia nei pazienti con cardiomiopatia ischemica che in quelli con cardiomiopatia non ischemica. «Quando confrontata con la cura convenzionale, la terapia di prevenzione primaria con defibrillatori impiantabili ha ridotto l’incidenza di morte improvvisa e per tutte le cause in pazienti a rischio di aritmie ventricolari pericolose per la vita in entrambi i tipi di cardiomiopatia» afferma l’autrice principale dello studio Michalina Kolodziejczak, della Nicolaus Copernicus University di Bydgoszcz, in Polonia. Lo studio DANISH aveva messo in discussione i benefici di tali dispositivi nei pazienti con malattia non ischemica e, per fare chiarezza sulla questione, i ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da 11 studi randomizzati che confrontavano la terapia con defibrillatore impiantabile con la cura convenzionale, terapia medica contemporanea e terapia antiaritmica, per la prevenzione primaria in circa 8.700 adulti con insufficienza cardiaca e ridotta frazione di eiezione. Il follow-up è durato circa tre anni, alla fine dei quali i risultati hanno mostrato che la mortalità per tutte le cause è stata significativamente più bassa con defibrillatore rispetto alla cura convenzionale nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica (20% rispetto a 24%) e più bassa con defibrillatore in quelli con malattia ischemica anche se non in maniera significativa (22% rispetto a 30%). La morte improvvisa era significativamente minore con defibrillatore nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica (3% rispetto a 7%) e significativamente inferiore con defibrillatore in quelli con malattia ischemica (5% rispetto a 15%).
Limitazioni dell’analisi includono tempi diversi di posizionamento del dispositivo e contemporanei interventi farmacologici e di re-sincronizzazione, oltre al fatto che gli studi sono stati compiuti in periodi diversi, e che gli eventi avversi e le complicazioni non sono state riviste. «Nel complesso i nostri risultati, che rispecchiano con le linee guida attuali, supportano il valore della strategia con defibrillatore impiantato in ambito di prevenzione primaria con cardiomiopatia ischemica o non ischemica» concludono gli autori. (fonte doctor33 – Ann Intern Med. 2017. doi: 10.7326/M17-0120
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28632280) (foto: defibrillatore)

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Seduzione e potere: la donna nell’arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

seduzione e potereseduzione e potere1Gualdo Tadino (Pg) 30 luglio – 3 dicembre 2017 Chiesa Monumentale di San Francesco, inaugurazione 29 luglio ore 17.00. La seduzione è storia antica tanto quanto l’uomo e per la donna è da sempre un potere irrinunciabile. Il Comune di Gualdo Tadino e il Polo Museale aprono le porte dell’imponente Chiesa medioevale di San Francesco, nel cuore del centro storico, per svelare un percorso irresistibile e intrigante, dove regna sovrana la donna che si mostra nel pieno del suo fascino seduttivo, con l’enfasi dei gesti e con la nudità di corpi lascivi. Dalla terribile Circe del genovese Anton Maria Vassallo che seduce e distrugge, fino alla delicata ritrosia di una giovane Rebecca al pozzo di Giuseppe Antonio Pianca, la mostra offre un ventaglio attraente del potere seduttivo della donna, mostrandone le diverse sfaccettature dipinte da artisti italiani tra la fine del Cinquecento e il Settecento, da Simone Peterzano, il primo maestro di Caravaggio a Milano, passando per Lionello Spada, Gioacchino Assereto, Mattia Preti, Luca Giordano, fino ai Tiepolo. In un crescendo che cattura i sensi, potremo ammirare la forza penetrante della Maddalena rapita in estasi di Francesco Cairo, l’intrepida esaltazione di Giuditta, l’eroina dipinta da Pietro della Vecchia e da Lorenzo De Caro, il sensuale abbandono del giovane Rinaldo tra le braccia della bella Armida di Paolo De Matteis o la superlativa Cleopatra di Guido Cagnacci, una tela presentata qui per la prima volta. Figure, queste, che competono con la sensualità contenuta delle figlie di Lot nel Sebastiano Mazzoni, della cuciniera e dell’ortolana di Antonio Boselli che fa vedere l’ortaggio in bella vista, in un esplicito gioco di doppi sensi. Senza scivolare mai nell’esplicito groviglio di corpi, i dipinti esposti che provengono da prestigiose collezioni private italiane ed estere, dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Forlì e dalle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, raffigurano sgarbi2donne che offrono di sé il lato più segreto e intimo della loro femminilità, sempre consapevoli di un potere insito nella loro stessa natura.
Gualdo Tadino e i musei: lasciati conquistare da un itinerario museale unico: dalle collezioni di ceramica a lustro oro e rubino, ai preziosi reperti archeologici degli antichi umbri, per arrivare ai meravigliosi dipinti, tra tardo gotico e rinascimento maturo, della scuola umbro-marchigiana e di Matteo da Gualdo, capostipite di una famiglia di pittori-notai. Con l’ingresso alla mostra “Seduzione e potere” si accede ad uno sconto del 50% e si vistano 5 musei con un ticket di 3,00 euro: il Museo Civico Rocca Flea, il capolavoro di Federico II nel centro Italia, Museo Opificio Rubboli, la ceramica a lustro oro e rubino,Centro Culturale Casa Cajani, Museo della Ceramica e Museo Archeologico Antichi Umbri, ilMuseo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti”, viaggio multimediale nella storia dell’emigrazione italiana. Biglietti: Intero 8,00 € / Ridotto A 7,00 € per universitari e over 65 / Ridotto B 5,00 € per gruppi minimo 15 persone bambini 7-12 anni / Gratuito per i bambini fino ai 6 anni / Unico musei scontato 3,00 € (foto: seduzione e potere, sgarbi)

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Delegation to Washington: data protection, e-evidence, counterterrorism, cybercrime and immigration

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

washingtonA delegation of the Civil Liberties, Justice and Home Affairs Committee, led by Chairman Claude Moraes (S&D, UK), will travel to Washington D.C. from 17 to 21 July 2017. This delegation is a continuation of previous missions carried out by the LIBE Committee since 2012 and, in particular, the last one in 2016. The objective of the visit is to obtain up-to-date information on the state of play and progress in the US on major topics which fall within the remit of the LIBE Committee. Several meetings with US authorities (e.g. Departments of State, Justice, Treasury, Homeland Security, Commerce, Federal Trade Commission) Congress representatives, stakeholders, academics and civil society are scheduled.The scope of the mission focuses on matters which directly affect EU-US relations in the field of justice and home affairs, more specifically, topics related to the protection of personal data (EU-US Privacy Shield and its implementation by the US, digital privacy and electronic communications, law enforcement), cybercrime, counterterrorism, radicalisation, immigration (ESTA Programme) and protection of victims.

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Grande esposizione d’arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

cuccoCastellabate (SA) dal 22 luglio al 30 settembre 2017 Sale espositive del Castello Dell’Abate grande esposizione d’arte aperta gratuitamente al pubblico. La grande kermesse artistica del Premio Pio Alferano presenta quest’anno le mostre di Piero Guccione “L’armonia dell’invisibile” a cura di Giuseppe Iannaccone; di Carlo Guarienti “Finzione ambigua” a cura di Giuseppe Iannaccone; di Pino Navedoro “Di-segno e destino” a cura di Cristina Mazzantini; di Rocco Iannelli “Paesaggi cifrati” a cura di Michele Ainis; di Nicolò Morales “Mediterraneo” a cura di Giampaolo Cagnin; di Grazia Cucco “Il paradiso ritrovato” a cura di Sabrina Colle; il grande murale dello street-artist Neve dal titolo “Leucosia” a cura di Simona Capodimonti e la mostra “I Novantiani. Giovinezza della pittura. Censimento primo” a cura di Camillo Langone.
“L’armonia dell’invisibile” di Piero Guccione curata da Giuseppe Iannaccone è una mostra che racconta la natura, e soprattutto il mare. Guccione, noto per la sua riservatezza, è un poeta dotato di grande sensibilità. L’artista non dipinge la realtà, ma la sublimazione della realtà. Guccione fa un atto estremo di “sicilitudine” piantando il suo cavalletto, non davanti a ciò che la Sicilia potrebbe fornirgli in immagini varie, pittoresche e pittoriche, ma al contrario davanti a ciò che presenta di più piatto, di più immobile: la superficie del mare e le distese di terre bruciate. Sempre a cura di Giuseppe Iannaccone, la mostra di Carlo Guarienti “Finzione ambigua” viene raccontata da Vittorio Sgarbi come pittura puramente mentale. Nelle opere di Guarienti troviamo quello che la pittura metafisica aveva voluto rappresentare, fin dai propri inizi, con la ricerca di De Chirico: una dimensione essenziale, totalmente purificata, di puro pensiero, che viene a distillare e quindi a distanziare l’emotività.
mostraLa mostra di Pino Navedoro “Di-segno e destino” a cura di Cristina Mazzantini espone un’imponente sequenza di tele dedicata alla pratica della divinazione, in particolare al gioco dei Tarocchi, con figure quasi irreali, che con movenze flessuose si avvicendano e si dissolvono. Le tele restano volutamente incompiute e trasmettono il fascino del non finito.
I dipinti di Rocco Iannelli in “Paesaggi cifrati” a cura di Michele Ainis, sembrano sospesi, segni che galleggiano nel vuoto, come zattere, come atolli nell’oceano. D’altronde la leggerezza, la sottrazione di peso, costituisce la sua cifra artistica, il suo specifico linguaggio caratterizzato da numeri e simboli astratti che esprimono l’ineffabile condizione umana.
Nicolò Morales, artista ceramista di Caltagirone, maestro nell’uso dei colori, rappresenta una vera e propria sfida cromatica. Sfumature mediterranee e delicate armonie dove i colori vibrano forti e possenti dentro ad ogni opera. Nicolò Morales, la cui storia sembra uscita da una romanzo d’altri tempi, trasforma senza limiti di fantasia quella straordinaria materia che è l’argilla, donandogli accesi cromatismi la cui luce si rispecchia direttamente nel titolo della mostra: 1985-1987OLIO SU TELAcm. 84x108 - CON CORNICE cm. 105x130x7FOTO PAOLO VANDRASCH“Mediterraneo”, curata da Giampaolo Cagnin.Le opere di Grazia Cucco che compongono il nucleo della mostra “Il paradiso ritrovato”, a cura di Sabrina Colle, guidano lo spettatore in un vero e proprio mondo incantato, in un’arte che rovescia le sue carte tra realismo magico e surrealismo, tra passione e rigore formale, tra lirismo e memoria. Come sogni a occhi aperti le opere di Grazia Cucco illustrano un paradiso ritrovato, irreale e trasognato.L’opera di Danilo Pistone, in arte Neve, “Leucosia” ha il privilegio di essere il primo murale realizzato a Castellabate e di rappresentare una forma espressiva contemporanea ormai molto diffusa e amata come la street art in una località di valore storico-artistico e in uno scenario di riconosciuto fascino paesaggistico. L’artista raffigura un’affascinante sirena, ripresa nel suo ambiente naturale sott’acqua, tra i riflessi di luce che penetrano dalla superficie, mentre stringe tra le dita una perla rara.
La mostra “I Novantiani. Giovinezza della pittura. Censimento primo” a cura di Camillo Langone, è una rassegna dedicata ad una generazione, quella degli anni ’90 dello scorso secolo, una generazione di giovani che la mostra di Castellabate vuole “fotografare” sul piano del linguaggio artistico, delle poetiche e dei mezzi d’espressione utilizzati. A parte un caso isolato, tutti gli artisti che espongono in questa mostra sono nati nella prima metà del decennio e specialmente nei primi tre anni: 1990, 1991, 1992. Grazie a loro, e ai loro coetanei non presenti (i Novantiani sono l’esito di una selezione, oltre che di un censimento), la mostra vuole tentare una singolare analisi dell’arte e degli artisti e mettere in rilievo quello che potrebbe essere, e la mostra lo dirà, un denominatore comune o matrice “temporale”. Ingresso alle mostre: gratuito Orari: 9:30 – 12:30 e 16:00 – 24:00 Chiusura: lunedì. (foto: cucco, mostra)

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Christie’s July Classic Week Totals

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

two addorsed lionsLondon Christie’s Classic Week concluded on 13 July 2017, achieving a combined total of £87,169,480 / $112,601,271 / €98,976,239 across 11 sales, spanning the Decorative Arts, Antiquities, Old Master & British Paintings, Victorian, Pre-Raphaelite & British Impressionist Art, 19th Century Works of Art, Books and Manuscripts and The Collection of Raine, Countess Spencer. The week witnessed global participation from 65 countries, along with significant online bidding, highlighting the international collecting base for the Classic Week categories. Online bidding was particularly evident in Antiquities, Valuable Books and Manuscripts and The Collection of Raine, Countess Spencer, which saw over 40% of the works being bid for by online buyers. The sales were led by Francesco Guardi’s The Rialto Bridge with the Palazzo Dei Camerlenghi, which realised £26,205,000 / $33,883,065 / €29,847,496, the highest price achieved for an Old Master painting this year across all houses and the marble lions from the tomb of Charles V by André Beauneveu, which sold for £9,349,000 / $12,088,257 / €10,648,511, a world auction record for any medieval work of art. The Collection of Raine, Countess Spencer inspired determined bidding, achieving £1,905,938 / $2,458,660 / €2,146,086, with sell-through rates of 93% by lot and 95% by value and brings the total for the collection to £2,753,938 / $3,555,124 / €3,111,958, including the paintings offered in the Old Masters Evening Sale. The top lot of the sale was an 18 carat gold, ruby and diamond parure by Van Cleef & Arpels, which realised £221,000 / $285,090 / €248,846. Further highlights of Classic Week include Albert Einstein’s billiard briar pipe, which achieved £52,500 / $67,253 / €58,590, against a pre-sale estimate of £5,000 to £8,000 and The Maria Fitzherbert Jewel, which sold for £341,000 / $440,913 / €388,399, achieving an artist record for a portrait miniature by Richard Cosway. The results of this week demonstrates the confidence of a buoyant global market for the Classic Week sales and confirms the success of the cross-category concept. (photo: two addorsed lions)

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Romeo e Giulietta: spettacolo di danza

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

romeo e giuliettaRoma martedì 18 luglio h 21 spettacolo di danza Teatro vascello via Giacinto Carini, 78 Dopo la festa/compleanno del quarto di secolo e gli ultimi anni ricchi d’intensa produttività Roberto Zappalà inizia un nuovo progetto dal titolo Antologia. Con Antologia si intende recuperare i lavori più interessanti che hanno lasciato un segno nel tempo e nella costruzione della linea coreografica di Zappalà e della compagnia. Il progetto non ha soltanto il compito di “recuperare” e di “rivisitare”, ma anche quello di originare attraverso un nuovo “contatto” nuove visioni; dove anche il “semplice” cambiamento degli interpreti può fare da primo mobile per un diverso approccio alla creazione da parte del coreografo. Tutto ciò non solo determinerà una riflessione sul passato ma inevitabilmente porterà a riflettere sul futuro. “La sfocatura dei corpi” era il titolo del Romeo e Giulietta del 2006 che Roberto Zappalà ha deciso di riprendere e riportare in scena come primo spettacolo di Antologia. Una revisione che è anche e soprattutto un rinnovamento. Un romeo e giulietta 1.1. Cosa ci fa sentire sfocati, quando ci sentiamo sfocati ? Tecnicamente, (in ottica, fotografia, cinema), la sfocatura è una questione di distanza. La distanza tra il centro focale dell’obiettivo è l’oggetto inquadrato; se questa distanza è inferiore o superiore ad una certa misura l’oggetto risulta, appunto, sfocato.
romeo e giulietta1Riportando tutto ai due amanti di Verona ci sentiamo sfocati quando “percepiamo” che la distanza tra noi e il mondo, tra noi e l’amato non è quella giusta; quando la distanza che ci separa dall’essere amato è condizionata dal proprio essere nel mondo; quando siamo, ci sentiamo, crediamo di essere, troppo vicini, o troppo lontani. Siamo tutti Romeo e Giulietta. Nella versione 1.1 il coreografo ha spostato la propria messa a fuoco, concentrandola più che sulla coppia di innamorati, sulla loro individualità di esseri che vivono singolarmente un disagio soprattutto sociale. Nelle note vicissitudini scespiriane si arriva all’amore sublimato dalla morte (e viceversa), la versione 1.1 vuole riflettere e al contempo “ribellarsi” ad un tempo storico (oggi) dove la pulsione di morte è sublimata solo da se stessa e contrapporle passione e rispetto nei confronti della vita.
Una riproposizione di Romeo e Giulietta che non vuole “parlare” d’amore ma essere un atto d’amore verso la vita.Si ringrazia Simone Viola per i movimenti di danze da sala e Stefano Tomassini per aver seguito in qualità di studioso l’inizio del percorso di ripresa e rilettura dello spettacolo. (foto: romeo e giulietta)

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Mostra d’arte internazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

napoliNapoli. Dal 19 al 25 luglio 2017 Presso Galleria Serio Via Oberdan 8 Vernissage: 19 luglio ore 17 Visitabile dal lunedì al sabato h.10.30 – 13.00 / 16.30 – 19.30 Chiuso domenica Ingresso libero mostra d’arte internazionale “Napoli in Arte” curata dal critico e storico dell’arte Sabrina Falzone. L’esposizione, dedicata ad un pubblico eterogeneo, sarà visitabile dal lunedì al sabato fino al 25 luglio presso la Galleria Salvatore Serio, situata nel cuore della capitale partenopea.
L’evento prevede l’esposizione di opere provenienti da Parigi, dalla Spagna, dall’Austria, dalla Svizzera e da diverse città italiane per un confronto culturale a più voci che metta in evidenza la pluralità stilistica di differenti scuole artistiche.
Nel percorso di allestimento saranno esposte le opere di alcuni rinomati artisti d’eccellenza sul panorama artistico contemporaneo, come Jacqueline Gallicot Madar, Stefano Iosca, Daniela Rancati, Roberto Re, Paolo Remondini, Julio Saldaña Manero , Roswitha Schablauer, Paolo Schifano, Carmela Scialò, Georgeta Stefanescu, Traversi Guerra. Un viaggio tra scultura e pittura, da non perdere.

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Scuola: presidi in rivolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneHa fatto rumore la denuncia alla Ministra di oltre 400 dirigenti scolastici che hanno denunciato una «situazione ormai insostenibile», sia per la retribuzione «non proporzionale al nostro carico di lavoro e responsabilità», sia per le «inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole», che «per «le continue molestie burocratiche». Perché, «sui dirigenti scolastici si invera il paradosso di essere i dirigenti meno retribuiti della pubblica amministrazione e quelli su cui grava il maggior carico di responsabilità, rischi e oneri lavorativi». Il giovane sindacato non può che condividere, punto per punto, la protesta degli oltre 400 dirigenti scolastici e il loro diniego a svolgere le operazioni di chiamata diretta dei docenti su ambiti territoriali. Sugli stipendi si prevede la beffa, altro che aumenti: la categoria rischia di perdere qualcosa come 350 euro mensili.Marcello Pacifico (Confedir-Udir): temi come quello degli stipendi ridicoli, dei carichi di lavoro sempre più insopportabili, della mancanza di supporto dell’amministrazione centrale, delle responsabilità oltre logica, a iniziare dalla sicurezza, per la quale occorre rivedere con celerità le regole, per non parlare delle molestie burocratiche e della stessa illegittima chiamata diretta, inconcepibile in un sistema d’istruzione pubblico, sono il pane quotidiano di chi è capo oggi delle nostre scuole, dirigendo anche 21 plessi e 3mila alunni contemporaneamente in cambio di indennità che non coprono nemmeno i costi per gli spostamenti.In mancanza di un Governo che sappia finalmente girare pagina, per il sindacato non rimane che la via del tribunale: Udir attraverso apposito ricorso intende recuperare tutti gli arretrati sinora non percepiti. Inoltre, il sindacato ha deciso di avviare ricorso al Tar Lazio anche per l’incremento del Fondo Unico nazionale. La giovane organizzazione sindacale, che opera a tutela dei dirigenti scolastici, è pronta anche a impugnare tutti i Contratti Integrativi Regionali che saranno sottoscritti. Aderisci al ricorso gratuito. Udir mette, infine, a disposizione specifici modelli di diffida, puntando al recupero di una serie di ‘voci’ e diritti sino a oggi negati: Recuperi Erariali, Trattenuta TFR/TFS, Trattenuta ENAM, Indennità di vacanza contrattuale, RIA, FUN.

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Scuola – Precariato, ci risiamo: migliaia di supplenti senza stipendio da tre mesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cL’ultimo stipendio percepito risale ad aprile. Per i responsabili dei pagamenti c’è una ‘mancanza di copertura dei fondi da parte del MIUR sul capitolo di bilancio’. Ma secondo il sindacato si tratta di un comportamento ingiustificabile, ancora di più perché si determina dopo che la tanto decantata doppia riforma della scuola e della PA, con tanto di digitalizzazione dei sistemi di pagamento, avrebbe dovuto superare questo genere di problemi. Anief ricorda che fino a prova contraria i rapporti di lavoro sono regolati dagli articoli 35 e 36 della Costituzione, in base ai quali ‘la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni’ e che ‘il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto’. A poco serve sapere se la colpa è del Miur o del dicastero di Via XX Settembre. A rendere insopportabile la situazione sono poi i periodici richiami della Ministra dell’Istruzione a incrementare gli stipendi dei docenti e a ricordare che l’insegnamento non è una missione, ma una preziosa professione da remunerare in modo adeguato.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): molti di questi insegnanti che attendono l’accreditamento dello stipendio, pur di lavorare sono disposti ad allontanarsi da casa anche di centinaia di chilometri. Sono costretti ad anticipare le spese per il viaggio, spesso anche per il pernotto o per l’affitto, oltre che per tutto il resto. Non si può dire loro che l’amministrazione sta verificando la disponibilità dei fondi a disposizione. Il rifornitore di carburante, il bigliettaio, il proprietario dell’appartamento e il cassiere del supermercato vogliono essere pagati subito: cash, come si usa dire in tutto il mondo. Per noi, quindi, l’attesa è finita: il sindacato ha deciso di mettere a disposizione, di tutti i precari in attesa di stipendio, un modello di diffida e messa in mora.

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Renzi: Più deficit per la ripresa

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

draghiQuando la politica (chiamiamola così) si fa con gli annunci estemporanei e slogan, il rischio di combinare guai è altissimo. Ne è un esempio l’ultima uscita di Matteo Renzi in tema di deficit pubblico, anche se prospettata per il suo ritorno (?) a palazzo Chigi anziché per il presente. Dice il segretario del Pd, in un libro dal nome improprio (“Avanti”) ora uscito, che occorre tornare al patto di Maastricht, e quindi prospetta un quinquennio di deficit corrente a ridosso della soglia del 3% per poter consolidare il rilancio dell’economia italiana. E pazienza se questo significa il tradimento degli impegni europei assunti con il Fiscal compact, e la conseguente apertura di una procedura d’infrazione. Diciamo subito che la proposta – pur in assenza di un’analisi che avrebbe dovuto precederla e sostanziarla, e pur essendone chiare le finalità strumentali, politiche ed elettorali – è perfettamente legittima. Ma con altrettanta nettezza, diciamo che non solo è doppiamente sbagliata, ma anche assai pericolosa. Partiamo proprio dal rischio che essa contiene, figlio di una clamorosa contraddizione. Renzi, da Presidente del Consiglio, ha sbandierato ai quattro venti una ripresa che non c’era, e che per quel poco che si è manifestata, è stata interamente frutto della politica monetaria della Bce di Draghi e della congiuntura internazionale, tant’è che è stata, ed è, tutta basata sull’export. Da quando ha lasciato palazzo Chigi, ha smesso con quello stucchevole ritornello – solo per non fare un (presunto) favore a Gentiloni – e ora, proprio quando la ripresa comincia ad essere un pochino più robusta, ci viene a dire che occorre ben altro, lui che ha bollato come “benaltristi”, oltre che come “gufi”, tutti coloro – noi tra questi – che si permettevano di obiettare che la politica economica del suo governo, basata su bonus che si sperava si traducessero in consumi, non dava frutti e non era quella giusta. Ma questa contraddizione sarebbe nient’altro che fastidiosa se non fosse che è potenzialmente assai infida. Perché sottende l’idea che la “crisi italiana” dipenda da fattori esogeni, come appunto gli orientamenti europei, e non già dalle politiche (e dalle non scelte) nazionali, e che non sia preesistente e prescindente rispetto alla grandi crisi mondiale del 2008 e alla recessione che ne è seguita. Sarebbe dunque ora che la politica e l’intera classe dirigente, si impegnassero in un lavoro di analisi puntuale delle origini distintive del nostro declino – prima di tutto ammettendone una volta per tutte l’esistenza – per poi declinare un piano rifondativo del Paese su cui basare alleanze e contrapposizioni politiche, finalmente scevre da motivazioni strumentali, ideologiche o peggio personalistiche, come è stato dal 1994 in poi. Finora solo il piano Calenda per una nuova rifondazione del nostro capitalismo sulla base delle sfide della grandi rivoluzioni tecnologiche in atto, ha seguito questa logica. Ma quello è un tassello di un puzzle ben più complesso, di cui non se ne vede traccia.Detto questo, all’Italia serve o no fare maggior deficit? Certo che sì, i lettori più affezionati sanno che sono anni che lo sosteniamo. La nostra non è una crisi congiunturale, ma strutturale, e come tale non può essere affrontata senza una dose massiccia di investimenti pubblici. Tanto più nell’ottica sia della rifondazione capitalistica di cui abbiamo detto, sia per soddisfare l’imprescindibile modernizzazione infrastrutturale (materiale e immateriale) di un paese troppo vetusto per immaginare di riuscire a tenere il ritmo di crescita dei paesi competitor, europei e non. Dunque, viva la proposta di Renzi e pazienza per le sue contraddizioni? Manco per idea. Intanto perché non bastano certo quei 30 miliardi in cinque anni che Renzi immagina di avere a disposizione grazie alla sua “trasgressione”. Mettersi dalla parte del torto – perché noi italiani il Fiscal compact mica lo abbiamo contestato: è stato approvato e tradotto in vincolo costituzionale senza che Renzi e il su partito abbiano speso una parola di diniego – per una cifra del tutto insufficiente è come farsi dare l’ergastolo per aver rapinato una vecchietta sull’autobus. Un errore sesquipedale. Tanto vale continuare ad elemosinare la cosiddetta “flessibilità”, cioè un po’ di sconto sui tempi di rientro verso il deficit zero, come abbiamo fatto in questi anni. È poco dignitoso, lo abbiamo sempre denunciato, ma meno peggio che rompere con Bruxelles per poco di più.Il secondo motivo per cui la “via Renzi alla crescita” non va bene è proprio legato all’inopportunità di una rottura in Europa in questa fase storica. Prima di tutto perché saremo l’ultimo paese importante ad avere elezioni politiche e l’unico in cui il rischio che i movimenti populistici e sovranisti prendano il sopravvento è alto, forse maggiore del suo contrario. Dunque, ora più che mai abbiamo bisogno dell’Europa e di alleanze con i più forti. Stare fuori dal ricostituendo asse franco-tedesco o, peggio, rischiare il cartellino rosso muovendoci sulla base della presunzione che tanto “siamo troppo grandi per essere messi fuori”, sarebbe esiziale. Certo che le rigidità europee sono un vincolo, spesso stupido, ma per combatterle occorre avere idee alternative forti e credibilità politica, istituzionale ed economica. Qualità che non si possiedono se si è il paese della spesa pubblica assistenziale e delle intemerate alla Renzi contro l’Europa per puri fini elettorali (senza nemmeno il lucro). Altrove chi avesse portato il proprio paese ad uno scontro epico su riforme costituzionali presentate come rivoluzionarie e lo avesse perso, non avrebbe più voce. Da noi si costituisce – ancora una volta – come lo spartiacque della politica, l’alfa e l’omega delle sorti nazionali. E non esita ad usare il paese come scudo per predisporre una campagna elettorale che, stante le premesse, sarà all’insegna dello scontro con Bruxelles, indicata come nemico da battere. Ma c’è, infine, anche un terzo motivo per cui la proposta Renzi è da respingere: non dice come sarà utilizzato quel tesoretto che vorrebbe costituire dribblando gli obblighi europei. Perché un conto è se quelle risorse vengono utilizzate per insistere sullo schema già fallito “+soldi=+consumi=+pil” o genericamente per un abbattimento delle tasse – che per essere efficace richiede somme ben più grandi – a parità di tutte le altre condizioni, o se invece sono messe al servizio di un progetto di rinascita con forti investimenti (anche) pubblici.Ma un grande piano di stampo liberal-keynesiano – di cui qui abbiamo delineato da tempo i contorni – richiede deficit almeno al 5-6%, e quindi va ben oltre la provocazione bullesca del segretario del Pd. E per reggere una simile forzatura, non solo nei rapporti con la Ue ma anche in termini di tenuta del nostro sistema economico, specie sui mercati finanziari (leggi spread), essa non può non essere accompagnata da un rigorosissimo piano di rientro del debito che vada ben oltre il miglioramento virtuoso del rapporto debito-pil per via dell’incremento del prodotto. Occorre, cioè, un piano di abbattimento una tantum dello stock di debito, attraverso una valorizzazione finanziaria del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, sia dello Stato che degli enti locali. Insomma, qualcosa di ben più sofisticato delle provocazioni fatte per guadagnare la scena mediatica e alimentare la paranoia (mai sopita) di elezioni autunnali anticipate. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Spoleto Arte 2017” a cura di Vittorio Sgarbi verrà rinnovata dal 30 luglio al 23 agosto

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

sgarbiDopo aver riscontrato un grande successo da parte del pubblico e un ampio consenso da parte dei media, il comitato artistico ha deciso di rinnovare la mostra internazionale “Spoleto Arte 2017”, a cura di Vittorio Sgarbi.La chiusura della rassegna artistica verrà prorogata dal 28 luglio al 23 agosto. Il 30 luglio ci sarà il suo rinnovo con una conferenza assieme al noto critico d’arte Vittorio Sgarbi e tanti altri personaggi.
“Spoleto Arte 2017” è stata organizzata nel contesto della 60° edizione del “Festival dei Due Mondi” da Salvo Nugnes, manager della cultura e di noti personaggi.
Il vernissage dell’evento di fama mondiale si è svolto sabato 1° luglio presso Palazzo Leti Sansi a cui sgarbi1hanno partecipato numerosi vip e personalità di spicco, tra cui: Livia Pomodoro, presidente dell’accademia di Belle Arti di Brera, la scrittrice Sveva Casati Modignani, l’ex ministra Maria Elena Boschi, il presidente del “Festival dei Due Mondi” Fabrizio Cardarelli, l’On. Lella Golfo, il volto noto di Canale 5 Alessandro Meluzzi, Paola Severini della Rai, la statistica Linda Laura Sabbadini, la produttrice e scrittrice Sonia Laura Tatò, Patrick Pugliese inviato di Striscia la Notizia e molti altri ancora.
“Spoleto Arte 2017” rimarrà quindi allestita nel palazzo seicentesco di Spoleto fino alla fine di agosto, dando la possibilità a numerosi artisti contemporanei italiani e internazionali di essere, come ha affermato Sgarbi, ≪riuniti insieme in un armonioso allestimento di generi espressivi diversi≫ e prendere parte ad una delle più importanti mostre internazionali. (Christian Flammia) (foto: sgarbi)

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Corso operativo di Sceneggiatura

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

corso operativoRoma da lunedì 24 a venerdì 28 luglio 2017 Lezioni frontali dalle 10.00 alle 14.00 + Laboratorio di scrittura pomeridiano (in sede o da casa)Scuola di cinema Sentieri SelvaggiVia Carlo Botta 19 Metro A Vittorio Emanuele – Metro B Colosseo QUOTA DI ISCRIZIONE € 450,00. questo corso mira – per primo – a fornire gli strumenti essenziali per una scrittura convincente e professionale, utile a elaborare sceneggiature per il cinema, per la televisione, per il web, secondo un approccio definitivamente pratico, che mette in primo piano l’elaborazione di storie che andranno a comporre, entro i cinque i giorni di corso, una sceneggiatura completa, per un film a episodi, dove ogni allievo verrà aiutato a mettere a punto un’unità di cui sarà autore assoluto.L’argomento, previsto dal docente, darà a tutti la possibilità di narrare storie congruenti con i propri interessi, le proprie passioni. Allo stesso tempo garantirà competenze apprese “sul campo” grazie a un working progress capace di far vivere esperienze praticate più che teorizzate, un working progress utile a intrecciare piacevolmente creatività, tecnica e teoria. Più che competenze pregresse, anche qui, come per tutti i nostri corsi, viene richiesta una disponibilità a mettersi in gioco, a procedere per tentativi, a fare esperienza reale di scrittura più che accettare la verticalità di nozioni e “comandamenti” accademici, spesso distanti dalla dolcissima pratica della scrittura.Il corso prevede cinque incontri, caratterizzati da due momenti distinti: nella prima parte della giornata si parteciperà a incontri teorico-pratici e analitici, condotti dal docente, utili ad apprendere le tecniche fondamentali della scrittura e necessari per analizzare quanto proposto dagli allievi. Il pomeriggio è invece dedicato alla scrittura: un’area libera, in cui gli allievi possono lavorare a casa, purché a fine giornata tutti facciano pervenire al docente i propri elaborati, da discutere la mattina successiva.
Per quegli fra gli allievi che ne avessero bisogno, la scuola potrà mettere a disposizione gli spazi (ed eventualmente gli strumenti) per l’elaborazione dei testi.Questo corso, unico nel suo genere, mira a fornire le conoscenze di base delle tecniche di scrittura partendo dall’elaborazione pratica di testi e, definendo un percorso possibile, dà indicazioni su quelle che sono le strategie più funzionali per narrare una storia convincente. (foto: corso operativo)

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Corsie ciclabili di via Tuscolana e Via Prenestina

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Nella seduta odierna della Commissione Mobilità, assieme a Roma Servizi per la Mobilità, Dipartimento Mobilità, Municipio V e VII e Polizia Locale, abbiamo presentato i progetti definitivi relativi alle corsie ciclabili di via Tuscolana e Via Prenestina e lo studio di fattibilità della corsia ciclabile di Via Arenula. Per quel che riguarda le prime due progettazioni, sono già state avviate le relative conferenze dei servizi e acquisite le varie osservazioni e i pareri espressi in tali sedi. Si dovrebbero chiudere prima della pausa estiva, così da consentire la stesura del progetto esecutivo e avviare la gara per i lavori entro l’anno. L’apertura dei cantieri è quindi prevista per la primavera/estate del 2018. Il progetto di via Tuscolana andrà ad intersecare con la ciclabile già esistente a viale Palmiro Togliatti fino (al momento) al Quadraro per un totale di circa 2,5 km. Sarà a sistema anche con la ciclabile di Giulio Agricola, appena recuperata dal Municipio VII, verso il Parco degli Acquedotti. Parallelamente, come evidenziato oggi dal Municipio VII, verranno delocalizzate le rotazioni (bancarelle) oggi presenti sulla via. La corsia ciclabile di via Prenestina coprirà una distanza superiore (5,6 km) e, seguendo l’esempio della bike lane di Porta Portese, non contemplerà alcun cordolo o elemento fisico, in ossequio alle indicazioni contenute nelle più recenti normative ministeriali. Prevederà il collegamento del nodo di Porta Maggiore con la ciclabile della Palmiro Togliatti. Questi progetti rappresenteranno delle vere e proprie rigenerazioni urbane che apporteranno benefici per tutti: pedoni, ciclisti, attività commerciali, e paradossalmente agli stessi automobilisti che avranno una carreggiata più ‘pulita’ e scorrevole, laddove sarà completamente eliminata la doppia fila. La realizzazione delle piste ciclabili comporterà un maggior decoro, qualità della vita e, di conseguenza, un aumento dei valori immobiliari”. Lo dichiara, in una nota stampa, il presidente della Commissione capitolina Mobilità Enrico Stefàno.

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Manutenzione delle fontane romane

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

fontane romane“Credevate che in tempi così rapidi si potesse arrivare a un’ottimizzazione dei lavori di manutenzione sulle fontane del X Municipio? Bene, da oggi con questa amministrazione ciò accadrà e in tempi quanto mai celeri. Con le passate consiliature Acea non si era più occupata della manutenzione delle fontane, tra l’altro alcune storiche e di grande pregio storico-artistico. Da questo inverno la nostra Amministrazione ha invece indetto una serie di gare per la manutenzione delle fontane. Da marzo sono iniziati i lavori che procedono quanto mai spediti e di gran lena: oggi stesso gli operai sono all’opera per far tornare a nuova vita la fontana di piazza Calipso. Il X Municipio si appresta a diventare sempre più un Municipio a 5 Stelle: non ci fermeremo qui, andiamo avanti a testa alta sempre nell’interesse dei cittadini”. Lo dichiarano in una nota congiunta il capogruppo capitolino del M5S Paolo Ferrara e la Delegata della sindaca per il X Municipio Giuliana Di Pillo. (foto: fontane romane)

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Campidoglio, al via ordinanza per divieto attività centurioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

ordinanzaGarantire ai turisti e alla cittadinanza la fruibilità e la vivibilità dei beni culturali, assicurando decoro e sicurezza. E’ l’obiettivo della nuova ordinanza firmata dalla sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi, che prevede il divieto di qualsiasi attività incentrata sulla disponibilità a essere ritratto come soggetto in abbigliamento storico (per esempio centurioni), in fotografie o filmati (anche senza richiesta di corrispettivo in denaro) ad esclusione di riprese filmate e/o fotografiche autorizzate dall’amministrazione capitolina.L’ordinanza richiama quanto stabilito dal decreto legge n.14 del 20 febbraio 2017, convertito nella legge n 48 del 18 aprile 2017, in base a cui il Sindaco, quale rappresentante della comunità locale, può adottare specifici provvedimenti finalizzati a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana.Il provvedimento, valido fino al 31 ottobre 2017, riguarda tutto il territorio incluso nel perimetro riconosciuto come sito dell’Unesco, in sostanza il Centro Storico. L’elenco delle strade è riportato sul sito di Roma Capitale. Per i trasgressori si applica la sanzione amministrativa pecuniaria di 400 euro.La misura è stata adottata soprattutto perché l’attività dei soggetti in costume, nelle aree dove la concentrazione di turisti è maggiore, influisce negativamente sulla circolazione stradale e impedisce la piena godibilità dei monumenti e delle bellezze paesaggistiche della città. L’attività è, inoltre, stata più volte condotta con modalità inopportune, insistenti e, talvolta, aggressive dei confronti dei visitatori. (foto: ordinanza)

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Le forze dell’ordine sono intervenute per sgomberare la sede Municipio VII

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

energiaRoma. E’ stata occupata da un centinaio di persone residenti in un palazzo di via Quintavalle, da ieri senza utenze elettriche. Si tratta di un edificio di proprietà di un privato, sottoposto a sequestro giudiziario e occupato abusivamente da circa 100 famiglie, rispetto al quale né il Comune né il Municipio hanno la possibilità di intervenire. È stata invece richiesta l’attivazione dei servizi sociali per dare assistenza ai quei nuclei familiari con soggetti in condizioni di fragilità (disabili, minorenni, anziani).Nella sede del Municipio erano presenti la presidente Monica Lozzi e l’assessore al Bilancio e Patrimonio di Roma Capitale, Andrea Mazzillo, che hanno avviato un dialogo con i manifestanti e hanno contattato la proprietà dello stabile, in continuo contatto con la Prefettura e i responsabili delle forze dell’ordine. Dialogo che non ha avuto alcun esito positivo per il rifiuto degli occupanti di lasciare la sede municipale, se non in presenza di un impossibile ripristino delle utenze che non sono gestite dal Campidoglio o dalle sue strutture territoriali.“L’amministrazione capitolina non può essere caricata di responsabilità che non le competono – affermano l’assessore Mazzillo e la presidente Lozzi – perché derivanti da problemi decennali mai affrontati. Il Governo e le altre istituzioni competenti sono state indifferenti di fronte a una situazione che a Roma è degenerata: la mancanza di investimenti e di pianificazione sulle politiche abitative ha prodotto centinaia di occupazioni abusive di immobili pubblici e privati. Questi ultimi si attivano per rientrare in possesso delle loro proprietà e il Comune è chiamato a dare risposte. Lo stiamo facendo tutelando le fragilità ed elaborando le linee guida per un Piano di azione sul disagio abitativo, che si baserà anche su un censimento delle occupazioni svolto dagli stessi Municipi”.“In ogni caso – aggiungono Mazzillo e Lozzi – sono inaccettabili forme di protesta come quella a cui abbiamo assistito oggi: l’occupazione violenta di una sede istituzionale da parte di centinaia di persone che hanno sporcato e danneggiato i locali. Inizialmente abbiamo chiesto alle forze dell’ordine presenti sul posto di non intervenire, per evitare ulteriori tensioni, e abbiamo cercato invano la via del dialogo. Ma nessuno può pensare di agire al di fuori delle regole per sostenere le proprie istanze perché siamo pronti a contrastare ogni forma di prepotenza e illegalità”.

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Diritti dei detenuti. In Belgio ogni detenuto potrà utilizzare un telefono in ogni cella

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

carcereUn’idea rivoluzionaria per i diritti detenuti e che non può che essere accolta con sorpresa, ma anche con grande favore dallo “Sportello dei Diritti”, che da anni fra le sue tante attività, si batte anche per il miglioramento delle condizioni di vita di coloro che sono ristretti in carcere. Secondo il quotidiano belga Het Nieuwsblad, i detenuti potranno utilizzare un proprio telefono per telefonare dalla propria cella. L’obiettivo? È duplice: ridurre il carico di lavoro delle guardie carcerarie e aumentare la sicurezza in prigione. Il quotidiano rivela che nei prossimi giorni una rete telefonica verrà installata nel primo carcere del Belgio. Nel mese di novembre, la rete sarà ampliata in tutte le prigioni dello stato nordeuropeo. Per Kathleen Van de Vijver, portavoce per l’amministrazione penitenziaria belga, la “Chiamata dalla cella aumenterà la sicurezza in prigione,”. Concretamente, ogni detenuto potrà beneficiare di un proprio telefono cellulare nella propria cella. Il che significa che gli addetti di polizia penitenziaria non accompagneranno più i ristretti per consentire loro di effettuare le chiamate telefoniche personali consentite dall’ordinamento con la conseguenza che potranno dedicare più tempo alle altre attività ed in particolare alla sorveglianza. In questo modo “Il detenuto sarà in grado di chiamare la persona di sua scelta quando vorrà,” ha commentato Kathleen Van de Vijver ed ha ricordato che attualmente “Molti detenuti che non riescono a raggiungere telefonicamente i propri figli quando tornano a casa da scuola sono frustrati. Con questo dispositivo, non accadrà più.”. Tuttavia la possibilità di utilizzare il telefono non sarà illimitata: i detenuti non potranno ricevere chiamate. E vi sarà una black list con numeri vietati (servizi di polizia, il Palazzo reale o politici) che verranno bloccati. Ovviamente si tratta di un’idea rivoluzionaria e non inconcepibile per un ordinamento penitenziario che guarda senz’altro alla primaria funzione rieducativa e non solo a quella punitiva della pena, come dovrebbe essere in un’ottica antitetica a quella italiana, dove la limitazione con le comunicazioni esterne, così come la tutela dell’affettività dei detenuti è ferma a concezioni arcaiche e conosce solo pochissime positive ed isolate esperienze, tanto che il carcere si rivela ancora per la sua dimensione afflittiva e peggiorativa delle condizioni di vita dei ristretti, le cui storie ci raccontano che nella realtà rimane ancora una delle principali accademie della delinquenza del Belpaese. D’altro canto, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è assurdo che altrove non si sia pensato prima che la possibilità di utilizzare il telefono per chiamate più frequenti, almeno con i propri familiari, e non solo per la classica e unica chiamata di 10 minuti concessa a settimana, può solo servire a migliorare le condizioni di vita di chi sconta la pena, con la conseguenza che si riducono le afflizioni che conducono al naturale e probabile imbarbarimento che già si vive nella quotidianità dei penitenziari. Non è da sottovalutare, infine, che le comunicazioni telefoniche costituiscono uno dei mezzi di interlocuzione più semplici da monitorare da parte dell’autorità giudiziaria nel momento in cui si ritenga possano essere utilizzate per la perpetrazione di attività criminale, e pertanto non possono arrecare alcun potenziale pericolo ove si prendano le necessarie precauzioni tecniche e le dovute limitazioni.

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A proposito del Pd e di Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

Prodi Berlusconi

Il tutto, a mio avviso, è incominciato dal vuoto politico che è derivato negli anni novanta con l’operazione “mani pulite”. Gli italiani che si riconoscevano nell’area di centro dello schieramento politico avevano bisogno di un nuovo partito e di un nuovo leader. Berlusconi colse al volo questa “attesa” e la trasformò in realtà e non si fece scrupolo di allearsi con la destra di Fini e la Lega di Bossi pur di raccogliere il massimo dei consensi possibili in chiave elettorale. Così mentre il centro destra tentava l’esperienza di coalizzarsi dall’altra parte si continuava a litigare e a dividersi. I maggiorenti dell’area di centro-sinistra alla fine compresero che la sola strategia che restava loro, per vincere il confronto, era quella di contrapporre a Berlusconi un altro leader di pari se non superiore “prestigio” e si pensò in primis a Prodi per il semplice fatto che poteva incarnare l’ex anima democristiana e non avrebbe dispiaciuto del tutto la sinistra. Ma la ricetta “salvifica” non funzionò del tutto. Prodi non aveva lo stesso carisma di Berlusconi. Prodi non aveva alle spalle un partito coeso. Prodi non poteva sbandierare un programma elettorale e di legislatura senza compromessi umilianti per una parte o per l’altra del suo schieramento composito. Qualcuno, a questo punto, si chiese: perché non proviamo a cambiare fantino? Lo si fece ma fu un fallimento. Allora si pensò che l’unica strada fosse quella di spezzare gli antichi steccati e avvicinare solo le due “anime” politiche più consistenti e con un forte collante ideologico che reggevano lo schieramento di centro-sinistra: la Margherita e il partito che allora era di Fassino. Oggi ci rendiamo conto che è stata un’operazione sbagliata non tanto perché si mettevano insieme due partiti ideologicamente diversi ma perché a guidarli non vi era l’uomo dal grande carisma. Non vi era il giusto sostegno dei maggiorenti dei due ex-schieramenti in quanto erano solo interessati a manovre di potere. Vi era solo e vi è la frenesia di dimostrare che si seguono le regole democratiche per le elezioni della dirigenza del partito. Non solo. Si sta creando nell’immaginario collettivo degli elettori la convinzione che le opposizioni sanno essere coerenti con se stesse solo se litigano e si dividono. Così abbiamo, bene o male, un centro destra con una leadership che sa essere ancora una forza aggregante, un centro sinistra litigioso e con un Renzi che coltiva il culto del divide et impera diventando, elettoralmente parlando, sempre più piccolo e antipatico, e con un astro nascente costituito da 5 stelle. Per questi ultimi a dar loro una mano è il fallimento del centro-sinistra proposto da Renzi. Ha forse fatto qualcosa per i precari, per la scuola, per la giustizia? Ha solo tolto i soldi alla povera gente. Lo fa anche il centro destra, ovviamente, ma questo è il suo mestiere ma non è quello degli altri, beninteso. Vogliamo una ricetta per il futuro? Incominciamo ad essere uniti e a capire una cosa semplicissima: oggi esistono solo due partiti. Sono quelli che hanno e quelli che sono e il più modellato per rappresentare la parte più debole del Paese ma che costituisce anche la stragrande maggioranza dei suoi abitanti è il Movimento cinque stelle. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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La sinistra italiana: una riflessione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

carraAnni fa Eduardo Aldo Carra ha scritto un libro titolato: “Ho perso la sinistra. Le ragioni del declino e le proposte per reinventarla” con la prefazione di Aldo Tortorella (Collana Materiali, Prezzo 8,00 euro, Pagine 144). Allora, nel 2008, si annotava non solo la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, ma di tutta la sinistra italiana. E a questo riguardo Carra scriveva: “Nel sistema bipolare si conta se si governa o se si ha il peso per condizionare il governo. Le forze di centro sinistra oggi non sono maggioritarie. E allora o si fanno alleanze larghe o si conquistano nuovi consensi. Nelle ultime elezioni non si sono fatte alleanze e si sono persi consensi. Da qui la gravità della sconfitta. Ma questa crisi in realtà nasce da lontano, e investe soprattutto il rapporto con il mondo del lavoro e con i giovani”. La tesi dell’autore è che gli elettori di sinistra non si siano spostati a destra, ma abbiano dato vita al secondo partito della sinistra: il partito dell’astensione. I voti sono, quindi, ancora recuperabili, ma solo con una profonda ricostruzione di strategie e comportamenti. È necessario, quindi, che la sinistra si faccia promotrice di uno stile di vita alternativo e di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Questa ricostruzione della sinistra, nel mondo multipolare che scaturirà dalla crisi che sta investendo l’intero pianeta, deve assumere una dimensione europea sia per non rischiare l’emarginazione sul piano economico, sia per riproporre i valori sociali che hanno caratterizzato le esperienze socialiste europee avviando una nuova stagione di diritti del lavoro e di cittadinanza. Ora mi chiedo cosa è cambiato a distanza di nove anni? Poco o nulla, purtroppo, nella famiglia litigiosa del centro-sinistra. La nota più significativa è stata, semmai, quella di aver aperto una porta, non uno spiraglio, a una nuova idea di politica incarnata nella fattispecie dal Movimento 5 stelle. E questo, forse senza che la sinistra ne avesse piena consapevolezza, ha sancito la fine del centro sinistra e non solo come forza di governo e a metterci la pietra tombale è stata e continua ad essere la leadership di Matteo Renzi, l’uomo che divide e non unisce. Ma c’è anche una grossa novità nella politica italiana ed è costituita dal fatto che non esistono più, se non con numeri risibili elettoralmente parlando, i partiti nati e cresciuti intorno a una identità ideologica. Oggi sta nascendo nell’opinione pubblica, e non solo italiana, una nuova certezza che il mondo si sta sempre più caratterizzando tra chi ha e chi è e il chi ha, pur rappresentando una ristretta minoranza, ha saldamente in mano le leve del potere e le esercita per emarginare il chi è rappresentato da quel popolo che per la loro condizione economica è posto ai margini della società. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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Una disconnessione mentale e emozionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

clocardSi violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito a misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia. Donne clochard e persino neonati, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio. Come se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto sicuramente non responsabili dei mali della nostra società. La mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pullman, nei pressi delle scuole, sono bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti non hanno, non posseggono, non potranno avere. Nella famiglia, il microcosmo che costituisce-costitutivamente il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e prepotenza, come se improvvisamente nelle nostre vene scorresse un liquido inquinato e inquinante, la peggiore espressione della nostra disumanità. Primo levi ci ha lasciato in eredità che occorre credere nella ragione e nella discussione, che all’odio bisogna anteporre sempre e comunque la giustizia. Forse proprio in queste parole c’è la chiave di accesso per scardinare l’oblio in cui ci siamo cacciati, la lentezza di un intervento educativo capace, la stanchezza per un’esistenza che non consente più pause, riflessione, ascolto, e un briciolo di pietà. La pietà questa compagna di viaggio ripudiata, messa al bando, da un odio che cresce, che fa sponda alla paura, e rende invincibili i branchi in agguato, eroi i vigliacchi, leader chi non potrà mai esserlo. Ricordo qualche tempo fa quando ho sostenuto che non si trattava di mera sporadicità, né di accadimenti incredibilmente da fuori di testa in via di esaurimento, rammento bene le alzate di spalle, i comportamenti di spocchiosa alterità. Qualcuno dirà che non siamo ancora a questi livelli di urbanizzazione incontrollata dell’odio, eppure se guardo negli occhi un adolescente, leggo oltre alla spavalderia dell’impunito, l’incapacità di accettare un’altra persona diversa da se stesso, in quello sguardo c’è lancinante l’assenza di un qualche dubbio, di contro ci sono gli sms che cristallizzano una società materializzata e livellatrice, al punto da disconoscere quel pudore essenziale per non dichiarare fallita in partenza la nostra personalità, il nostro valore di esseri umani. Un indiano bruciato vivo, un altro clochard, un’altra persona al macero che non faceva male a nessuno, ma rendeva inqualificabile l’arredo urbano. Perdiamo tempo a domandarci se è xenofobia, razzismo, o più semplicemente è il risultato di una disconnessione mentale e emozionale, e allora dalle università alle scuole secondarie non è più sufficiente arrancare sul compito dell’istruzione pura, ma bisogna affiancare un’azione educativa influente per autorevolezza, che trasmetta l’importanza del legame tra un individuo e l’altro, anche quello solo apparentemente diverso, o spesso, unicamente meno fortunato. (Riccardo Alfonso)

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