Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 18 luglio 2017

Roghi e cura del verde

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

pineta castelfusanoRoma “E’ tristemente all’ordine del giorno la notizia del devastante incendio che ha flagellato lungo tutta la giornata di ieri la Pineta di Castel Fusano, vero polmone verde del litorale romano e del X Municipio, dove si sono sviluppati addirittura quattro focolai differenti, tutti di natura dolosa; la Cristoforo Colombo è rimasta chiusa e il rogo è stato spento solo intorno alle 21, ma nella notte il fumo ha continuato a intossicare interi quadranti. Solo nell’ultimo mese nella Capitale ci sono stati ben 15 incendi e quest’estate sono quadruplicati: è dunque evidente che dietro il fuoco che devasta l’Urbe e le sue spiagge c’è una regia precisa, ancora non sapremmo dire se univoca ma sicuramente diretta a colpire un obiettivo preciso, il più sensibile di tutti: il verde. Non a caso è di questa mattina la notizia di un’ordinanza di custodia cautelare personale eseguita dai militari del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza di Roma nell’ambito dell’indagine ‘Christmas tree’ coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, che vede coinvolti 12 imprenditori e 11 dipendenti di Roma Capitale in merito a forti irregolarità e bandi pilotati nell’aggiudicazione degli appalti per la cura del verde: questi avrebbero infatti determinato una grave alterazione della regolarità delle procedure di gara per l’affidamento di lavori e servizi di riqualificazione ambientale e manutenzione delle aree verdi di Roma.
Probabilmente il nostro lavoro al servizio della comunità sta dando i suoi frutti e comincia seriamente a dare fastidio a tutti coloro che, nel recente passato, hanno sguazzato nel torbido e hanno pascolato fra interessi criminosi e malavita organizzata: abbiamo ricondotto alla regolarità un servizio, quello della cura del verde, che da sempre è stato territorio di conquista delle organizzazioni criminali. Evidentemente qualcuno vuole farcela pagare: quando si combatte la corruzione e si riporta la situazione sul piano della legalità ci sarà sempre chi farà di tutto per metterci vari bastoni fra le ruote. Ma il nostro impegno non si ferma certo qui: continuiamo ogni giorno che passa a lavorare sempre più a testa alta a tutela e nell’interesse primario del verde pubblico e dei cittadini, e di niente e nessun altro”. E’ quanto dichiarano in una nota il capogruppo capitolino del M5S Paolo Ferrara e la delegata della Sindaca per il X Municipio Giuliana Di Pillo (M5S).

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Mussolini l’uomo della provvidenza

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

HD-SN-99-02405Lo show mediatico in uno stabilimento balneare del Nord Italia di un nostalgico del fascismo ha riaperto per qualche settimana il dibattito su ciò che è stato il periodo della dittatura in Italia. Mussolini è stato per 20 anni osannato. Per 20 anni il prezzo pagato dai suoi oppositori è stato, nella migliore delle ipotesi, il confino per non parlare del delitto Matteotti e delle leggi antirazziali. Oggi a distanza di tanti anni si cerca di capire se la sua dittatura sia stata del tutto negativa o se ha prodotto qualcosa di buono. C’è chi in questi giorni ha espresso dei giudizi positivi sul periodo fascista e sul suo leader. Probabilmente in buona fede e pensa in questo modo di sentirsi al di sopra le parti e di saper giudicare con “obiettività” facendo da calmieratore dei vari giudizi storici che nel frattempo sono stati espressi in Italia e all’estero ritenendoli ora troppo severi e ora troppo blandi. A questo punto non dobbiamo dimenticare che Mussolini è il risultato di una classe politica litigiosa e diffidente che non riusciva a governare e che era incline a favorire poteri forti rappresentati dal mondo imprenditoriale, dagli ambienti militari e dalla borghesia uscita dalla guerra con le ossa rotte e beffeggiata nelle piazze dai comunisti e dagli anarchici. I nostri padri erano sotto il tiro di due “rivoluzioni” quella bolscevica e quella dei sostenitori di un governo autoritario del Paese. Vinsero questi ultimi, ma non si poteva governare senza mandare alle ortiche ogni idea di libertà, di giustizia, di democrazia. Sarebbe stato un contro senso per una dittatura. Lo stesso accadde in Russia, in

shoah-iSpagna con Franco e in Germania con Hitler. Ma non è tanto il discorso sul passato che oggi può preoccuparci quanto le possibili analogie che possono essere elaborate come se la storia potesse ripetersi pedissequamente. Oggi i partiti in Italia continuano a litigare e a dividersi e c’è anche chi pensa che la “formula mussoliniana” potrebbe essere riesumata per meglio governare e mettere tutti in riga anche se non proprio con il “passo fascista”. Per queste stesse persone i tempi sono maturi se si prende atto dell’insofferenza degli italiani per i politici, per le decisioni che si rinviano di continuo, per le lungaggini degli iter parlamentari, per la corruzione, per l’ordine pubblico compromesso, per le tante cose che non funzionano e che non si correggono per via dei numerosi veti incrociati di ordine clientelare, lobbistico, affaristico, ecc. Ancora una volta la risposta democratica è quella di sempre: mettere da parte le rivalità personali e mettersi intorno a un tavolo per costruire una società nei valori e nella giustizia nei contenuti e non solo a parole. Ogni altro avventurismo diventerebbe il rimedio peggiore allo sfascio esistente. (Riccardo Alfonso centro studi politici e sociali della Fidest)

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La Val di Sole Marathon assegna la maglia tricolore a Juri Ragnoli e Maria Cristina Nisi

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

Juri Ragnoli all'arrivoMalè, crocevia della Val di Sole, ha accolto la quinta e attesissima edizione della Val di Sole Marathon, che nel 2017 ha assegnato le maglie tricolori di specialità su un tracciato altamente spettacolare dagli alti contenuti tecnici e atletici, confermandosi anche quest’anno come una delle competizioni più coinvolgenti.
È stato il bresciano Juri Ragnoli (Scott Racing Team) a dominare la gara, chiusa in 3:07:24, precedendo il duo del team Trek Selle San Marco Samuele Porro (3:09:48) e Fabian Rabesteiner (3:11:55).
La competizione femminile è invece stata vinta da Maria Cristina Nisi (Bike Innovation Focus Pissei) in 4:00:56 con Annabella Stropparo (Amici di Annabella ASD) e Elena Gaddoni (Cicli Taddei) che hanno occupato i gradini bassi del podio.
Adaos Alvarez (KTM Torrevilla Bike) ha fatto suo il percorso Classic, in campo femminile invece la vittoria è andata a Edi Boscoscuro.Il percorso Lungo è stato conquistato da Matteo Rodondi (ASD Le Velò), che ha preceduto Michele Gresti (ASDC Valle del Conca Nordic Walking) e Luca Urbinati (Team Bike Cocif.com ASD).
La Val di Sole Marathon 2017 è stata un successo, con oltre 1.000 partenti al via, di cui 600 iscritti ai Campionati Italiani di specialità, oltre 100 in corsa per il tracciato Lungo e quasi 300 su quello Corto della Classic.

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Cinquant’anni di giornalismo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

logo-fidest-jpgHo incominciato a scrivere, molti anni fa, per le testate di provincia rincorrendo i girini nelle strapaesane. Ho cercato di trasmettere nei lettori le emozioni di quanti seguivano lo sforzo agonistico dei corridori e li incoraggiavano ora urlando ora gesticolando. Sono poi passato alla cronaca bianca e mi sono un po’ annoiato dovendo seguire il rigido rituale della citazione delle autorità presenti che riuscivano, in taluni casi, a mettere in ombra lo stesso evento o a subire l’onta delle “veline” che l’uomo di fiducia del personaggio politico di riguardo passava regolarmente ai colleghi giornalisti e che il mio direttore riprendeva per oro colato. Oggi, a distanza di mezzo secolo, qualcosa è cambiato, ovviamente, ma mi sorge un dubbio: lo è in bene o in male? Penso, ad esempio, all’effetto che provocava un mio scritto critico nei confronti dei servizi postali locali. Nel giro di qualche giorno piombava da Roma un solerte ispettore postale e la sua presenza riusciva in qualche modo a mettere una toppa alle disfunzioni segnalate. Avevo l’impressione di esercitare un potere di critica e di ascolto molto influenti, ma anche di saper entrare in sintonia con i lettori del mio giornale e che il giornale diventava un tutt’uno con le realtà locali fatte di piccole ma importanti cose. Oggi la critica garbata ma puntuale e documentata ha perso il suo mordente. Occorre urlare, inseguire il fattaccio, scavare i retroscena, generare sospetti, inoculare veleni, per avere la possibilità che il lettore sempre più distratto vada oltre il titolo di testa. E’ mutato, quindi, non solo il modo di rappresentare un evento ma anche gli stimoli alla lettura di chi compra un giornale. Oggi tutti possono scrivere, avere un portale su internet e improvvisarsi scrittori, diffondere le proprie idee, confrontarle con gli altri, ecc. E’ probabilmente un bene che ciò accada eppure vi avverto un’insidia. Si scrive spesso sotto l’effetto di una emozione passeggera, si usa un fraseggio che spesso è solo della volgarità a buon mercato, si esprimono giudizi avventati e non si cerca di documentarsi. Tutto questo dovrebbe fare la differenza tra il buon giornalismo e i suoi avventurieri ma la distinzione non è netta come si dovrebbe e a concorrervi vi è lo stesso lettore che tende a perdere il suo spirito critico, a valutare con superficialità logo fidest ooktaluni scritti e a considerare quanto si afferma sulla carta stampata o in video o in audio come un semplice e temporaneo stimolo per esternare i propri convincimenti. Tanto che non è infrequente la circostanza che mi trovo a conversare con persone che esprimono apprezzamenti per taluni giudizi critici espressi da noti giornalisti ma solo perché non li hanno capiti giungendo, quindi, a conclusioni opposte. Talvolta mi imbatto con qualcuno che vuole fondare un nuovo giornale e si parla, ovviamente, di costi e di ricavi pubblicitari. Se passiamo, a un certo punto, al lavoro giornalistico e agli oneri che ne derivano per mettere in piedi una redazione e avere dei corrispondenti locali, il dialogo si interrompe. L’unico costo che questi miei interlocutori riconoscono in ambito giornalistico è la figura del direttore responsabile e solo perché la legge lo impone. A questo punto mi soffermo solo a quanto mi è stato detto all’inizio della mia avventura nel mondo dei giornali e che era di incoraggiamento e di stimolo per migliorare il mio stile e il mio rapporto pubblicistico e quanto ebbe ad affermare anni fa Montanelli a un giovane che gli esternava il desiderio di fare il giornalista: “cambia mestiere”. Possibile che tutti noi coralmente non ravvisiamo la differenza che fa la buona lettura da quella cattiva? Da ciò che ci arricchisce e da ciò che ci impoverisce? (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici e sociali della Fidest)

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Il grande attore e il guitto

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

totòSe seguo la recitazione, in uno spettacolo teatrale o in un film, di un celebrato attore, e ne ammiro le sue capacità interpretative nel personaggio nel quale si immerge, e la confronto con una analoga sequenza assolta da un guitto che si cimenta nella stessa parte, noto non solo la differenza ma mi rendo consapevole di cosa significa essere un indiscusso maestro. Lo stesso mi accade di osservare in altri ambiti della vita dove, anche nelle professioni più discusse e senz’altro meno onorevoli come quella del ladro e del truffatore, vi è chi vi lascia l’impronta dell’artista e chi si rende decisamente sgradevole. Un rapporto che si tende a misurare anche in politica e fa la distinzione tra chi si dedica in questo genere di attività e la trasforma in arte e chi ne fa scempio. Resta, ovviamente, un margine di giudizio personale che può, far oscillare il pendolo dell’ammirazione in un senso in luogo di un altro, ma è ben poca cosa. Se limito questa mia osservazione ai politici italiani dagli anni del dopoguerra ad oggi noto che la mia ammirazione non sta tanto nelle cose che hanno detto ma il come le hanno dette. La loro è stata la ricerca quasi maniacale d’entrare in sintonia con le folle che li contornavano o nel rapporto con i delegati in un’assise congressuale. Questo genere di apprezzamento, per quanto mi riguarda, non si è tradotto, come si può pensare, in atti concreti nel senso che ho potuto ammirare la loro “recitazione” ma non fino al punto di farne il mio candidato in una competizione elettorale. Se vogliamo è lo stesso atteggiamento che assumiamo nel giudicare un film nel suo insieme. Possiamo affermare che è uno spettacolo fastidioso ma la recitazione del protagonista era sublime e ha persino reso tollerante la sua criticabile trama. Così mi sono trovato nella mia vita ad ammirare contemporaneamente il socialista Nenni e l’ex-fascista Almirante e a seguire con grande attenzione le arguzie di un Fanfani e quelle di Andreotti. Oggi, invece, mi resta solo un grande vuoto. La politica è passata ai guitti. Discreti interpreti ma non eccellenti. E questo calo qualitativo sembra aver trovato in politica una certa corrispondenza nel rapporto con la gente che mostra d’essere più distratta, meno attratta dalla politica del saper fare e della saggia amministrazione e più incline al proprio tornaconto che fa della stessa politica una merce di scambio per interessi personali. E’, probabilmente, un segno dei tempi e del nostro decadimento culturale e delle logiche di una civiltà che ha posto più l’accento su valori caduchi e venali e che ci hanno fatto perdere, alla lunga, il vero significato del vivere e del saper vivere con aspetti che sappiano toccare la nostra sensibilità spirituale e non quella materiale. Perché alla fine non ci rendiamo conto che andrebbe molto meglio una passeggiata riflessiva in luogo di una corsa sfrenata? (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Musei, Franceschini: sarà nuovo anno record

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

musei presenzeNel primo semestre del 2017 i visitatori dei musei statali crescono del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Con oltre 23 milioni di ingressi, quasi 2 milioni in più rispetto all’anno scorso e 4 milioni in più rispetto al 2014 pre riforma, i luoghi della cultura statali si apprestano a registrare un’altra annata da record. La rivoluzione museale continua a produrre i suoi frutti e dimostra quanto fosse corretto dare autonomia ai musei, dotandoli di una direzione, un bilancio, un consiglio di amministrazione e un consiglio scientifico. Tutto questo ha permesso una decisa innovazione della gestione con risultati immediati, a partire da una maggiore presenza digitale”.Questo il commento del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, riguardo la rilevazione da parte dell’Ufficio Statistica del MiBACT dei visitatori e degli introiti nei musei, monumenti e aree archeologiche statali tra gennaio e giugno del 2017, quando 23.213.288 ingressi hanno portato introiti per 88.708.038 euro, con un aumento rispettivamente del 7,3% (visitatori) e del 17,2% (incassi) rispetto al medesimo periodo del 2016.Se al primo posto tra le regioni figura il Lazio, con 10.131.268 visitatori (+2,23%) e 36.220.370 euro di incassi (+14,7%), la Campania consolida la seconda posizione conquistata nel 2015 con 4.375.734 ingressi (+15,4%) e introiti per 19.689.195 euro (+17,6%), mentre terza è la Toscana con 3.443.800 biglietti (+11,7%) e 16.520.112 euro di incassi (+17,1%). Tra le regioni più dinamiche per aumento di visitatori si segnalano invece la Liguria (+33,5%), il Veneto (+26,8%) e il Friuli Venezia Giulia (+23,35). Evidenti invece le conseguenze del terremoto del Centro Italia nella flessione dei visitatori in Umbria (-18,3%), Marche (-16,6%) e Abruzzo (-15,6%). (foto: musei)

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Roma: Chiudono cinque ambulatori per poveri

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

regione lazioIl mancato rinnovo della convenzione con Medicina solidale è un affronto al mondo della solidarietà che non possiamo tollerare. Apprendere che per banali motivi burocratici e rimpalli di responsabilità tra il presidente Zingaretti e la Direzione del Policlinico Tor Vergata sul riconoscimento delle attività di questa Onlus, si chiudano 5 ambulatori su territori difficili e si metta a rischio un servizio che ogni anno garantisce servizi sanitari a migliaia di persone altrimenti impossibilitate ad accedere a medicinali e cure, è non solo illogico ma insopportabile. Presenteremo un’interrogazione urgente al presidente Zingaretti e invieremo una nota alla Dottssa Frittelli direttore generale del Ptv per capire cosa sta accadendo e quali sono i motivi di questa assurda situazione che speriamo possa essere sanata il prima possibile. Inoltre non comprendiamo come ad oggi l’atto aziendale del Policlinico continui a mietere vittime senza che sia stato condiviso con il Consiglio regionale e la commissione salute competente. Nell’esprimere solidarietà a tutti i medici e al personale volontario che si impegna con Medicina solidale da anni per i più poveri, ricordiamo che il loro non è solo un lavoro prezioso ma un fondamentale ruolo di vigilanza e prevenzione sulla diffusione di possibili epidemie che potrebbero diffondersi tra la popolazione e, dunque, anche tra i romani. Un avamposto imprescindibile a garanzia della salute pubblica che deve essere garantito e incentivato in ogni modo.E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia

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Un parco nazionale alle porte di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

campagna romana4Roma “Puntare al turismo di qualità con la creazione di un grande Parco Nazionale. Questa è l’unica prospettiva per il territorio dei Laghi del Turano e del Salto, insieme ai monti del Reatino e del Cicolano”. La proposta è stata lanciata da Stefano Spinetti, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE, intervenuto alla giornata conclusiva della grande kermesse organizzata dalla Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia, in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio ed il patrocinio della CGIL Roma e Lazio e svoltasi con conferenze itineranti in vari borghi e luoghi quali Marcetelli, Rocca Sinibalda, Paganico Sabino e Collalto Sabino. Anche la zona di Marcetelli è stata interessata da un vasto incendio per il quale si è reso necessario l’intervento delle squadre antincendio della Riserva e dei Vigili del Fuoco. Sviluppo, paesaggi culturali e capitale umano sono stati i tre temi trattati nella tre giorni itinerante conclusasi oggi. Durante queste giornate tutti i cittadini hanno potuto partecipare a ben 5 conferenze ma anche alle visite a bellissimi borghi, castelli, musei, escursioni o addirittura ad attività sportive per tutte le età.
“Un Parco Nazionale alle porte di Roma sarebbe di grande richiamo – ha proseguito Spinetti – un’area di grandi eccellenze ad un’ora dalla Capitale, che potrebbe facilmente intercettare e attirare i flussi turistici di Roma. In questi luoghi del Turano, del Salto, grazie all’esistenza della Riserva Naturale, già molto è stato fatto e molto ancora si sta facendo. Ora c’è bisogno di una “promozione” a Parco Nazionale, con il relativo inglobamento di altri territori per poter ambire a diventare un polo turistico e imprenditoriale come il vicino Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Ma è anche necessario un cambio di mentalità, per capire che vivere in un’area protetta non è solo vincoli e divieti, ma anche grande opportunità di sviluppo. Altrimenti , vedo poche alternative allo spopolamento e al pendolarismo verso Roma. L’obiettivo della tre giorni era quello di valorizzare lo stretto rapporto esistente tra paesaggi, produzione tradizionale, identità culturale del territorio e del capitale umano. Solo attraverso una programmazione integrata e condivisa è possibile puntare alla sostenibilità della gestione del patrimonio culturale. Paesaggi culturali e capitale umano possono infatti costituire un volano per la crescita economica e sociale del territorio in un progetto che unisce innovazione e conservazione”.

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Scuola: Rinnovo contratto

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneSi va verso l’equiparazione tra lavoratori di ruolo e precari. Anief d’accordo ma non sul metodo: si può fare anche domani fuori CCNL e serve un referendum. Secondo il giovane sindacato, la parità dei diritti tra dipendenti a tempo indeterminato e determinato si può fare anche fuori senza l’accordo nell’Atto di Indirizzo in via di definizione: come accaduto in passato, basterebbe fare domani stesso un contratto integrativo a quello vigente, motivato dal fatto che occorre assolutamente adeguarsi alla normativa comunitaria. Si è fatto precedentemente, non si capisce perché ora diventi così complicato. Permangono poi altri nodi da sciogliere: non è accettabile avere 85 euro lordi dopo quasi 10 anni, quando ne andavano assegnati 105 da settembre 2015 per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale, a cui aggiungere poi l’aumento effettivo. La consultazione tra i dipendenti di settore si rende necessaria per avere un parere preventivo sull’ipotesi di contratto che andrà a regolare il loro lavoro dei prossimi anni.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): bisogna attuare da subito un contratto integrativo utile a non discriminare più i supplenti rispetto ai colleghi già immessi in ruolo. Per quel che riguarda l’entità del rinnovo dal punto di vista stipendiale, la consultazione tra i dipendenti di settore si rende necessaria per avere un parere preventivo sull’ipotesi di contratto che andrà a regolare il loro lavoro dei prossimi anni. Secondo noi, è chiaro che non può essere sufficiente assegnare a chi percepisce meno soldi di tutti nello Stato degli aumenti medi così modesti: gli stipendi di docenti, Ata e dirigenti scolastici (che rischiano di perdere addirittura 350 euro) vanno incrementati con aumenti veri, che corrispondono a 210 euro netti, assegnandone 105 da settembre 2015, ovvero tre volte quello che nel 2018 il Governo vuole dare loro. A queste condizioni, è meglio andare a battere cassa in Tribunale, dove tanti giudici hanno dato già ragione all’Anief.Per questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori di ruolo.

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Consumo medicinali negli USA: I più prescritti? Antiobesità e antidepressivi

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

obesoLe pillole antiobesità e quelle contro il mal di vivere sono tra i farmaci su ricetta più gettonati in assoluto, almeno negli Stati Uniti. E’ quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Agenzia americana per la qualità e la ricerca nel settore healthcare (Ahrq), relativi all’anno 2016. Ma secondo gli esperti la classifica resterà valida anche per gli anni successivi. In generale, le rilevazioni dell’Ahrq mostrano che negli Usa il 60% della spesa farmaceutica 2016 per i medicinali da prescrizione – complessivamente pari a 208,1 miliardi di dollari, riporta Pharma Times – è coperta da 5 classi di farmaci. Ma ecco, nel dettaglio, le famiglie terapeutiche che compongono la top-five. Sul primo gradino del podio (spesa pari a 38 miliardi di dollari nel 2006) ci sono i farmaci per i disordini metabolici, inclusi i medicinali anticolesterolo, quelli contro i chili di troppo e gli antidiabetici. Secondi in classifica (33 miliardi di dollari) i farmaci cardiovascolari, come i diuretici e gli antipertensivi in generale, o i medicinali per il controllo del ritmo cardiaco. Terzi in graduatoria (28 miliardi di dollari) le terapie attive sul sistema nervoso centrale, fra cui gli analgesici; quarti (17,5 miliardi) i farmaci contro i disturbi psichiatrici, antidepressivi compresi, e quinti (14 miliardi) i trattamenti ormonali. L’Ahrq ha inoltre diffuso i risultati di uno studio secondo cui i pazienti che, al momento di essere dimessi dopo un ricovero in ospedale, capiscono bene le istruzioni per il proseguimento delle terapie a domicilio hanno un rischio di riospedalizzazione ridotto del 30%. E dire che milioni di persone a basso reddito non hanno diritto all’assistenza sanitaria e questo provoca danni alla salute in diversi casi irreversibili. Sarebbe bastato un intervento tempestivo e terapie adeguate. Ma gli Stati Uniti pensano solo alle spese militari e a impinguare sempre di più i benestanti e i beneficiari di alti redditi che più di far uso di farmaci salva vita utilizzano quelli antiobesità e di antidepressivi per acquetare la loro ansia di far soldi in fretta.

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Declino cognitivo cambia con il tipo di demenza

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

alzheimer-cervelloLe caratteristiche demografiche differiscono significativamente fra i pazienti con demenza vascolare, quelli con morbo di Alzheimer e malattie cerebrovascolari e quelli con solo morbo di Alzheimer; anche il tasso di declino cognitivo varia significativamente fra questi gruppi di pazienti. Si tratta di gruppi che identificano le principali cause di demenza, sulla progressione delle quali tuttavia poco è noto. E molto importante a fini prognostici e gestionali che il medico sappia distinguerle con attenzione e tenga conto del carico delle lesioni vascolari nei pazienti con morbo di Alzheimer. Ciò è anche di importanza cruciale nella sperimentazione di nuovi farmaci che potrebbero avere un’efficiacia diversa in ciascun tipo di demenza, dato che le lesioni vascolari potrebbero falsare i risultati. Benchè la mortalità non sia significativamente influenzata dal tipo di demenza, l’età del paziente al momento della valutazione clinica è correlata alla sua sopravvivenza, a prescindere dalla diagnosi e dai punteggi cognitivi di base. A prescindere dalla diagnosi, inoltre, minore è l’intervallo fra la comparsa dei sintomi e la prima visita specializzata, maggiore è la sopravvivenza del paziente: ciò suggerisce il ruolo benefico di un’assistenza precoce.

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A proposito delle buche a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

buche stradali romaRoma. Nove anni fa in un nostro lancio d’agenzia scrivevamo: “Troppe buche a Roma, le proposte di Soldà: “Più volte abbiamo segnalato la pericolosità delle buche per i cittadini ma l’aumento degli incidenti causati da esse evidenzia che il problema non è stato risolto, gli interventi fatti hanno solo messo un tampone ma alla prima pioggia buche e voragini si riaprono.” E’ questa la reazione di Roberto Soldà, segretario romano dell’Italia dei Valori, all’elevato numero d’incidenti nella capitale, segnalati anche da un’indagine Istat, causati dall’annosa questione di buche e voragini presenti sulle strade romane. Soldà va dritto al centro del problema proponendo: “Controlli severi da parte delle direzioni lavori del Comune che devono verificare che le società a cui viene affidato l’appalto eseguano i lavori rispettando il capitolato del progetto.” Concludendo, Soldà sottolinea che i soldi vanno spesi meglio e che a monte contano le scelte fatte in fase di progettazione: “Soprattutto occorre puntare su opzioni qualitative e non guardare solo alla voce spese. Bisogna, in fase di progettazione, elaborare dei capitolati tecnici che prevedano valutazioni oculate, ad esempio nella selezione dei materiali, con l’obiettivo di realizzare interventi duraturi nel tempo.” Sono trascorsi nove anni, sono cambiati gli amministratori, sono cresciute le promesse elettorali ma le buche restano e semmai si moltiplicano. Questa è la Roma che da decenni conosciamo e si comprende bene il disagio di oggi che ci porta all’esasperazione e vorremmo proprio dalla nuova amministrazione e da una sindaca pentastellata un cambiamento radicale e soprattutto realizzato in tempi brevi. Non è più il tempo delle attese se vogliamo scongiurare il peggio.

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Razzismo politico e malessere sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

carcereLe recenti violenze che vanno ad aggiungersi a quelle antecedenti mostrano il segno di una incapacità totale da parte della politica di leggere il malessere da tempo emerso e che non trova via di sbocco se non facciamo quello che avremmo dovuto fare da tempo. Mi riferisco soprattutto al riordino della filiera giustizia. Il problema sta, infatti, tutto qui. Non sono le leggi che mancano manca semmai la volontà di permettere che esse diventino operanti in tempo reale. Da quanti anni battiamo lo stesso tasto? Sentenze che per passare in giudicato, in via definitiva, impiegano anche, se non oltre dieci anni dal fatto. Carceri sovraffollate e non si trova altra soluzione che passare ai condoni o alle amnistie. La ricaduta, a questo punto, nel tessuto sociale e nell’ordine pubblico con le vaste periferie delle grandi città abbandonate a se stesse, è inevitabile. E si grida al razzismo. In effetti è razzismo ma non quello espresso dai cittadini inermi ma dai politici che hanno permesso che si arrivi a tanto. Ora si dà la colpa a un magistrato che per decorrenza dei termini ha messo in libertà un delinquente. Dobbiamo stupircene? Dobbiamo gridare allo scandalo? Di certo no. Lo scandalo e lo stupore lo riscontro nell’ipocrisia dei politici che mostrano di meravigliarsi mentre non hanno fatto nulla per accelerare gli iter processuali, per avere più edifici penitenziari, per evitare il degrado ambientale, per evitare che la sicurezza dei cittadini sia solo un optional o un motivo di propaganda politica. Questa è la politica che semina vento e raccoglie tempesta. E’ la politica estranea ai cittadini, alla nostra cultura, è la barbarie della politica e dei loro esegeti (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La storia e l’uovo di Colombo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

berlinoCi sono fatti che noi accettiamo per quelli che sono e circostanze che ci fanno riflettere se andiamo ad analizzarle, talvolta con il senno di poi. E così meditando ci rendiamo conto che il concetto di verità diventa in molti casi relativo. La non politica dei politici. Spero di non fare semplicemente il verso a quanti hanno scritto sull’argomento andando ad analizzare il voto politico e amministrativo degli Italiani dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale ad oggi. E’, ovviamente, un lungo discorso ma che intendo riprendere solo per sommi capi e riferendomi ai fatti più recenti lasciando la dietrologia agli storici. Sappiamo bene che a livello mondiale due sono stati gli eventi più significativi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di fare politica: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e l’11 settembre del 2001 con la “tragedia americana” del terrorismo di matrice araba. In Italia, più modestamente, abbiamo avuto l’exploit della magistratura con il fenomeno delle così dette “mani pulite” che ha fatto un solo falò di partiti pur gloriosi ma diventati impuri dalla corruzione. Sono usciti, sia pure ridimensionati, da queste “forche caudine”, solo i partiti di sinistra anche se il colpo di maglio l’hanno avuto, subito dopo, in seguito al crollo dell’Urss. Nel 1993 gli italiani hanno scoperto di trovarsi senza un partito di “centro”. E’ stato allora che con una vigorosa azione mediatica l’uomo che di queste cose era un maestro seppe mettere in piedi, in poco tempo, un partito, imporlo alla politica e vincere le elezioni. Chi era costui? Era un ex per molte cose ma non della politica che amministrava, come si soleva a quel tempo, per interposta persona. Ma con la caduta del suo “idolo” e in mancanza di un sostituto degno di questo nome pensò bene di scendere personalmente nell’agone politico. Era sin d’allora simpatico alle folle e accattivante e dalla sua un’altra dote di sicuro successo: la proprietà di ben tre reti televisive, quella di alcune testate giornalistiche e tanti soldi da mettere sul piatto. Per sua natura non poteva reggere alla pari di uomini politici di carriera ma il suo successo, negli anni che seguirono, fu dettato dalla debolezza degli avversari e dalla loro divisione (divide et impera di antica memoria). Le elezioni politiche del 2006 con la sconfitta elettorale, sia pure di misura, aveva messo praticamente alle corde quest’uomo venuto dal mondo delle immagini e poteva chiudere un capitolo della cronaca politica italiana se i vincitori avessero avuto il buon senso di ricercare non il successo fine a se stesso ma a consolidarlo con una forte leadership e un programma di governo che sapesse fare delle scelte coraggiose di politica sociale, di difesa delle fasce più deboli e di riforme dalla giustizia alla scuola. In difetto avrebbe dovuto subito riproporsi al voto e senza tentennamenti dell’ultima ora. Ciò non è stato proprio perché i nostri politici possono avere molti meriti personali ma manca loro una dote essenziale: non hanno idea di cosa significa fare politica intesa nell’interesse generale. Ora sta subentrando un’altra insidia che spinge questi non-politici a considerare il voto popolare un “incidente di percorso” e che va esorcizzato con l’abilità dell’esorcista. Occorre in pratica abbassare la partecipazione al voto degli italiani. Italiani sfiduciati, italiani che si sentono in trappola da governi che possono cambiare colore ma la sostanza è la stessa, governi che in pratica non governano per il bene comune ma che vivacchiano e sopravvivono a forza di slogan, di promesse e anche di velate minacce. E l’italiano elettore risponde coerentemente non andando a votare o a votare ma lascia in bianco o con improperi la scheda. Non solo. Continua a dividersi immaginando partiti nuovi o nuovi solo nelle sigle ma riciclati dal passato. Se dopo tutto il detto cerco di leggere il futuro mi rendo conto che non sarà cosa facile gestirlo con quanto abbiamo per le mani. Forse il mal sottile che ci corrode è quello del nostro spirito gregario che è suddito della nostra vocazione ad avere un capo e a genuflettersi ai suoi piedi. Non esce dalla nostra logica il primus inter pares e il convincimento che esiste una stragrande maggioranza che non ha voce e una ristretta minoranza che voce ne ha fin troppo e la fa sentire ai quattro venti assordandoci e facendoci perdere il senso dell’equilibrio. Se non usciamo da questa “prigione” ideologica e culturale e cerchiamo di far valere la ragione dei più all’interesse dei pochi resteremo per sempre dei servus servorum Dei per buona pace di potenti e la disperazione dei benpensanti. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici ed economici della Fidest)

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Storia di pittori

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

storia di pittori5Volume quinto (Italian Edition) Kindle Edition. L’ultima raccolta in lingua italiana, di questi cinque volumi, merita, a mio avviso, una riflessione più attenta e articolata sull’impegno che ho inteso assolvere. Il sesto, invece, fa parte a se stante essendo stato proposto in lingua inglese pur non avendo mutato argomento.
E’ che spesso le persone meno attente o distratte da altri e più pressanti impegni di lavoro e familiari, non seguono le varie mostre che nella propria città e altrove sono allestite e che spesso riguardano artisti poco noti, ma anche celebri del passato e del presente, e così facendo perdono l’occasione per darsi ora una rinfrescata dalle letture del tempo che fu, che per taluni si è trattato di un vero e proprio impegno scolastico nello loro verde età, con lo studio della storia dell’arte, e per altri una infarinatura un po’ legata all’input familiare, degli amici e da curiosità e interessi di natura personale e professionale.
Non ricordo quando fu il momento in cui volsi lo sguardo a una pittura per riversarvi un’attenzione più diretta e attenta e che non fosse solo quella delle immagini riprodotte in un fumetto o dalle storie da rotocalco. E’ che mi sorpresi, con il senno di poi, nel non aver saputo cogliere, da giovane imbelle, la meraviglia e l’ammirazione dei miei contemporanei davanti a una stupenda rappresentazione artistica e a rilevarla unicamente come una mera curiosità.
E’ un discorso che non intendo solo rivolgere alla pittura ma anche alla fotografia sia perchè molte opere d’arte le ho conosciute dalle foto che le riproducevano nei libri che ho letto, sia per il rispetto che devo a quell’arte diversa perché espressa non da una pennellata ma dall’osservazione colta dall’obiettivo e che spesso è riuscita a carpire un magico momento di un evento e con lo stesso stile del pittore.
In entrambi i casi ci volle non tanto lo studio sui libri di storia dell’arte per scuotere la mia indifferenza, quanto la mia ritrovata capacità di soffermarmi alla “lettura” del messaggio pittorico e fotografico che si presentava al mio cospetto e al desiderio di un approfondimento.
Credo di aver provato la stessa sensazione appagante allorché passai dal tracciare centinaia di asticciole sul quaderno della prima elementare ai caratteri più definiti dalle vocali alle lettere e alla parola composta e attraverso la quale riuscivo man mano a coglierne il senso nel suo periodare.
Mi mancava la tecnica che mi avrebbe portato a tradurre una pennellata in un linguaggio scritto e a saperlo comprendere nella sua pienezza.
Ho anche provato ad usare il pennello, la tavolozza e i colori e a imbrattare qualche tela ma come chi sa leggere ma ha poca dimestichezza con l’arte della scrittura per ideare un poema o imbastire un racconto nelle sue articolate trame, mi son reso conto che non ne avevo la vocazione ma semmai l’infatuazione del momento.
Forse sono stato più fortunato con la fotografia dove potevo cogliere l’istante “magico” di un momento colto nei baleni della mia vita verso persone e immagini che intendevo fermamente che mi restassero non solo nel cassettino della mia memoria, a futura rimembranza. E’ così che con religioso raccoglimento ogni tanto sfoglio l’album di famiglia e nella foto che osservo si affollano i ricordi e gli affetti in specie quelli che ho perso con la loro dipartita.
Così mi limitai a leggere e a riflettere sui commenti dei critici e a cercare in alcuni casi a decifrare il loro linguaggio ermetico per definire un dipinto e a dargli la stroncatura o il plauso che a loro avviso si meritava. Imparai anche a dissentire anche se a suffragare le mie diverse considerazioni non sono stato mai capace di trovare gli argomenti con lo stesso tono alto adoperato da costoro, per le loro elaborate e dotte osservazioni. Mi limitavo a dire non mi piaceva o che era molto bello e non sempre avevo la forza e anche, se vogliamo, l’arroganza di attribuirmi a conoscitore profondo delle tecniche pittoriche che passavano sotto i miei occhi. (foto: storia di pittori5)

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Ritorno dal coma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

ritorno dal coma(Fantascienza) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “L’insondabile mondo, che molti di noi pensano ci possa essere di là della vita, e che carichiamo di particolari significati solo per cercare di togliere il velo da questo grande mistero che ci circonda e ci compenetra, resta immutabile nel tempo che abbiamo vissuto e per le generazioni venienti.
Per quanto mi riguarda, e così hanno fatto e continueranno a procedere molti altri, ho già cercato una spiegazione avvalendomi di quanto la scienza possa avermi offerto, con una ricerca ardita e appassionata al tempo stesso, e per quanto mi abbia consentito la fantascienza e l’esoterismo con le sue storie fantastiche ma anche inquietanti sul comportamento umano e sulla capacità della mente d’influire sul soma.
Devo dire che già due volte ci ho provato. La prima con il mio libro “Vulnus”, nel quale ho descritto la vita di un umano che ha abitato la terra nel tremila d.C., ma che, per effetto di alcuni flash-back, ricorda una sua precedente vita nel XX secolo. Il confronto è diventato, in questo modo, inevitabile. Eppure per quanto il ricordo, che ho riesumato nelle sue rimembranze, fosse nitido e circostanziato, non mi ha consentito di trovare una spiegazione al lunghissimo tempo che è intercorso tra l’essere stato e la sua nuova identità. Questo vuoto non si è rivelato né è mutata la comprensione per ciò che l’avrebbe atteso, oltre la vita, anche se il suo nuovo permanere sulla terra, senza passioni e particolari interessi e stimoli emozionali, lo ha reso un essere passivo, quasi un meccano nelle mani di un creatore che sembra aver perso ogni interesse per la sua creatura. Nella seconda ipotesi creativa, con “Le ombre”, ho descritto una mia personale esperienza con un’entità che potrei definire extraterrestre, ma umana nell’aspetto e nel comportamento, anche se misteriosa nel suo agire e tessere i rapporti con me.
Ora ci riprovo e questa volta vorrei dimostrare come sia possibile, dopo la morte, assumere nuove sembianze, ma questa volta senza ricominciare dall’inizio, per ripetere la propria esperienza terrena. E per questo sono già pronto a cimentarmi con i “Sette cavalieri dello spazio”.Si tratta di reincarnazione? Non esattamente, almeno secondo una certa letteratura in proposito.Nella reincarnazione, infatti, si muore e si torna a vivere in un altro corpo, ma questo deve essere, necessariamente, in fase di formazione nel ventre della genitrice e non, com’è nel mio caso, “in corso d’opera” sebbene in particolari condizioni da parte del ricevente. Un’altra ipotesi da me considerata, e alternativa alla reincarnazione, è la teoria degli iperspazi che prevede un passaggio che oggi è oltremodo arduo immaginare. Nella teoria degli iperspazi , infatti, il discorso è più complesso. Ho previsto, infatti ne “Le ombre” la presenza di un ologramma che viaggiando nello spazio fosse in grado di superare le diversità esistenti, dal suo punto di partenza, per passare da uno spazio all’altro e di materializzarsi sino ad essere non solo visibile, ma anche di comportarsi alla stessa stregua di un umano adulto e d’invecchiare salvo poi dissolversi, prima della morte fisica, per ritornare nella sua quarta o quinta o sesta dimensione”. (foto: ritorno dal coma)

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Medicina online dodicesima parte

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

medicina online12Ultima edizione (Italian Edition) Kindle Edition La medicina online con questa dodicesima parte chiude la sua serie. L’autore scrive: “A mio avviso non credo che si possa dire di più e di diverso di quanto è stato scritto. La ricerca medica, la pratica che ne segue, l’esperienza clinica che la supporta dimostrano che abbiamo toccato un punto di non ritorno. Se vogliamo che si compia il grande passo che c’induce a ritenere la risoluzione del ruolo sino ad oggi svolto da tutte le componenti dell’universo sanitario nella prevenzione e nella cura dei mali che ci affliggono, dobbiamo volgere lo sguardo altrove.
La medicina non potrà più essere appan-naggio di speculazioni commerciali, di profitti a be-neficio d’interessi personali o di gruppi cosi come accade oggi con quelle società farmaceutiche che producono farmaci e la ricerca scientifica che opera dentro le loro strutture e spesso è finalizzata a ben diversi scopi rispetto a quello primario in difesa della salute umana. Oggi, forse, i segnali in questo senso sono ancora molto deboli per avere qualcosa di più di una percezione che ci possa permettere di vedere con chiarezza quanto si sta maturando sotto i nostri occhi. E’ perché siamo ancora troppo accecati dalle logiche del profitto, dall’avidità dei singoli, dagli in-teressi di bottega, dal concetto che la salute non sia un diritto universale ma un bene accessibile solo per chi dispone di un reddito, di una posizione sociale di riguardo. Uscire da questo tunnel non è facile perché occorre superare molti tabù, radicate convinzioni, la logica di chi continua a credere fermissimamente in un mondo diviso in due distinte parti tra chi ha e chi è. Tra la massa dei servus servorum dei e la schiera degli eletti e ai quali tutto è dovuto, niente è precluso.

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Luci della ribalta parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

luci della ribalta 4Parte quarta (Spettacoli Vol. 4) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo.
Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. (foto: luci della ribalta 4)

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La magia della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

la magia della vita(Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “La magia della vita” è nata dalla costola de “L’Ultima frontiera”. Essa aveva un ambizioso progetto che era quello di raccogliere in quattordici tomi tutta la mia produzione letteraria consistente in 84 volumi e trattanti i più disparati temi dello scibile. Non raggiunsi quest’obiettivo e mi fermai a solo sette tomi. Ora ho ripreso i vari argomenti e li ho riportati alle singole pubblicazioni che hanno visto la luce online su Amazon. E’ mia intenzione di continuare a riprodurre i testi dopo avervi apportato modifiche, integrazioni e persino sdoppiati o accorpati gli argomenti, come sto facendo con il presente elaborato, per dare a essi un contenuto più omogeneo e specialistico. Sono stati, di conseguenza, in parte cambiati i titoli dei libri e fatta assumere una nuova veste tipografica sia nelle immagini di copertina sia nel formato e nel carattere. (foto: la magia della vita)

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Medicina sociale 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

medicina sociale1Prima parte (Italian Edition) Kindle Edition. Il tema conduttore di questa edizione riguarda l’epatite virale. E’ un argomento che stimola, per lo meno, una riflessione. Riguarda il valore che noi attribuiamo alla salute intesa più come una opportunità per fare soldi che per offrire un’occasione ai malati per una guarigione completa.
E più in generale la cura dei nostri mali, può diventare un potente strumento di ricerca biomedica per assicurarci, con strumenti validi, sotto il profilo farmaceutico e di tecniche chirurgiche o di altro genere, un benessere sicuro e duraturo.
Se non accade è perché abbiamo preferito la strada più agevole per stimolare i nostri egoismi e tutto questo non riguarda solo ciò che la scienza può offrirci a monte con studi più approfonditi sulla natura umana e i suoi rimedi, ma anche nel nostro operare quotidiano.Penso ai medici di famiglia che sono diventati in massima parte dei burocrati e si riducono sovente in prescrittori di medicinali e di accertamenti diagno-stici. Alcuni pazienti mi dicono che le loro visite allo studio si riducono per lo più alla descrizione di un malessere che avvertono e il medico che si limita, senza visitare, a prescrivere medicine o a stabilire vari tipi di accertamenti.E’ tempo che anche questo rapporto con i sanitari vada rivisto così come l’ho già prospettato in altri miei analoghi lavori ma credo non sia abbastanza e valga la pena di ribadirlo di nuovo e con più forza anche in questa sede. Qui non si tratta tanto di fare economie, anche se la circostanza di certo non dispiace, ma di rispondere meglio alle attese della parte dolente dell’umanità.
D’altra parte lo dobbiamo alla stessa conoscenza che noi acquisiamo attraverso il web e che ci permette d’interloquire meglio con il nostro medico ma anche di poter rettificare taluni errati giudizi che noi traiamo proprio per quella mancanza di uno studio sistematico della natura umana che è, invece, nella cultura dello specialista.
Ciò implica la necessità del dialogo tra le parti che non può limitarsi al binomio causa/rimedio in specie se la possibile soluzione si sposta nel tempo e resta “sospesa” finché non interverranno i vari accertamenti diagnostici che sono, tra l’altro, condizionati ai tempi lunghi previsti per prenotarli.
Il rischio è che si vada ad allargare la base della ricerca senza che vi sia una reale necessità mentre il tutto poteva essere ovviato con una più attenta e circostanziata indagine diagnostica nello studio del sanitario. (foto: medicina sociale1)

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