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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Luci della ribalta parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

luci della ribalta 4Parte quarta (Spettacoli Vol. 4) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo.
Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. (foto: luci della ribalta 4)

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