Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La par condicio e le prossime elezioni politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

elezioniNon mancherà occasione per i partiti di ritornare sull’argomento e invocare a gran voce la sua riforma. Ma in pratica cosa significa? Si tratta di dare maggiore audience nei media ai partiti più rappresentativi sul piano parlamentare e privando di fatto ogni accesso a quelli che non hanno un parlamentare o di nuova formazione. L’impressione che traiamo di primo acchito è che si vogliono privilegiare i partiti esistenti e tra essi le forze più organizzate e capaci di raccogliere consensi disponendo di maggiori risorse economiche. A questo punto dobbiamo anche pensare che i movimenti politici, alla fine pur condizionati dalla legge elettorale che sceglieranno, punteranno sulle candidature più affidabili sul piano dell’ortodossia ed eviteranno quelle “liberali” ovvero meno rispettose della disciplina di partito per quanto possano essere più gradite agli elettori. Se così è dovremmo celebrare un nuovo revival dell’istituto partitico consolidato rispetto alle forze libere e determinare di fatto la tendenza alla concentrazione dei partiti e, in subordine, ad alleanze “strategiche” essenziali per le forze minori, se vogliono sopravvivere. Dovremmo quindi chiederci quale vantaggio ne possiamo trarre nella gestione del potere rappresentativo a livello Parlamentare e di esecutivo nel governo. Probabilmente di forze più coese, più disciplinate. Ma siamo sicuri che così facendo rendiamo un buon servizio alla democrazia della rappresentanza? La verità è che stiamo andando verso un criterio di concentrazioni partitiche sempre più accentuate proprio nella logica del maggioritario che pure si vorrebbe edulcorare o meglio ancora vanificare. Ma se prevale il maggioritario dovremmo appiattirci su tre distinte posizioni e senza sbavature di sorta: due partiti per il grande centro, un altro per la destra ed un altro ancora per la sinistra. E su questa misura il centro potrà giocare la sua parte ora con il partito che si allea con la destra ed ora con la sinistra ma senza dialogare con altre forze minoritarie che possono attraversare l’intero schieramento elettorale. Semplicemente non dovrebbero più esistere. A questo punto sta proprio alla destra come alla sinistra scegliersi il partito unico per farsi rappresentare. Gli altri potranno restare in vita solo come “movimento di opinione” e sperare nella “carità” altrui. Gli italiani, probabilmente, se fossero più consapevoli della partita che si gioca dietro la riforma della par condicio vi presterebbero, senza meno, più attenzione e con loro gli stessi partiti che ne potrebbero trarne giovamento. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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