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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Imprese: Piccolo è bello ma vale ancora il detto?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

reti impresaLa formazione di aziende familiari è stata a lungo incoraggiata in Italia eppure le tendenze dell’economia europea sono di segno opposto e vanno verso unità produttive di sempre maggiori dimensioni. Nel 1950 l’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, faceva una netta eccezione all’interno di una Europa agricola dove oltre il 90% delle forze di lavoro era costituita dall’imprenditore e dalla sua famiglia. In questo campo l’industrializzazione permetteva di promuovere il consumo dei prodotti ortofrutticoli e zootecnici e riduceva, al tempo stesso, i tempi morti del lavoro agricolo, esaltando la piena occupazione contadina. Non solo. Il centro degli interessi economici dei poderi veniva spostato alla fabbriche consentendo ai piccoli imprenditori un minore stress. Questa intesa si infranse con la crescente rapida richiesta di manodopera non agricola che alla fine non ridusse le residue sacche della sottoccupazione, ma travolse le più piccole tra le aziende familiari. Nonostante ciò, ancora nel 1975, nel quadro dell’Europa dei 12, le forze di lavoro familiari, calcolate in unità standard (le cosiddette Ula) rappresentavano il 78,2% dell’occupazione agricola. In questo contesto spiccava, con il 66,9% il caso italiano. 20 anni dopo le statistiche scontano l’aver inglobato nell’Europa un intero stato, la Germania Est) dall’agricoltura esclusivamente basata sul lavoro dipendente. Con tutto ciò le forze di lavoro familiari rappresentavano ancora il 75,7%. Ma va anche detto in proposito che lo sviluppo economico consente alle piccole unità familiari di controllare maggiori aree. Un tempo l’ex-zappatore poteva a stento coltivare tre ettari con suo strumento oggi può farlo agevolmente e con minore fatica con cento o duecento dall’alto del trattore e grazie a congegni sempre più sofisticati e a logiche cooperativistiche. Semmai si sta sviluppando la tendenza da parte delle imprese familiari di acquisiste manodopera salariata. Il progresso dovrebbe, quindi, spingere verso l’alto le frontiere dell’azienda familiare come se alla sua attitudine produttiva non ci fossero più limiti. Resta aperto l’interrogativo posto in premessa: continua ad essere bello a fare i piccoli o non vi è più convenienza a farlo? Ed ancora questo vale, se si, in agricoltura più che nel settore industriale? (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici ed economici della Fidest)

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