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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 307

Procedure d’infrazione contro la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

europaNonostante i ripetuti inviti ad agire e l’avvio, lo scorso mese, di procedure di infrazione da parte della Commissione, i tre paesi continuano a violare i loro obblighi giuridici e trascurano gli impegni assunti nei confronti della Grecia, dell’Italia e di altri Stati membri.
Il 15 giugno 2017 la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia tramite l’invio di una lettera di costituzione in mora. Le risposte fornite non sono risultate soddisfacenti in quanto non indicavano che tali paesi avrebbero rapidamente iniziato le ricollocazioni nel loro territorio. Nessuno degli argomenti fatti valere — che si tratti della causa in corso contro il Consiglio, che non ha effetto sospensivo, della solidarietà mostrata con altri mezzi oppure delle difficoltà nell’effettuare i controlli di sicurezza — giustificano il mancato impegno a mettere a disposizione posti. Per questo motivo la Commissione ha deciso di passare alla fase successiva della procedura di infrazione. Le decisioni del Consiglio impongono agli Stati membri di impegnarsi a mettere a disposizione posti per la ricollocazione ogni tre mesi al fine di garantire una procedura di ricollocazione rapida e ordinata. L’Ungheria non ha ricollocato nessuno da quando è stato avviato il meccanismo di ricollocazione mentre la Polonia non ha effettuato alcuna ricollocazione né preso alcun impegno dal dicembre 2015. La Repubblica ceca, dal canto suo, non ha effettuato alcuna ricollocazione dall’agosto 2016 e non ha assunto nuovi impegni da oltre un anno.Il parere motivato costituisce la seconda fase della procedura di infrazione e consiste in una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’UE, con l’invito agli Stati membri interessati a comunicare alla Commissione, entro un determinato periodo, le misure prese a tal fine. Poiché le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono state adottate in risposta a una situazione di emergenza e alla luce dei ripetuti solleciti ai tre Stati membri, le autorità della Repubblica ceca, dell’Ungheria e della Polonia devono rispondere al parere motivato entro un mese, anziché entro il consueto termine di due mesi. Se non rispondono o se le osservazioni presentate nella risposta non sono soddisfacenti, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito nel settembre 2015 da due decisioni del Consiglio, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare le persone bisognose di protezione internazionale dall’Italia e dalla Grecia. La Commissione riferisce periodicamente sull’attuazione delle due decisioni del Consiglio tramite le relazioni periodiche sulla ricollocazione e il reinsediamento, che usa per chiedere di intraprendere le misure necessarie. Come indicato nell’odierna 14ª relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento, il ritmo della ricollocazione è notevolmente aumentato nel 2017 e dal novembre 2016 il numero di trasferimenti è salito a oltre 1 000 al mese, con un nuovo record di oltre 3 000 trasferimenti nel giugno 2017. Al 26 luglio il numero totale di ricollocazioni è pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall’Italia).

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