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Caldo e pesce attenzione a sindrome sgombroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa colpa è della temperatura: quando il pesce fa male è perché non è stata rispettata la catena del freddo e quello che può capitare è una intossicazione da istamina o sindrome sgombroide. “Con il termine Sindrome Sgombroide – spiega il dottor Stefano Cantini direttore dell’area sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Azienda USL Toscana Centro – si intende una patologia di origine alimentare causata dal consumo di prodotti ittici contaminati da batteri in assenza di alterazioni organolettiche. I batteri responsabili di per sé non sono patogeni ma sono in grado di trasformare un amminoacido (istidina), presente in abbondanza in alcune specie di pesci, (tonno, sgombro, alice i piu’ comuni) in istamina che, se presente in grandi quantità, è la responsabile della patologia”. I sintomi si manifestano da pochi minuti a qualche ora dal consumo del pesce e interessano la cute (eritema al viso, sensazione di calore) il sistema gastroenterico (diarrea, vomito, dolori addominali) e sono frequenti anche mal di testa, palpitazioni e tremori. La dose per la manifestazione clinica della sindrome sgombroide è influenzata da numerosi fattori quali sensibilità individuale, peso corporeo, composizione del pasto (elevate dosi di alcool possono potenziare l’effetto), farmaci, età e altre patologie/allergie.
Nessun allarme ma è necessario richiamare alcune regole suggerite dalla ASL, rivolte principalmente agli operatori del settore alimentare (ristoratori, commercianti ecc.) ma comunque valide anche nella conservazione e preparazione casalinga e comunque da applicare per qualsiasi tipo di alimento, non solo pesce, in questo periodo di caldo “torrido”.
La conservabilità dei prodotti ittici è indicata dalla data di scadenza e vale fintanto che la confezione rimane integra: una volta aperta la confezione, l’alimento deve essere consumato nel più breve tempo possibile. Mantenere la catena del freddo e non fare “dentro e fuori dal frigorifero”.
Il prodotto in scatola una volta aperto deve essere preferibilmente consumato in giornata. Se questo non è possibile, al momento dell’apertura trasferire il prodotto in contenitori chiusi più piccoli e conservarli in frigorifero a temperature inferiori a 4°C oppure acquistare confezioni più piccole adeguate al consumo della propria famiglia.
Non mantenere a temperatura ambiente e aperte le scatolette di tonno ed utilizzare solo le quantità necessarie per le preparazioni del momento e poi riporre immediatamente il prodotto restante in frigorifero ben ricoperto da olio o prodotti di conserva
Lavare bene la verdura da consumare insieme al tonno per esempio in sandwich o insalate perché i batteri eventualmente presenti possono contaminare il pesce.
Preparare gli antipasti contenenti tonno nelle quantità che si pensa vengano consumate entro una/due ore e conservare eventuali piatti pronti a base di tonno in frigorifero, (fonte Firenze http://www.uslcentro.toscana.it)

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