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Decreto Mezzogiorno: un bluff per il Sud

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

mezzogiorno italia‘Il numero, la qualità e la quantità di modifiche apportate al DL 91/2017 sulle “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” in sede di conversione in legge avrebbero richiesto un confronto autentico che ancora una volta ci è stato negato dal Governo che ha blindato il testo’- così Amedeo Laboccetta, deputato napoletano e vice coordinatore campano di Forza Italia.
‘Le otto regioni del Sud che registrano le maggiori sofferenze, avrebbero meritato più rispetto anche in tema di interlocuzione con il Governo. In pochi giorni, nel decreto legge sono stati introdotti e trattati temi di grande rilevanza: rifiuti, imballaggi, trasporto pubblico locale, contrasto agli incendi boschivi, modifiche al codice penale sulle estorsioni, edilizia scolastica e giudiziaria, formazione, marginalità sociale, immigrazione, autostrade ed ancora altro. Il decreto ha talmente ampliato la sua portata da essere stravolto’.- continua Laboccetta.
‘Potrebbero esserci molte ricadute positive per il Sud ma le preoccupazioni sono tante e non mi riferisco solo al sospetto tempismo di questo documento che nasce a fine legislatura. La misura “il resto del Sud” potrebbe essere definita “il resto di niente” perché prevede solo uno spolvero di spiccioli a giovani imprenditori del Sud, ripercorrendo una strada già tracciata molti anni fa da Sviluppo Italia. Cambiano i nomi ma la sostanza resta la stessa e ci vorranno anni per recuperare i fondi assegnati e non spesi o mal gestiti. Lo spazio improvvisamente garantito alle “associazioni ed agli enti del terzo settore” apre a più di un sospetto, in un momento in cui la Corte dei Conti si interroga sulle interferenze di questi enti con i sindacati e la politica’- aggiunge il deputato. ‘Il più rilevante degli interventi è quello dell’istituzione di Zone Economiche Speciali, le ZES, la cui efficacia resta comunque ancorata ai decreti attuativi che saranno successivamente emanati dal Governo. Quello che invece lascia pesantemente perplessi è che l’istituzione delle ZES, esclude sostanzialmente una reale interlocuzione con il territorio, marginalizzando le Regioni ed escludendo, di fatto, tutte le parti sociali e la politica locale. Una deriva che già si è sostanziata con la riforma dei porti che poco o nulla ha cambiato ma certamente ha concentrato nelle mani di quindici soggetti, i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale, una parte importante dello sviluppo del nostro Paese. Quindici persone di diretta emanazione del Governo che hanno messo le mani sul 14% del PIL del Paese, perché tanto pesa la logistica in Italia. Questa stessa deriva è estesa oggi alle ZES conferendo a pochi soggetti un potere straordinario, anche per concordare soluzioni che potrebbero non essere nell’interesse di tutti. Una delle più importanti ZES verrà istituita a ridosso del porto di Napoli, nell’area orientale, un’area estesa oltre 800 ettari classificata come sito di bonifica di interesse nazionale a causa della presenza di pericolosi depositi costieri che andavano delocalizzati sin dal 2004, come previsto dagli strumenti urbanistici approvati dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Ma convenienze di varia natura hanno portato a trascurare il problema, pur essendo l’area orientale di Napoli una polveriera in caso di possibili attentati terroristici ed un posto densamente popolato ove si concentra un’elevata casistica di patologie tumorali. Ma di questo nessuno parla perché ci sono altre convenienze. Da napoletano penso che l’area di Napoli Est avrebbe potuto essere la grande occasione per la rinascita della città. Ma così non è. Ed ora le ZES, per come è configurata la governance, potrebbero rivelarsi un altro regalo ai titolari dei depositi costieri’- conclude Laboccetta.

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