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Teatro: Bohème!

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

trapani-villa-margheritaTrapani Martedì 8 e giovedì 10 agosto 2017 ore 21,00 Teatro Giuseppe Di Stefano Villa Margherita. Si conclude con il capolavoro pucciniano “La Bohème”, la 69ª stagione d’opera dell’ Ente Luglio Musicale Trapanese, tra le più felici, in termini di gradimento e riscontro da parte del pubblico. Sipario alzato, quindi, al Teatro Giuseppe Di Stefano a Trapani per un’opera che viene proposta con Orchestra, Coro del Luglio Musicale Trapanese e Coro di Voci bianche “Carpe diem” di Marsala. Sul podio Nikša Bareza. Protagonista di questa affascinante produzione, un cast di acclamate voci: nel ruolo di Mimì, Valentina Boi. Nel ruolo di Rodolfo Danilo Formaggia. Nei panni di Musetta, Larissa Alice Wissel, Marcello sarà interpretato da Fabio Capitanucci. Michele Patti sarà Schaunard, Andrea Patucelli in Colline, Alcindoro/Benoit sarà Angelo Nardinocchi. Andrea Schifaudo vestirà i panni di Parpignol. Affidata alla regia di Stefania Panighini, molto giovane ma che possiede un’intensa attività di regia in numerosi teatri europei, sarà capace di portare in primo piano le dinamiche drammaturgiche e musicali del testo, così peculiari nel capolavoro pucciniano. Scene di Andrea De Micheli, luci di Daniele Naldi mentre i costumi sono di Tatiana Lerario, le coreografie di Patrizia Lo Sciuto. Maestro del Coro sarà Fabio Modica e il Maestro del Coro di voci bianche Roberta Caly. Le scene liriche in quattro atti di Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa sono tratte dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Regio di Torino, il 1 febbraio 1896. Biglietti da 12 a 35 euro. Scrive Stefania Panighini: “La Bohème non è solo quel fenomeno artistico che attraversa quasi un secolo, dalla sua nascita – negli anni 30’ dell’800 – fino all’inizio della seconda guerra mondiale, ma anche una stanza dell’anima: un modo di sentire l’arte scanzonato e maledetto, dove gli opposti contrastano furiosamente fra loro, per poi fondersi come colori sulla tela. I dieci anni che intercorrono tra le due grandi guerre, sono in questo senso i più significativi, perché raccontano l’ascesa e la caduta di una grande utopia: il movimento Dada e il suo irriverente e disarticolato sistema artistico, che ignorava con tenacia dissacrante il desiderio di ricostruzione postbellico. Eccoci totalmente immersi nei folli anni venti, dove il fervore artistico di Picasso, Brancusi o Modigliani, esplode ai margini di una società troppo impegnata a ricostruire e ricostruirsi: chi si perde nei fumi dell’oppio e dell’assenzio (considerando l’arte come un cammino senza meta, piuttosto che una rivincita sulla guerra), viene escluso da un comune sguardo verso il futuro, isolato in un presente sterile, fatto di sogni che si sfaldano al fiorire di primavera. Nulla più che il glorioso e straordinario fallimento di un’intera generazione di artisti”.

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