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Scuola: Entra di ruolo a 69 anni dopo una vita da precaria ma a 70 anni sarà licenziata senza pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

porto palermoPalermo. Una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, ma potrà però almeno ricorrere in tribunale per farsi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Aderisci al ricorso per gli scatti e per la ricostruzione di carriera.Pacifico (Anief-Cisal): L’attuale normativa legislativa e contrattuale, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare Avanti.
Il record sa, purtroppo, di beffa: una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La notizia, che lascia non poca amarezza, è stata riportata dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, a questa realtà siamo ormai abituati. Potrà però almeno ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Entrerà nei ruoli della scuola materna mercoledì prossimo: classe 1948, una vita spesa tra graduatorie permanenti, poi ad esaurimento e concorsi a cattedra in un ordine di scuola che dal 2009 ha subito una forte riduzione dei posti di lavoro per la scomparsa del maestro prevalente e il ritorno al maestro unico, dell’insegnante specialista in lingua inglese, e la riduzione del tempo scuola da 30 a 24/27 ore. Il risultato: tagli per 40mila posti in dieci anni e i bambini che nella classifica dei rapporti PIRLS sull’apprendimento sono passati dal 5° al 35° posto in poco.Ma lei ha resistito a una vita da precaria e ha vinto la sua battaglia contro la supplentite, per niente risolta dal Governo nonostante l’approvazione di un decreto legislativo ad hoc che, comunque, ad oggi non ha aggiunto alcuna risorsa alla scuola dell’infanzia e della primaria. Ma come tutti i precari, nella scuola italiana che batte tutte le classifiche mondiali per numero di insegnanti over 50, la data per i neo-immessi in ruolo, dovuta anche all’endemica mancata trasformazione di tutti i posti da organico di fatto in diritto, la docente ora dovrà lottare per aver riconosciuto gli scatti di anzianità maturati in regime di precariato e la stessa anzianità dopo il decreto di ricostruzione di carriera.Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “L’attuale normativa legislativa e contrattuale, infatti, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Nell’uno e nell’altro caso raffredda la carriera, ma tale raffreddamento per i giudici del lavoro italiani ormai è palesemente illegittimo e risarcibile grazie ai giudizi intervenuti. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare avanti: sono stati notificati reclami alla Commissione delle Petizioni del Parlamento europeo, denunce al Consiglio d’Europa, ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, mentre l’intera questione del quantum del risarcimento è sotto le lenti nuovamente della Corte di giustizia europea”.

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