Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 341

Il trauma del vicino oriente

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

saddam_husseinLe crisi che travagliano, oramai da decenni, l’area che si richiama al vicino oriente per gli europei sono la dimostrazione del come sia impossibile governare la politica se è e resta “inquinata” da logiche capitalistiche e di controllo, costi quel che costi, delle fonti energetiche di cui quella regione è ricca. Secondo un certo ragionamento il regolamento dei conti con Saddam Hussein e Gheddafi doveva riportare ordine all’area ed affermare, in pari tempo, il primato degli statunitensi e la loro forza di dissuasione militare nei confronti di quelle forze più ricalcitranti al rispetto per i nuovi “padroni”. La sfida è diventata all’ultimo sangue proprio perché tutti si erano resi consapevoli che si trattava e continua a trattarsi di una battaglia volta ad affermare un solo vincitore mentre al perdente non sarebbero rimaste nemmeno le briciole. E così è diventata la guerra di tutti contro tutti. Con tale andazzo a rimetterci, come sempre, è la povera gente. Si combatte una battaglia metropolitana, tra popolazioni inermi e bisognose di tutto. Si combatte per un primato per interposta persona. Si tende ad alzare il livello della contesa ed anche ad esportarla in Occidente attraverso il terrorismo internazionale di matrice islamica. Ci troviamo, in pratica, al cospetto di un conflitto mondiale dove non esiste, di fatto, un vero e proprio stato belligerante ed uno stato aggredito, ma delle “trasversalità” che interessano più Stati e non necessariamente coinvolgono i rispettivi governi. In questo modo noi ci avviciniamo pericolosamente ad una resa dei conti troppo generalizzata che può portarci sul terreno insidioso delle lotte tribali, dei genocidi, del razzismo e della polizia etnica. Si tratta in definitiva di un pactum sceleris tra forze che si alleano oggi per sconfiggere un terzo incomodo ma non si esclude che in futuro possano giungere tra loro ad un’altra sanguinosa resa dei conti. E alla fine come facciamo a distinguere l’arabo buono da quello cattivo, lo statunitense buono dal cattivo e via di questo passo? Homo homini lupus.(Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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