Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Date a Cesare quel che è di Cesare e a… è ancora valido come precetto cristiano?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

giulio cesareE’ quanto ci chiediamo non certo per rispolverare antichi steccati integralisti tra l’opera laica e quella religiosa sia pure espressa sul terreno del sociale e del civile. La verità è che ogni azione che una politica compie ha degli indubbi riflessi nel popolo che amministra. E se essi sono di segno negativo e ingenerano proteste e malumori di questo la Chiesa, sia essa cattolica o protestante o di altra professione religiosa, non può non riverberare il disagio avvertito dai propri fedeli. Ci si attende, quindi, una risposta etica di solidarietà per gli indigenti e di protesta nei confronti di coloro che si sono avventurati su un percorso così accidentato e capace di lasciare profonde tracce di malessere collettivo. Governare, è ovvio, non è facile in una società composita dove si intrecciano interessi interclassisti forti e ben organizzati, ma nello stesso tempo è dovere di tutti riconoscere che esiste una parte della società che raccoglie i più deboli ed i più esposti alle crisi occupazionali e di reddito, che i singoli e le famiglie registrano, e che essi vanno più degli altri difesi e sostenuti. E se il richiamo è formulato in nome di una solidarietà cristiana ciò non vuol dire che si debba partire dal fatto che non esiste un’altrettanta forte solidarietà laica. Tutt’altro. E’ che da qualche parte si recita il ruolo delle tre scimmiette: per non udire, per non parlare, per non vedere. E se tutto ciò comporta, e ci riferiamo in primo luogo al Sud del mondo, l’abbandono di intere popolazioni al loro tragico destino di fame, malattie, emigrazioni forzate, sanguinose lotte tribali dobbiamo chiederci se esiste una coscienza laica capace di digerire tutto ciò con indifferenza e distacco o se invece non si meriti un richiamo forte e deciso da chi non rappresenta solo e comunque una autorità religiosa ma quella ancora più incisiva di una coscienza civile verso il rispetto dell’essere umano in toto. Se il capitalismo ci ammannisce questi frutti avvelenati, è bene denunciarlo con forza, combatterlo con il linguaggio più appropriato e chiederci, in definitiva, se non è colpa di una cultura non acquisita o deviata che dobbiamo riportare sulla strada maestra prima che diventi troppo tardi per tutti.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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