Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

La civiltà della violenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

Nel dibattito politico si sta ora insinuando un’altra variabile che avremmo preferito volentieri fare a meno: la violenza, le sevizie, le torture. Molti si sorprendono di doverle nuovamente riesumare in quelle popolazioni che più delle altre sembrano aver acquistato quel tanto di civiltà giuridica da aborrirle e, ove si verificassero, da perseguirle con il massimo rigore. La verità è che in queste circostanze vale il detto evangelico: chi non ha peccato lanci per primo la pietra. Un attento osservatore dei comportamenti umani ci disse tempo addietro che la civiltà del progresso è ben lungi dal portarci anche l’abolizione delle violenze private e pubbliche. Esse, semmai, si possono affinare, con le torture psicologiche, con l’annientamento della personalità e per finire al mobbing. Siamo tutti, in un modo o nell’altro, vittime e carnefici nei confronti dei nostri simili e se non riusciamo a superare questo marchio che ci viene impresso dalla nascita in poi ben difficilmente ci sarà possibile diventare esseri umani nel senso civile ed etico della parola. Ecco perché queste torture così ben documentate fotograficamente che ci pervengono dalle carceri irachene, le violenze e le distruzioni in Siria dopo circa sei anni di guerra civile, e le violazioni delle libertà civili in Turchia, in Venezuela e in molti altri paesi non ci sorprendono più di tanto. Né ci suona altrettanto sorprendente lo stupore di chi oggi cerca di ammantare il tutto con un’alta dose di perbenismo propagandistico. E’ l’ipocrisia del sistema, delle persone e della stessa informazione che conosciamo bene e che oggi recita la sua parte come quella di tutti gli altri, del resto. Quante volte Amnesty International ed altri movimenti affini hanno denunciato soprusi e violenze un po’ ovunque nel mondo dentro e fuori le carceri, dentro e fuori i regimi autoritari, e quante altre volte le abbiamo accolte con una certa indifferenza, per non dire fastidio? E’ questo, dunque il prezzo, che dobbiamo continuare a pagare nonostante teniamo a definirci civili, democratici e rispettosi delle opinioni altrui? E finché andiamo avanti con queste spirali di violenze che nessuno sembra voler spezzare seriamente, la nostra civiltà continua a procedere con passo malfermo verso il suo futuro. E se in quel futuro continuerà ad esservi il male, le tecnologie potranno solo renderlo peggiore e perverso. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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