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In Italia ci vuole un “dittatore?” Quando la storia si fa cronaca

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

Il DittatoreScrivevo nel mio libro “Il dittatore”, alcuni anni fa, che questa figura, nell’antica Roma era rappresentata dalla presenza di un magistrato che assumeva la pienezza dei poteri civili e militari. Successivamente, nel risorgimento italiano, tale parola si collegò al capo democratico al quale si attribuivano, sia pure per un breve periodo, tutti i poteri per facilitare il passaggio da un vecchio regime al nuovo fondato sulla libertà, l’indipendenza e l’unità. Dunque nell’accezione da me indicata niente lascia prefigurare un personaggio avvolto dal mito della violenza e della sopraffazione, ma, semmai, un uomo saggio, carismatico e rispettato da tutti che si caricava di un onere pubblico nell’interesse comune. Cercai, subito dopo, d’essere confortato da qualche esempio ricorrendo ai due nomi più vicini al mio tempo: Benito Mussolini e Giulio Andreotti. Entrambi ebbero il sostegno elettorale, ma non si somigliarono di certo dal punto di vista dell’azione politica. Mussolini, infatti, trasbordò nel potere assoluto negando il valore della libertà e della democrazia mentre Andreotti restò nel sistema, lo assecondò e ne subì i rigori. Ciò, non di meno, esercitò un potere quasi autoritario ma con discrezione, praticamente in punta di piedi. Siamo poi passati, in ordine di tempo, a Silvio Berlusconi. Personaggio controverso, catapultato in politica più per necessità, per sostenere le sue aziende, che per convinzione e che in questi giorni ritorna agli onori della cronaca politica ma tenendosi stretto lo stesso “vizietto” di sottofondo. A questo punto possiamo meglio definire l’identikit di tutti e tre. L’ascesa al potere del primo fu favorita dal timore che il virus del comunismo potesse diffondersi in Italia minando gli interessi del mondo industriale vigente. Il secondo doveva fungere da garante per tutelare la tenuta dell’Italia nell’area occidentale dovendo competere con il più forte partito comunista fuori dalla cortina di ferro. Questo spiega la necessità di stabilire rapporti anche con i mafiosi pur di trovare anticomunisti sia convinti sia prezzolati. E Silvio Berlusconi? Anche lui fu avvantaggiato dalle apprensioni di una certa classe sociale timorosa che partiti troppo inclini a sinistra potessero alterare gli equilibri dei potentati nazionali che dovevano, tra l’altro, essere gestiti in famiglia e lontani dagli occhi indiscreti delle luci della ribalta. Tutto ciò ha avuto un prezzo. Lo Stato si è inventato lavori inesistenti e che chiamiamo ammortizzatori sociali e che oggi, questi eccessi compresi i finanziamenti alle imprese a fondo perduto e le ruberie di varia natura, sono fatalmente giunti al pettine con un debito pubblico da capogiro. Ora ci vorrebbe un altro dittatore, ma di tutt’altra pasta, diciamo in chiave risorgimentale, carismatico e fondamentalmente democratico e consapevole che il suo compito è di breve durata e che la sua mission è solo quella di dover traghettare il paese verso le riforme strutturali e per tenere un nuovo rapporto di convivenza civile e al tempo stesso mettendo un freno alle diverse corporazioni e lobby che oggi tiranneggiano il paese e lo paralizzano con i loro veti incrociati. Per un attimo abbiamo pensato a Matteo Renzi ma abbiamo dovuto ricrederci anche se la sua ombra continua ad aleggiare preoccupante sulla scena politica italiana. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi sociali e politici della Fidest)

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