Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

L’Europa messa alle corde

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

dossier europa parte primadossier europa parte secondaNon stiamo a rivangare il passato, quello remoto per intenderci. Partiamo invece dall’inizio di questo nuovo secolo. Lo facciamo prendendo buona nota dai lanci della Fidest che da allora si sono infittiti sul tema europeo sino a permetterci di raccoglierli in tre volumi e oggi di comparare questi spunti con l’attualità.
La prima riflessione che ci giunge spontanea è l’insoddisfazione di molti europei per una comunità che sembra di più assumere una logica “imperiale” con un potere centrale che accentra e non riesce a comprendere lo spirito dei tempi. Fa poi da corollario un supporto umano nella leadership europea alquanto mediocre che non è in grado di riscattarsi con più centri di comando: Consiglio europeo, Commissione Europea, Parlamento Europeo, proprio perché diventano, in pratica, dispersivi e si trasformano spesso in una tribuna dove dar sfogo alle proprie pretese nazionalistiche e al più realizzando alleanze bipolari: franco-tedesche, paesi dell’Est europeo, ecc.
Una cosa, tuttavia, è certa: l’attuale leadership ci conduce verso un futuro incerto e al rischio concreto di uno sfaldamento dell’intero sistema. E la mediocrità non ci permette d’affrontare il futuro con la necessaria determinazione nel fare scelte coraggiose facendo perdere alcuni tabù legati alla “sovranità nazionale” per renderla collettiva. Pensiamo, ad esempio, alle politiche industriali e monetarie, a quelle del lavoro, fiscali e dei prezzi.
Ma anche la capacità d’avere una politica estera comune che sappia parlare al mondo con una sola voce perché, ad esempio, avremmo fatto volentieri a meno dell’intraprendenza del presidente Macron per la questione libica. Avremmo dovuto costruirla con quella europea con la Mogherini o chi per lei. Che senso, infatti, ha mostrare una pluralità di politiche internazionali se vogliamo essere dossier europa parte terzarappresentativi di una volontà collettiva di taglio europeo? L’Europa, per intenderci, ha perso la consapevolezza che il nostro tempo richiede decisioni immediate e, soprattutto, che i destinatari debbano essere certi d’avere a che fare con una forza unitaria e non spezzettata in più tronconi e persino l’un contro l’altro armata. E in politica estera, in particolare, avremmo molte ragioni per restare uniti e fermi nelle nostre scelte. Pensiamo ai rapporti con la Federazione russa di Putin e al vicino Oriente. La Russia, dopo tutto, al di qua degli Urali, è l’Europa e il Mediterraneo ci offre l’opportunità di tessere buoni rapporti con tutta l’area dei paesi nord africani e asiatici che si affacciano sulle sue sponde. Ci siamo mai chiesti quali politiche autonome e originali siamo stati capaci d’imbastire con questi paesi? Siamo solo riusciti a creare un gran “pasticcio”, per usare una parola educata, con le politiche migratorie. Abbiamo trasformato, in particolare, l’Italia in un grande capo profughi con seicentomila arrivi in due anni, ed ora ci ritroviamo a non sapere come gestirli perché non si tratta solo di rifocillarli ma di trovare loro un lavoro. Non sanno forse i grandi saputelli di Bruxelles che esiste una forte evoluzione tecnologica che tende a ridurre il lavoro degli “umili” e ad esaltare quello delle “intelligenze”? (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi sociali e politici della Fidest)

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