Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

La politica di chi agita la bandiera del riformismo ma si guarda bene dal realizzarlo

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

pronto soccorso tor vergataNon intendiamo, in questa sede, fare una requisitoria di natura ideologica sul significato della parola riformista ed il suo modo d’essere nella vita di tutti i giorni della gente. Ci limitiamo, invece, a qualche riflessione pratica. Incominciamo con il chiarirci bene sul significato della parola riformismo come lo intendiamo noi. A nostro avviso il significato che gli attribuiamo certamente fa storcere il naso ai puristi della politica, ma per noi riformismo e riforme sono la stessa cosa. Significa avere una visione della società più realistica, più pragmatica, più consapevole e che esiste una parte della comunità non solo nazionale ma internazionale che vive al di sotto della soglia di sopravvivenza e che va emendata. Per farlo non servono le parole, i buoni propositi. Bisogna essere conseguenti da subito. Per quanto riguarda l’Italia non ci troviamo, per nostra fortuna, in situazioni estreme dove migliaia di bambini non sopravvivono oltre i 5 anni e molti di essi sono denutriti e facile preda di malattie invalidanti. Eppure vi è una povertà che fa a pugni con il benessere di altri connazionali che sembrano vivere più con il superfluo che con il necessario. Allora pensiamo a quel “benessere” che è ricavato dallo spremere le poche risorse disponibili ancora amministrate dai poveri: pensionati sociali, famiglie numerose con adulti disoccupati o monoreddito, anziani con assistenza sanitaria carente, ecc. E se focalizziamo la nostra attenzione sulla sanità ci accorgiamo che molte risorse sono utilizzate per mettere in moto una macchina farraginosa dal punto di vista amministrativo ed organizzativo. Ci chiediamo, a questo punto, se il tutto possa essere sopperito dal supporto tecnologico: un medico di famiglia che amministra i suoi pazienti con il computer, con pazienti che dispongono di una “penna elettronica” nella quale inserire tutti i dati necessari per avere un quadro completo ed in continuo aggiornamento, del proprio stato di salute ovunque si trovino e per qualsivoglia emergenza. Pensiamo alle tante analisi ripetute che si possono ovviare, alle domande al pronto soccorso che possono essere sostituite da un accertamento più approfondito e qualificato offerto da una cartella clinica elettronica e via di questo passo. E se tutto ciò comporta un minor costo di spese amministrative e tecnico-operative potremmo utilizzare le stesse per migliorare i servizi dalle degenze all’impiego di personale specializzato. Ma i politici vogliono veramente tutto questo? E qui il dubbio si fa atroce.

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