Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

La politica ed i gruppi di pressione

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

logo fidest ookNoi possiamo indicare in diverso modo chi cerca di influire in qualche misura sulle decisioni che i rappresentanti delle istituzioni, e soprattutto gli organi che legiferano, vanno assumendo. Possono essere interpretati in vario modo e persino riconosciuti legittimi da chi riceve tali “pressioni” mentre altri possono gridare allo scandalo e ritenerla una forma di mal costume politico. Si tratta, a questo punto, d’intenderci sulle cose che questi gruppi chiedono, il come lo chiedono e gli obiettivi che intendono prefiggersi. Proprio per questo motivo in alcuni Paesi si parla apertamente di “lobby” e si conferisce ad essa una determinata regolamentazione per evitare gli abusi e portare alla luce del sole le loro istanze. Ma se noi, a questo punto, parliamo di “democrazia malata” ci riferiamo soprattutto al fatto che la partita che si gioca tra chi chiede e chi riceve il messaggio non si fonda sull’interesse generale di un Paese o di un insieme di nazioni, ma va a toccare interessi molto particolari che trovano spazio solo perché chi è preposto a proporli dispone di ingenti somme di denaro e tende a condizionare il politico con profferte di dubbia moralità per non parlare di illiceità secondo la vigenza delle leggi. Non parliamo, ovviamente, dei casi estremi allorché è il mafioso ad essere la sirena di turno, ma a quelle imprese che in qualche modo lucrano sulla spesa pubblica. Pensiamo a talune società farmaceutiche, di quelle, ovviamente, più spregiudicate ed aggressive sul mercato. Per un altro verso ci viene da pensare alle fabbriche di armi, che vorremmo chiudessero del tutto i battenti. Ma vi sono anche aspetti meno, come dire, trasgressivi e più portati a tenere il passo sulla via vecchia secondo il detto che ci cerca di imboccare quella nuova non sa quel che trova: hic sunt leones. Pensiamo, quindi, all’istituto delle Province che ha fatto il suo tempo e che una legge recente ci ha relegato al miraggio di averle abolite ed invece sono lì sia pure con un nome diverso. Pensiamo ad una rete dell’assistenza sanitaria interamente formatizzata a livello regionale o nazionale che continuiamo a sognarcela, pensiamo ad un diverso impatto con l’emigrazione introducendo il criterio della stagionalità lavorativa ed invece siamo stati sommersi dagli immigrati che sono venuti abusivamente in seicentomila negli ultimi due anni. Sappiamo in pratica che vi sono diversi modi d’essere alternativi se solo non ci portassimo la classica palla di piombo al piede e che possiamo chiamare “interessi lobbistici” o quanto altro ma che hanno per lo più lo scopo di difendere l’esistente ma il difetto grave di non saper guardare di là del proprio naso. (Riccardo Alfonso)

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